La costiera di Maiori 

Stemma Imperato di Maiori

Stemma Famiglia Imperato di Spinete

Armi Diccionario Heraldico y Genealogico de Apellidos Espanoles y Americanos por Alberto y Arturo Garcia Carraffa - Tomo Cuarenta y Tres - Madrid - Nueva Imprenta  Radio, S. A. - Magallanes, 21 - Litografia M. Casas - Cabeza, 2 - MCMLIV - P. 90; Edgardo Noya di Bitetto - membro della R. Accademia araldica italiana - Blasonario Generale di Terra di Bari - Ed. Arnaldo Forni, p. 95:

ramo dei Patrizi di Maiori: d'azzurro a due leoni affrontati sostenente una corona imperiale normanna, il tutto d'oro;
ramo dei
Patrizi di Giovinazzo: d'azzurro a due leoni controrampanti d'oro tenenti un Cappello di Prelato di  Fiocchetto con dieci fiocchi rossi collegati da un cordone dello stesso;
ramo dei marchesi di Spinete:
d’azzurro inquartato da un filetto d’oro: 1° a due leoni affrontanti tenenti una corona d’oro, 2° alla gemella d’argento posta in banda con tre a stelle, 3° al leone d’oro coronato, 4° al leone d’oro.

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© Stemma Famiglia Imperato di Maiori

Secondo alcuni storici, la famiglia IMPERATO o IMPARATO, di stirpe germanica, scese in Italia nel 981 con l'imperatore Ottone II° di Sassonia, e prese parte con proprie truppe alla Crociata del 1187,  nell' Ordine dei Cavalieri teutoniciCfr. Ediz. 2002-2004 del Libro della Nobiltà Italiana; vol. XXV; pag. 849.
Molto probabilmente gli Imperato sono originari di
Rheginna Major, splendida cittadina della costa amalfitana, successivamente denominata Maiuri ed oggi Maiori; elevata nel 1622  da re Filippo IV d'Asburgo-Spagna al rango di città regia.
Sul fronte del loro palazzo di Maiori alla salita di San domenico, era posta una lapide, datata 31 luglio 1323, con il nome di "Beruto Imperato mercatori de Majori". Il casato fu aggregato al Patriziato del seggio di MaioriVolpicella:” Patriziati e Nobiltà Civica di Maiori”, presso la sala diplomatica dell'Archivio di Stato di Napoli;  testo di " Storia del Ducato di Amalfi".
Dopo le vicende del maremoto del 1343 e della peste del 1348 nel XIV secolo fu presente nel Regno di Napoli con ANTONELLOFonti Aragonesi, familiare e suddito della Regina Giovanna II d'Angiò di Napoli, dalla quale ebbe anche l'incarico di
raccogliere i fondi per la sua prossima incoronazioneCfr Matteo Camera: Memorie della Città e Ducato di Amalfi; vol.2 e, successivamente, a Ercolano, Portici,  Spinete (in provincia di Molise), Secondiglianocome documentano i registri della prima parrocchia e tale fino al 1926, dei S.S. Cosma e Damiano di Secondigliano, e in Barletta con PREZIUSO che fu il confondatore del primo banco di pietà di Barletta istituito nel 1578.

© Immagine proprietà Casa Imperato
© Arma Imperato del ramo di Giovinazzo

Sempre ai tempi della regina Giovanna II, FRANCESCO Imperato di Napoli vendette il casale di San Marcellino d'Aversa a Giovanni Cossa, Signore di Ischia e Consigliere di CorteBiagio Aldimari - "Delle Famiglie Nobili.....", Libr. II, pagg. 286-287..

COLANELLO (Cola Aniello o Aniello) Imperato fu dei personaggi di maggior rilievo della famiglia, ebbe la Portolania di Barletta, la Bagliva di Casalorda e di Troia, i diritti sulla lanterna del Molo di Napoli e la pesca all'intorno, e la nomina a vita di Governatore delle Saline di Pozzuoli.

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Napoli - chiesa San Pietro a Maiella

Nel 1508, stava andando in rovina la chiesa di S. Pietro a Maiella di Napoli, edificata nel secolo XII da Giovanni Pipino di Barletta, Conte di Minervino e Maestro Razionale, dedicata a Pietro Angeleri da Morrone, eremita sulla Maiella, futuro papa Celestino V (1294).
Il predetto Colaniello Imperato provvide al suo restauro spendendo, come cita il Summonte, "grossa somma di scudi, come si legge nell'Archivio di questa chiesa". I Padri Celestini, a titolo di ringraziamento, gli offrirono l'altare maggiore come cappella privata, con diritto per sè ed i suoi alla sepoltura in qualunque luogo del sacro edificio Cfr G. Masciotta: Il Molise; vol. II pag. 371. Secondo altri studiosi, Cola Aniello Imperato (o Imparato) fu anche tesoriere d'Abruzzo dal 1504 al 1505Cfr. AA.VV.: Storia di Napoli; vol. III pag. 275.
Fu tra i primi trentuno fondatori del Monte di Pietà, insieme a tre nobili e ben ventotto mercanti di diverse provenienze, di cui dieci barlettani, sette lombardi, sette amalfitani o della costa amalfitana, quattro ragusei, un lacedoniese, un amalfitano e un cittadino di Montoro, che per affari commerciali dimoravano in Barletta.
 

Fin dal secolo XII, numerose famiglie della costiera Amalfitana si erano trapiantate in Barletta dove, attraverso il commercio, accrebbero in ricchezza e prestigio; tra di esse figura la famiglia Imperato nella persona di PREZIUSO, il confondatore del primo Monte di Pietà di Barletta istituito nel 1578, come già sopra citato, la cui tomba gentilizia, del 1587, "di finissimo marmo e d'esquisita manifattura", è collocata nella Chiesa annessa al Convento di San Francesco d'AssisiCfr. Matteo Camera: Memorie della Città e Ducato di Amalfi; vol. 2 pgg. 512-513-522 e 523.
Il Casato si divise in tre rami principali:
Amalfi, Maiori ed Ercolano.
FERRANTE Imperato (1550-1631), della terra di Majori, nella costa amalfitana, fu Capitano della Piazza di Nido a Napoli (1589). Fu anche eminente naturalista, botanico e farmaceutico del tempo.

E’ ricordato per aver scritto l’opera “Dell'historia naturale...” (libri XXVIII, Napoli 1599). Realizzò un museo naturalistico presso il Palazzo Gravina a Napoli,  costruito nel 1513 per Ferdinando Orsini, duca di Gravina, all’epoca visitato da numerosi studiosi naturalisti europei.
SCIPIONE Imperato, frate eremita col nome di Fra Antonio,  morì nella città di Sezze il 28 agosto 1609.

CARLO Imperato, medico, sposò Geronima de Ponte ed ebbe tre figli. Rimasto vedovo e morti prematuramente i figlioli, abbracciò lo stato clericale, divenne prete secolare, vestì l’abito eremitico e divenne Priore (1580).
In terra di Majori nella costiera amalfitana trovasi la chiesa del monastero dei frati Minori in cui un avello in marmo ricorda la famiglia Imperato. Si citano ANTONELLO, OLIVIERO, PREZIUSO e MARIO.


Napoli - Palazzo Gravina

E’ da questa gente che nasce il 18 marzo 1935, ad Alessano (Lecce), Antonio Bello, detto Tonino, che diventerà Vescovo.

La figura più importante nella sua vita è la mamma, MARIA Imperato. Si era sposata con l’8 marzo 1934, ma appena 8 anni dopo rimaneva vedova con tre figli piccoli da accudire: Antonio, Trifone e Marcello.

Il 15 novembre 1627 in una Sancta Visitazione nella Chiesa di Santa Maria della Pace di Noja (Noicattero) faceva parte del collegio  pastorale il Re.mo Don THOMASO Imperato IUD neapolitano Vici. Gene.  et visitatore Diocesi Barense.

FELICIANA Imperato moglie di Troiano Capece  Minutolo (nobile) - 1560 c.a.

AMALIA Imperato moglie di Giovan Battista della Ratta, nobile di Capua - 1570 c.a.

Rev.mo Don TOMMASO Imperato, vescovo di Vico Equense nel 1562.
GIROLAMO Imperato pittore Napoletano nel 1600, morto nel 1607.

TOMMASO Imperato cappellano nel 1707 della chiesa parrocchiale di S. Maria a Pugliano di Ercolano (anticamente: Regio Casale di Resina - diocesi di Napoli); Rev.mo Don ROCCO Zaccaria Imperato parroco della medesima chiesa dal 1684 al 1727.


Stemma Imperato di Spinete

Il ramo di Napoli sembra avere come capostipite il sopra citato Cola Aniello che, secondo la tradizione avrebbe avuto dall'Imperatore Carlo V° il feudo di Spinete, in ricompensa dei rilevanti servigi resi alle truppe imperiali durante l'assedio di Pavia con la fornitura delle sussistenze. Cola Aniello sposò Carmosina Piscopo Alopo famiglia ascritta al Seggio di Portanova. Suo successore fu Scipione Imperato che nel 1576 acquistò per 7700 ducati anche il feudo di Baranello, ma in nome e per conto di Giovan Vincenzo del Tufo. 
Nel 1586 Spinete fu in possesso di Lucio di Sangro ma, il 16 Aprile 1617, con Diploma di Filippo III d'Asburgo-Spagna datato Madrid, FRANCESCO Imperato fu creato marchese di Spinete. Da allora, fino alla eversione della feudalità, il feudo rimase in possesso della famiglia, e l'ultimo titolare fu il marchese Nicola (di Francesco, di Nicola, di francesco 1° Marchese) che fu anche Presidente del Consiglio Generale del Molise nel 1829.

TOMMASO Imperato cappellano nel 1707 della chiesa parrocchiale di S. Maria a Pugliano (diocesi di Napoli); Rev.mo Don ROCCO Imparato parroco della medesima chiesa nel 1705.
Liborio Imperato, notaro nel 1748, eletto sindaco del popolo in Ravello.

FORTUNATO Imperato autore di un libro sulla navigazione nel 1894.
RAFFAELE Imperato nato a Lecce nel 1895, trasferito a Milano, scrittore.
Il ramo di Ercolano è annoverato tra i più antichi. Infatti, risulta essere presente fin prima della metà del XVI secolo con MARCO nato a Ercolano il 15 ottobre del 1575 figlio di D. Silvestro -naturalista.
In Portici la famiglia è documentata dal XVI con Don GIOVANNI BATTISTA che fu Parroco dopo il 1692. LAURA di Portici, proprietaria. D. NICOLA che nel 1787 proprietario di un palazzo sito in località Granatello.
Dal 1811  al 1813, fu Sindaco di Portici NICOLA Imperato. A Portici il 21 settembre 1931 muore l'ultimo garibaldino CIRO Imperato anch'egli collaterale del ramo di Ercolano.


Reggia di Portici
 www.comune.portici.na.it

Titoli del ramo di Ercolano: Patrizi amalfitani aggregati alla Nobiltà civica de Majori - Neapolitani - Patrizi di Giovinazzo Luigi Volpicella: Patriziati e Nobiltà civiche nel già Reame di Napoli, Vol. IV p. 380 e p.408: Testamento del Cardinale, Pompeo Colonna: " Archivio Storico per le Province Napoletane" - Anno X - fasc. I. - Ed. Francesco Giannini, Napoli, 1885; p.721.


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