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Gli Angioini ebbero per arme un
tappeto d'azzurro disseminato di gigli d'oro, con in capo un pendente di
rosso. Il rastrello differenzia il ramo cadetto dei d'Angiò con quello
principale della casa reale di Francia.
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I RE ANGIOINI (1266 - 1441):
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Nota: le
immagini dei re di Napoli sono di
©Proprietà
Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di
Brindisi, che si ringrazia per la gentile concessione. |
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Gli Angioini sono
Francesi, provenienti dalle contee di Maine e Anjou e dal ducato
di Povenza.
Carlo I d’Angiò,
figlio secondogenito di Luigi VIII re di Francia, nel 1266 è incoronato
primo re di Napoli della Casa d'Angiò, dopo la vittoriosa
battaglia di Benevento.
La città partenopea da ducale diventa capitale di un Regno che rimarrà
unitario per quasi otto secoli.
Il passaggio dagli Svevi agli Angioini non è indolore, i
primi anni sono duri per la popolazione di tutto il Meridione.
L’imposizione dei tributi è esosa; c’è la “chinea” , ovvero l’omaggio
annuale di un asino con in
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Napoli- stemma Casa d'Angiò
esterno Chiesa S. Maria dell'Incoronata
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Napoli - Carlo I d'Angiò |
groppa due borse piene di
oro (per un valore di circa settemila ducati d’oro) che il Pontefice
esige per evitare scomuniche, come accaduto con Federico II, per non
essere coinvolti in complotti o repentini voltafaccia, per frenare
eventuali malcontenti del popolo a mezzo dell’informazione che in questi
anni è di esclusivo appannaggio del clero; i sacerdoti della Curia
romana, dal pulpito delle chiese, possono incendiare o sedare gli animi
dei credenti.
Incombe la minaccia delle truppe tedesche di
Corradino di Svevia e,
infine, occorre sedare le sommosse del partito ghibellino guidato da
Giovanni da Procida.
I nobili napoletani,
convinti
che la nuova dinastia può garantire uno sviluppo autonomo e la
liberazione dall’oppressione tedesca,
continuano a sostenere con uomini e mezzi il piccolo ma efficiente
esercito di Carlo I; si notano i primi vantaggi, in città si respira
un’aria diversa, i poteri non sono più accentrati in una sola persona
(il campolazzo).
I Sedili costituiscono di nuovo un punto di riferimento tra il sovrano e
le esigenze della cittadinanza. Nascono le Logge, spazi destinati ad
accogliere i mercanti stranieri, quali i Provenzali, i
Marsigliesi, i Catalani, i Fiorentini, i
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Fiamminghi, i Veneziani oltre a quelli già presenti in città come i
Genovesi, i Pisani, gli Amalfitani e gli Alessandrini.
Fioriscono le Corporazioni per difendere
gli interessi delle categorie dei lavoratori; la popolazione aumenta
vertiginosamente di numero, il tenore di vita è buono. Napoli si avvia a
diventare una grande città di mare, cosmopolita, prima metropoli
d'Italia e una delle prime capitali dell’Europa monarchica; sorgono
imponenti edifici militari, civili e religiosi. Iniziano i lavori per la
costruzione di Castel Nuovo, chiamato ancora oggi Maschio Angioino. |

Napoli - Castel Nuovo |
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Napoli - Stemma
di Gerusalemme |
Il Re
partecipa alla crociata indetta contro la Tunisia, l’assoggetta
imponendo un forte tributo; assetato di gloria, occupa l’Albania e ne
diviene Re, si assicura i diritti sul Regno di Gerusalemme.
Carlo I d’Angiò
aggiunge alle propria arme quella
di Gerusalemme che è costituita da una H con una I nel mezzo, tra
quattro crocette, il tutto di oro in campo d’argento. |

Napoli - Stemma di Carlo I d'Angiò |
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Nel 1282 perde la
Sicilia, dove sbarca Pietro III d’Aragona invocato anche da Giovanni da
Procida, napoletano di fede sveva. Inizia una lunga guerra tra Angioini
e Aragonesi.
Il sovrano muore a Foggia il 7 gennaio del 1285 lasciando il trono a suo
figlio Carlo II (detto lo Zoppo), principe di Salerno. |
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Napoli - Castel Sant'Elmo |
Re Carlo II
continua l’opera del padre, ordina la fabbricazione di Castel Sant’Elmo,
al posto della torre di Belforte costruita dai Normanni nel 1170 sulla
collina del Vomero; promulga i Capitoli del Regno, ovvero le norme che
regolano i diritti e di doveri del popolo.In Castel Nuovo, Pietro del
Morrone nominato Sommo Pontefice col nome di Celestino V rinuncia
all’incarico e nel 1294, nella stessa fortezza, Benedetto
Caetani viene
eletto Papa assumendo il nome di Bonifacio
VIII. |
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Il sovrano angiono, dopo due vittorie ottenute sulla
flotta di Federico d’Aragona e sui Genovesi al largo di Ponza, rinuncia
nel 1302 ai diritti sulla Sicilia ricevendo in cambio la Sardegna. La
pace di Caltabellotta dona un decennio di tranquillità al Regno di
Napoli. Il Re muore il 5 maggio 1309 lasciando il trono al figlio
Roberto, duca di Calabria e capo dei Guelfi della Toscana.
Il Sepolcro della moglie di Carlo II d’Angiò, la regina Maria
d’Ungheria, si trova in Napoli nella chiesa di Santa Maria Donnaregina. |
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Nel 1309 sale al
trono uno dei più dotti sovrani che il Regno di Napoli abbia avuto,
Roberto d’Angiò detto il Saggio. Nasce a S. Maria Capua Vetere
(Caserta) nel 1278, nella Torre di S.Erasmo; l’edificio attiguo è oggi
il Museo dell’Antica Capua.
(www.campaniatour.it/vis_ml.php?id_ml=820). Amante della poesia e del bello, dà nuovo
impulso agli studi, favorisce la formazione di prestigiosi giuristi e fa
innalzare magnifici complessi in stile gotico come la Chiesa di Santa
Chiara o la Basilica di S. Domenico Maggiore. Giotto affresca la
Cappella Palatina in Castel Nuovo mentre i suoi allievi dipingono la
Chiesa dell’Incoronata.
Giovanni Boccaccio incontra, nel complesso di San Lorenzo,
l’affascinante Maria d’Aquino, si innamora e le dedica numerosi versi
nel suo Decamerone, sotto il nome di Fiammetta. |

S.Maria Capua Vetere (CE) - il luogo dove è
nato Robertò d'Angiò |
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Cuma - Ingresso Grotta della
Sibilla |
Petrarca visita i
luoghi descritti da Virgilio: Baia, Pozzuoli, i laghi di Lucrino ed
Averno, la grotta della Sibilla e nel 1341 a Napoli, re Roberto lo
sottopone ad esame dichiarandolo in tutto degno dell’alloro.
In campo
militare il sovrano affronta, con alterne fortuna, due imperatori:
Arrigo VII dal Nord e Ludovico il Bavaro da Sud. Il Re ordinò la
conservazione del sacro sangue di S. Gennaro nelle preziose ampolle.
Nel 1343 Robertò d’Angiò muore nella chiesa di Santa Chiara, compianto
dal popolo e dalla moglie Sancia di Maiorca, lasciando come erede al
trono la nipote Giovanna. |
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Donna avvenente e
ingegnosa si sposa ben quattro volte, con Andrea d’Angiò, fratello del
re d’Ungheria, Luigi di Taranto, Giacomo di Maiorca e Ottone di
Brunswick. Il primo marito viene assassinato ad Aversa per ordine della
Regina.
Luigi re d’Ungheria, per vendicare la morte del fratello,
invade col suo potente esercito il Regno. I nobili napoletani, per
evitare un inutile assedio, aprono le porte della città; il re ungherese
non trova Giovanna, fuggita nel frattempo in Francia e, indispettito, pretende una forte somma di
denaro dalla popolazione.
Le milizie
napoletane insorgono e, alla notizia che soldati ungheresi sono ammalati
di peste, costringono re Luigi ad una precipitosa fuga. |

Napoli - ingresso sacrario della Casa d'Angiò
- Chiesa di Santa Chiara |
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Giovanna I d'Angiò -
©Proprietà
Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A.
De Leo" di Brindisi.
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Re Luigi di Taranto, secondo
marito della regina Giovanna I, nel 1352 istituisce l’Ordine del Nodo
così chiamato perché la sua divisa è costituita da un laccio di seta e
d’oro, ornato di perle, che il sovrano annoda al braccio o al petto del
cavaliere, dopo l’avvenuto giuramento di fedeltà. Nodo che il cavaliere
porta quando è incaricato di una missione. La cerimonia d’investitura
avverrà una volta all’anno, nel giorno della Pentecoste; vengono ammessi all’Ordine i cavalieri di casa
Piscicelli, Minutolo,
Tomacelli,
Caracciolo Rossi, Filomarino,
Galeota,
Caracciolo Pisquizi,
Latro,
Sanseverino, Loffredo. L'ordine del Nodo
segue le regole religiose di San Basilio ed è un ordine curiale, legato
alla dinastia che regna a Napoli; si hanno tracce sino a re
Carlo III di Borbone.
Dopo quasi quarant’anni di regno, la sovrana è mal vista dal popolo
perché si schiera a favore dell’antipapa Clemente VII, ospitandolo in
Castel dell’Ovo, contrapposto al papa legittimo Urbano VI, peraltro
napoletano della potente famiglia Prignano.
Clemente VII, dopo appena tre giorni, è
obbligato dal popolo a fuggire ad Aviglione. |
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Napoli - stemma di
Re Carlo III di Durazzo |
Carlo
duca di
Durazzo e signore d’Albania,
nipote di Giovanna I, sollecitato dal popolo e dalla Curia romana, entra
in Napoli, spodesta la zia e nel 1381 diviene Re di Napoli, assumendo il
nome di Carlo III.
Iniziano i lavori per la costruzione della quinta fortezza di Napoli, il
castello del Carmine o dello Sperone mentre il nuovo monarca nel 1385
marcia su Budapest, la conquista e viene incoronato re magiaro. Nel suo
stemma compare così anche l’insegna dell’Ungheria , otto fasce di
argento e rosso.
Il 24 febbraio 1386
Carlo III muore lasciando erede al trono un fanciullo di nove anni,
Ladislao di Durazzo, sotto la reggenza della madre Margherita e il
controllo della Lega del Buon Stato composto da otto membri, nominati
dai nobili dei sedili.
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Re Ladislao è amato dai sudditi che tratta
in modo giusto e benevole; con diplomazia fa annullare la scomunica
inflitta alla madre, aiutato dal Papa Bonifacio IX appartenente alla
famiglia napoletana dei Tomacelli.
Nel 1404 conquista Roma tenendola sotto dominio per cinque anni;
rende l’anima a Dio lasciando la corona alla sorella Giovanna II.
Nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara vi è il monumentale sepolcro
di re Ladislao che merita di essere visitato.
La sovrana, anch’essa bella come la precedente Giovanna I, si sposa
con Giacomo II di Borbone, conte della Marca ma diventa
l'amante
del valoroso Sergianni Caracciolo,
conte di Avellino, duca di Venosa e principe di Capua, che in pratica
regge le sorti del Regno anche perché il conte della Marca è
costretto, dai nobili napoletani che non sopportano la sua
arroganza, a lasciare la città. |

Napoli - Chiesa di S. Eligio Maggiore,
una delle prime costruzioni del periodo angioino |
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Napoli - Chiesa di S.G. a Carbonara |
Giovanna II fa
innalzare il magnifico mausoleo di re Ladislao all’interno della chiesa
di S. Giovanni a Carbonara (sopra le magnifiche statue della Prudenza,
Fortezza, Temperanza e Magnanimità vi sono le statue di re Ladislao,
Giovanna I, i loro genitori Margherita e Carlo III; più in alto il
sepolcro del sovrano e, ancora più su, la statua equestre di re Ladislao
impugnante lo stocco reale).
Nel 1435 la regina Giovanna II rende l’anima a Dio.
Sale al trono Renato d’Angiò e con lui, dopo appena sei anni, termina il
dominio della dinastia.
Nel 1438 Alfonso d’Aragona mette sotto assedio la capitale, anche questa
volta le milizie napoletane resitono eroicamente per quattro anni,
nessuna torre o porta viene conquistata.
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Nel 1441 i Catalani riescono ad entrare in città attraverso un
passaggio segreto. Renato d’Angiò riesce, con la moglie Isabella di
Lorena, cara ai sudditi per la sua gentilezza, a fuggire in Francia.
L’ultimo sovrano angioino, prima di lasciare il
Golfo, consapevole di non poter più ritornare nella città delle delizie, grida: “Addio Napoli, addio tutto!”.
Di lato: Renato d'Angiò
- ©Proprietà
Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A.
De Leo" di Brindisi.
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