Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia de Curtis

   

Arma:

la più antica: d'argento alla croce patente di rosso;
alias: d'azzurro ai tre gigli d'oro posti in banda accompagnati da due cotisse d'oro in capo e in punta.

altra: troncato, nel 1° d'azzurro al montante d'argento accompagnato da tre stelle d'oro, nel 2° d'argento a tre bande di rosso.


© Arma Famiglia de Curtis

La famiglia de Curtis ha goduto di nobiltà a Cava, Ravello, Lucera, Rossano, Palermo e Napoli fuori Seggio; vestì l'abito di Malta nel 1582 con Tommaso de Curtis di Napoli.
Ebbe numerosi feudi tra i quali: Caspoli, Cassano di Trani, Ferrazzano, Gabica, Gravedonna, Giffone, Mazzara, Melissano, Policastro, Segrezie di Naro, Termine.

La città di Cava (oggi Cava dè Tirreni), in Principato Citra, sorse dopo il saccheggio e la distruzione dell’antica Macina, da parte del barbaro Gensenico nel V secolo, fu poi terra concessa feudalmente all’abate del Monastero della SS. Trinità; i possedimenti dell’abbazia, centro religioso, economico e militare, chiamato distretto Metelliano, si estendevano dalle mura conventuali fino al Cilento ed alla valle del Diano.

Abbazia della Santissima Trinità, esterno chiesa e insegna del Monastero

In una pergamena del 1121 si legge:”…in loco Metelliano, ubi dicitur de la Curte"; in un’altra del 1123 si legge: ”Atenulfus filius Romualdo qui dictur de la Curte". Romualdo e suo figlio Atenolfi erano nel 1123 detti quindi de Curte dal casale di cui sicuramente erano feudatari.
In altri testi si legge:”Comes Athenulfus qui dicitur de Curti filius q(uondam) Romualdi anni 1164” e “Landulfus qui dicitur de la Curte filius Mari qui fuit filius Athenulfi comitis anno 1171. Si ha quindi la seguente successione di questi primi de Curtis dal titolo di conti: Romualdo, Atenulfo (1123  - 1164), Mario, Landolfo (1171).


Veduta di Cava dal Pacichelli

Durante il periodo angioino troviamo Bartolomeo e Giovanni, quali mutuatori di Carlo I d’Angiò; Guglielmo, cardinale di Tolosa nel 1334; Adinulfo, canonico di Salerno, ebbe da re Roberto II d'Angiò privilegi e benefici; Pacifico, adiutore nella Provincia di Calabria ai tempi di re Ladislao di Durazzo, adiutore nella provincia di Valdicrate e Terra giordana, al tempo di Alfonso d’Aragona nel 1439, ed ambasciatore, presso lo stesso re, per gli interessi di Errichetta Ruffo, marchesa di Crotone e contessa di Catanzaro.

Durante il periodo aragonese, i de Curtis furono principalmente guerrieri; tra di essi si ricordano i militi Lionetto ( 1480), giudice e  regio consigliere e capitano del re nella città di Reggio nel 1465,  Troiano, comandante della cavalleria aragonese sotto Alfonso I d'Aragona, decorato del cingolo militare, morto eroicamente durante la battaglia di Otranto,  citati in una lapide del pavimento nella chiesa di San Michele Arcangelo in Cava dè Tirreni:

HOC MARMORE IACET CORPUS MAGNIFICI
MILITIS ET ILL. D. LEONECTI DE CURTIS
DE CAVA VIRI SUO TEMPORE NON PARVAE
EXSTIMATIONS QUI OBIT ANNO D. 1480
DIE 28 MENSIS IUNII V INDICTIONE
QUOD SOCIIS AC SODALIBUS LADISLAO IURISPERITO
ET TROIANO ARMIGERO SANSONECUS
DE CURTIS PRAEFECT.AE EORUM PIUS FRATER
BENEMERENTIBUS POSUIT

(Sotto questo marmo giace il corpo del magnifico soldato e illustre Signore Leonetto de Curtis di Cava, uomo di non poca considerazione nel suo tempo, che morì nell'anno del Signore 1480, il giorno 28 del mese di giugno, nella quinta indizione. Questo fu posto dai suoi compagni e confratelli, Ladislao giureconsulto e Troiano armigero, Sansonetto de Curtis, loro pio fratello, in memoria dei benemeriti.)

Furono sindaci della città di Cava: Gregorio de Curtis dal 1471 al 1472, Fabrizio de Curtis dal 1487 al 1491, Tommaso de Curtis dal 1498 al 1500, Solimano de Curtis dal 1484 al 1486 e dal 1503 al 1506, e Vincenzo de Curtis dal 1590.

Nel 1500 il citato Tommaso de Curtis, sindaco di Cava, radunò tutti gli abitanti della città per deliberare sulla richiesta di dare ai Frati di S. Francesco un monastero; si gettarono così le basi per proseguire la costruzione dell'attuale cattedrale di Cava dedicata a S. Francesco e S. Antonio, dove nel 1517 il sindaco e gli eletti del popolo tennero il primo pubblico parlamento. In detta cattedrale, il 13 gennaio di ogni mese, si può ammirare il lancio del bufafumiero, il 2° incensiere più grande al mondo dopo quello di S. Antiago di Campostella in Spagna.


Cava dè Tirreni, il bufafumiero

A partire dall’inizio del  1500 i de Curtis iniziarono a trasferirsi a Napoli, dove occupavano posti di potere, Rossano, Roccascagliosa, Vibonati, Isernia, Ferrazzano, Policasttro, Aversa, ma continuarono a mantenere legami forti con Cava.
Nel 1503 Pietro Paolo de Curtis passò in Rossano da Napoli quale vicario generale e da questi discese ben nove generazioni
.

Altro Paolo de Curtis († 1583), presidente della Regia Camera, fu seppellito nella cappella di famiglia in Napoli dedicata a San Tommaso, passata poi in eredità alla pronipote Giovanna Romano, moglie di Saverio Maria Iovene.

Ch. - Via Toledo - Bas. dello Spirito Santo

Ch. - Via Toledo - Bas. dello Spirito Santo

© Napoli - Cappella de Curtis poi Romano; stemma famiglia de Curtis

Il marchese Gaspare de Curtis nel 1787 dovette dimostrare la sua discendenza dai de Curtis di Vibonati; allegò al processo una serie di documenti notarili che dimostrarono di padre in figlio il passaggio da tale Angelo Curtio cognominato Grippo, padre di Fra. Giovanni Tommaso cavaliere del S.O.M. di Malta ( 1576), fino a suo padre Lucantonio Jr, l’acquirente del castello di Somma. Probabilmente il marchese diede come modello, all’artista che raffigurò l’albero genealogico  nel 1787, la stampa pubblicata nell’opera del duca Michele Vargas Macciuca “Territorio napoletano antico e nuovo” pubblicata in Napoli nel 1774. Nel carteggio si cita Leonardo Antonio de Curtis, comandante della flotta spagnola, che partecipò alla conquista delle Azzorre e del Portogallo nel 1580.

© Cava - Cappella appartenuta alla Famiglia de Curtis; lastra tombale di Niccolò de Curte - 1590

Paolo, figlio del citato Giovanni Andrea, fu vescovo di Ravello dal 1591 al 1600, fondò il Monte di famiglia; successivamente, dal 1600, passò ad Isernia e fu Viceregente del Papa e governatore prima di Spoleto e poi di Benevento.
Suo fratello Francesco, giudice e regio consigliere, sposò donna Ippolita Carafa della Spina.
Scipione (
2/1/1622), feudatario di Grotteria, ottenne il titolo di conte di Ferrazzano, sposò donna Vittoria dei conti di Lemos ma non ebbe eredi. Scipione donò all’ordine degli Eremiti Scalzi di S. Agostino un palazzo con annesso giardino che si trovava ai piedi della chiesa di S. Martino e sotto il castello di S. Elmo. Egli acquistò la terra di Cassano di Trani; detto feudo, in Terra di Bari, fu venduto dal principe Andrea Matteo Acquaviva nel 1598 a Vito Maria Scaragio, dottore di Bitonto, per ducati 35.000 e dai Scaragio passò alla famiglia de Curtis.
l titolo di principe di Cassano passò per successione in casa Ayerbo d'Aragona a seguito di matrimonio celebrato nel 1609 tra Gaspare Ayerbo d'Aragona (
† 1651), marchese di Grotteria, e Girolama de Curtis, principessa di Cassano, figlia ed erede del principe Camillo e di Caterina Carafa.

© Ercolano - la Chiesa eretta grazie alle somme elargite dalla famiglia de Curtis; targa in ricordo di
Scipione de Curtis, conte di Ferrazzano


Castello di Ferrazzano, cortile interno

Camillo de Curtis (n. Napoli 01/02/1609), patrizio di Cava, figlio del Regio Consigliere e poi Presidente del Sacro Consiglio di Capuana Giovanni Andrea (n. Napoli ivi, 1576) e nipote di Modesto giudice della Gran Corte della Vicaria nel 1521, fu prima avvocato fiscale della Regia Camera della Summaria, poi fu creato Consigliere della Gran Corte della Vicaria dall’imperatore Carlo V.
Camillo scrisse varie opere, la piu’ famosa “Diversorii juris feudalis”, un vero e proprio manuale del diritto feudale per tutto il seicento; sposò donna Caterina Carafa della Spina (1574 1645). Nel 1600 acquistò il feudo di Caspoli da Antonio Scaglione.


Camillo de Curtis (n. Napoli 01/02/1609), patrizio di Cava. Ritratto del 1585

Il citato Giovan Andrea de Curtis e altri nobili cavesi, insieme a Ferdinando d’Anna, Arcivescovo di Amalfi,  accolsero l'Imperatore Carlo V d'Asburgo-Spagna, che di passaggio si fermò alla Cava nel 1535; durante i tumulti accaduti a Napoli nel 1547 per causa dell’Inquisizione, Giovanni Andrea, insieme a suo figlio Mario che diventerà confessore di Filippo II, dovettero rifugiarsi in un convento.
Nel 1614 i confratelli della Congregazione dei Nobili acquistarono per ducati 17.000 la casa con giardino che apparteneva a Don Giovan Andrea de Curtis per erigere il Monte dè Poveri Vergognosi, istituzione creata per aiutare tutti coloro che trovandosi in difficoltà economiche non si davano all'accattonaggio per vergogna.
Giovanni Andrea fu seppellito nella cappella di famiglia, allora esistente in Napoli, nella chiesa dei SS. Severino e Sossio; sulla sua lapide si leggeva: "A Giovanni Andrea figlio di Modesto de Curte, illustre non meno per lo stemma gentilizio che per santità della vita, insigne giureconsulto sin da Carlo V, aggiunto tra i consiglieri dal figlio Filippo quale presidente Sacro Consiglio e sempre primo del suo ordine nel ruolo di grande protonotario, chiamato a cose piu’ grandi di quanto avesse ricevuto, i figli,  Mario, esegeta della letteratura sacra e predicatore presso il re di Spagna, Camillo, reggente del Supremo Consiglio d’Italia, Scipione, consigliere regio, successore del fratello Francesco morto prematuramente, frate Tommaso cavaliere di Gerusalemme, Lelio, cappellano regio, Paolo, vescovo di Isernia posero con  infinita devozione all’ottimo padre per i meriti paterni.”

Margherita de Curtis, sorella di Giovanni Andrea, sposò Giovanni Nicola Staibano.

Donna Giulia  de Curtis (n. dopo il 1592), figlia di Camillo e di Caterina Carafa della Spina, portava il nome della sua ava materna, Giulia Ruffo, sposò il 19 gennaio 1610 don Antonio de Guevara, figlio di Carlo e di Cornelia Caracciolo.
I coniugi ebbero i seguenti figli:
Pietro, marito di Elena Turbolo dei marchesi di Peschici, Tommaso, Paolo, Vittoria, donna Livia maritata con don Vincenzo Arcuccio, donna Giulia Jr., Lucrezia e donna Giovanna sposa di Ottavio di Palma, figlio di Giovan Vincenzo, nobile di Palma e Nola, e di Giovanna Mariconda.
Del ramo di Vibonati, che probabilmente  viveva a Napoli già da tempo,  Giovan Tommaso (
1631) cavaliere di Malta, figlio naturale di Angelo, ma figlio poi adottivo del citato Giovan Andrea, nel testamento di suo padre fu giustamente saltato a favore di suo figlio Leonardo Antonio che era un militare, il famoso comandante della flotta spagnola. Sempre del ramo di Vibonati, in provincia di Salerno,  si ricorda Michele de Curtis decorato col titolo di marchese il 30-12-1733, di cui si parlerà piu' avanti.

Il 23 aprile 1648 Lucantonio senior  fu dichiarato erede universale di Leonardo Antonio, morto senza testamento; gli successe Leonetto il 14 gennaio 1668, fratello di Caterina.
Lucantonio junior, procuratore fiscale della Regia Camera della Summaria, nel 1694, ebbe l’incarico da suo padre Leonetto, di liquidare le case avite di Vibonati che, lontano dagli occhi dei padroni, andavano a deteriorarsi. Il 23 ottobre del 1691 Lucantonio Jr. acquistò da don Andrea Guerrero de Torres, cavaliere dell’Ordine d’Alcantara, vicario di don Felice de Cordova,  il castello di Somma, costruito dagli aragonesi per l’amante di Alfonso I d’Aragona , Lucrezia d’Alagno.

Somma Vesuviana - Il castello di Patrizia d'Alagna, poi dei de Curtis
Somma Vesuviana (Napoli) - il castello di Lucrezia d'Alagna (1440) poi passato ai de Curtis

Dei figli di Lucantonio e della moglie donna Maddalena Leboffe, sposata nel 1706, si ricorda:
- Michele de Curtis (n. dicembre 1706, probabilmente nato da un precedente matrimonio
Roma, 1756), dichiarato erede universale del padre in data 2 ottobre 1727), entrò in magistratura e, durante il periodo austriaco, fece parte della giunta, composta dal reggente don Ferdinando Emanuele Alvarez con funzioni di presidente, e da don Giuseppe Moles ed appunto da Michele de Curtis, entrambi giudici amministrativi; detta giunta era un comitato di gestione che doveva procedere all’acquisto ed alla vendita degli appalti al nuovo tasso di profitto del 4%.
Michele, dall’Imperatore Carlo VI, con privilegio del 20 ottobre 1733 emesso a Vienna, ottenne:
- il titolo di marchese sul cognome e sul feudo che eventualmente avrebbe acquistato;
inoltre, ottenne i seguenti riconoscimenti:
- Patente originale emessa nel 1737 da Mannheim, capitale del Palatino, dall’Elettore imperiale Carlo Filippo con la nomina di Ministro residente Plenipotenziario presso S.M. del Regno delle due Sicilie;
. Patente originale spedita da Berlino dal re di Prussia con nomina a gentiluomo di camera e chiave d’oro;
- Patente originale emessa Mannheim nel 1739 dall’Elettore Carlo Filippo con nomina a Ministro intimo di Stato;
- Patente originale del Margravio di Bareith con la concessione delle insegne dell’Ordine dell’Aquila rossa di Brandeburgo;


Stemma marchionale dei de Curtis di Somma
Concessione del 1733

Lo scudetto con il cavaliere sovrapposto allo stemma inquartato dei de Curtis compare nel diploma del 20 ottobre 1733 concesso dall’imperatore d’Austria (Archivio di Stato di Napoli, pandetta corrente, busta 714, fascicolo 3385).

- Gaspare ( 06/02/1799), scrittore,  alla morte di Michele, ereditò il titolo di marchese mentre il patrimonio fu ripartito tra tutti gli eredi, essendo morti entrambi i genitori senza testamento. In pochi anni, Gaspare, avendo accumulato molti debiti, fallì; tra i suoi creditori ricordiamo il marchese Giovanni Rocca, il monte della duchessa di S. Isidoro donna Teresa Santamaria, Vincenzo Carafa della Stadera dei duchi di Andria, Giovanna Ruffo principessa di Campagna, il principe Giuseppe Sambiase, il duca e la duchessa di Baranello Letterino Ruffo e Giustiniana Barile Colonna. I de Curtis possedevano in Napoli alla via Chiaia ben tre palazzi adiacenti che il liquidatore valutò 38.067 ducati mentre il castello di Somma e i terreni limitrofi furono valutati rispettivamente 1766 e 1557 ducati.


© Napoli - palazzo appartenuto a Don Giovan Andrea de Curtis, oggi di proprietà della Rinascente

- Federico (1721 1786, prima del fallimento di suo fratello di Gaspare), ufficiale della Guardia del Corpo Reale, sposò Marianna d’Alessandro ( 4 ottobre 1793). Da questo Federico sarebbe disceso l’attore Antonio de Curtis, di cui si parlerà piu' avanti.

Michele, figlio di Federico, magistrato, ebbe un ruolo fondamentale nell’ambito della restaurazione borbonica, a seguito della Repubblica Napoletana del 1799. Egli era governatore di Procida ed ebbe da don Luigi Veleno 150.000 ducati del Re per fomentare la rivolta antirepubblicana e facilitare l’arrivo a Napoli del cardinale Ruffo.
Un decreto di Ferdinando IV di Borbone del 24 agosto 1800 lo dichiara Miles, regio Consigliere, Commissario generale della campagna generale contro i pubblici delinquenti.


Decreto di Ferdinando IV di Borbone del 24 agosto 1800

A Napoli i de Curtis sopravvissero solo per un secolo estinguendosi senza discendenza mascolina, degni di nota sono : Domenico (1800 1872), nipote di Federico, guardia del Corpo Reale, che sposò Giulia Vera d’Aragona e Marianna (18/04/1799 08/11/1874) che sposò il principe Settimino Caracciolo di Torchiarolo, antico feudatario di Pollena e di Somma.

Il ramo marchionale si stabilì a Somma nel 1691 e proveniva da Cava e da Vibonati.
Somma cessò di appartenere alla Terra di Lavoro per passare nel I distretto di Napoli. Uno dei primi sindaci del nuovo parlamento cittadino, detto decurionato, fu il marchese Camillo de Curtis (
dopo 6/4/1841), a partire dal 6 gennaio del 1811. Camillo, sposato con Lucia Ruggiero, nel 1817 in qualità di vicario del sindaco di Somma, insieme ad Andrea de Felice amministratore del patrimonio dei Filangieri in Somma, gestiva la beneficenza dei poveri.

I coniugi ebbero nove figli, tra cui Pasquale (22/01/1787 1870) che ereditò il titolo di marchese; fu commerciante di cavalli e sposò nel 1843 la nobile Rosa Procaccini dei marchesi di Montescaglioso, figlia di Francesco appartenente al ramo napoletano dei Procaccini nobili bolognesi. Nel 1848 il marchese Pasquale fu nominato secondo capitano della Guardia nazionale. Pasquale ebbe cinque figli,  il primogenito Camillo (23/02/1845 1932) (vedi foto) ereditò il titolo di marchese, sposò nel 1874 Maria Olga Guerber, figlia del nobile polacco Costantino.


Il marchese Camillo de Curtis (23/02/1845 1932)
Sindaco di Somma Vesuviana (Napoli) a cavallo dei secoli XIX e XX

Il marchese Camillo fu sindaco di Somma e viveva prevalentemente  nel castello di Somma, d’inverno si spostava a Napoli nella villa che aveva a Capodimonte;  i de Curtis, fin dal 1837, avevano alcuni bellissimi palazzi come quello posto al lato di quello Mormile duchi di Campochiaro.

Erede di Camillo fu l’unico figlio Gaspare (01/03/1887 1938), avvocato.  Il marchese Gaspare, durante uno sei suoi viaggi a New York, nel 1909 conobbe una bellissima donna svizzera, Ida Pfeuti, che sposò alcuni anni dopo. Durante la prima guerra mondiale fu ufficiale di fanteria e rischiò di morire nelle trincee del Carso per gli assalti alla baionetta; grazie alla sua conoscenza delle lingue, parlando correttamente l’inglese, il francese e il tedesco, fu chiamato al Comando supremo.


Il marchese Gaspare de Curtis (1887 1938)

Terminata la guerra, il marchese Gaspare si trasferì a Livorno dove erano le cugine Carolina e Giulia maritata con il conte Giusso. Nel 1925 morì la moglie e il marchese si diede alla vita mondana, tra feste, teatro, ballerine e cantanti; iniziò ad alienare tutte le proprietà di cui aveva la titolarità, sperperando il patrimonio ereditato dalla madre, il suo, quello legato ai figli, e quello dello zio Alfonso, ricchissimo avvocato.

Tra gli altri personaggi si ricorda Claudio, Vescovo di Crotone dal 1592 al 1595.

Crotone
Crotone, stemma del Vescovo Claudio de Curtis

vedi D'Alessio
Montecorvino Pugliano, chiostro ex convento  francescano, stemma de Curtis

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per Angelo de Curtis il Vol. 3° pag. 1174 anno 1857 della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà” – Archivio di Stato di Napoli.

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Antonio de Curtis, in arte Totò, famosissimo attore comico, nacque a Napoli, nel quartiere Sanità, il 15 febbraio 1898, da Giuseppe e Anna Clemente; sposò nel 1935 Diana Rogliani Serena di S. Giorgio, dalla quale ebbe Liliana che nel 1951 sposò Giovanni Buffardi.

Napoli, quartiere Sanità, il luogo dove nacque Totò

Antonio era convinto di discendere da una nobile famiglia caduta in disgrazia, ed iniziò le ricerche genealogiche dando l’incarico a diversi araldisti.
Si recò piu’ volte al castello di Somma Vesuviana, ospitato dal citato marchese Gaspare de Curtis (1887
1938) e acquistò, per la somma di 2.000 lire,  una tela raffigurante il marchese Gaspare de Curtis (1715 1799) in divisa e con un tricorno. Tra Totò e il marchese Gaspare si instaurarono buoni rapporti, tanto è vero che quest’ultimo fu nominato amministratore della compagnia teatrale dell’attore con uno stipendio di tremila lire mensili.

Cominciarono le prime tournes e il marchese Gaspare, raggiunto successivamente dai figli Camillo e Rodolfo, lasciati provvisoriamente alle cure della sorella maggiore Maria, seguì l’attore nei teatri principali delle città. Come tutte le cose, alla fine anche quella bella vita finì, nel 1937 , quando il marchese ospitò nel castello di Somma Totò, sua moglie Diana Rogliani e sua figlia Liliana;  in detta occasione il marchese comunicò la decisione di abbandonare la compagnia dimettendosi dall’incarico di amministratore. Antonio de Curtis cercò piu’ volte di acquistare invano  il castello di Somma
Nel 1933 Antonio fu adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi.

Con D.M. del 6 maggio 1941 e sentenze del tribunale di Napoli del 18 luglio 1945, del 7 agosto 1946 e del 1 marzo 1950 il nome e cognome di Antonio de Curtis furono rettificati in Antonio Vincenzo Stefano Focas Flavio Angelo Ducas Commeno de Curtis di Bisanzio Gagliardi e che allo stesso spettano i titoli di  Cavaliere del S.R.I., Principe, Conte Palatino, nobile, trattamento di Altezza Imperiale.

L’attore morì a Roma il 15 aprile 1967 e fu sepolto in Napoli.

Napoli, cappella del principe Antonio e stemma
Focas Flavio Angelo Ducas Commeno de Curtis di Bisanzio Gagliardi

Si ringrazia don Rodolfo de Curtis per aver fornito notizie e immagini.

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Bibliografia:
- Camillo de Curtis, "Storia della famiglia de Curtis", Ed. Summana, Napoli 2005
- Manoscritti conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli nn. 4269 e 325804.
- Codex Diplomaticus Cavensis, Vol. 8
- Lorenzo Giustiziani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - Tomo III.
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia”, Napoli, 1875.
- P. Serafino Leonardo Buondonno, San Francesco al Borgo Scacciaventi in Cava dè Tirreni.
- Aurelio De Rose, “I palazzi di Napoli”, Newton & Compton Editori, 2001.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Elenco dei Cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme”, Napoli 1897.
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare Italiana”, Arnaldo Forni Editore, 1978.

 


Casato inserito nel 3° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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