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Ovvero delle Famiglie
Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili
di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti
alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate
chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.
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Famiglia
d'Alessandro |
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Giovanni Gerolamo d’Alessandro:
L’espansione territoriale dei d’Alessandro nel Contado di Molise, le
acquisizioni
delle baronie di Carovilli, Castiglione, Civitanova del Sannio
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Il primogenito “legittimo e naturale” di Donato, Giovanni
Gerolamo d’Alessandro (spesso annoverato con il nome di
Hyeronimus,Geronimo o Girolamo), già vivente
nel 1596 (15 ?
†
1642), come da refuta del 12 novembre del di lui padre sulla
successione feudale (con pagamento del relevio su Pescolanciano
e Vignali), fu il terzo
barone di Pescolanciano. |
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Con decreto della
Gran corte della Vicaria,
sotto la responsabilità di Gabriele Nocevino, fu dichiarato il 18
dicembre 1612 erede “in feudalibus”.
La tassazione spettante sul feudo nel 1596 fu pari a 5.4.12½ ducati.
Alla data del 9 giugno 1598
(1)
fu emesso relevio dalla Regia Camera per ducati 364.4.15½ “contra
Ioannem Hyeronimum de Alexandro filium et heredem quondam Donati
de Alexandro..ex causa mortis predicti quondam Donati..baronis terre
Peschilanciani.cum feudo Vignalium”(2).
La tassazione ricadde sui beni: “Denari: In primis taverna__duc.60. Per
lo herbaggio delli Vignali__duc.150. Per la balia__duc.4. Per la traglia
di paglia ad focho__duc.2. Grano: item per terraggio di grano__tomola
50. Da affitto del molino__tomola 100. Spelta: item per terraggio di
spelta__tomola 40.Orgi: item per terraggio de orgio__tomola 35. Pulli:
item de pulli capi quaranta”.
Circa le spese sostenute “per la provisione del erario__duc.24. Item per
accomodare la taverna__duc.10. Item per la condottura de grani, orgi
spelta dalli campi et dal molino__duc.15. Item per 35 para de bovi
tenuti ad condure marrame dalla selva et lo scerto del molino
prefarlo__duc.8.2.10. Item per 50 giornate de homini ad fatigare et
accomodare detto scerto__duc.10.Item per 50 giornate di donne tenute
mediante ad fatigare et carriare ammanimento allo dicto scerto__duc.5.
Item per lo herbaggio che hanno pasciuto le pecore,giomente et vacche
che si tengono per uso di Casa excomputati alla Università del affitto
del herbaggio delli Vignali__duc.15.. Item per il Regio Adoho ogni
anno__duc.5.4.12 ½”. Detta tassazione continuò nell’anno 1602 fino al
1604 (Cedolario f.32), proseguendo nel 1606(f.28) ed al 1610 (f.36), poi
nel 1614, 1615 e 1617 (f.32), 1618, 1621 (f.331), 1622, 1625 (f.29),
1626, 1637 e 1638 (f.52). Nel libro delle Intestazioni Feudali
(3) risulta
trascritta la “significatoria” di ducati 364.4.17 7/12 contro Gio.
Geronimo d’Alessandro “per lo relevio per esso debito alla R. Corte
per morte di Donato suo padre per l’entrate feudali della terra
di Piesco Lanciano e feudo delli Vignali della Provincia di Contado di
Molise”. |
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Circa la tassa “adoha” vi è testimonianza che il barone
d’Alessandro era debitore annualmente di ducati 2.4.16.11/12,
per il possesso della terra di Pescolanciano, arrivata a ducati
3.4.0 ½
(4).
Tutte queste incombenze fiscali furono ancora assolte dallo zio,
il citato Fabio Senior, quale tutore fino alla sua morte
(1612). In questo periodo, la terra di Pescolanciano era tassata
sulla rendita per annui 5.4.12 ½ , come dalle risultanze del
Cedolario del Molise dal 1639 al 1695 (Hyeronimus de
Alesandro tenetur pro Pescolanciano in ducatis 5.4.12 ½ ).
Detta intestazione risultò del barone Gio.Gerolamo dal
1602 al 1626
(5).
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Nel 1612 il suddetto barone fu poi
riconosciuto possessore anche del feudo rustico di Rocca della
Meta, sul Pontone nel “tenimento della città di Agnone” con
decreto del S.R.C. In virtù del detto decreto il possesso del
feudo, con la “libera percezione dei frutti, ed utilizzo dei
prati, erbaggi, acque, boschi, piante, pascoli, fide e
privilegi”, sarebbe continuato ai successori di casa
d’Alessandro se il legittimo titolare Gio.Antonio Celillo (dal
1566) non avesse pagato a Gio.Gerolamo la somma di 7.800 ducati
per estinzione di un credito. Ciò avverrà un secolo dopo con il
duca Ettore. Si rinvengono tassazioni su dette terre nei
Cedolari sotto l’anno 1615, 1617 (f.39), 1618, 1621, 1622, 1625
(f.46),1626, 1637, 1638 (f.66). |
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Tale barone d’Alessandro acquisì poi altri feudi e casali quali
la terra di Carovilli e Castiglione
(6)
da Cesare de Gratia, il 28 maggio 1619 per ducati 23.000 con
relativa proprietà legata al convento di S. Pietro del Tasso.
Ciò si riscontra nei cedolari del
Contado di Molise,
nonché sull’apprezzo del tavolario di Majone che rappresentò la
confinazione dell’intero territorio alto molisano con le
proprietà ex feudali
(7). |
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Le terre di Cococciola e Schienafonte in
Abruzzo Citra
furono acquistate nel 1621. Cococciola, con il feudo rustico di
Valle Montemiglio, furono venduti da Gio. Federico e Nunziante
Bucciarelli a Gio.Gerolamo il 30 luglio 1621
(8).
Queste terre furono tassate in Cedolario per 12.2.10 ducati e
rimasero in possesso ai d’Alessandro fino al 1698. Carovilli e
Castiglione, invece, furono tassate per 19.3.13 ducati, di cui
3.4.16 “pro jurisdictione primae causas criminalius” e
4.3.12 “pro portulania”. Seguì l’acquisizione di altro
feudo, “Rocca del Raso” (Roccaraso), in Abruzzo Citra, avvenuta
nel primo semestre del 1621 a seguito della morte
dell’intestataria donna Andreana
di Sangro per
ducati undicimila. Vi fu supplica alla Regia Corte, in data 3
agosto dello stesso anno, per il Reale assenso a detta vendita
libera, per il tramite del dottore Annibale De Letis, con “con
giurisdizione e cognizione delle prime e seconde cause civili,
criminali e miste”, indicate nell’atto del notaio Carlo Carboni
(9). |
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Gio.Gerolamo acquisì successivamente anche Civitanova del
Sannio con i feudi (“l’universum jus”) annessi di
Castelluccio
(10),
Pescovenafro, Morriconi, Scalzavacca nonché Selvapiana,
Monticelli, Scandiglieri, Forconi, Spronasino tramite asta
pubblica (“sub hasta Regiae Camerae”) del 10 marzo 1627
(11).
Il venditore Gianbattista (Giobattista)
d'Eboli, marito
della defunta Aurelia fu obbligato all’alienazione al S. R.
Consiglio per istanza di creditori
(12). |
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Il 16 ottobre 1629 sulla compera “della terra di Civitanova, col
castello diruto, ovvero feudo inabitato detto Sperondasino” (di
cui fu assicurato dei vassalli di detta terra in data 15
febbraio 1629)
(13) da
parte dei d’Alessandro fu impartito il Regio assenso dal
viceré duca di Alcalà,
con prezzo stabilito di 26.210 ducati (l’istrumento di vendita è
del 10 agosto 1629)
(14).
Don Giovanni G. d’Alessandro si trovò coinvolto nella
secolare causa tra le Università di Civitanova e Frosolone per
la determinazione dei confini sulla “Montagna”
(15),
ereditata dai precedenti intestatari sin dal 1514 come
testimoniato dal carteggio di nomina dei procuratori incaricati
a rappresentare le citate Università davanti al Sacro Regio
Consiglio di Napoli. Successivamente, nel 1632, il barone
Gio.Gerolamo fu citato nel Cedolario di Molise per il
pagamento delle tasse dovute per Speronasino (3.2.12) e
Civitanova (12.1.15). Per quanto concerne la tassazione sulla
terra di Pescolanciano, questa rimase dal 1602 al 1638 pari a
5.4.12 ducati annui. La tassa “pro portulania” risultò,
però, intestata allo zio Fabio
(16).
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Inoltre, il barone Gio.Gerolamo risultò dalla
documentazione della dogana di Puglia essere possessore di un
gregge di pecore tra i più numerosi del regno di Napoli. Alla
data del 1620 furono contate 22.090 pecore di sua proprietà per
poi calare a 17.040 nel 1627 ed infine a 10.470 nel 1639,
dimostrando comunque quanto fosse importante l’attività della
pastorizia nella gestione economica dei feudi. Inoltre, è
probabile che in questo periodo di sviluppo dell’attività
agro-pastorale, a seguito di una migliore razionalizzazione e
realizzazione delle vie tratturali, fu voluta la costruzione in
paese anche della “taverna del Duca”, prospicente il citato
tratturo Lucera-Castel di Sangro. Fu una struttura adatta ad
ospitare passanti con rispettivi animali, garantendo vitto ed
alloggi. |
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Giovanni Gerolamo sposò Lucrezia Sommai (Di Somma),
famiglia di origine toscana, “(...) Zia carnale della Signora D.
Isabella Sommaj, Madre del Signor D.Geronimo
de
Franchis vivente Duca di Lungano, e parimente Madre
del Sig. D. Francesco
Galluccio
hodierno Duca di Tora”
(17).
È certa l’attribuzione a Gio.Gerolamo d’Alessandro del
primo intervento edilizio innovativo e migliorativo dell’area
fortilizia, che potenziò le sue funzioni di presidio e difesa a
seguito degli avviati lavori di consolidamento ed accorpamento
dei vari edifici. Difatti, sotto la sua signoria, nel 1628 (come
testimoniato dalla scritta ancora impressa nell’architrave in
marmo), si ultimò anche la costruzione di una piccola cappella
religiosa ad uso esclusivo dei familiari per la ritualità sacra
quotidiana. Rimase, comunque, la piccola chiesetta, presente nel
recinto del fortilizio, che fu aperta al culto anche per la
popolazione, specie in occasione di certe ricorrenze religiose.
Forse la nuova area sacra familiare nacque come ulteriore corpo
su pianta rettangolare con arco a tutto sesto e cupola
ellissoidale a sesto ribassato in volta sottile rettangolare,
collegato alla torre mastio. All’interno della cappella fu così
costruito un primo altare in gesso. |
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Si fa menzione del barone Giovanni G. nel “Bollario”
della Curia di Trivento per la presentazione di D. Flavio
Mancini per l'investitura ad Arciprete della Diocesi
di Pietracupa, avvenuta in data 12 settembre 1629. Mentre il 17
ottobre 1633, lo stesso presentò il sacerdote Bernardino
Farinaro per l'Arcipretura della Diocesi di Pescolanciano
(18).
Nell’anno 1636 furono, inoltre, redatti “li Atti dei
consegnatari e creditori della città di Solmona con la detta
città et mag.co D. Geronimo
d’Aierba d’Aragona
e mag.co Giov.Geronimo d’Alessandro e fratelli baroni di
Pescolangiano, sopra il pagamento dei loro crediti”
(19).
Morì a Milano l'8/18 novembre 1642, colpito dalla
peste che dilagherà in tutta Napoli nel 1656, senza lasciare eredi. |
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Milano, sepolcro di
Giovanni
Gerolamo d’Alessandro, terzo barone di Pescolancianpo |
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Note:
(1)
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Registro Significatorie di Relevi, 1509-1601,
f.698
(2) - ASN, Significatoria dei
Relevii, Vol.35, ff.24-26
(3) - ASN, Intestazioni Feudali,
Vol.93, fasc.1374, f.5
(4) - ASN, Intestazioni
Feudali, Vol.3, fasc.3, f.14
(5) - ASN, Cedolari, Vol.13,
p.61
(6) - Secondo Pedio (cfr. T. PEDIO,
Op. cit., p.288) fu, in precedenza a questa data, signore di
Castiglione Giovanni Vincenzo
Seripando; poi
detto feudo fu assegnato a metà del XVI secolo a Franco de
Convetinis di Foggia.Il Giustiniani (L.GIUSTINIANI,Dizionario
Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Napoli,
1797,p.180-371) ricordò come le attività prevalenti esplicate
dalla popolazione di Carovilli e Castiglione erano quella
agricola e della pastorizia, nonché della “caccia di quadrupedi,
e di volatili”.cfr. Ettore d’Alessandro, Carovilli notizie
storiche sulle locali successioni feudali fino alle leggi
eversive all’epoca della baronia dei d’Alessandro, Firenze, 2004
(7) - Quanto sostenuto dal Carano
(cfr. A. CARANO, I vassalli di Carovilli, IS, 19, p.142)
sull’acquisizione del suddetto feudo, pervenuto al casato dei
d’Alessandro nel 1675 in occasione delle nozze tra Annamaria
Marchesani ed il duca Giuseppe, non trova alcun
fondamento. Non solo la citata documentazione dei cedolari
dimostra il contrario, ma anche gli atti sull’eredità della
Marchesani fanno emergere chiaramente che i beni portati in dote
furono soltanto i feudi di Castel del Giudice, Roccacinquemiglia,
il bosco di Collemelucci ed altri terreni
(8) -
R.VILLARI, La
rivolta antispagnola a Napoli, Bari, 1976 pp.274-275
(9) - ASN, Collaterale
Regi Assensi, n.119, 1621, pp.119 e ss
(10) - Il
feudo di Castelluccio, nell’apprezzo fatto da Virgilio di Marino
nel 1606, “si estendeva dal fiume Trigno sino al Monte la
rossa”, confinando a settentrione con la terra di Civitanova.
Comprendeva nel suo territorio il fondo di Scandiglieri.
(11) - Per
detto feudo di Civitanova risultano esistere importanti apprezzi
fatti da Virgilio di Nicola Marino nel 1606 e da Nicola Maione
nel 1627, a cui fece riferimento la compravendita. Nell’apprezzo
del Marino i confini della terra di Civitanova vengono così
indicati: “da ponente confina con li Cauci, e Sessano; da
mezzogiorno con Frosolone; da levante con Civitavecchia e
Bagnoli; e gira attorno in confine con i feudi della Spelonca, e
Castelluccio”. ACSd, Carteggio sulla lite giudiziaria del Casato
d’Alessandro con l’Università di Civitanova, Pescolanciano,
1836, p.37
(12) - G. MASELLI, Op.
cit. .Questi riferisce che Nicola Majone sece relazione sulla
terra di Civitanova il 29 aprile 1627 nel Tavolario.(Cfr. ACSd, Cedolario
Provincia Contado di Molise, Tomo IV). Il Tribunale del Regio
Sacro Consiglio aggiudicò l’acquisto a Gio.Gerolamo che ebbe il
regio assenso del duca d’Alcalà, allora vicerè di Napoli. (Cfr Quinternione 178,
fol. 51 Vol. 200 dei Privilegi della Cancelleria del Consiglio
Collaterale fol. 88 dell’Archivio di Stato di Napoli)
(13) - R. ERASMO, Manoscritto…Op.cit.,
p.64 e ASN,Privilegi.., Vol.197, fol. 105t
(14) - L’istrumento
in Curia fu redatto dal notaio Giovan Battista Franco, per il
tramite del notaio Marzio di Grisi (cfr. ASN, Privilegi della
Cancelleria del Collaterale Consiglio, f.88 tergo). .Il 24 maggio
1631 il vicerè conte de Monterey convalidò l’assenso regio del
duca d’Alcalà (cfr. ASN, Privilegi della Cancelleria..op. cit.,Vol.200,
f.88t e Vol.209, f. 155t)
(15) - ASI, Fondo
d’Alessandro, Atti processuali, b.183, fasc.1101, n.p.
(16) - ASN, Cedolari, Vol.14,
p.290
(17) - G.
d’ALESSANDRO, Op. cit., p.285
(18) - G. MASELLI, Come
sorse la parrocchia di Pescolanciano, 1938, p.26
(19) - ASN, Processi
della Regia Camera della Sommaria, Vol.396 o 596, n. 6399 |
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