Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.   

Stemma Famiglia Marocco

Pagina realizzata da Tommaso Tartaglione discendente da parte materna della Famiglia Marocco
"Per rinvenir l'origine di qualche nobil famiglia non sempre ci bisogna ricorrere à Paesi Stranieri, ò a Regioni Oltremontane, poiché da ogni picciola Villa può risorgere una nobil progenie..."
- Carlo Marocco (1678 † 1724) -

Arma(1): d'azzurro antico, alla torre (o rocca) al naturale poggiante su un mare ondoso azzurro.
Famiglia nobile di Caiazzo (CE)

© Stemma Famiglia Marocco
© Stemma Famiglia Marocco

Tra i manoscritti di Carlo Marocco, depositati nella Biblioteca dell’Associazione Storica del Medio Volturno di Piedimonte, è conservato un documento in cui è riportato che i Marocco erano di origine visigota e che discendevano dal principe Valerio Marocuos.


E’ scritto anche che essi erano venuti a Caiazzo (CE) da una non ben identificata località di nome Gioia, in un epoca non precisata.

Effettuare un riscontro certo sull’origine di una famiglia così antica è cosa ardua, soprattutto se si dà credito all’ipotesi che la fa risalire al V sec. d. C., è tuttavia certo che fu tra le più illustri di Caiazzo.

Caiazzo (CE) - Il Seminario Vescovile fondato nel 1564 e ristrutturato nel XVIII secolo
© Caiazzo (CE) - Il Seminario Vescovile fondato nel 1564

Sebbene la genealogia si delinei dalla fine del Cinquecento, già nella prima metà del secolo i Marocco erano presenti a Caiazzo e già godevano di una elevata posizione nel contesto sociale caiatino.
Il prestigio le veniva, innanzitutto, dalla professione di notaio tramandata in famiglia, perché la prassi riconosceva la nobiltà all’officium notarile; nonché dai numerosi sacerdoti, molti dei quali assurti agli alti gradi della gerarchia ecclesiastica della Diocesi di Caiazzo.
A vestire l'abito talare furono: Carlo (viv. nel 1602), canonico; Francesco (1606 † 1631), vicario generale; Scipione (viv. nel 1657), canonico; Fabio Stefano Casimiro (1680 † ?), sacerdote; Paolo Emilio (1704 † 1774), arcidiacono (laureato  in  diritto civile e canonico, era stato primicerio del capitolo di Caserta, rientrato a Caiazzo nel 1739 ottenne il canonicato della penitenziera; Giulio Cesare (1716 † 1776), parroco di Piana di Caiazzo (1740 - 1759) e poi rettore del seminario; Nicola Antonio Benedetto (1717 † 1789), primicerio.

Carlo (1738 † ?), sacerdote; Giulio Cesare (1778 † 1831), canonico; Diodato (1793 † ), secondo primicerio del  capitolo  di  Caserta;   Carlo (1806 † ?), canonico; Diodato (1809 † 1846), sacerdote; Giulio (1838 † 1919), sacerdote; Bernardino Fulvio Antonio (1663 † 1718), sacerdote; Gerolamo Domenico (1669 † ?), detto Minno, sacerdote, fratello del precedente. 

Per le loro sepolture i Marocco possedevano nella Cattedrale di Caiazzo una cappella in Jus Patronato sotto il titolo di S. Leonardo nella cappella di S. Maria, che passò in eredità ad un ramo di Piana di Caiazzo.
Nel 1708 erano “compadroni” di questa cappella gli eredi di Onofrio e Salvatore Marocco, nonché Faustina  tutti del Casale di Piana.
Possedevano inoltre nella Chiesa della Madonna delle Grazie un’altra sepoltura, che fu eretta in occasione della prematura morte del sacerdote Francesco Marocco (1606 † 1631), elevato dal vescovo Filippo de Sio alla carica di vicario generale della Diocesi.

© Proprietà Associazione Storica del Caiatino - Manoscritto di Nicola Santacroce - autorizzazione del 1-3-2008
© Cappella S. Maria di Costantinopoli

Questo il testo dell’epigrafe che ricopre la tomba:

HIC FRANCISCUS MARROCCUS V.I.D.
A MAG(NIF)ICO IULIO CAESARE MARROCCO
ET LUDOVICA MELCHIORI CONIUGIBUS NATUS
PRUDENTIAE VIRTUTE PRAECOGNITUS
E(PISCO)PI DE SIO GEN(ERA)LIS VICARIUS
IN HOC PARVO LAPIDE
AETATIS SUAE ANNO VIGESIMO QUARTO
FATO QUESCIT
ANNO MDCXXXI

La traduzione è la seguente: "Qui Francesco Marocco V.I.D. ( dottore nell'uno e nell'altro diritto), nato dal magnifico Giulio Cesare Marocco e da Ludovica Melchiori, coniugi, conosciuto presto per le virtù della prudenza, vicario generale del vescovo de Sio, in questa piccola lapide, nel ventiquattresimo anno della sua età, per destino riposa. Anno 1631"


©
Palazzo degli eredi di Diodato Marocco di via Laura de Simone, visto da via Portanzia.

Tra i personaggi illustri va annoverato Carlo Marocco (1678 † 1724), la cui vita fu più caratterizzata dalle ricerche storiche che dalla professione di notaio. 
"Fu in corrispondenza con gli uomini più dotti del suo tempo- scrive il Faraone- e il suo nome è ricordato con lode da scrittori esimi, tra cui basta citare Matteo Egizio, Alessandro di Meo e Teodoro Mommsen".

Nella Biblioteca Nazionale di Napoli sono conservate 24 lettere che Carlo Marocco inviò a Matteo Egizio (1647 † 1745), in cui sono riportati i numerosi quesiti che egli poneva allo studioso napoletano per i suoi studi sulla storia di Caiazzo.
L’Egizio(2) e G.B. Vico, che allora costituivano il meglio del mondo accademico napoletano, furono da lui prescelto per la formazione culturale dei suoi figli.

Di questi il sestogenito Giulio Cesare (1716 † 1745) fu allievo prediletto del Vico, "figura centrale del pensiero europeo nel XVII sec.", che gli affidò il compito di postillare la seconda edizione della sua monumentale opera la Scienza Nuova.
Giulio Cesare, che aveva abbracciato la vita ecclesiastica come altri due suoi fratelli, Paolo Emilio (1704 † 1774) e Nicola (1717 † 1798), ebbe un ruolo di una certa rilevanza nell’opera missionaria di S. Alfonso Maria de’ Liguori, allorquando questi fondò a Villa degli Schiavi (oggi Liberi), nel 1774, la prima casa della Congregazione del Santissimo Redentore.
Alfonso de’ Liguori fu anche ospite dei Marocco, evento tramandato da una epigrafe posta sulla facciata del loro palazzo, sito in via Carlo Marocco, meglio noto come lo
Scalandrone:

S. ALFONSO DE LIGUORI
OSPITE DEI SIGNORI MAROCCO
 IN QUESTA RECONDITA STANZA
DA LUI PREFERITA
 STUDIAVA MEDITAVA PREGAVA

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© Palazzo Marocco (degli eredi Incoronato) in Caiazzo, via Carlo Marocco

Suor ”Chiara” Marocco (1673 † 1750) fu Badessa del Monastero della SS. Concezione (1736 † 1738). Essendo stretta congiunta dei Foschi, in quanto sua madre Vittoria era una Foschi e sua sorella maggiore Gerolama (1670 † 1719) aveva sposato Giovanni Battista Foschi, quando morì fu registrata nel loro Libro delle Memorie: “ A 27 Luglio 1750 verso l’ore tredici è passata da questa all’altre vita suor Chiara Marocco nel seculo detta Teresa Marocco in questo Monistero della SS.ma Concezione di Caiazza nostra Zia Materna, dopo essere vissuta anni 76 ed in questa Città, e Monistero è stata tenuta per Religiosa la più osservante, ritirata, ed esemplare, avendo con molta prudenza esercitato la carica di Vicaria Badessa, ed al presente di Discreta. Essendo da tutte le Religiose stimata, ed amata come Madre; la sua infermità è principiata da molti anni essendo gonfiata di piedi, gambe, coscie, e buona parte della vita, tanto che da sei ò sette  anni ha sempre dormito seduta. E seduta ha mandata l’Anima al Creatore; abbiamo Noi, e li nostri posteri molta obbligazione di pregare Dio per lei, imperciocchè oltre di averci teneramente amati allora quando entrò in Monistero rinunciò in beneficio di nostra Casa tutta la sua porzione la quale non era piccola, senza riserbarsi neppure un quadratino per vitalizio”.
L’avvocato Giovanni Battista Marocco (1745 † 1808), sposò Elena Calpano, e si occupò come il nonno, però in forma minore, di storia caiatina. Egli ereditò dal gesuita Giovanni Mastroianni la Cappella di Santa Maria di Costantinopoli, che alla sua morte destinò al settimogenito figlio maschio Nicola (1778 † 1828).

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© Caiazzo - via Laura de Simone - altra proprietà dei Marocco

Ereditata successivamente da Margherita Marocco (1810 † ?), sposata a Salvatore Fortebraccio, restò di proprietà di questa famiglia fino alla sua estinzione (1888), per poi rientrare nei beni dei Marocco, che la vendettero nel 1970.
Invece a dare notorietà ad un altro esponente dei Marocco, il sac. Calo (1738 † ?), furono alcune circostanze politiche. Questi, contravvenendo agli ordini ricevuti, ostacolava insieme ad altri l' elezione  di persone del suo stesso partito a governanti di Caiazzo.
I documenti non attestano esplicitamente le ragioni politiche che spinsero a tanto il Marocco, che amministratore non era ma evidentemente manovrava dall’esterno il gruppo dissidente. Però ci fanno conoscere che queste persone agirono rifiutandosi di presentare " i conti della loro Amministrazione", mettendo in discussione la figura del Razionale nominato revisore dei conti "dal Partito prepotente", perché ritenuto connivente.
Si doveva trattare di una lotta tra correnti di una stessa schieramento, come diremmo oggi.

Quello che viene definito “Partito Prepotente" va molto verosimilmente individuato con la corrente più forte.
Della vicenda fu informato il re Ferdinando IV di Borbone, che nominò
"Governatore Politico della città di Capua", Cimino, suo soprintendente affinché punisse gli artefici e mettesse riparo i disordini che si verificavano da sei anni a Caiazzo.

Il Cimino ricevette l’incarico il 21 settembre 1773 dal ministro Bernardo Tanucci.
Nel Cinquecento, nel Seicento e per tutto il Settecento i Marocco non occuparono, come avrebbe dovuto essere, considerato il censo, la carica di “Eletti” nella gestione dell’Università (l’attuale Comune) di Caiazzo. Questa assenza trova forse la spiegazione nel fatto che essi facevano “fuoco” altrove, Piana di Caiazzo per esempio, dove si sono avuti alcuni riscontri della loro residenza. Una conferma di quanto appena affermato è la totale assenza nel Catasto Onciario di Caiazzo del 1741-42.
Alcune significative testimonianze attestano il loro domicilio a Piana. Nell’atto di morte del notaio Giulio Cesare Marocco del 1709 è riportato essere di Piana, come di Piana era suo figlio Fabio allorquando nel 1662 sposò Vittoria Foschi. Dello stesso Casale dichiarava essere Giacomo Marocco, a partire dal 1661 ogni qualvolta battezzava un figlio. In più Francesco Marocco (1677 † 1732) nel 1710 risulta esser uno dei due “Eletti” "ad bonum regimen et gubernatione Universitatis Casalis Planae dictae Civitatis Caiatiae".

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© Stemma Marocco su portale ingresso dell'omonimo palazzo

Invece nel 1732 il notaio Diodato Marocco e Luca Marocco ricevettero dall’Università del Casale di Piana l’incarico di "deputati per la nuova numerazione(3) ".
Si deve supporre che i Marocco avessero in Piana anche interessi di natura fondiaria, perché dal loro nome prese a chiamarsi la località che ancora oggi è detta
"ncoppa‘e Marrocche".
Nell’Ottocento, con l’abolizione della feudalità da parte di Giuseppe Bonaparte (L. n .103 del 2 agosto 1806), la borghesia del Regno di Napoli trovò finalmente l’occasione per partecipare direttamente e senza condizionamenti alla gestione del potere politico locale.
I Marocco colsero questa opportunità partecipando attivamente alla vita politica locale attraverso vari esponenti. Tra questi il notaio Paolo Emilio(4) (1777 † 1859), marito di Vincenza Cusano, che occupò la carica di Sindaco dal 1831 al 1837, e suo fratello, il giudice Nicola (1778 † 1828), che fu Consigliere provinciale(5). Il figlio di quest’ultimo, Pietro (1812 † 1885), fu prima Consigliere provinciale(6), poi Consigliere distrettuale(7) e infine ancora Consigliere provinciale(8).

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©
Nicola Marocco (1843 † 1914), la moglie Emilia de Nisco e le figlie Margherita ed  Emilia

Dall’ eversione della feudalità alla prima metà del Novecento vari altri esponenti della famiglia ebbero una presenza quasi costante nei Decurionati prima e nei Consigli comunali poi. Invece Francesco Marocco (1882 † 1971) fu prima Commissario prefettizio (dall’8 gennaio 1926 al 13 agosto 1926 ) e poi Podestà (dal 14 agosto 1926 al 24 agosto 1927) di Alvignano.
I Marocco hanno posseduto in Caiazzo quattro palazzi, appartenuti ai tre rami in cui si divise la famiglia. Il più antico(9) e al tempo stesso più interessante e prestigioso è sicuramente il palazzo situato in cima allo Scalandrone, che costituisce con molta probabilità il principale edificio di questa famiglia, prima che si dividesse in altri rami.
Nel 1718 i confini di questo edificio erano "il Venerabile monistero della SS. Concezione , la casa del Rev. Don Aldo Mattei, via pubblica per due parti e via vicinale  ed altri confini"; ossia gli stessi di oggi, con la differenza che è cambiata la proprietà di palazzo Aldi, perché venduto dagli eredi di Matteo Aldi verso la fine degli anni cinquanta.

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© Pianta di Caiazzo con la dislocazione delle proprietà Marocco

Alla morte di Maria Marocco (1904 † 1994), ultima discendente del ramo primogenito, il palazzo è passato in eredità ai suoi figli Anna Maria, Sergio e Paolo Incoronato, che con atto del 17 ottobre 2001 l’hanno ceduto al Comune di Caiazzo.
In via Laura de Simone vi è un portale sormontato da artistici stucchi tardo barocchi, con uno stemma che è lo stesso di quello riportato in pietra sul portone del predetto palazzo. Ciò presuppone che anche la proprietà di questo palazzo, che fa angolo con via San Felice, doveva essere dei Marocco.

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© Palazzo Marocco (degli eredi Incoronato) in Caiazzo, via Carlo Marocco, particolare degli stucchi della scala.

Un terzo palazzo è sito sempre in via Laura de Simone, con il giardino prospiciente su via Portanzia, da cui si accede al frantoio.
Un quarto palazzo(10) è lo stesso che oggi è posseduto dagli eredi Santoro in via Aulo Attilio Caiatino, della cui antichità resta solo la facciata barocca e la volta dell’androne, dove si riesce a leggere lo stemma dei Marocco.
A proposito dello stemma di questa famiglia, va detto che esso è uno stemma parlante perché rappresenta il "mare" e "la rocca", da cui appunto Marocco. Nel 1711 il frate Gennaro Antonio Ercolini da Napoli, minore conventuale, dedicò a Carlo Marocco un sonetto allusivo al suo stemma.
Lo stemma si presenta poi in due versioni: una, sicuramente la più antica, con "mare" e "rocca"; l’altra, a queste figure, aggiunse "il leone rampante" che tiene nella zampa destra "un ramoscello d’ulivo".
E’ ipotizzabile che "il leone rampante" sia lo stemma di un’altra famiglia estintasi nei Marocco e pertanto incorporato nel loro.
La tradizione familiare – poco attendibile - ritiene che quest’ultima versione dello stemma sia stata ideata da Nicola Marocco (1834 † 1914), allorquando aggiunse al proprio cognome quello dei Fortebraccio, famiglia estintasi nel 1888.
L’inattendibilità di questa tesi viene comprovata dagli stemmi riportati sulla lapide che ricopre la tomba di Nicola Marocco Fortebraccio, che sono appunto lo stemma dei Marocco e quello dei Fortebraccio.

Lo stemma di quest’ultima famiglia, anch’esso parlante, rappresenta  “un braccio con una bandiera in pugno”.
Tra il Cinquecento ed il Settecento i Marocco erano una famiglia molto numerosa e ramificata, tanto da rendere impossibile un collegamento fra tutti i rami. Famiglie Marocco esistevano, oltre che in Caiazzo, in Piana di Caiazzo e Campagnano (oggi Castel Campagnano). Nella seconda metà dell’Ottocento, Giovanni Marocco (1851 † ?), primogenito ed unico figlio maschio di G.B. Marocco (1810 † ?) e Angela Musco, si trasferì a Caserta, dando luogo al ramo casertano della sua famiglia.

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© Maria Marocco (1904 † 1994), la madre Caterina Ribotti (1870 † 1955), il padre
Giovanbattista Marocco
(1873 † 1959) e Arturo Incoronato.

Questo lavoro non ha la pretesa di aver completato, in maniera esauriente, una ricerca su una delle più rappresentative famiglie di Caiazzo. Molte fonti sono purtroppo venute meno perché se ne potesse avere un quadro completo.
La prima cosa di cui ci lamentiamo è l’inesistenza di un archivio di famiglia, ivi compreso un
Libro di Memorie dei Marocco. Libri esistenti in quasi tutte le famiglia della borghesia locale, che li istituivano nel momento in cui acquisivano una coscienza storica e genealogica, parallelamente alla fase di crescita culturale e di maggior sviluppo economico. Una memoria trasmessa di padre in figlio, dove ogni notizia, lieta o triste, di ogni singolo individuo veniva annotata con dovizia di particolari.
Poi la loro assenza nel
Catasto Onciario di Caiazzo e l’inesistenza del Catasto Onciario  di piana di Caiazzo, dove –come scritto- si hanno buone ragioni per ritenere che in quel Casale domiciliassero, benché dimorassero in Caiazzo.
La dimostrazione che essi vivessero in Caiazzo è data dagli atti di battesimi, matrimoni e morti riportati prevalentemente dei registri della Parrocchia di S. Nicola de’ Figulis, da cui abbiamo ricostruito la genealogia.

C’è poi la mancanza dei Catasti Antichi  che, come è noto, vennero distrutti nel 1943 insieme a molti altri importanti documenti depositati nell’archivio di stato di Napoli. Infine, ma non meno importante, il fondo notarile di Caiazzo esistente nell’Archivio di stato di Caserta, che come è risaputo, ha inizio solo nel 1653. Tuttavia, anche se per grandi linee, si è riusciti a delineare, in un arco quasi di quattro secoli, la storia dei Marocco, nonché accertare quale fosse la loro ideologia per mantenere alto il potere e, conseguentemente, il prestigio.
Ciò è stato possibile grazie ad una accurata ricostruzione genealogica dei Marocco, che seppur molto schematica per l’elevato numero dei componenti le varie generazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli, non si è potuta allargare per intero in questa ricerca. La genealogia ha costituita il supporto essenziale sul quale abbiamo basato le nostre valutazioni.
La genealogia ha costituita il supporto essenziale sul quale abbiamo basato le nostre valutazioni.
I Marocco, come tutta la borghesia caiatina, vivevano more nobilium
nelle loro “case palazziate”, onorati dei titoli di Magnifico e di Don.

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Pietro Marocco (1874 † 1957) - vicequestore di Forlì, comandò la Guardia del Corpo di Donna Rachele Guidi, moglie di Benito Mussolini.

Per mantenere questo status, ad una famiglia come i Marocco, erano necessari alcuni essenziali requisiti: una proprietà terriera, una dimora degna del nome e della possidenza, un’attività professionale da tramandare di padre in figlio, dei congiunti che occupassero di volta in volta dei posti influenti nella Chiesa locale, le alleanze matrimoniali.
Della proprietà fondiaria, poiché essi – come abbiamo più volte ricordato non figurano nel
Catasto Onciario, dobbiamo tralasciare di parlarne. Di certo si conosce che il sac. Giulio Cesare Marocco (1716 † 1776), in tenimento di Squille, possedeva cinquanta moggi di terreno. Sarebbe stato interessante accertare, all’atto della compilazione dell’inventario dei beni immobili e mobili, la rendita censuaria e la consistenza patrimoniale prima ancora che la famiglia si fosse divisa negli altri due rami, e quali entrate, oltre a quelle professionali e fondiarie, contribuirono alla loro crescita economica.

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© Le figlie del dr. Diodato Marocco, Rosina (1910 † 2000) e Teresa (1912 † 1935)

Resta da fare solo il punto sulla professione notarile, sulla loro significativa presenza nella Chiesa locale e sulle alleanze matrimoniali.
L’attività notarile praticata in famiglia l’abbiamo accertata fin da Giulio Cesare (viv. tra il XVI e il XVII sec.), ossia da colui che nella nostra ricostruzione genealogica figura essere il capostipite e che nel 1572 già esercitava ala professione.
Di un suo figlio del quale non abbiamo alcuna notizia, poiché non è stato rinvenuto in nessun atto il nome, abbiamo supposto si chiamasse Carlo, perché un fratello sacerdote di Giulio Cesare si chiamava appunto Carlo e Carlo era il nome più volte imposto ai figli di suo nipote Giulio Cesare (1637 † 1709). Si deve ritenere che egli fosse notaio perché i Marocco si distinsero proprio in questa professione, che si tramandarono per quasi tre secoli. Per cui riesce difficile pensare ad una possibile interruzione, soprattutto in un epoca in cui la professione di notaio costituiva un privilegio di casta al quale non si poteva rinunciare, per non perdere un importante ruolo nel contesto sociale locale.
L’incertezza è dovuta  al fatto che gli atti notarili, a noi pervenuti, iniziano solo dalla terza generazione dei Marocco (1653).

Perché – com’è risaputo- a causa della forte opposizione del ceto nobiliare e benestante, nel Regno di Napoli non si riuscì mai ad istituire -nonostante i reiterati tentativi governativi- un archivio pubblico.
La nobiltà aveva tutti gli interessi per contrastare un tale progetto, onde evitare ogni sorta di accertamento patrimoniale. Per cui gli atti notarili si conservavano trasferendoli di padre in figlio; qualora mancasse un erede notaio si lasciavano ad un altro notaio. Cosa che abbiamo potuto accertare con il notaio Pasquale Mirto (1730 † 1766), i cui protocolli furono destinati da figlio Raffaele nel 1787 al notaio Fabio Marocco.
La perdita degli atti notarili del capostipite Giulio Cesare Marocco e del figlio di questi, che abbiamo ipoteticamente chiamato Carlo, va evidentemente ricercata nelle vicende familiari dei Marocco.

Giusto per completare questa nota, fu solo con il Decennio francese che si riuscì ad istituire gli Archivi Provinciali.
Il conseguimento  del  dottorato in  legge  costituiva  solo  il mezzo per la  elevazione sociale; “i laureati ex privilegio, ossia senza aver acquisito alcuna conoscenza giuridica, dovevano imparare per proprio conto i fondamenti del diritto, per aggiungere la dignitas della scienza a quella del privilegio”.
Nel caso dei Marocco non c’era niente di più opportuno di uno studio notarile paterno per imparare la professione di notaio che, oltre alla
dignitas, assicurava anche delle entrate cospicue. Questa ragione confermerebbe che tra il capostipite Giulio Cesare e suo nipote Giulio Cesare (1637 † 1709) non ci fu soluzione di continuità professionale.

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©
La piccola Angela Emilia Anna Amalia Pagliuca (1926) nonna di Tommaso Tartaglione,  tra le braccia di Tommaso Pagliuca (1896 † 1952), Grande Invalido della Prima Guerra Mondiale, ferito sul Carso quota 144 nel 1917.

Una famiglia del ceto civile come i Marocco era interessata acchè il notariato rimanesse un loro privilegio perché “Nella vita cittadina, onnipresenti erano i notai che godevano di un prestigio superiore alle entrate ed esercitavano sempre una notevole influenza. Spesso facevano parte del parlamento dell’università, ecc. formavano -una specie di intellighenzia- cittadina, rispettata ed onorata anche se spesso di modesta levatura culturale”.
Nella successione professionale dei Marocco, l’attività notarile non costituiva un diritto del primogenito, come potremmo essere portati a credere; sembra di capire, invece, che si prestasse molta attenzione a quelle che erano le reali inclinazioni
e, molto probabilmente, si teneva conto anche delle capacità intellettive dei figli (i primogeniti venivano quasi sempre destinati al sacerdozio).
Questo comportamento l’abbiamo potuto accertare a partire dai figli del notaio Carlo Marocco (1678 † 1724), lo storico, perché la genealogia da questo personaggio comincia ad essere più completa.
Lo scambio dei ruoli tra primogeniti e cadetti che abbiamo riscontrato nei Marocco non costituiva l’eccezione bensì la norma tra l’élite del Mezzogiorno. E’ stato osservato che “anche nella grande nobiltà i comportamenti successori non si uniformarono allo schema primogeniturale”. Delille nota che questo comportamento ricorda “l’applicazione costante del precetto biblico: ogni primogenito verrà dato al Signore.”
Nel caso dei figli di Carlo Marocco fu addirittura il quartogenito, Diodato (1706 † 1164)
(11) ,  che seguì le orme paterne. Dei figli di questi, il secondogenito Giovanni Battista (1747 † 1808) scelse la professione di avvocato, mentre il terzogenito Fabio (1747 † 1843) successe al padre nello studio notarile.

Stemma della città di Caiazzo
© L'insegna della città di Caiazzo (CE)

I figli di Fabio, Giuseppe Federico  (1801 † 1876) e Gustavo (1805 † ?), seguirono tutt’altre strade. Il primo non dovette intraprendere gli studi superiori se l’abbiamo trovato impiegato come guardaboschi del Comune di Caiazzo; il secondo, invece, scelse di fare il farmacista, una professione del tutto nuova in famiglia.
L’attività notarile passò così di mano al secondogenito dell’avv. Giovanni Battista,
Paolo Emilio (1777 † 1859). Suo figlio Giovanni Battista (1811 † 1878), che pure lui non era il primogenito benché portasse il nome del nonno, fu l’ultimo esponente dei Marocco ad essere notaio, perché suo figlio Alfonso (1843 † 1915) conseguì la laurea in legge.
Non  ci  sono motivazioni ufficiali sulla fine di questa antica tradizione di famiglia, le possiamo solo immaginare,  come non è noto se Alfonso avesse mai esercitato la professione di avvocato. Venute meno le possibilità di accedere al notariato, la laurea in legge gli consentì di certo di acquisire una cultura giuridica per una più edotta amministrazione dei suoi beni.
L’Unità d’Italia non fu solo un risultato politico-militare da raggiungere, ma anche e soprattutto una rivoluzione nella struttura e nell’amministrazione dello Stato.

Per un ricco possidente era quanto mai opportuno avare delle cognizioni giuridiche, perché non restasse fuori dalle innovazioni che lo Stato liberale apportava nella società italiana.
Con la fine del regime borbonico i notai non costituirono più “una casta chiusa- ed è forse questa la spiegazione- cui era, praticamente, impossibile essere ammessi in quanto, trasmesso normalmente di padre in figlio, il notariato non usciva dall’ambito di poche famiglie…”.
Dal riformismo dello Stato unitario i Marocco, come tutte le famiglie del loro rango, subirono evidentemente questa penalizzazione, che formalmente e solo momentaneamente non riconobbe più questo privilegio.
In più si deve credere che Alfonso perdette questa opportunità perché nato nel 1843, con l’entrata in vigore delle nuove leggi dello Stato liberale si trovava forse nella condizione di studente universitario, mentre la “piazza” di Caiazzo, nel 1861 era già occupata dai notai Paolo Aldi (1825 † 1904) e Giovanni Paterni (1815 † 1874). Nel frattempo era stata soppressa la “piazza” di SS. Giovanni e Paolo, dopo che essa era stata occupata dal notaio Giuseppe Aldi.
Il figlio di Alfonso, Giovanni Battista (1873 † 1959), meglio conosciuto come “Don Titta”, ultimo discendente maschio del ramo primogenito, non conseguì alcun titolo accademico, ma operò presso il
Credito Popolare Meridionale e visse di rendita come tanti altri “signorotti” del suo tempo. Nel 1903 aveva sposato a Roma Caterina Ribotti (1870 † 955), nativa di Forlì ma di origine piemontese, che occupò a Caiazzo la carica di direttrice della Scuola Complementare Pareggiata del Pio Istituto.

Dal loro matrimonio nacque una sola figlia, Maria (1904 † 1994), sposata al magistrato Biagio Incoronato, divenuto poi presidente di sezione della Corte di Cassazione.
Un fratello minore del notaio Paolo Emilio, Nicola (1778 † 1828, fu invece giudice regio, dei circondari di S. Maria (Capua Vetere) prima, di Arce poi e infine di Monteleone (attuale Vibo Valentia), dove morì. Tra i suoi figli e discendenti nessuno seguì questa nuova professione inaugurata in famiglia. Il nipote Nicola (1843 † 1914) intraprese la carriera nella pubblica sicurezza divenendo commissario.
Il figlio di questi, Pietro (1874 †1 957), segui le orme paterne, divenendo vice questore di Forlì. Durante il fascismo comandò la Guardia del Corpo di Donna Rachele Guidi, moglie di Benito Mussolini. Il 27 settembre 1935 fu insignito dalla Repubblica di S. Marino del titolo di commendatore dell’Ordine Equestre di Sant’Agata; alcuni mesi dopo, il 3 febbraio 1936, ricevette l’onorificenza di cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Collocato a riposo, rientrò a Caiazzo dove ricoprì la carica di presidente delle Opere Pie Riunite.
Ritornando al farmacista Gustavo Marocco, la sua professione la seguirono i figli Angelo (1838 † ?) e Fabio (1850 † 1912).

© Proprietà Associazione Storica del Caiatino - Manoscritto di Nicola Santacroce - autorizzazione del 1-3-2008
© Caiazzo (CE) - Palazzo Marocco - veduta interna

Il figlio di quest’ultimo, Diodato (1883 † 1976), elevò la tradizione al rango di medico, conseguendo la laurea in medicina e chirurgia e la specializzazione in ginecologia(12). Ortensio Severino, nella raccolta di liriche dal titolo Ritornare(13),  gli dedicò la poesia "Il medico condotto".
L’immatura morte del primogenito Gustavo (1909
1934), promettente studente in medicina, segnò la fine di questa nuova tradizione professionale. La presenza dei Marocco nella Chiesa è un altro importante capitolo della storia di questa famiglia.
Dalla fine del Cinquecento al 1919, ossia nello spazio di tempo che va dal can. Carlo al sac. Giulio, i Marocco, per più di tre secoli, hanno avuto una presenza costante, attraverso vari esponenti, nella Chiesa caiatina. Non c’è stata generazione in questo lungo arco di tempo che non avesse avuto il suo sacerdote. Anzi in una occasione gli uomini di chiesa furono addirittura tre: è il caso dei figli dello storico Carlo Marocco. Per non parlare delle tre suore, delle quali una fu badessa del convento della SS. Concezione.
Fu vera fede quella dei sacerdoti Marocco o di quanti altri che come loro si orientarono in quell’epoca verso il ministero sacerdotale? Nelle intenzioni forse si, nei fatti non lo sappiamo perché non abbiamo documenti per verificarlo.
Autorevoli studi sul comportamento della “borghesia rurale” del Mezzogiorno hanno evidenziato che essa, nel Settecento, per “non dividere e disperdere il patrimonio”, la cui natura giuridica non era feudale e per questo “più difficile imporre la primogenitura”, indirizzava “i cadetti verso la carriera ecclesiastica”.
Nei secoli in cui i Marocco espressero tanti sacerdoti la devozione verso il mistero della fede era largamente diffuso. Tanto che il miracolismo era un fenomeno in cui generazioni di uomini e donne credevano, ritenendo “che un soccorso divino venisse a risolvere i problemi di una vita quotidiana segnata da sofferenze fisiche e insicurezze di ogni genere”.
Ma che la Chiesa fosse vista dall’élite come un mezzo per accrescere la sua influenza è un aspetto inconfutabile.

Caiazzo (CE) - il chiostro
© Caiazzo (CE) - il chiostro

Si può dire che essa sia stata determinante nella crescita politica, culturale ed economica delle famiglie che aspiravano ad avere un ruolo preminente nella società in cui vivevano.
Non sono mancati casi in cui proprio l’esponente sacerdote creò le condizioni per la promozione sociale della famiglia, anche quando essa era di umili origini.
In più di tre secoli i Marocco hanno dato alla Chiesa locale un notevole contributo di donne e uomini votati al sacerdozio. Il dato ovviamente eccede per difetto, poiché la ricerca genealogica non sempre ci ha gratificati. Tra tutti questi sacerdoti e suore molti assursero agli alti gradi della gerarchia ecclesiastica locale, divenendo vicari generali, arcidiaconi, canonici, primiceri, badesse. Ciò che invece non è avvenuto nei Marocco, e non si può pensare che essi non vi aspirassero, è la promozione di un loro esponente al grado di vescovo. Evidentemente mancarono ad essi quelle opportunità, ovverosia quelle conoscenze che invece altre famiglie ricercarono e seppero cogliere. (In famiglia però si racconta che nell’Ottocento un esponente della famiglia Marocco, primicerio della diocesi di Caserta, fu nominato vescovo della città di Cosenza, ma rifiutò tale carica per poter rimanere vicino ai nipoti - "Nota di Tommaso Tarataglione"-).

Basti pensare che due famiglie imparentate con loro, i Foschi e i Giannelli, ebbero ognuna il suo esponente vescovo. I primi con Giuseppe Maria Foschi (1711 † 1776), che resse la diocesi di Lucera dal 1756 all’anno della sua morte; gli altri con Donato Antonio Giannelli (1720 † 1783), che fu vescovo di Risceglie dal 1762 all’anno della sua morte. Questi due personaggi coronarono il loro sogno perché andarono via da Caiazzo, in quanto chiamati a ricoprire le cariche di vicari generali di altre  e più importanti diocesi. Una opportunità che consentì loro di potersi far meglio conoscere e, nel contempo, legarsi a potenti esponenti della Chiesa che ne determinarono la promozione alle alte dignità ecclesiastiche.
Ora non resta che parlare delle alleanza matrimoniali. In proposito Gérard Delille scrive che le genealogie costituiscono “una solida base per un primo approccio allo studio delle alleanze matrimoniali”. Ed è quello che ci proponevamo di fare per comprendere il comportamento del ceto civile caiatino in questo meccanismo, ivi compresi i Marocco. Ovverosia se la borghesia locale imitasse anche in questo la nobiltà del Regno con la regola “della reciprocità”, che
sottintendeva “l’insieme degli scambi matrimoniali” compresi i beni.
Questo capitolo avrebbe potuto essere il più interessante tra quelli finora trattati. Trovandoci però di fronte ad una genealogia, quella dei Marocco, per certi aspetti incerta e incompleta, soprattutto per il periodo che intercorre tra la seconda metà del Cinquecento e il Seicento, dobbiamo astenerci dall’analisi che ci eravamo proposti.
Questa limitazione è dovuta alla più volte lamentata inesistenza delle principali fonti archivistiche e alla lacunosità di quelle esistenti. A questo bisogna aggiungere che qualche famiglia imparentata con i Marocco si è estinta in epoca remota; di altre, pur essendo caiatine, abbiamo dedotto che fossero di ceto elevato grazie al legame coniugale contratto proprio con i Marocco; altre ancora, essendo forestiere, non ci hanno consentito di conoscere l’importanza, l’antichità del casato e quindi la loro storia.
Anche se le fonti sono abbastanza lacunose, resta fermo un principio, cioè che il matrimonio era un puro contratto economico redatto da un notaio con i cosiddetti
Capitoli Matrimoniali. Per cui i sentimenti e l’attrazione fisica erano degli “accessori” estranei “ai principi etico-religiosi dell’unione coniugale”.

La donna chiesta in sposa o la donna che venisse proposta in sposa doveva avere una dote proporzionata “alla classe socio-economica del marito”. La regola di questo meccanismo era l’omogamia, ossia il matrimonio doveva avvenire “nell’ambito del proprio gruppo socio-economico”.
Nella storia delle alleanze matrimoniali dei Marocco abbiamo riscontrato che essi prevalentemente si imparentarono con famiglie forestiere. Solo nella prima fase della loro storia, che va dalla fine del Cinquecento al 1662, i Marocco effettuarono le loro scelte tra le famiglie caiatine (
endogamia), ad eccezione dei Poccella, la cui provenienza non ci è nota.
 
I Melchiori, i Crescarella, i de Francesco, i Lamperio, i Cicino, i Foschi, gli Alberti, gli Aversano, i Matarazzo, e i de Felice costituivano i casati più illustri dell’epoca, con i quali i Marocco potettero stabilire le loro alleanze matrimoniali.
Mentre degli Aversano e dei de Felice si conosce poco o niente, i Melchiori sono passati alla storia per aver preso parte alla prima Crociata e per aver espresso uomini di grande valore militare.
Anche gli Alberti sono passati alla storia per aver preso parte alla prima Crociata. I Cicino, invece, sono noti per aver annoverato un pittore, Francesco, attivo nella seconda metà del Quattrocento, proveniente dalla scuola di Antoniazzo Romano.

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© Palazzo di Nicola Marocco (ora eredi Santoro) in via Aulo Attilio Caiatino

Forse questa famiglia annoverò un altro pittore, Giovanni Antonio, meno noto di Francesco, probabilmente suo diretto discendente, attivo nella prima metà del Cinquecento.
I Foschi, arrivati a Caiazzo nel 1594, occuparono subito una posizione preminente nella società locale, ma erano ancora lontani i tempi perché si potesse parlare di essi come una famiglia storica caiatina.
 Con i Foschi –caso unico- si ebbero ben quattro alleanze matrimoniali, tra il 1653 e il 1732, e in particolare Fabio e Giulio Cesare Marocco (1637ca-1709), rispettivamente zio e nipote, sposarono le sorelle Vittoria e Diana Foschi. Tra questi matrimoni era inevitabile che si incorresse in qualche caso di consanguineità.

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© A destra, il dott. Diodato Marocco (1883 † 1976) con la moglie Emilia Panella (col capo coperto).

Giovanni Battista Foschi (1659 † 1720) e Gerolama Marocco (1670 † 1719), sposatisi nel 1695, erano imparentati per mezzo di 3° grado da una parte e 3/4. da un’altra”.
Il Foschi per ottenere la dispensa pagò 63 ducati.
A partite poi da Carlo (1676 † 1724) fino a
Paolo Emilio (1777 † 1859), per quattro generazioni accertiamo che i Marocco si imparentarono con famiglie non caiatine, quali furono i Picone di Grasso, i Calpano e i Cusano. Con i Picone i matrimoni furono due, il secondo dei quali fu consanguineo, tanto che “vi volle una buona summa per la dispensa. Un altro matrimonio che riguardò un ramo collaterale fu contratto con una Calò, della quale non abbiamo ricavato l’origine. L’unica donna  di questa linea che troviamo maritata nel Settecento, Emilia Rosa (†1781), figlia di Diodato (1706 † 1764), sposò un caiatino, Cesare Mazziotti.
Questo comportamento ha, forse, una spiegazione: nessuna famiglia caiatina, evidentemente, era considerata dai Marocco alla loro stregua.
Se poi con gli Aldi, i Paterni, i Giorgio, i Mirto, gli Sparano, che pure facevano parte del ceto notarile, non abbiamo riscontrato alleanze matrimoniali, è da ritenere che semmai ci fosse stato pregiudizio esso va ricercato nella rivalità professionale.

Nell’Ottocento con gli Aldi, gli Spoleti, i Fortebraccio, gli Sgueglia, i Mastrianni, i Civitella, i Bolognese, gli Iovinella, gli Insero, i Musco e i Cammarota riprendono, solo parzialmente, le alleanze matrimoniali con famiglie caiatine. Fatta eccezione degli Aldi, dei Bolognese e dei Fortebraccio, le altre famiglie appartenevano tutte a ad una borghesia minore, segno evidente di una condizione socio-economica quella dei Marocco non più pretenziosa.

Castello di Caiazzo (CE)
© Caiazzo (CE) - il castello di Lucrezia d'Alagno

Contemporaneamente avvengono matrimoni con famiglie forestiere, quali i Caputo di Formicola (due sorelle Marocco con due fratelli Caputo), i d’Amico di Frasso, i Tirozzi, i de Nisco, i Denza di Caserta, i Martino, i Berlingione, i Lauro di Teano, i Brayda di Napoli, i Catanzano di Formia, i Panella di Pizzo, gli Iannella, i Pagliuca di Alvignano. In alcuni casi ritrattò di matrimoni con modesti impiegati del telegrafo (i Panella) o di “fattori” (i Berlingione) dei marchesi Corsi Salviati.
Si ha così a partire dall’ottocento da parte dei Marocco l’abbandono dello schema rigido dell’omogamia,  ossia della difesa della chiusa struttura di un sistema di alleanze che li aveva interessati per secoli.

Quali le ragioni che portarono ad avere un comportamento del tutto nuovo nelle alleanze matrimoniali?  Intanto, già a fine Settecento, la famiglia si era divisa con Fabio (1747 † 1843) i due rami, nel momento di massima ascesa sociale. Una divisione genealogica che la dovette indebolire sotto il profilo patrimoniale.
Tra i discendenti di Fabio ci fu solo suo figlio Diodato (1809 † 1846) ad intraprendere la strada del sacerdozio. Il celibato ecclesiastico restò solo nella tradizione del ramo primogenito, subendo comunque una flessione in termini di vocazione. Con l’emanazione del
Codice Napoleone negli stati della penisola, Mezzogiorno compreso, venne abolito il lignage e con esso i privilegi che godevano i figli maschi nell’ancien règime, le donne entrarono a pieno titolo e a parità di diritti nelle successioni ereditarie. Caddero così le differenze che dividevano i primogeniti dai cadetti e i maschi dalle femmine.
Il ramo primogenito, una generazione dopo quella di Fabio, diede luogo ad una nuova linea cadetta con Nicola (1778 † 1828), che fu magistrato. La superficialità impedì che il figlio Pietro (1812 † 1885), non prendesse coscienza del ruolo che occupava il padre e la famiglia. Non conseguì alcun titolo accademico, determinando la decadenza della sua discendenza (suo nipote Francesco emigrò per alcuni anni in Argentina), che riacquistò un certo prestigio sotto il fascismo.

Consapevoli del rischio di essere stati imprecisi, ci avviamo alla conclusione della nostra ricerca sui Marocco, non prima, però, di aver fatto una precisazione.
In questa ricerca abbiamo trattato la storia dei Marocco nella complessità delle sue ramificazioni e questo non deve indurre a credere che tra loro ci sia stata una sorta di interazione che contribuisse alla reciproca crescita. Le ricerche che da anni conduciamo sui comportamenti dell’èlite caiatina ci hanno dimostrato esattamente il contrario.

Quando si parla di storia di una famiglia, ogni ramo va indagato e studiato separatamente dagli altri, perché ognuno di essi ha potuto avere una sua storia sociale, economica, politica e culturale. Pensare che queste famiglie fossero unite sotto questi aspetti è quanto mai errato. In termini di parentela allargata si può parlare al massimo solo fino alla prima generazione dopo quella che ha dato luogo ad un nuovo ramo. Prendendo ad esempio i Marocco, possiamo ritenere che essi si sentissero appartenenti alla stessa famiglia fino ai figli di Giovanni Battista (1745 † 1808) e Fabio (1747 † 1843), perché, come abbiamo visto, da quest’ultimo il notariato passò di mano al nipote Paolo Emilio (1777 † 1859). Una conferma di questo comportamento ci viene dalla storia professionale degli Aldi, molto simile a quella dei Marocco, e dai Libri di Memorie  dei Foschi e dei Paterni.
Queste fonti dimostrano che le annotazioni riguardavano la linea diretta delle famiglie che avevano istituito i
Libri. Tralasciando i rami collaterali.
E’ emblematico il caso dei Paterni che non fanno alcun cenno nel loro
Libro alle circostanze tragiche che causarono la morte del notaio Giovanni Paterni avvenuta nel 1874. Più si allargava la parentela più si allontanava il ricordo di appartenenza alla stessa famiglia.
Ciò deriva dal fatto che la borghesia riuscì ad imitare l’aristocrazia del regno di Napoli in tutto tranne che nella possibilità di esprimersi con “una precisa strategia di lignaggio”.

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© Caiazzo - Scala prospettante sul cortile di palazzo Marocco

In ogni caso l’élite caiatina, ivi compresi i Marocco, per conservare alto il potere e il prestigio, ha saputo –in ogni epoca- cercare alleanze anche al di fuori del proprio gruppo familiare.

I MAROCCO : UNA FAMIGLIA DEL CETO CIVILE  CAIATINO
di  Nicola Santacroce

Archivio Storico del Caiatino 2001/2003 vol. III 
Si ringrazia l'Associazione Storica del Caiatino per aver consentito la pubblicazione del saggio con relative foto.

Albero genealogico semplificato

TAV. I

  GIULIO CESARE---
XVI-XVII sec.-Notaio
                |

------------------------------------------------

 

---------------------------

 

----FULVIO
(vissuto nel 1599)
 

             

|________sposa____________LUDOVICA MELCHIORI (vedi stemma)

 
 

 __________|________________

 
 

        |      
CARLO ?

  Notaio ?
        |

 

               |
           FABIO

(sue notizie tra il 1662 e il 1679)
 

 
 

GIULIO CESARE
(1637-1709)Notaio
               |______sposa nel
               |



1653 __DIANA FOSCHI
              
(vedi stemma)



 
 

                     |
   CARLO NICOLA MARCO    
(1678-1724) Notaio e
              Storiografo                 
DOROTEA PICONE di Grasso in Frasso (Telesino)
                     |________ sposa _______________|
                     |





 
 

        DIODATO
(1706-1764)Notaio
                 |_______sposa____



ANNA PICONE di Grasso in Frasso (Telesino)

 

__________________|________________

 
 

               |
        FABIO
(1747-1843)Notaio
              |


 

                    |        
GIOVANNI BATTISTA
    (1745-1808)Avvocato
        (vedi Tav. II)

 
 

|_______sposa
|
|

BERNARDINA CIVITELLA, in prime nozze e
MARIA GIOVANNA SGUEGLIA in seconde nozze.
 

 
 

     GUSTAVO
(1805-?) Farmacista
             |_______
sposa______



ROSA BERLINGIONE

 

_____________|____________________

 
 

                  |
             FABIO
(1850-1912)Farmacista
                  |
                  |

 

             |
     ANGELO
(1838-?) Uff. Carab.

 

 
 

                  |___________sposa _____

EMILIA CAMMAROTA(Piana di Caiazzo)

 

_____________________|

 
 

        |
DIODATO
(1883-1976)Medico
        |_____________sposa________




EMILIA PANELLA

 

_____________________|____________________________________________

 

|
-MARIA-

(1907-1981)
|

|
-GUSTAVO-

 

|
-ROSA-

 

|
-TERESA-

 

|
-FABIO-

 

             |____________sposa________
             |                                      
             |                       

PASQUALE PAGLIUCA (1894-1963)
               Proprietario terriero
 

ANGELA PAGLIUCA
        (1926)
    (vedi Tav. III)
 

                 GIOVANNI BATTISTA       
                   (1745-1808) Avvocato
                         (da Tav. I)
                                |_________________sposa___ ELENA CALPANO (di Napoli)
                                |
                   PAOLO EMILIO
                
(1777-1859) Notaio
                                |_________________sposa___VINCENZA CUSANO
                               
|
              GIOVANNI BATTISTA
                 
(1811-1878) Notaio
                                |_________________
sposa___MARIANGELA SPOLETI
                               
|                                                           (vedi stemma)
                                |
       DIONILDA CLORINDA AMALIA
                     
(1847-1925)
                                |_________________ sposa___VINCENZO PAGLIUCA
                               
|                                                            (vedi stemma)
                               
|
           FEDERICO PAGLIUCA
           
(1882-1947) Farmacista
                               
|__________________
sposa___ELVIRA de LILLO
                               
|
           VINCENZO PAGLIUCA
                    
(vedi Tav. III)
   
           

                 
VINCENZO PAGLIUCA
(1916-2000)Tisiologo e Pneumologo

 

                 
ANGELA PAGLIUCA
(da Tav. II)
             (1926)

 

 |______sposa________________________|
                _______| __________________

 
 

                   |
MARIELLA
PAGLIUCA----
      (1951)Professoressa

                      |
----
 FEDERICO PAGLIUCA
        (1953)Otorinolaringoiatra

 
 

              |
              |_________sposa ___
                                              |


GIACOMO TARTAGLIONE (vedi stemma)
 (1952) Direttore Amministrativo

 

 ______________|_______________________

 
 

                       |
 
TOMMASO
TARTAGLIONE
(1985) Studente di Giurisprudenza


------
 

                                 |
GIANDOMENICO
TARTAGLIONE
 (1988) Studente di  Economia Aziendale

 
 

LE ARMI DELLE FAMIGLIE IMPARENTATE CON I MAROCCO

Stemma Famiglia Melchiori
Stemma Famiglia Melchiori
Motto: Cogitabo

Stemma Famiglia Foschi
Stemma Famiglia Foschi
Motto:
Hinc procul angues (14)

Stemma Famiglia Tartaglione
Stemma
Famiglia Tartaglione

 

___________
Note:
1) - I colori dello stemma sono tramandati oralmente da generazione in generazione e da un affresco dello stemma in Palazzo Marocco a Caiazzo.
2) - Tra i suoi allievi vi fu un altro caiatino, Francesco Foschi (1696-1753), fratello di Giuseppe Maria (1711-1776), vescovo di Lucera. Fu " Dottore dell'una e dell'altra legge e Primo Primicerio della Cattredale di Caiazzo". Dopo essere stato "educato" nel sminario di Caiazzo " studiò in Napoli presso il celbre letterato di questo seculo D. Matteo Egizio, ritirato da Canonico in Caiazzo è stato uno delli più esemplari Sacerdoti di questa Città .....".
3) - Si tratta dell'accertamento fiscale degli abitanti dei Castelli di Campagnano, Alvignanello e Squille, nonché dei Casali di Piana di Caiazzo e SS. Giovanni e Paolo. Gli atti notarili non riportano i dati delle "rivele", ossia di quelle che oggi potremmo definire dichiarazione dei redditi, poiché, convocato il pubblico Parlamento in ogni singola località, essi erano stati pubblicati il 22 maggio 1732. Gli atti, redatti dal notaio Pietro Mastroianni per ogni singolo Castello o Casale, altro non erano che i giuramenti degli elettei e deputati che dovettero prestare per dare esecuzione alla Regia Prammatica. Da questi atti non risulta che per Caiazzo si sia fatta la " numerazione".
4) - Il corsivo sta a significare che era chiamato solo con il primo nome.
5) - Nomina del 18 settembre 1817.
6) - Nomina dell’8 marzo 1838.
7) - Nomina dell’8 marzo 1842.
8) - Nomina del 4 aprile 1846.
9) - L'antichità dell'edificio è testimoniata dal portale in piperno nero della seconda metà del Quattrocento.Se si esclude un vano terreno in via B. Di Dario, esso si estende su tre livelli, per complessivi 1200 metri quadrati di cui 420 a giardino ed aree scoperte. Il numero dei vani che lo compone è di 30 stanze (compresi gli accessori) di cui una a pianta circolare al primo piano un tempo adibito a cappella.
10) - Venduto il 27 luglio 1960 (notaio Salvatore Laurenza di Alvignano) da Nicola Marocco in favore del veterinario Gaetano Santoro, fu completamente ristrutturato al suo interno. Anche questo edificio, che prima comprendeva le pertinenze alla sua destra per chi guarda la facciata, era dotato di cappella.
11) - Ricoprì anche la carica di economo dei beni della SS. Annunziata di Caiazzo.
12) - Ricoprì la carica di ufficiale sanitario del comune di Caiazzo.
13) - Piedimonte M., 1975, pp 37-38
14) - Cioè:" Qui lontano dai serpi"

 

FONTI ARCHIVISTICHE -  BIBLIOGRAFIA

FONTI ARCHIVISTICHE:

PARROCCHIA DI S.NICOLA DE' FIGULIS

Registri parrocchiali (battesimi-matrimoni-morti) dal 1596 al 1808

ARCHIVIO STORICO DEL COMUNE DI CAIAZZO

stato Civile, nascite-matrimoni-morti (1809-1920)

ARCHIVI DI FAMIGLIE

Libro di Memorie della famiglia Foschi

Libro di Memorie della famiglia Paterni

Carteggio degli eredi di Carlo Marocco

ASSOCIAZIONE STORICA DEL MEDIO VOLTURNO

Carlo Marocco, manoscritti

ARCHIVIO DI STATO DI CASERTA

Notaio Pietro Mastroianni-Anno 1708-Corda 8273

Notaio Pietro Mastroianni-Anno 1732-Corda 8292

Notaio Pietro Mastroianni-Anno 1735-Corda 8295

Notaio Carlo Marocco-Anno 1710-Corda 8314

Notaio Carlo Marocco-Anno 1718-Corda 8320

BIBLIOTECA NAZIONALE DI NAPOLI

Sez. Manoscritti XIII.C.91 (100-123).

ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

Fondo Guicciardini Corsi Salviati, filza 150 (Caiazzo-Amministrazione giurisdizionale) n.29

PARROCCHIA DELLO SPIRITO SANTO DI PIANA DI CAIAZZO

Libri dei Battesimi: vol. II (1672-1700); vol.III (1700-1757); vol. IV (1758-1788)  


BIBLIOGRAFIA:
 

CAMMISA F., La certificazione patrimoniale - I contrasti per l'istituzione degli archivipubblici nel Regno di Napoli, Napoli, 1989

CHIOVARO S.(a cura di), Storia della Congregazione del Santissimo Redentore - I Le origini (1732-1793), Roma, 1993

DELILLE G., Famiglia e proprietà nel Regno di Napoli, Torino, 1988

DELILLE G.-CIUFFREDA A., Lo scambio dei ruoli: primogeniti-e, cadetti-e tra Quattrocento e Settecento nel Mezzogiorno d'Italia, in "Quaderni Storici"- Anno XXVIII, n.83, agosto 1993

DI DARIO B.,Notizie storiche della Città e Diocesi di Caiazzo, Lanciano, 1941

DI RIENZO A., La cappella di Santa Maria di Costantinopoli in Caiazzo, Capua, 2001

FARAONE G., Notizie storiche e biografiche della Città di Caiazzo, Napoli,1899

FUSCO L., Francesco Cicino un artista del trado Quattrocento fra Roma e Napoli, nel presente volume a p. 127

GREGORIO O., Giulio Cesare Marocco "Postillatore" della "Seconda Scienza Nuova" di Giambattista Vico, in Spicilegium Historicum - Anno XXII/1974, Roma

MASTELLONE S., Pensiero politico e vita culturale a Napoli nella seconda metà del Seicento, Firenze, 1965

MILETTI M. N., Tra equità e dottrina - Il Sacro Regio Consiglio e le "Decisiones" di Vincenzo de Franchis, Napoli,1995

ORLANDI G., Il Regno di Napoli nel Settecento, numero monografico di Spicilegium Historicum, Anno XLIV, 1996

PLACANICA A., Moneta prestiti usura nel Mezzogiorno moderno, Napoli, 1982

RICCIARDI  R.A., Di taluni manoscritti caiatini donati all'Associazione Storica Regionale, in Archivio Storico del Sannio Alifano, Anno II, n.5, Piedimonte d'Alife, Maggio-Agosto 1917

ROVITO P.l., Repubblica dei togati - Giuristi e società nella Napoli del Seicento, Napoli, 1922

SANTACROCE N., Statuti di polizia urbana e rurale del Comune di SS. Giovanni e Paolo, in Archivio Storico del Caiatino, vol. I - Anni 1981-1992

SANTACROCE N., I Sindaci di Caiazzo -Ricerche sull'Amministrazione comunale dal 1807 ai giorni nostri, Caserta, 1999

SGUEGLIA G., I Sindaci di Alvignano, in ALVIGNANO, Anno I - n.4 - Aprile 1995

SODANO G., miracoli e ordini religiosi nel Mezzogiorno d'Italia (XVI-XVIII secolo), in A.S.P.N., vol. CV del'intera collezione, 1987

UNGARO P., Storia del diritto di famiglia in Italia 1796-1975, Bologna , 2002 


Continua sul terzo volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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