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Ovvero delle Famiglie
nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili
di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti
alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate
chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.
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Arma: di rosso a tre fasce
d’argento, con una stadera di ferro al naturale al di fuori
dello scudo.
Motto:
Hoc fac et vives (Fa questo e vivi - vangelo di Luca 10:28)
Dimora: Napoli |
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© Napoli - Stemma Famiglia Carafa
della Stadera dei duchi di Noja,
dipinto sulla volta d'ingresso del palazzo |
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L’illustrissima e storica famiglia napoletana
Carafa discende da altro più antico casato napoletano: i
Caracciolo.
Il capostipite fu GREGORIO di Giovanni Caracciolo vissuto nel XII secolo.
Si divise in due grandi rami detti
della Spina e della Stadera; capostipite della famiglia
Carafa della Stadera fu TOMMASO, figlio di Bartolomeo.
Fu ascritta al Patriziato napoletano del
Seggio di Nido e, dopo
la soppressione dei sedili (1800) fu iscritta nel Libro d'Oro
napoletano.
Numerosi furono i feudi posseduti e furono insigniti di
prestigiosi
titoli, tra i quali:
barone di: Binetto, Bonifati,
Campolieto, Capriati,
Colubrano, Rutigliano, Sessola, Tortorella, Trivigno, Tufara
conte di:
Cerreto, Fondi, Maddaloni,
Mondragone,
Montecalvo (1525), Nocera (1521),
Ruvo (1510), Soriano Calabro,
Sant'Angelo a Scala (AV), Terranova (1499)
marchesi di: Anzi (1576), Baranello
(1621), Bitetto (1595), Corato
(1727), Montesardo,
S. Lucido, Tortorella (1710)
duca di: Alvito,
Andria (1556), Boiano, Campolieto
(1608), Campora
(1659), Cancellara, Castel del Monte (1556), Frosolone (1674), Laurino
(1591), Maddaloni, Maierà (1667), Noja (1600), Rocca Mondragone, Sant'Eramo (1568),
Traetto
principi di: Anzi (1633,
titolo passato sul feudo di Belbedere), Avella
(1709),
Belvedere (1634,
Chiusano (1637),
Colubrano (1617), Pietralcina
(1725), Sepino (1627), Stigliano (1522), S. Lorenzo
(1654).
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© Il feudo di
Maddaloni con il suo castello fu assegnato da re Ferrante
d'Aragona al capitano Diomede Carafa.
Ultimo duca fu Marzio
Domenico V Carafa. |
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I Carafa a Maddaloni, oltre al palazzo ducale, possedevano una
magnifica cappella, nella chiesa che nel
1499 Gian
Tommaso Carafa, secondo conte di Maddaloni, concesse la chiesa
ai Padri Domenicani. |
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© Maddaloni - Cappella dei Carafa
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Nel 1604 la
chiesa fu ristrutturata dal duca Marzio Carafa, come
testimonia una lapide che ricorda i lavori intrapresi dal duca e
da altri membri della famiglia. Su una delle pareti vi è la
tomba della principessa di Avellino Roberta Carafa morta nel
1603. |
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© Napoli - Targa in memoria dei benefattori della Santa
Casa |
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Il feudo di
Campolieto fu acquistato nel 1584
per ducati 14.50 da Fabio Carafa (†
1593),
conte di Montecalvo, il quale già possedeva i feudi boscosi di
Martina e di Scannamatrea.
Il figlio primogenito Francesco, sposò in prime nozze
Zenobia
di Bologna e, in
seconde nozze, Girolama
Tuttavilla.
Il feudo col titolo ducale passò
nel 1729 a Scipione
di Sangro, figlio
di don Fabrizio di Casacalenda.
Don
Giovanni Carafa (1715 † 1768), VII Duca di Noja, nacque a
Noicattaro (Bari) nel palazzo sulla cui facciata vi è lo stemma
sotto riportato con le insegne delle famiglie
Castriota Scanderberg, Carafa,
Pappacoda e Mendozza. |
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Giovanni Carafa, Duca di Noja
© foto: Carlo Longo de Bellis |

Noicottaro (BA) - stemma su Palazzo
Carafa
© foto: Carlo Longo de Bellis |
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Don Giovanni fu il primo a realizzare la
pianta topografica di Napoli e
fondò il primo nucleo del museo di San Martino
di Napoli.
Storico fu il duello all'ultimo sangue
svoltosi a Norimberga tra Francesco Carafa e Giulio Antonio
Acquaviva d'Aragona per
l'onta subita da Giovanni Carafa, nonno del predetto Giovanni.
" A.D.1671 - Storico duello tra gli Acquaviva
d’Aragona di Conversano e i Carafa di Noja
In Conversano era Conte Giulio II Acquaviva
d’Aragona maritato a Donna Dorotea Acquaviva figlia di Giosia
III Duca d’Atri. Don Giulio era un giovane aitante,di belle
sembianze,d’indole irrequieta e torbida,valentissimo nelle arti
cavalleresche e abilissimo spadaccino. Il Duca di Noia Don
Giovanni Carafa, maritato a Donna Giovanna Giudice Caracciolo,
avendo acquistato dalla Chiesa di S. Nicola di Bari la
giurisdizione criminale della terra di Rutigliano, emanò un
bando che nessuno avrebbe dovuto cacciare i cinghiali in quelle
terre senza il suo consenso. Tali terre confinavano con le terre
del Conte Don Giulio, il quale spesso e volentieri sconfinava,
infischiandosi altamente del bando del Duca di Noja. Essendo
capitato in Noja un vassallo del Conte di Conversano per
commerciare del vino, questi fu portato al cospetto del Duca e
gli furono tagliati il naso e le orecchie con la dichiarazione
del Duca che tale sfregio sarebbe stato fatto al Conte suo
padrone.
Udito tale raffronto, Don Giulio decise di
applicare immediatamente la legge del taglione e passare allevie
di fatto. Nonostante il Preside della Provincia avesse ammonito
il Conte e il Duca di grosse sanzioni pecuniarie, prevedendo una
funesta conclusione, il Conte Don Giulio, a capo di 500
cavalieri armati fino ai denti, mosse da Conversano verso Noja.
Dopo aver sconfitto le guardie del Duca, Don Giulio penetrò
nella stanza da letto del Duca Giovanni alle 5 del mattino del
14 marzo 1671, mentre dormiva con la Duchessa Giovanna Giudice
Caracciolo. Dopo aver due bravi del Conte tagliato la testa a
due camerieri, Don Giulio, con la spada sguainata, prendendo per
il naso la testa del Duca disse: Duca di Noja, mi conosci? -
rispose il Duca: Sei Don Giulio Acquaviva!- . A questo punto il
Conte ordinò a un suo bravo di tagliare il naso e le orecchie a
“quell’uom da nulla! La Duchessa, levatasi dal letto seminuda
implorò il Conte - Signor Don Giulio, faccia da cavaliere, non
uccida il Duca mio!. Obbedisco - rispose il Conte - perché me lo
ordina la Signora Duchessa, a patto che il Duca Giovanni venga
con me nell’altra stanza! - Assicurando che gli avrebbe fatta
salva la vita. Nell’altra stanza due bravi del Conte picchiarono
con sacchetti di arena il deretano del Duca il quale alla fine
fu costretto a mettere per iscritto la ingiuria subita, con gran
soddisfazione del Conte. Si racconta che un bravo si lanciò sul
Duca per evirarlo, ma le grida della Duchessa fecero desistere
il Conte da tale barbaro scempio. Don Giulio con spavalderia,
sparando varie pistolettate nella stanza, andò via.
Il Duca Giovanni Carafa, dopo alcuni giorni
morì di crepacuore, per un così crudele oltraggio subito.
La notizia della spedizione punitiva si
sparse per ogni dove e subito arrivò a Napoli dove i fratelli
del Duca Giovanni, Don Francesco e Don Ridolfo maturarono atroce
vendetta.
Tentarono invano presso il Vicerè di far
arrestare Don Giulio, ma questi si rese latitante, partendo per
Venezia. Tentarono di far uccidere Don Giulio in Venezia per
mezzo di un sicario. Ma il Conte, avvisato dalla madre Contessa
Filomarino della tresca ordita a suo danno, ammazzò il sicario
Abate Milone, lo scuoiò e mandò la sua pelle al Castello di
Conversano per farne macabro trofeo tenuto in mostra. Dopo aver
Don Rodolfo Carafa inflitto agli Acquaviva l’onta del rapimento
della sorella monaca Dorotea acquaviva in Conversano, finalmente
si giunse alla decisione nel 1672 del duello all’ultimo sangue
tra il nuovo Duca di Noja Don Francesco Carafa e Don Giulio
Acquaviva d’Aragona. Non essendo ammessi tali duelli nel Regno
di Napoli per ragioni cattoliche, i duellanti ebbero la dispensa
dal Senato di Norimberga ad effettuare il duello in quel paese.
Il duello,assicurato da giudici e testimoni, sarebbe terminato o
con la morte di uno dei due o con qualche grave ferita che
avrebbe reso inabile una parte. Al duello parteciparono Dame e
Cavalieri di quel paese per assistere al valore d’arme di questi
due nobili cavalieri napoletani
Il duello fatto al centro di uno steccato
messo a disposizione fu cruento, il Carafa fu ferito più volte,
i giudici interruppero più volte il combattimento. Infine i
duellanti si abbracciarono e pace fu fatta.
Per suggellare la pace tra le famiglie
Carafa e Acquaviva, fu ottenuta da Roma la dispensa per il
matrimonio tra Don Ridolfo Carafa e Dorotea Acquaviva, monaca
rapita durante la vendetta maturata dai Carafa.
Carlo Longo de Bellis" |
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© Napoli, Stemma Famiglia Carafa -
da notare la stadera
(bilancia), simbolo del ramo dei Carafa. - Sec. XVI
In alto sullo stemma vi è la scritta:
"FERDINANDUS CARAFFA SANCI DENSIUM MARCHIO SACELLUM HOC IMPENSA
FAMIL" |
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