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Armi
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ramo dei
Patrizi di Maiori: d'azzurro a due leoni affrontati sostenente una
corona imperiale normanna, il tutto d'oro;
ramo dei
Patrizi di Giovinazzo:
d'azzurro a due leoni controrampanti d'oro tenenti un Cappello di
Prelato di Fiocchetto con dieci fiocchi rossi collegati da un
cordone dello stesso;
ramo dei marchesi di Spinete:
d’azzurro
inquartato da un filetto d’oro: 1° a due leoni affrontanti tenenti
una corona d’oro, 2° alla gemella d’argento posta in banda con tre a
stelle, 3° al leone d’oro coronato, 4° al leone d’oro. |
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© Stemma Famiglia Imperato di Maiori |
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Secondo alcuni storici, la
famiglia IMPERATO o IMPARATO, di stirpe germanica, scese in Italia
nel 981 con l'imperatore Ottone II° di Sassonia, e prese parte con
proprie truppe alla Crociata del 1187,
nell' Ordine dei
Cavalieri teutonici .
Molto probabilmente gli Imperato sono originari di
Rheginna Major,
splendida cittadina della costa amalfitana, successivamente
denominata Maiuri ed oggi Maiori; elevata nel 1622 da
re Filippo IV d'Asburgo-Spagna
al rango di città regia.
Sul
fronte del loro palazzo di Maiori alla salita di San domenico, era
posta una lapide, datata 31 luglio 1323, con il nome di "Beruto
Imperato mercatori de Majori". Il casato fu aggregato al Patriziato
del seggio di Maiori .
Dopo le vicende del maremoto del 1343 e
della peste del 1348 nel XIV secolo fu presente nel Regno di Napoli
con ANTONELLO ,
familiare e suddito della Regina
Giovanna II d'Angiò
di Napoli, dalla quale ebbe anche l'incarico di
raccogliere i fondi per la sua prossima incoronazione
e, successivamente, a Ercolano, Portici, Spinete (in
provincia di Molise),
Secondigliano ,
e in Barletta con PREZIUSO che fu il confondatore del primo banco di
pietà di Barletta istituito nel 1578. |
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© Arma Imperato del ramo di Giovinazzo
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Sempre ai tempi della regina Giovanna II, FRANCESCO Imperato di
Napoli vendette il casale di San Marcellino d'Aversa a Giovanni
Cossa, Signore di Ischia e Consigliere di Corte .
COLANELLO (Cola Aniello o Aniello) Imperato fu dei
personaggi di maggior rilievo della famiglia, ebbe la
Portolania di Barletta, la Bagliva di Casalorda e di Troia, i
diritti sulla lanterna del Molo di Napoli e la pesca all'intorno, e
la nomina a vita di Governatore delle Saline di Pozzuoli. |
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Napoli - chiesa San Pietro a Maiella |
Nel 1508, stava andando in rovina la chiesa di S.
Pietro a Maiella di Napoli, edificata nel secolo XII da Giovanni
Pipino di Barletta, Conte di Minervino e Maestro Razionale, dedicata
a Pietro Angeleri da Morrone, eremita sulla Maiella, futuro papa
Celestino V (1294).
Il predetto Colaniello Imperato provvide al suo restauro spendendo,
come cita il Summonte, "grossa somma di scudi, come si legge
nell'Archivio di questa chiesa". I Padri Celestini, a titolo di
ringraziamento, gli offrirono l'altare maggiore come cappella
privata, con diritto per sè ed i suoi alla sepoltura in qualunque
luogo del sacro edificio
.
Secondo altri studiosi, Cola Aniello Imperato (o Imparato) fu anche
tesoriere d'Abruzzo dal 1504 al 1505 .
Fu tra i
primi trentuno fondatori del Monte di Pietà, insieme a tre nobili e
ben ventotto mercanti di diverse provenienze, di cui dieci
barlettani, sette lombardi, sette amalfitani o della costa
amalfitana, quattro ragusei, un lacedoniese, un amalfitano e un
cittadino di Montoro, che per affari commerciali dimoravano in
Barletta.
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Fin dal secolo XII, numerose famiglie della costiera
Amalfitana si erano trapiantate in Barletta dove, attraverso il
commercio, accrebbero in ricchezza e prestigio; tra di esse figura
la famiglia Imperato nella persona di PREZIUSO,
il
confondatore del primo Monte di Pietà di Barletta istituito nel
1578, come
già sopra citato,
la
cui tomba gentilizia, del 1587, "di finissimo marmo e d'esquisita
manifattura", è collocata nella Chiesa annessa al Convento di
San Francesco d'Assisi .
Il Casato si divise in tre rami principali:
Amalfi,
Maiori ed Ercolano.
FERRANTE Imperato
(1550-1631),
della terra di Majori, nella costa amalfitana, fu Capitano della
Piazza di Nido a Napoli
(1589). Fu anche eminente naturalista, botanico e farmaceutico del
tempo. |
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E’ ricordato per aver scritto l’opera
“Dell'historia naturale...” (libri XXVIII, Napoli 1599). Realizzò un
museo naturalistico presso il Palazzo Gravina a Napoli,
costruito nel 1513 per Ferdinando Orsini,
duca di Gravina, all’epoca visitato da numerosi studiosi naturalisti
europei.
SCIPIONE Imperato, frate eremita col nome di Fra Antonio, morì
nella città di Sezze il 28 agosto 1609.
CARLO Imperato, medico, sposò Geronima
de Ponte ed ebbe tre figli. Rimasto
vedovo e morti prematuramente i figlioli, abbracciò lo stato
clericale, divenne prete secolare, vestì l’abito eremitico e divenne
Priore (1580).
In terra di Majori nella costiera
amalfitana trovasi la chiesa del monastero dei frati Minori in cui
un avello in marmo ricorda la famiglia Imperato. Si citano
ANTONELLO, OLIVIERO, PREZIUSO e MARIO. |

Napoli - Palazzo Gravina |
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E’ da questa gente che nasce il 18 marzo 1935, ad
Alessano (Lecce), Antonio Bello, detto Tonino, che diventerà
Vescovo.
La figura più importante nella sua vita è la mamma,
MARIA Imperato. Si era sposata con l’8 marzo 1934, ma appena 8 anni dopo rimaneva vedova
con tre figli piccoli da accudire: Antonio, Trifone e Marcello.
Il 15 novembre 1627 in una Sancta Visitazione
nella Chiesa di Santa Maria della Pace di Noja (Noicattero) faceva
parte del collegio pastorale il Re.mo Don THOMASO Imperato IUD
neapolitano Vici. Gene. et visitatore Diocesi Barense.
FELICIANA Imperato moglie di Troiano
Capece Minutolo (nobile) - 1560 c.a.
AMALIA Imperato moglie di Giovan Battista
della Ratta, nobile di Capua - 1570 c.a.
Rev.mo Don
TOMMASO Imperato, vescovo di Vico Equense nel 1562.
GIROLAMO Imperato pittore Napoletano nel 1600, morto
nel 1607.
TOMMASO Imperato cappellano nel 1707 della chiesa parrocchiale di S.
Maria a Pugliano di Ercolano
(anticamente: Regio Casale di Resina -
diocesi di Napoli); Rev.mo
Don
ROCCO
Zaccaria
Imperato parroco della medesima chiesa
dal 1684 al 1727. |
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Stemma Imperato di Spinete |
Il ramo di Napoli sembra avere come capostipite il
sopra citato Cola Aniello che, secondo la tradizione avrebbe avuto
dall'Imperatore Carlo V° il feudo di Spinete, in ricompensa dei
rilevanti servigi resi alle truppe imperiali durante l'assedio di
Pavia con la fornitura delle sussistenze. Cola Aniello sposò
Carmosina Piscopo Alopo famiglia ascritta al
Seggio di Portanova.
Suo successore fu Scipione Imperato che nel 1576 acquistò per 7700
ducati anche il feudo di Baranello, ma in nome e per conto di Giovan
Vincenzo del Tufo.
Nel 1586 Spinete fu in possesso di Lucio di
Sangro ma, il 16 Aprile 1617, con Diploma di Filippo III d'Asburgo-Spagna
datato Madrid, FRANCESCO Imperato fu creato
marchese di Spinete. Da allora, fino alla eversione della
feudalità, il feudo rimase in possesso della famiglia, e l'ultimo
titolare fu il marchese Nicola (di Francesco, di Nicola, di
francesco 1° Marchese) che fu anche Presidente del Consiglio
Generale del Molise nel 1829. |
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TOMMASO Imperato cappellano nel 1707 della chiesa
parrocchiale di S. Maria a Pugliano (diocesi di Napoli);
Rev.mo Don
ROCCO
Imparato parroco della medesima chiesa nel 1705.
Liborio Imperato, notaro nel 1748, eletto sindaco del popolo in
Ravello. |
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FORTUNATO Imperato autore di un libro sulla navigazione nel 1894.
RAFFAELE Imperato nato a Lecce nel 1895, trasferito a Milano,
scrittore.
Il ramo di Ercolano è annoverato tra i più antichi.
Infatti, risulta essere presente fin prima della metà del XVI secolo
con MARCO nato a Ercolano il 15 ottobre del 1575 figlio di D.
Silvestro -naturalista.
In Portici la famiglia è documentata dal XVI con Don GIOVANNI
BATTISTA che fu Parroco dopo il 1692. LAURA di Portici,
proprietaria. D. NICOLA che nel 1787 proprietario di un palazzo sito
in località Granatello.
Dal 1811 al 1813, fu Sindaco di Portici NICOLA Imperato. A Portici
il 21 settembre 1931 muore l'ultimo garibaldino CIRO Imperato
anch'egli collaterale del ramo di Ercolano. |

Reggia di Portici
www.comune.portici.na.it |
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Titoli del ramo di Ercolano:
Patrizi amalfitani aggregati alla Nobiltà civica de Majori -
Neapolitani - Patrizi di Giovinazzo
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