Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.  
 

Le principali battaglie svoltesi nel Mezzogiorno d’Italia    
 con la collaborazione del dr. Fabio Di Fede


Battaglia di Canne

Luogo: Canne, sulla riva destra dell’Ofanto, a 9 km dal mar Adriatico

Data: 1 ottobre 1018

Contendenti: Bizantini al comando del Catepano Basilio Bojoannes vs   ribelli Longobardi guidati da Melo da Bari e mercenari Normanni

Esito: sconfitta totale degli insorti da parte delle forze imperiali.
 

Battaglia del fiume Olivento

Luogo:  fiume Olivento presso Melfi

Data: 17 marzo 1041

Contendenti:  Normanni d’altavilla guidati da Guglielmo Braccio di Ferro vs Bizantini guidati dal Catapano Michele Dokeianos

Forze in campo: Normanni: 700 cavalieri e 500 fanti, Bizantini forze imprecisate ma superiori di numero

Esito: Attacco ad ondate successive dei Bizantini, che verranno respinti e sconfitti nell’attacco finale da parte dei Normanni

 

Battaglia di Civitate

Luogo:  Civitate, lungo il corso del fiume Fortore, a nord ovest di Foggia

Data: 18 giugno 1053

Contendenti: Coalizione pontificia composta da italici, longobardi, svevi e bizantini al comando di Rodolfo di Benevento vs coalizione di vari gruppi normanni comandati da Umfredo d’Altavilla

Forze in campo: i normanni possiedono 3000 cavalieri e 500 fanti mentre la coalizione pontificia dispone di circa 6.000 tra fanti e cavalieri.

Esito: disastrosa sconfitta della coalizione pontificia, finita addirittura con la cattura dello stesso pontefice Leone IX
 

Battaglia di Nocera


Luogo:
 tra Nocera e Scafati, lungo il corso del fiume Sarno, a nord di Salerno
Data
25 luglio 1132
Contendenti: Normanni fedeli al re di Sicilia guidati da Ruggero II Vs Rainulfo  III di Alife e Roberto II di Capua
Forze in campo:  Rainulfo e Roberto dispongono di circa 4.500 cavalieri e numerosi fanti, Ruggero dispone di forze superiori e meglio attrezzate, ma se ne sconosce il numero preciso
Esito: sconfitta totale di Ruggero II

 

Battaglia di Benevento: (vedi storia completa)

Luogo:  piana del fiume Calore nei pressi di Benevento

Data: 26 febbraio 1266

Contendenti: Carlo I d’Angiò vs Manfredi di Sicilia

Forze in campo: Angioini: 3.000 cavalieri  Manfredi: 3500 cavalieri e alcune migliaia di arcieri saraceni

Esito: sconfitta e morte in battaglia di Manfredi e di gran  parte delle sue truppe.
 

Battaglia di Melito

 

Luogo:  Melito, alle porte di Napoli

Data: 6 giugno 1349

Contendenti: Angioini vs Ungheresi

Forze in campo:  1600 cavalieri pesanti Ungheresi e Tedeschi Angioini: 800 cavalieri e un numero imprecisato di fanti.

Esito: sconfitta angioina, che perdono circa 1.000 uomini tra morti e feriti. Gli Ungheresi avranno solo alcuni feriti, grazie alle pesanti armature indossate.

 

Battaglia di Sarno

Luogo: Sarno (Sa)

Data: 7 luglio 1460

Contendenti: Angioini guidati da Giovanni I d’Angiò contro Aragonesi guidati da Ferdinando I d’Aragona

Esito: Sconfitta aragonese dovuta allo sbandarsi dell’esercito, che dopo un iniziale vantaggio aveva iniziato a saccheggiare l’accampamento nemico, permettendo così agli angioini di riorganizzarsi e tornare all’attacco.
Note: Giovanni Grimaldi detto "Giovannello", nel 1460 si distinse come abile comandante e, per i suoi meriti, nel 1484 fu riconosciuto Nobile da re Ferrante I d’Aragona , come "...originario di Genova ed abitante in Cava…".
Giovanni Piscicelli, fratello di Nicolò(†1471) arcivescovo di Salerno, Signore di Sant’Angelo e di Rocca Piemonte,  partecipò con grande maestria alla battaglia e fu nominato Capitano di gente d’Arme.
Il Capitano di ventura Marino Longo, condottiero di Ferdinando I d'Aragona, divenne famoso per averlo salvato nella battaglia di Sarno e dal cui Re ottenne diversi privilegi.
Il titolo di Patrizio Cavense, di cui si fregia Matteo Tajani (1557†1626), fu concesso probabilmente dal giovane re Ferrante d’Aragona ad un suo antenato che  aveva partecipato alla battaglia di Sarno essendo rimasto fedele, come tutti i cittadini di Cava de’ Tirreni, al sovrano aragonese. Il monarca fu tanto grato ai cavesi, che con il loro valido aiuto salvarono la sua vita e il trono, che il 4 Settembre 1460 concesse la famosa Pergamena Bianca con la quale l’Università della città di Cava avrebbe potuto ottenere quanto si potesse concedere. I cavesi non ritennero di avanzare alcuna richiesta e per tale motivo Re Ferrante il 22 Settembre 1460 consegnò un diploma di privilegi e franchigie agli inviati dell’Università di Cava.
 

Battaglia di San Flaviano

 

Luogo: sulla foce del fiume Tordino, nei pressi di Giulianova (Te)

Data: 27 luglio 1460

Contendenti: Angioini comandati da Jacopo Piccinino contro Aragonesi, Stato Pontificio e Ducato di Milano comandati da Federico da Montefeltro

Forze in campo:  Angioini 5.000 cavalieri e 3.000 fanti, coalizione 5.000 cavalieri e 150 fanti.

Esito: Con un attacco aragonese alla cavalleria angioina, ferma ad abbeverarsi al fiume inizia lo scontro durissimo, durato 7 ore con perdite di circa 800 cavalieri e 1.000 fanti tra i due schieramenti. Non si può comunque parlare di un vincitore ben definito della battaglia.

 

Battaglia di Troia

 

Luogo: Troia (Fg)

Data: 18 agosto 1462

Contendenti: Aragonesi comandati da Ferdinando d’Aragona contro gli Angioini di Giovanni d’Angiò e Jacopo Piccinino

Forze in campo: Aragonesi 50 compagnie di cavalli e 2000 fanti Angioini 2.500 fanti e un numero imprecisato di cavalieri.

Esito: sconfitta angioina e cattura di 150 cavalieri angioini.
Parteciparono alla presa di Troia:
Lombardo, Cossa, Imperato, Piccolomini.

 

Battaglia di Otranto

 

Luogo: Otranto, penisola Salentina

Data: 27 luglio 1480

Contendenti: flotta navale turca di Maometto II contro Don Alfonso Duca di Calabria

Forze in campo:  tra i 18.000 e i 100.000 turchi imbarcati su un numero di navi compreso tra le 70 e le 200 e 6.000 abitanti della città, di cui 400 combattenti.

Esito: resa dei turchi il 10 settembre, ma solo 300 abitanti di Otranto sopravvissero all’occupazione turca.
 

Gli abitanti di Otranto, splendida città  della Puglia all’epoca in Provincia di Terra di Otranto, cessarono di vivere tranquillamente quando il 28 luglio 1480 l’esercito comandato da Akmet Pascià, inviato da Maometto II per estendere il suo regno in Italia, cinse d’assedio la città.

I cittadini con una sparuto numero di soldati, circa quattrocento comandati dal Capitano Francesco Zurlo (†1480), resistettero valorosamente per 15 giorni in attesa che da Napoli arrivassero i rinforzi; i Turchi assaltarono le mura ripetutamente sino a quando i numerosi colpi di cannone riuscirono ad aprire un varco che permise agli ottomani di penetrare all’interno.
Metro dopo metro, la città fu conquistata e gli ultimi superstiti si barricarono invano nella Cattedrale.
L’arcivescovo Stefano Agricoli fu trucidato, insieme ai suoi sacerdoti, sull’altare.
Il Pascià fece radunare i superstiti, quasi tutti giovani dai 15 anni in su, promettendo la salvezza per tutti coloro che avrebbero rinnegato Gesù Cristo. Il primo a rispondere fu un cimatore di panni, Antonio Pezzulla detto Primaldo:” Preferiamo morire per Cristo con qualsiasi genere di morte anziché  rinnegarlo”; tutti gli altri sventurati gridarono la frase del cimatore di panni.
Ottocento persone furono portate sul Colle della Minerva ove ebbe inizio il massacro; Antonio Pezzulla fu il primi ad essere decapitato; il suo tronco restò in piedi sino alla termine dell’eccidio e ciò provocò la conversione di un turco di nome Berlabei, condannato poi alla pena di morte tramite impalazione.


© Rappresentazione dell'eccidio di Otranto con il tronco di
Antonio Pezzulla che resta in piedi senza  testa.

© Foto proprietà www.nobili-napoletani.it
© Napoli - una delle due urna che racchiudono le salme dei
martiri di Otranto


Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e conte di Giulianova e Conversano, in attesa dell’esercito aragonese, con i suoi militi formati prevalentemente da cavalieri meridionali,  fermò l’avanzata dei nemici verso Lecce e Brindisi; il duca d’Atri nel 1481, nelle vicinanze di Serrano, durante una ricognizione,  cadde in un’imboscata tesa dai Turchi. Il suo corpo decapitato rimase in arcione al cavallo che lo riportò indietro. Re Ferdinando I d’Aragona, per ricompensa,  investì gli Acquavia dell'attributo reale d’Aragona, ereditato dal figlio Andrea Matteo, il quale fu  impegnato nel maggio 1481 nella liberazione di Otranto.
A luglio dello stesso anno salpò da Napoli la flotta del reame, comandata dal condottiero Galeazzo Caracciolo, mentre da terra Alfonso di Calabria, futuro re di Napoli, con il suo esercito marciò verso Otranto.

Tredici mesi dopo l’eccidio, il 13 ottobre 1481 Otranto venne liberata e i corpi dei martiri, trovati incorrotti, furono portati nella Cattedrale ed alcuni a Napoli nella chiesa di Santa Caterina a Formiello.
Va ricordato che Venezia rifiutò di aiutare i pugliesi e che Lorenzo il Magnifico fece coniare una medaglia in ricordo della vittoria di Akmet Pascià.
Il Pontefice Papa Clemente XIV dichiarò Beati i martiri di Otranto il 14 dicembre 1771.


Note:
Ciro e Matteo Mastrilli parteciparono alla battaglia; il primo al comando di duemila fanti col grado di Maestro di Campo, il secondo (figlio di Ciro) cadde sul campo di battaglia.
Giulio Antonio Acquaviva mori in battaglia. Gatto della Gatta, abile condottiero di gente d’arme, partecipò valorosamente alla battaglia. Francesco Capece Zurlo (1480), Signore di Pietragalla e Oppido, difese invano Otranto dall’assedio dei Turchi; morì eroicamente con i cittadini pur di non rinnegare la Fede in Cristo.
Giovanni e Tiberio del Tufo parteciparono alla campagna militare per la liberazione di Otranto dai Turchi.
Francesco Firrao fu valoroso combattente durante l'assedio.
Girolamo Milano partecipò alla guerra  nel 1481 al comando di suoi numerosi cavalieri.
Don Diego Cavaniglia (1453 † 1481, figlio di Garzia, conte di Montella,  raggiunse nell’agosto del 1481, con un propria compagnia di soldati, Otranto che verrà liberata il successivo 10 settembre.
Durante uno degli ultimi assalti, Don Diego venne colpito alla gamba da una freccia, probabilmente avvelenata, e pochi giorni dopo morì. Fu trasportato a Montella e sepolto nella Chiesa di S. Francesco a Folloni, ove sua moglie Margherita Orsini dei duchi di Gravina gli innalzò nel 1492 un monumento sepolcrale.
Tommaso Filomarino, comandante di fanteria, e Giovanni Filomarino, con sei cavalieri ai suoi ordini,
parteciparono alla guerra.
Matteo di Capua, conte di Palena, morì in battaglia nel 1480.
Luigi Castromediano, governatore di Rossano, comandante di 300 fanti, per il valore dimostrato ottenne dal re Ferrante I d’Aragona l’ esenzione delle tasse.
Ferdinando Quaranta partecipò alla guerra d'Otranto con sei propri Cavalieri e sconfisse più volte i Turchi.
Troiano de Curtis, comandante di cavalleria, morì durante la battaglia.
Francesco Coppola, conte di Sarno,
inviò le sue galee contro i Turchi ad Otranto e nel 1484 cacciò i veneziani che avevano occupato Gallipoli.
Nel 1480 il consigliere Giovanni Albino seguì il duca Alfonso di Calabria alla guerra di Otranto.
Filippo Anzani partecipò alla battaglia con 3 cavalli; partirono da Napoli insieme a lui Alberico Caracciolo con 6 cavalli, Aldasso d'Aiello con 5 cavalli, Alfonso d'Alagno, Andrea Caffarelli, Federico Boccalino con 3 cavalli, Galderisio de Rinaldo con 5 cavalli, Florio Gizzio con 5 cavalli, Filippo Mareri con 6 cavalli, Andrea Brusca regio Cortigiano, Galiotto Pagano con 6 cavalli, Giovanni Azzia con 12 cavalli, Giovanni Capano con 6 cavalli, Carlo Gesualdo, Ausio Apicella, Antonio Gentile, Michele Barrile, Giacomo Palagano, Battaglino Sanseverino con 20 cavalli, Baldassarre di Costanzo ed altri.
Carlo Pandone, ambasciatore di re Ferdinando I d’Aragona, partecipò alla guerra al comando di trecento cavalli.
Giuseppe Leonardo Arditi, Regio Squadrerio, partecipò alla battaglia.
Nicola Venusio, dottore in legge di Matera, nel 1481 con una compagnia di soldati arruolati a sue spese, partecipò alla liberazione di Otranto, combattendo valorosamente.
 

Battaglia di Seminara
Luogo
:
Seminara a sud ovest di Reggio Calabria, nella piana di Gioia Tauro, lungo il corso del Metauro

Data: 28 giugno 1495

Contendenti: Regno di Francia vs Regno di Napoli e Spagna

Forze in campo: 600 lancieri di cavalleria spagnoli, 1500 fanti, 3.500 soldati della flotta spagnola e 6.000 volontari calabresi contro 400 gendarmi  della cavalleria pesante, 800 cavalieri leggeri ed altrettanti  picchieri elvetici, più un numero imprecisato di fanti.
Esito: sconfitta del Regno di Napoli e Spagna, con l’uccisione di oltre 3.000 fanti.

 

Battaglia di Seminara

Luogo: piana di Gioia Tauro

Data: 30 novembre 1502

Contendenti: Regno di Francia contro Regno di Spagna

Forze in campo: per i Francesi cavalleria pesante francese, scozzese e italiana, cavalleria leggera, fanteria svizzera ed arcieri della Guascogna, per gli Spagnoli 400 cavalieri pesanti, 300 cavalieri siciliani, cavalleria leggera spagnola e 3.000 fanti siciliani.

Esito: Vittoria francese, con cattura di molti prigionieri e bagagli.

 

Disfida di Barletta   Vedi storia completa

Luogo:
Contrada S. Elia, tra Andria e Corato.
Data: 13 FEBBRAIO 1503
Contendenti: 13 cavalieri italiani contro 13 cavalieri francesi
Esito: Vittoria italiana.
 

Battaglia di Seminara

 

Luogo: Piana di Gioia Tauro

Data: 21 aprile 1503

Contendenti: Regno di Francia contro Regno di Spagna

Forze in campo: 400 cavalieri pesanti spagnoli, 500 cavalieri leggeri, 5000 fanti delle Asturie, per i francesi 300 cavalieri pesanti scozzesi, 600 cavalieri leggeri, 1.500 fanti svizzeri, 700 balestrieri francesi, 800 fanti italiani.

Esito: sconfitta totale dei francesi

 

Battaglia di Cerignola

 

Luogo: Cerignola, Foggia 30 km. all’interno della costa adriatica

Data: 28 Aprile 1503

Contendenti: regno di Francia con l’ausilio di mercenari svizzeri contro Regno di Napoli

Forze in campo: Spagnoli: 700 uomini d’arme italiani e spagnoli, 800 cavalli leggeri, 5000 archibugieri e balestrieri, 2000 lanzichenecchi. Francesi: 700 uomini d’arme, 1100 cavalli leggeri, 3500 fanti svizzeri, 3000/3500 fanti francesi ed italiani

Esito: sconfitta francese. Fra i francesi sono uccisi 50 uomini d’arme e più di 3000 fanti; sono inoltre fatti prigionieri 600 uomini. Gli spagnoli non devono lamentare in tutto che la perdita di un centinaio di uomini, fra morti e feriti.

 

La battaglia di Cerignola, del 28 aprile 1503, si inquadra nel conflitto intercorrente tra Francia e Spagna per la suddivisione del Regno di Napoli e nello specifico le due potenze si contendevano la Capitanata, l’attuale territorio della provincia di Foggia, che i francesi volevano accomunare all’Abruzzo e gli spagnoli ritenevano invece facente parte della Puglia. Il destino dell’Italia Meridionale era stato deciso con il trattato di Granada, stipulato nel 1500 tra Luigi XII da parte francese e Ferdinando il Cattolico da parte spagnola, in detto trattato si prevedeva la suddivisione del Regno di Napoli in quattro province: Campania, Abruzzo, Puglia e Calabria ed assegnando Campania ed Abruzzo alla Francia e Puglia e Calabria alla Spagna, non si tenne però conto della provincia di Basilicata e Capitanata, create da Alfonso I. Per il suo collegamento naturale con l’Abruzzo e per il fatto che vi si praticasse la transumanza, ossia il far svernare le greggi dal freddo e appeninico Abruzzo alla ben più mite Capitanata, la Francia voleva che questa provincia fosse inquadrata sotto l’Abruzzo, sotto il loro dominio e accomunato dalla questione della pastorizia, mentre per gli Spagnoli la Capitanata era inquadrata a tutti gli effetti sotto la Puglia e non andava toccata. Erano già in atto delle scaramucce di confine tra i rispettivi eserciti, quando nel pomeriggio del 27 aprile 1503 l’esercito spagnolo parte dalla fortezza di Barletta e si dirige verso Cerignola, passando la notte a Canne. Il giorno successivo iniziò ad un cruentissimo scontro con l’esercito transalpino. L’esercito spagnolo era composto da 700 uomini d’arme italiani e spagnoli, 800 cavalli leggeri, 5000 archibugieri e balestrieri, 2.000 mercenari lanzichenecchi e 20 pezzi d’artiglieria.

Mentre i francesi avevano: 700 uomini d’arme, 1100 cavalli leggeri, 3500 fanti svizzeri, 3000-3500 fanti francesi ed     italiani e circa 40 cannoni.
Nonostante le forze francesi fossero preponderanti, il comandante spagnolo Gonzalo Fernandez de Cordoba seppe sfruttare alcuni vantaggi geografici che il campo gli offriva e seppe utilizzare al meglio la combinazione offensiva tra picchieri e cavalleria. Gonzalo diede una parte importante nella gestione della battaglia a Prospero e Fabrizio Colonna, che erano a capo della cavalleria, ma si occuparono anche del piano di costruzione di alcune fortificazioni campali, che ebbero un’importanza fondamentale per la vittoria spagnola. Lo schieramento francese era composto centralmente dalla cavalleria pesante e dalla temibile fanteria svizzera, i picchieri, essi erano talmente temuti che Machiavelli spesso si poneva il problema di come riuscire a sconfiggerli in campo aperto. Trovandosi di fronte questo schieramento possente, e schierato il proprio esercito su una posizione sopraelevata
i fratelli Colonna fecero anche allargare un lungo fossato e fecero costruire un terrapieno su di esso, rinforzandolo con piccole opere in muratura e ponendo pali acuminati nel fondo. Dietro di esso fu posta la fanteria, con i lanzichenecchi in posizione centrale, e grossi contingenti di archibugieri e balestrieri sui lati. Inoltre sui lati dello schieramento fu posta la cavalleria leggera, mentre Prospero Colonna, al comando della cavalleria pesante, attendeva dietro, con funzione di riserva. I francesi, sicuri di riuscire a sfondare la sottile linea difensiva spagnola, effettuarono un attacco frontale insieme agli svizzeri, ma non avevano valutato con attenzione il complesso dispositivo iberico. Iniziato l’attacco, la cavalleria pesante francese e poi gli svizzeri rimasero bloccati nel fossato e sottoposti al tiro incrociato degli archibugi che, sparando a distanza tanto ravvicinata risultarono devastanti, tanto che vi morì anche il comandante francese, il duca di Nemours. Una volta scompaginato il temuto quadrato di picche svizzero e posto nel caos lo schieramento francese, per la morte del loro comandante, intervennero la cavalleria italiana e spagnola che portarono a termine la sconfitta totale dei francesi.

La battaglia di Cerignola rimarrà nella storia, sia perché sarà la prima battaglia campale vinta da reparti dotati di armi da fuoco, sia perché determinò il successivo andamento della guerra nel Regno di Napoli. I francesi, demoralizzati da questa sconfitta, iniziarono a ritirarsi, e furono nuovamente battuti sul Garigliano alla fine dello stesso anno. Un’altra particolarità di questa battaglia furono la contribuzione a segnare la fine del predominio della cavalleria, che non era più la protagonista del campo di battaglia, e la crescita d’importanza della fanteria. Combatterono delle unità di fanteria chiamate Coronelias, armate di picche, spade e archibugi, quindi diversamente equipaggiate rispetto a quello classico che vedeva un tipo di arma per ogni reparto. Queste unità sono considerate precursori del successivo e famoso tercio, l’unità di fanteria per eccellenza dell’esercito spagnolo. Esso rappresentava l’unità di base dell’esercito, essendo il prodotto dell’evoluzione della fanteria sui campi di battaglia del ‘500. Già dalle guerre d’Italia, i teorici della guerra studiavano un’integrazione dell’unita di fanteria che potesse rispondere a determinati bisogni quali: una potenza di fuoco elevata, da affidare agli archibugi, una protezione elevata in caso di assalto all’arma bianca, da affidare ai picchieri e infine una rapida versatilità della squadra, che doveva passare dalla difesa all’attacco in poco tempo.

Il tercio era in grado di soddisfare a tutti questi bisogni. Esso comprendeva, oltre ad un distaccamento di cavalleria leggera ed una dotazione di artiglieria, circa 3.000 fanti suddivisi in dieci compagnie. All’inizio il tercio era composto da metà di uomini dotati di archibugio e metà di picche, ma successivamente gli archibugieri raggiunsero i due terzi del totale.

La fanteria spagnola stava evolvendosi, già in vantaggio per quanto riguarda l’abilità nell’attacco e nella difesa di fortificazioni, in seguito ottenendo una superiorità rispetto a quella di altre nazioni in una serie di operazioni, valutate poco nobili ma indispensabili nella condotta di una guerra quali: imboscate, attacchi improvvisi o incursioni di piccoli reparti che erano impossibili da effettuare per un reparto pesante e poco maneggevole quale il quadrato di picche elvetico. I combattenti della fanteria non erano colpiti da quel senso di inferiorità che poteva avere il fante plebeo rispetto all’aristocratico cavaliere. Il mestiere delle armi, con l’arruolamento nella fanteria, poteva essere anche occasione di riscatto sociale, infatti i contadini che servivano il re imbracciando un archibugio sviluppavano un giusto orgoglio professionale che li rendeva agli occhi del popolo degli specialisti della guerra, con prospettive di carriera e di onore all’interno dell’esercito e non dei combattenti di seconda scelta. Questa visione doveva essere generale e non solo spagnola, se addirittura Francois de La Noue, uno dei maggiori esperti militari ugonotti, consigliava ai giovani francesi come esempio di virtuosa e austera vita comunitaria, di onorevoli costumi e di valore che poteva provenire dall’organizzazione dei  famosi “tercios” di Spagna.


Battaglia del Garigliano
 

Luogo: nei pressi del fiume Garigliano, tra Gaeta e Suio

Data: 29 dicembre 1503

Contendenti: regno di Francia contro Spagna.

Forze in campo: Spagnoli: 900 uomini d’arme, 1000 cavalli leggeri, 8500/9000 fanti spagnoli, 100 schioppettieri, 2000 picchieri tedeschi. 25.000 uomini da parte francese.

Esito: vittoria riportata dai fanti spagnoli/tedeschi e dalla cavalleria leggera sulla fanteria svizzera. La sconfitta francese è dovuta alla scarsa unità di intenti fra i condottieri italiani e francesi. Tale sconfitta aprirà alla Spagna le porte per la conquista totale dell’Italia meridionale.
 

Battaglie - 2^ Parte


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