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Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano,
ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano,
appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano
dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. |
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La famiglia Protonobilissimo, detta anche Faccipecora in alcuni
antichi testi, si trasferì da Amalfi a Napoli insieme ai
d’Alagna, ai
Bonito, ai
Brancia, ai
Mezzacapo ed
altre, in quanto, la gran nobiltà degli Amalfitani così vetusta
non ammetteva aumento di prerogative maggiori. |
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I primi personaggi che si trovano nei testi sono i feudatari
Filippo e Landolfo ai tempi di re
Mandredi di Svevia
(1254 - 1266); altro Landolfo nel 1272 fu milite di
Carlo I d’Angiò.
Il casato, ai tempi di re
Roberto II d’Angiò
(1309 - 1342), possedevano la terra di Fragola (oggi Afragola)
in
Terra di Lavoro.
Nel 1304 re
Carlo II d'Angiò
concesse a Giovanni Protonobilissimo alcune terre presso
Acerra, Marigliano, Lauro, Maddaloni, Ottajano e Somma che
appartenevano a Nicola Caputo.
Jacopo ebbe in dono, per i servizi resi, dal re
Ferrante d’Aragona
(1458 - 1493) la terra di Palasciano. |
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Nel 1325 Gio: Protonobilissimo, valoroso milite,
partecipò all’impresa di Sicilia sotto il comando del duca di
Calabria Carlo, figlio del re Carlo II d’Angiò.
Nel 1336 Giovanni era Valletto del re
Roberto II d’Angiò
insieme a Gualtieri e Serardino Seripando, Gio:
Brancaccio, Jacopo
Tomacelli,
Giovannotto
di Gaeta ed
altri.
Bartolomeo nel 1340 risulta marito di Marotta
Miroballo. |
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Nel 1438 gli
Orsini del Balzo
concessero la baronia di Muro Leccese, feudo in
Terra d’Otranto,
al cavaliere
Florimonte
Protonobilissimo († 1463), patrizio
napoletano
del
Seggio di Capuana.
Giovanni
Battista (†
1520), figlio di Giovanni Francesco (†
1478), patrizio napoletano, 3° barone di Muro Leccese,
fu condottiero al servizio dell’Imperatore
Carlo V.
Alfonso,
figlio di Giovanni Antonio e di Bernardina
Frangipani
della Tolfa,
nipote del citato Giovanni Battista (†
1520), patrizio napoletano, nel 1528 ottenne
Leporano,
villaggio in Terra d’Otranto; sposò Polissena,
figlia di Cesare
Pignatelli
Signore di Orta e Toritto e di Antonella Palagano.
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Ottaviano
(†
1634), figlio del 6° Barone di Muro Leccese Giovanni
Francesco III (†
1624), fu cavaliere dell’Ordine
di Malta.
Specchia, feudo in Terra d’Otranto, fu posseduta dalle
famiglie del Balzo,
di Capua,
Brayda e
poi da Ottavio Trane che diede in dono di nozze il feudo
a sua figlia Margherita.
Desiderio
(†
1649), fratello di Ottavio, patrizio napoletano, 8°
barone di Muro Leccese,
marchese di Specchia per maritali nomine, nel
1632 sposò Margherita Trane marchesa di Specchia,
figlia del marchese Ottavio.
La famiglia possedeva uno splendido palazzo a Specchia,
il cui portone d’ingresso è sormontato dallo stemma
nobiliare e dai busti di Desiderio Protonobilissimo e
della moglie Margherita Trani. |
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Specchia, palazzo appartenuto ai
Protonobilissimo
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Alfonso
(†
1728), figlio del barone Giovanni Battista
III (†
1700) e di donna Caterina
Pignatelli dei duchi
di Tolve, patrizio napoletano, 10° barone di
Muro Leccese e 2° marchese di Specchia, marito di donna
Antonia
de Gennaro
dei duchi di Montalto, nel 1723 fu decorato del titolo
di
1° Principe di Muro Leccese.
Giovanni Battista IV (†
Napoli, 1775), patrizio napoletano, 2° principe di Muro
Leccese e 3° marchese di Specchia, sposò a Napoli nel
1737, in prime nozze, Francesca, figlia di Michele
Capecelatro
barone di Rocca Bascerana e di Vincenza
d’Afflitto
e, in seconde nozze, Teresa
Castriota dei marchesi di Botrugno. |
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I Protonobilissimo possedevano nella
chiesa Arcivescovile di Napoli la cappella gentilizia sotto il
titolo di Santa Maria dei Vergini, andata distrutta; tra le
lapidi si ricorda quella recante la seguente iscrizione: |
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Tradotto in italiano:
"Le ceneri e le ossa di
Silvio
Protonobilissimo, e di altri appartenenti alla medesima illustre
stirpe, l’abate
Fabrizio,
napoletano, dottore in entrambi i diritti
civile e canonico,
e Protonotario Apostolico, per rispetto verso di loro, fece
raccogliere e deporre onorevolmente sotto questa lapide, mentre
giacevano quasi insepolte a causa della vetustà della cappella e
del dissesto del sepolcro, con animo riconoscente e per
devozione.
Nell’anno del Signore 1647.
E detta cappella è sotto il titolo di Santa Maria delle
Vergini."
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