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Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano,
ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano,
appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano
dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. |
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Arma:
Arma:
troncato, nel 1° partito: a) d’oro all’aquila di nero
coronata d’oro, posta in banda; b) d’oro a tre pali di
rosso; nel 2° d’azzurro ad un cane passante al naturale
portante sul dorso un piccolo vaso d’oro.
Altra: troncato, nel 1° partito: a) d’argento
all’aquila (?) d’oro: b) d’argento a tre pali di rosso; nel
2° d’azzurro ad un cane passante portante sul dorso un
piccolo vaso, sormontato da tre stelle (8) disposte in
fascia, il tutto d’oro.
Titoli: patrizi di Gallipoli, marchesi di Specchia
Normandia. |
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Stemma famiglia Balsamo
di Gallipoli
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Le origini della famiglia Balsamo sono incerte; alcuni
storici la fanno risalire a un antico ceppo siciliano
con radici nella città di Messina, altri attribuiscono
alla famiglia un'origine ancora più antica, collegandola
a lignaggi bizantini e normanni presenti nel Mezzogiorno
d'Italia. Un ramo della famiglia si trasferì nel Salento
e, alcuni esponenti provenienti dall'area di Sorrento,
si stabilirono a Brindisi e a Gallipoli, dove
acquisirono prestigio economico e politico. La loro
ascesa fu favorita dai traffici marittimi e commerciali
che resero Gallipoli uno dei principali porti del Regno
di Napoli. |
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Il primo personaggio illustre del Casato fu Ignazio
Balsamo (Specchia, 1543
†
Limoges, 1614), gesuita; il 5 marzo 1561 fu accolto come novizio
nella Compagnia di Gesù, a Napoli. Insegnò a Napoli e a
Roma filosofia, teologia scolastica e morale; fu inviato in
Francia insegnò lettere a Tours, Avignone e Tolosa. Scrisse
numerose opere tra le quali si ricorda “De perfectione religiosa
et de vera recte orandi et meditandi methodo...” pubblicata nel
1607. |
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Nel XVIII secolo i Balsamo risultano divisi in due linee
patrizie, indicate nei documenti come: Balsamo del Barone
e Balsamo di don Francesco.
Entrambe figurano nell'elenco ufficiale delle famiglie
appartenenti al primo Ceto nobiliare di Gallipoli compilato nel
1771 dalla Regia Corte, insieme alle famiglie Acugna, Aprile,
Aragona, Bizzarro, Briganti,
Cappola di don
Nicola, Coppola di don Filippo, Dixistracca, Frisulli, Grunosi,
Margotta, Martina, Mazzuzi, Munittola, Micetti, Muzi, Ospina,
Perelli, Pantaleo, Papatodero, Raimondi di don Pasquale, Rocci
di don Giuseppe, Rocci di don Carlo, Serafini del Barone,
Serafini di don Angelo, Sergio, Stisi,
Tomasi,
Tricarico, Vanaleste, Valentini,
Venneri, Zachero di don Giuseppe. |
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Gallipoli (Lecce), stemma
scolpito sulla lastra tombale di don Vincenzo Balsano
fatta realizzare dalla moglie nel 1708
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Specchia Normandia o Specchia Petri, in
Terra d’Otranto e
in diocesi di Ugento, da non confondersi con Specchia Gallone in
frazione di Minervino, era un piccolo borgo ubicato su una
collina dove gli abitanti si erano trasferiti per sfuggire alle
continue incursioni saracene lungo la costa. |
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Specchia fu donata dal re
Carlo I d’Angiò alla famiglia
d’Artus che aveva
aiutato il Re a conquistare il Regno di Napoli; nel 1434 il
feudo fu assediato e distrutto da Giacomo Caldora, un cavaliere
agli ordini della regina di Napoli,
Giovanna II di Durazzo.
La ricostruzione della cittadina fu ordinata nel 1452 da re
Alfonso d’Aragona.
Specchia fu poi posseduta dalle seguenti famiglie:
del
Balzo,
di Capua,
Brayda e poi da
Ottavio Trane che diede in dono di nozze il feudo a sua figlia
Margherita andata in sposa con Desiderio Protonobilissimo (1706
†
1709), patrizio napoletano, figlio di Alfonso (†
1728), 1° principe di Muro Leccese, 2° marchese di Specchia e
patrizio napoletano, e di donna Antonia
de Gennaro dei
duchi di Montalto.
Fratello del citato Desiderio Protonobilissimo era Giovanni
Battista IV (Napoli, 1775), patrizio napoletano, 2° principe di
Muro Leccese e 3° marchese di Specchia. |
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Gallipoli (Lecce), Palazzo
Balsamo |
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Il titolo marchionale passò a Giuseppe Antonio Balsamo
(1757
†
1825), poi a Bonaventura Luigi (1766
†
1849), cavaliere del
S.M.O. di Malta,
dimorante in Napoli, sposò Maria Caterina
Caracciolo (1799
†
1880) (nel 1797, durante la permanenza della corte borbonica nel
Salento, Bonaventura Luigi partecipò a celebrazioni ufficiali
alla presenza dei sovrani.), quindi a Gioacchino (Lecce,
1840
†
ivi, 1899) coniugato con Maria de Stefanis , quindi a
Giuseppe (Girgenti, 1844
†
1944) che sposò nel 1920 la nobildonna Gabriella Sforza, ed
infine a Carlo Saverio (Reggio Emilia, 1927
†
1922), cavaliere d’onore e devozione del S. M. Ordine di Malta.
Carlo Balsamo (Taranto, 1890
†
1960), fratello del citato Giuseppe (1844
†
1944), cavaliere dell’Ordine
dei SS. Maurizio e Lazzaro, fu ammiraglio di squadra
della Regia Marina; sposò la nobile Caterina Sforza (†
1991). |
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Gallipoli (Lecce), Cappella
Balsamo e stemma |
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Tra le varie alleanze matrimoniali si ricorda la nobildonna di
Lecce Maria Teresa Balsamo (1793 † 1845) andata in sposa
a Domenico
Castromediano
(1785 † 1852), duca di Morciano e marchese di Caballino, nobile
di Lecce,
nobile di Napoli ascritto fuori Piazza; ella ebbe ben 13
figli, tra cui Enrico (1826 † 1896) e Ascanio (1836 † 1855) che
seguirono il padre a Napoli per studiare, essendo la famiglia
iscritta al
Monte di Manso. |
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Degno di essere ricordato è Roberto Balsamo, nato a
Napoli nel 1888, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro,
colonnello, fu ferito in guerra ebbe la medaglia di Bronzo al
Valor Militare. |
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