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Pagina realizzata dal
dott. Giorgio Rizzo dei Ritii |
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Arma:
interzato in fascia, al I d’oro all’aquila di nero, nascente
dalla partizione, con il volo abbassato, coronata del campo;
al II d’oro al riccio (porcospino) di nero; al III d’oro a
due fasce ondate d’azzurro. Il
troncato originario fu: al I d’argento al riccio al
naturale, al II d’argento a due fasce ondate d’azzurro. Il
riccio era riportato in quanto dava il cognome al Casato,
mentre le onde azzurre ricordavano l’origine amalfitana (lo
stemma era del tutto simile alla linea Siciliana, estintasi
all’inizio del secolo XX). Il favore imperiale fece
modificare il metallo da argento in oro, e conformare il
manto del porcospino allo smalto nero dell’aquila.
Ornamenti:
svolazzi d’oro, di nero e d’azzurro. |
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©
Stemma di Michele Rizzo o Riccio,
conte di Cariati -
Anno 1515 |
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La Nobile famiglia napoletana dei Rizzo (in
antiquo Riccio) è documentata dal secolo XIII nella costiera di
Amalfi, della cui Città furono Patrizi, dalla quale un ramo
passò in Sicilia nel secolo seguente mentre la linea principale
trasferì la propria residenza in Napoli. I Riccio furono
aggregati tra i Patrizi del
Seggio di Forcella
nell’anno 1444 con il Conte Michele senior, e nell’anno 1501 con
l’omonimo nipote ex frate Michele junior,
Conte di Cariati e di
Giugliano,
da cui discendono gli attuali rappresentanti del
Casato. |
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© Napoli - Altarino di
Michele Ricio - Anno 1515
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Da Napoli un ulteriore ramo si trasferì in
Abruzzo e Molise,
territori in cui il cognome assunse principalmente la grafia
latineggiante di “de Ritiis” seu “Ritis”, estintosi
[la pronuncia era Rizis, NdR]. |
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© Castelvecchio
Calvisio (AQ) -
stemma
di metà
Seicento ubicato nel Palazzo baronale Rizzo-Zambonini,
proviente dal distrutto Palazzo Riccio di Napoli (Seggio di Nido),
traportato
in Abruzzo dai Rizzo-Zambonini. |
La fortuna del Casato ebbe il massimo splendore sotto i
Re aragonesi ed
angioini, presso le cui
corti i vari membri rivestiranno cariche importanti e
strategiche (Presidenti della
Camera della Sommaria,
Presidenti del Sacro Regio Consiglio di Santa Chiara, Regi
Tesorieri).
Il costume familiare fu dunque duplice: in ambito militare e nel
campo del diritto.
Il De Lellis, il Mugnos ed il De Petris riportarono una
comunanza di antica origine con i Ricci toscani. Non si hanno
prove documentali a riguardo, in quanto le testimonianze più
antiche risalgono al Duecento.
Gli unici elementi eventualmente
comprovanti una frequentazione con Nobili lì residenti
li troviamo nelle genealogie più antiche, come con il
matrimonio tra
Beatrice e Troiano degli Alberti (antenato dei Principi
Albertini di Cimitile), viventi tra
la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, ed il motto
(MELIORA LATENT, ovvero “Le cose migliori sono nascoste”), che è
il medesimo dei Ricci. |
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La tradizione fa risalire le origine remote ai
Patrizi romani Ritius/ Ritii: non vi sono riscontri a riguardo,
e la tradizione si deve probabilmente ai genealogisti
seicenteschi che cercarono di portare in epoca molto remota,
tracce che in realtà non travalicano il Medioevo.
Francesco Alvino ci ricorda come Uberto de Rizi (Ciamberlano
di Giovanna I) si fosse trasferito da Napoli a Castellammare di Stabia per prendere pieno dominio dei feudi e beni elargitigli
per i servigi resi, diventandone Patrizio. Un altro discendente,
Francesco “de Stabia”, Doganiere e Regio Tesoriere, sia per
l’appunto di Castellammare di Stabia che di Napoli, ebbe cinque
celebri figli, ognuno dei quali sarà a suo modo foriero di
prestigio e ricchezze alla Famiglia.
Tornando a scrivere dei primordi del Casato,
citiamo
Giovanni
che nel 1276 fu tra i Baroni del
Principato
Citra che sovvenzionarono
Re Carlo I d’Angiò
con un ingente prestito di denaro, Pietro fu Viceré della
Provincia d’Abruzzo per la
Regina Giovanna II
nell’anno 1430, Antonio († 1488) divenne Arcivescovo di Reggio
Calabria, Giuseppe fu Cappellano del Tesoro delle Reliquie dei
Santi Protettori di Napoli per la
Piazza di Nido,
Andrea (†
1515) Vescovo di Telese, Giovanni Luigi (†1643)
divenne Canonico della Cattedrale di Napoli, indi Vescovo di
Vico Equense. |
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©
Napoli -
Chiesa S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone
ove vi sono le memorie storiche del Casato |
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Nel Cinquecento e nel Seicento la famiglia fu
fermamente presente in Napoli: a testimonianza della sua
influenza vi fu l’Introduzione scritta dal celeberrimo
archivista e storico Carlo De Lellis alla ristampa del 1645 di
un’opera storica di Michele Rizzo di Cariati di inizio
cinquecento (Dei re di Francia,
Spagna, Gerusalemme, Napoli, Sicilia e Ungheria).
Michele era figlio di Nicola e di Muliella
Correale, nacque a Castellammare di Stabia intorno all’anno
1445, e morì avvelenato in Parigi nel 1515. Anche la consorte,
Maria Carbone (figlia di Domitio, Signore di Paduli, e di
Moccia Aiossa) sposata nell’anno 1487
con una dote stabilita in 1.000 ducati, ebbe una fine tragica:
venne trucidata nel corso di una incursione saracena a Pozzuoli,
mentre si trovava ai bagni, il 5 giugno 1520. Entrambi vennero
sepolti nella Cappella di famiglia nella Chiesa di S. Domenico
Maggiore a Napoli.
Le alleanze matrimoniali con le altre famiglie
Patrizie di Napoli furono numerose: particolarmente forti quelle
coi
Caracciolo (cui
perverranno nel Cinquecento per eredità le
Baronie di
Postiglione e
di Contursi in
Principato
Citra, di
Oratino e di Rocchetta
in
Terra di Lavoro,
e di Santo Stefano in
Molise),
Capece, Carbone,
Correale,
Domini Martini,
Franchi,
Galluccio,
de Liguoro,
Seripando ecc.
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Grazie all’opera citata di Carlo De Lellis, ai
suoi Appunti sulle famiglie Patrizie di Seggio di Nido ,
ed ai Manoscritti del Marchese Livio Serra di Gerace, abbiamo
una precisa genealogia dei Rizzo. Citiamo alcune delle alleanze
matrimoniali per testimoniare come, nel periodo aureo della loro
presenza in Napoli, i legami con gli altri Casati fossero forti.
Pierluigi
sposò Giacoma Barrile dei conti di Monteodorisio, da cui nacque
Michele, la cui figlia Porzia sposò Marco Antonio
del Tufo
(barone del Tufo e di Torriani). Giovanni Loise († 6
novembre 1568), Barone “delli Colli”
[ora Colli al Volturno, NdR] comprò detto feudo nel 1530 da
Federico Pandone, Barone di Cerro [al Volturno, NdR], dopo il
dissesto finanziario del Pandone. |
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Nell’anno 1542 sposò Beatrice Seripando (di
Ferdinando); in secondi voti, nel 1554, si maritò con Camilla
Pandone dei Conti di Venafro (probabilmente figlia del sopra
citato). Da questa unione nacquero ben undici figli. Del primo
matrimonio, ricordiamo Ottavio, Barone “delli Colli”, che sposò
il 1° giugno 1576 Battista
Carmignano, e che vendette tale feudo
il 22 maggio 1570 al Nobile Carlo Greco di Isernia. Giulio
Cesare (nato il 5 maggio 1584) sposò il 2 settembre 1612 la
Nobile Isabella
Longo di Aniello (…
ex Comitibus nunc Marchionibus Sancti Iuliani, ac Sepini Regulis,
ex De Lellis, op. cit.).
Ricordiamo infine, per non addentrarci in uno studio genealogico
più approfondito, il matrimonio tra Ottavio Giulio Cesare e
Giulia
Brancaccio dei principi di
Ruffano (nata nel 1636 e deceduta in Napoli il 28 maggio 1701)
di Ferdinando e di Isabella
Capuano,
unione riportata nei Manoscritti Araldici del Marchese Livio
Serra di Gerace .
In seguito, il ramo primigenio, tuttora fiorente,
perse il diritto al Patriziato napoletano avendo trasferito
dimora nei feudi cilentani ed amalfitani,
e contraendo poi matrimoni con esponenti della
Nobiltà cilentana, come i Niglio ed i Mazzarella.
Lo stemma del Casato è rimasto immutato dal
1454, anno in cui divennero conti palatini per nomina
dell’imperatore Federico III, che concesse altresì l’utilizzo
dell’aquila imperiale sul
troncato originario, e come cimiero. |
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© Napoli - sede del Sovrano Ordine
di Malta |
La famiglia ha avuto quindici Cavalieri di Malta:
il primo fu fra’ Emanuele Rizzo nell’anno 1434.
Tra gli altri, citiamo Giuseppe (n. 16 settembre
1660) ed Ottavio (n. 3 maggio 1662).
I feudi furono numerosi: il
marchesato di Castelvecchio, le
contee di Buccino, di Cariati, le
baronie di Colli, Contursi, Finocchito,
Grotta Castagnara, Latronico,
Oratino, Pietraferrazzana, Postiglione, Rocchetta, S.
Stefano, Tortorella
e Trentinara, le Signorie della Trecchina, delle
Franche, delle Saline della Calabria e via dicendo.
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Nella prima metà del Novecento il cognome, che
mutò a seconda dei rami e delle dimore geografiche tra Riccio,
Ricci, Ritiis e Rizzo venne fissato in Rizzo dei Ritii (cognome
con il quale la famiglia fu ascritta nel Libro d’Oro
della Consulta Araldica).
Titolo: Nobile (maschi e femmine). La famiglia è
iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana con D.M. di
Riconoscimento del 12 agosto 1938.
Le testimonianze artistiche e storiche relative alla famiglia
sono tuttora presenti in Napoli nella Basilica di Santa Chiara,
nelle chiese di San Domenico Maggiore, di S. Anna dei Lombardi
(Santa Maria di Monteoliveto), di Santa Maria della
Stella, di
S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone ed in alcune cappelle di
famiglie collegate.
Un
esempio è il monumento funebre di Maddalena Riccio, figlia del
conte Michele
Senior, nella Cappella d'Alessandro in Monteoliveto,
ubicato accanto al consorte
Antonio
d'Alessandro, Barone di Cardito. |
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© Napoli - chiesa di Sant'Anna
dei Lombardi
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© Napoli - gisant di Maddalena Riccio |
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Degno di menzione è il monumento funebre del
citato Vescovo Giovanni Luigi (†1643)
nella Chiesa di S. Maria della Stella, in cui svetta il busto
del prelato, realizzato già nel 1630. L’iscrizione funebre
recita: |
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© Epitaffio monumento funebre del Vescovo
Giovanni Luigi Riccio - anno 1630 |
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Nella terribile pestilenza che afflisse Napoli
nel 1501 Maria SS. della Stella apparve in sogno a un pio
devoto rivelandogli il luogo dove giaceva sepolta una sua
immagine. Esposta in venerazione fece cessare il flagello. Più
tardi i frati Minimi di S. Francesco di Paola, cui fu affidata
la sacra immagine, col concorso dei fedeli, le innalzarono un
tempio maestoso, danneggiato da un incendio durante i
bombardamenti della seconda guerra mondiale. |
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© Napoli - Busto del Vescovo di Vico
Equense |

© Napoli - Chiesa S. Maria delle
Stelle |
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In Napoli l’antico palazzo Riccio, ubicato nel
pressi di San Domenico Maggiore non è più esistente in quanto
quello che rimase dopo l’abbandono da Napoli venne inglobato in
edifici posteriori.
Dal De Lellis conosciamo che un precedente palazzo dei Rizzo
(ramo dei conti palatini) era ubicato nei pressi della Basilica
di San Giorgio Maggiore.
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© Château dei Ritii - Alpes Maritimes
(Francia) |
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© Château dei Ritii - Alpes Maritimes
(Francia) |

© Château dei Ritii - Alpes Maritimes
(Francia) |
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© Château dei Ritii - Alpes Maritimes
(Francia)
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© Napoli -Stemma del
Vescovo Giovanni Luigi Riccio |

© Napoli - Stemma
famiglia Rizzo dei Ritii |
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Ancora oggi l'arma
della famiglia Rizzo dei Ritii
(in antiquo Riccio) viene esposta
in occasione delle conferenze che hanno
per tema la storia e l'araldica.
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Ipotesi sulla comune origine dei
Ricci di Napoli e di Firenze
(si ringrazia il dr. Marco Antonio
Ricci per le notizie fornite) |
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Taluni storici e genealogisti, in particolare
il De Lellis, rifacendosi ad autori pregressi, riportano la
ipotesi di comune agnazione dei Riccio Napoletani dai Ricci di
Firenze. Come accennato non abbiamo prove storiche di ciò, ma
alcune congetture suffragate da indizi.
In
particolare rendiamo delle interessanti considerazioni dello
studioso dott. Marco Antonio Ricci (discendente dal ramo
molisano dei Riccio campani) che recentemente ha verificato come
dal catalogo dei Manoscritti Palatini,
custoditi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, si
evinca ivi la presenza di notevoli documenti testimonianti se
non un forte ed antico legame tra i Riccio (poscia Rizzo) di
Napoli ed i Ricci di Firenze, almeno uno studio seicentesco
della questione da parte dei Ricci fiorentini.
In
sintesi troviamo sotto la segnatura Palat. 1187 - [1114. -
21, 5] le Scritture e documenti diversi relativi alla
famiglia de' Ricci di Firenze,
ovvero l'archivio privato della Famiglia Ricci
consistente di circa 413 documenti. Tra i fascicoli,
testimoniano l’interesse dei Ricci fiorentini per gli omonimi
partenopei, i seguenti, faldoni che sarebbero difficilmente
stati preservati nell’archivio Ricci di Firenze, se non avesse
per il Casato avuto interesse genealogico, e probabilmente
economico (per questioni successorie). |
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© Arma dei Riccio di Firenze |
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Faldone V°
Notizie della
famiglia de' Ricci di Napoli (cc. 39r-40v)
estratte,
come dice la breve prefazione, dalle
Notitie sopra l'antica Cronica della
Città d'Amalfi, scritta dal Sig.r Gio: Batista Bolvito.
Dette
Notitie
si conservano
Originali manoscritte nel Archivio della Casa di
SS.ti Apostoli di Napoli de PP. Teatini.
Faldone XVIII°
Appunti sulla famiglia de' Ricci di Napoli (cc. 96r-104r).
Constano di due parti scritte da due mani
diverse. La seconda parte (cc. 97r-104r) presenta forma più
organica ed ha, come accennato nella descrizione esterna, una
propria numerazione. Nel testo vi è un riferimento ad Uguccione
de' Ricci ed al suo interesse per il ramo napoletano della
Famiglia (v. a. il n. XXVII).
Faldone XXI°
Genealogia della famiglia de' Ricci di Napoli (cc. 145v-146r).
La genealogia fu mandata a Firenze, come dice una
nota, intorno al 1615 e la presente copia fu fatta dopo il 1745,
come si può dedurre da altra nota relativa al diroccato
monastero Cassinese di S. Elena nei pressi di Amalfi.
Faldone
XXVII°
Memorie attenenti alla Famiglia Ricci (c. 198rv).
Il titolo precisa:
che esistono
nella Chiesa, e sotteranei di Santa Maria Novella.
Seguono:
un Articolo di lettera scritta dal sig.r Marchese [Bernardo]
Tanucci sotto di 28. marzo 1752 (c. 199r) e lo stemma
acquarellato della famiglia de' Ricci di Napoli (c. 201). La
carta coniugata all'Articolo di lettera (c. 216) porta
l'indirizzo ad Uguccione de' Ricci.
Sono inserite tra la c. 201 e la c. 216 alcune notizie (cc.
203-213) che sono quelle procurate per tramite del marchese
Tanucci ed alle quali allude l'estratto della sua lettera.
Sempre lo studioso
Marco Antonio Ricci ha
verificato come, in particolare, la comune ascendenza si
focalizza sulla città di Amalfi, da cui i Rizzo originarono
(sullo stesso stemma compaiono le onde azzurre a ricordo
dell’origine marinara), stemma peraltro utilizzando dal ramo
primiero dei Rizzolo di Amalfi, che non aggiunsero l’aquila
imperiale (e che si estinsero prima del 1454).
Come delineato brevemente al punto sul
Faldone XXI°,
nell’anno 1615 la
genealogia dei Riccio di Napoli venne raccolta in Amalfi, da
dove venne inviata a Firenze per documentare la comune
ascendenza (come si evince alle pagine 398-400). Tali
informazioni furono tratte dalle
Notitie sopra l'antica Cronica della
Cittá d'Amalfi.
Un altro autore che sostiene la tesi è Cristoforo Landino,
nella sua opera “Comento di
Christoforo Landino fiorentino sopra la Comedia di Dante
Alighieri poeta fiorentino”,
Firenze 1481 (Proemio
VIII, 47). Nell'ottavo capitolo, difatti, egli
si pronuncia sulla
nobiltà fiorentina, sui loro spostamenti nel resto d’Italia,
soprattutto verso Napoli. Sui Riccio scrisse: “Sono
discesi de´Ricci quegli che col medesimo nome habitano nella
costa di Malfi.”
Oltre ad
alcuni matrimoni tra i Rizzo napoletani e famiglie nobili
toscane, le quali possono essere state motivate da ragioni altre
rispetto a comuni origini geografiche, riscontriamo una
particolarità sul un nome specifico di persona. Il primo
ascendente Riccio documentato ad Amalfi nel Duecento si chiamava
Uberto.
Uberto
non era un nome usato in epoca
medioevale nel Meridione d'Italia ma piuttosto toscano (basti
pensare alla famosa famiglia fiorentina
degli Uberti).
Ultimo ma
non ultimo, forte indizio di una comunanza è insito nella
iniziale vocazione “mercantile”. Francesco e Giuseppe Pansa
nella loro Istoria dell'antica
repubblica d'Amalfi, edita in
Napoli nell’anno 1724, scrissero a pagina 124:
“… Mercadanti e
Gentil’uomini di questa Riviera … Sergio, e Giovanni Riccio …”
[una notizia che si riferisce al XIII secolo]). Il capostipite
dei Riccio amalfitani si potrebbe essere trasferito nel XI
secolo per ragione di affari da Firenze ad Amalfi, che all'epoca
era ancora una repubblica marinara importante (fino alla
conquista dai Normanni nel 1131). Anche i Ricci toscani svolsero
attività commerciale: Saminiato de´Ricci compilò nel 1396
persino un Manuale di mercatura.
A conclusione di questo breve excursus storico,
possiamo sintetizzare quanto segue. Se da un lato i Riccio
campani storicamente originano da Amalfi (sec. XIII), indi si
spostano in Castellammare di Stabia (sec. XIV), poi a Napoli
(sec. XV), dal punto di vista indiziario essi potrebbero
derivare da un ramo dei Ricci toscani. A tale proposito le prove
documentali sono insufficienti, ma ulteriori studi potrebbero
dirimere la questione. |
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Bibliografia:
Ammirato Scipione, Delle famiglie nobili napoletane, Firenze
1580-1651;
Borella Andrea, “Annuario della Nobiltà Italiana” (XXX
edizione), SAGI, Teglio 2006;
Candida Gonzaga Berardo, “Memorie delle famiglie nobili delle
province meridionali d'Italia”, Napoli: Stab. tip. De Angelis e
filio, 1875-1882;
Crollalanza Giovambattista (di), Dizionario storico-blasonico
delle famiglie nobili e notabili italiane, Pisa, 1886-90;
De Lellis Carlo, Appunti sulle famiglie patrizie di Seggio di
Nido, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli;
De Lellis Carlo, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di
Napoli, Napoli 1654-71;
De Lellis Carlo, Introduzione scritta dal celeberrimo archivista
e storico alla ristampa del 1645 dell’opera storica di inizio
cinquecento: Michaelis Ritii neapolitani, “De regibus Hispaniae,
Hierusalem, Galliae, vtriusque Siciliae, & Vngariae, historia”,
Neapoli: ex regia typographia Egidij Longhi;
“Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” (varie edizioni), Collegio
Araldico, Roma;
Mugnos Filadelfo, “Teatro genologico delle famiglie nobili
titolate feudatarie ed antiche nobili del fidelissimo Regno di
Sicilia viuenti ed estinte”, Palermo: per Pietro Coppola,
1647-70;
Serra di Gerace Livio, “Manoscritti araldici” (Archivio di Stato
di Napoli) |
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