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Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano,
ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano,
appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano
dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.
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Arma:
la più
antica: d'argento alla croce patente di rosso;
alias: d'azzurro ai tre gigli d'oro posti in banda
accompagnati da due cotisse d'oro in capo e in punta.
altra:
troncato, nel 1° d'azzurro al montante d'argento accompagnato da
tre stelle d'oro, nel 2° d'argento a tre bande di rosso. |
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© Arma Famiglia de Curtis |
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La famiglia de
Curtis ha goduto di nobiltà a Cava, Ravello, Lucera, Rossano,
Palermo e Napoli
fuori Seggio; vestì l'abito di Malta
nel 1582 con Tommaso de Curtis di Napoli.
Ebbe numerosi feudi tra i quali:
Caspoli, Cassano di Trani, Ferrazzano, Gabica, Gravedonna,
Giffone, Mazzara, Melissano, Policastro, Segrezie di Naro,
Termine. |
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La città di Cava (oggi Cava dè Tirreni), in
Principato Citra,
sorse dopo il saccheggio e la distruzione dell’antica
Macina, da parte del barbaro Gensenico nel V secolo, fu
poi terra concessa feudalmente all’abate del Monastero
della SS. Trinità; i possedimenti dell’abbazia, centro
religioso, economico e militare, chiamato distretto
Metelliano, si estendevano dalle mura conventuali fino
al Cilento ed alla valle del Diano. |
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Abbazia della Santissima
Trinità, esterno chiesa e insegna del Monastero |
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In una pergamena del 1121 si legge:”…in loco Metelliano,
ubi dicitur de la Curte"; in un’altra del 1123 si legge:
”Atenulfus filius Romualdo qui dictur de
la Curte". Romualdo e suo figlio Atenolfi erano
nel 1123 detti quindi de Curte dal casale di cui
sicuramente erano feudatari.
In altri testi si legge:”Comes Athenulfus qui dicitur de
Curti filius q(uondam) Romualdi anni 1164” e “Landulfus
qui dicitur de la Curte filius Mari qui fuit
filius Athenulfi comitis anno 1171. Si ha quindi la
seguente successione di questi primi de Curtis dal
titolo di conti: Romualdo, Atenulfo (1123 - 1164),
Mario, Landolfo (1171). |
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Veduta di Cava dal
Pacichelli |
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Durante il periodo angioino troviamo Bartolomeo e
Giovanni, quali mutuatori di
Carlo I d’Angiò;
Guglielmo, cardinale di Tolosa nel 1334;
Adinulfo, canonico di Salerno, ebbe da re
Roberto II d'Angiò
privilegi e benefici; Pacifico, adiutore nella
Provincia di Calabria ai tempi di re
Ladislao di Durazzo,
adiutore nella provincia di Valdicrate e Terra giordana,
al tempo di
Alfonso d’Aragona
nel 1439, ed ambasciatore, presso lo stesso re, per gli
interessi di Errichetta
Ruffo,
marchesa di Crotone e contessa di Catanzaro.
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Durante il periodo aragonese, i de Curtis furono
principalmente guerrieri; tra di essi si ricordano i
militi Lionetto (†
1480), giudice e regio consigliere e capitano del re
nella città di Reggio nel 1465, Troiano,
comandante della cavalleria aragonese sotto Alfonso I
d'Aragona, decorato del cingolo militare, morto
eroicamente durante la
battaglia di Otranto, citati in una lapide del pavimento nella chiesa
di San Michele Arcangelo in Cava dè Tirreni: |
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HOC MARMORE IACET CORPUS MAGNIFICI
MILITIS ET ILL. D. LEONECTI DE CURTIS
DE CAVA VIRI SUO TEMPORE NON PARVAE
EXSTIMATIONS QUI OBIT ANNO D. 1480
DIE 28 MENSIS IUNII V INDICTIONE
QUOD SOCIIS AC SODALIBUS LADISLAO IURISPERITO
ET TROIANO ARMIGERO SANSONECUS
DE CURTIS PRAEFECT.AE EORUM PIUS FRATER
BENEMERENTIBUS POSUIT |
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(Sotto questo marmo giace il corpo del magnifico soldato
e illustre Signore Leonetto de Curtis di Cava, uomo di
non poca considerazione nel suo tempo, che morì
nell'anno del Signore 1480, il giorno 28 del mese di
giugno, nella quinta indizione. Questo fu posto dai suoi
compagni e confratelli, Ladislao giureconsulto e
Troiano armigero, Sansonetto de Curtis, loro pio
fratello, in memoria dei benemeriti.) |
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Furono sindaci della città di Cava: Gregorio de
Curtis dal 1471 al 1472, Fabrizio de Curtis dal
1487 al 1491, Tommaso de Curtis dal 1498 al 1500,
Solimano de Curtis dal 1484 al 1486 e dal 1503 al
1506, e Vincenzo de Curtis dal 1590. |
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Nel
1500 il citato Tommaso de Curtis, sindaco di Cava,
radunò tutti gli abitanti della città per deliberare
sulla richiesta di dare ai Frati di S. Francesco un
monastero; si gettarono così le basi per proseguire la
costruzione dell'attuale cattedrale di Cava dedicata a
S. Francesco e S. Antonio, dove nel 1517 il sindaco e
gli eletti del popolo tennero il primo pubblico
parlamento. In detta cattedrale, il 13 gennaio di ogni
mese, si può ammirare il lancio del bufafumiero, il 2°
incensiere più grande al mondo dopo quello di S. Antiago
di Campostella in Spagna. |
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Cava dè Tirreni, il
bufafumiero |
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A partire dall’inizio del 1500 i de Curtis iniziarono a
trasferirsi a Napoli, dove occupavano posti di potere,
Rossano, Roccascagliosa, Vibonati, Isernia, Ferrazzano,
Policasttro, Aversa, ma continuarono a mantenere legami
forti con Cava.
Nel 1503 Pietro Paolo de Curtis passò in Rossano
da Napoli quale vicario generale e da questi discese ben
nove generazioni. |
| Altro
Paolo de Curtis († 1583), presidente della Regia
Camera, fu seppellito nella cappella di famiglia in
Napoli dedicata a San Tommaso, passata poi in eredità
alla pronipote Giovanna Romano, moglie di Saverio Maria
Iovene. |
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© Napoli - Cappella de
Curtis poi Romano; stemma famiglia de Curtis |
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Il marchese Gaspare de Curtis nel 1787 dovette
dimostrare la sua discendenza dai de Curtis di Vibonati;
allegò al processo una serie di documenti notarili che
dimostrarono di padre in figlio il passaggio da tale
Angelo Curtio cognominato Grippo, padre di Fra.
Giovanni Tommaso cavaliere del
S.O.M. di Malta
(†
1576), fino a suo padre Lucantonio Jr,
l’acquirente del castello di Somma. Probabilmente il
marchese diede come modello, all’artista che raffigurò
l’albero genealogico nel 1787, la stampa
pubblicata nell’opera del duca Michele
Vargas Macciuca
“Territorio napoletano antico e nuovo” pubblicata in
Napoli nel 1774. Nel carteggio si cita Leonardo
Antonio de Curtis, comandante della flotta spagnola,
che partecipò alla conquista delle Azzorre e del
Portogallo nel 1580. |
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© Cava - Cappella appartenuta alla Famiglia de Curtis;
lastra tombale di Niccolò de Curte - 1590 |
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Paolo,
figlio del citato Giovanni Andrea, fu vescovo di Ravello
dal 1591
al 1600, fondò il Monte di famiglia;
successivamente, dal 1600, passò ad Isernia e fu
Viceregente del Papa e governatore prima di Spoleto e
poi di Benevento.
Suo fratello Francesco, giudice e regio
consigliere, sposò donna Ippolita Carafa della Spina.
Scipione (†
2/1/1622), feudatario di Grotteria, ottenne il titolo di
conte di Ferrazzano,
sposò donna Vittoria dei conti di Lemos ma non ebbe
eredi. Scipione donò all’ordine degli Eremiti Scalzi di
S. Agostino un palazzo con annesso giardino che si
trovava ai piedi della chiesa di S. Martino e sotto il
castello di S. Elmo. Egli acquistò la terra di Cassano
di Trani;
detto feudo, in
Terra di Bari, fu venduto dal principe Andrea Matteo
Acquaviva nel 1598 a Vito Maria Scaragio, dottore di
Bitonto, per ducati 35.000 e dai Scaragio passò alla famiglia de
Curtis.
l titolo di principe di Cassano
passò per successione in casa
Ayerbo
d'Aragona a seguito di matrimonio celebrato nel 1609
tra Gaspare Ayerbo d'Aragona (†
1651), marchese di Grotteria, e
Girolama de Curtis, principessa di Cassano,
figlia ed erede del principe Camillo e di
Caterina
Carafa.
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© Ercolano - la Chiesa eretta grazie alle somme elargite
dalla famiglia de Curtis; targa in ricordo di
Scipione de Curtis, conte di Ferrazzano |
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Castello di Ferrazzano,
cortile interno |
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Camillo
de Curtis (n. Napoli †
01/02/1609),
patrizio di Cava,
figlio del Regio Consigliere e poi Presidente del Sacro
Consiglio di Capuana Giovanni Andrea (n. Napoli
†
ivi, 1576) e nipote di Modesto giudice della Gran
Corte della Vicaria nel 1521, fu
prima avvocato fiscale della Regia Camera della Summaria,
poi
fu creato Consigliere della Gran Corte della Vicaria
dall’imperatore
Carlo V.
Camillo scrisse varie opere, la piu’ famosa “Diversorii
juris feudalis”, un vero e proprio manuale del diritto
feudale per tutto il seicento; sposò donna Caterina
Carafa della Spina
(1574 †
1645).
Nel 1600
acquistò il feudo di Caspoli da
Antonio
Scaglione. |
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Camillo de Curtis (n. Napoli
†
01/02/1609),
patrizio di Cava. Ritratto del 1585 |
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Il citato Giovan Andrea de Curtis e altri nobili cavesi,
insieme a Ferdinando
d’Anna, Arcivescovo di Amalfi,
accolsero l'Imperatore
Carlo V d'Asburgo-Spagna, che di passaggio si
fermò alla Cava nel 1535; durante i tumulti accaduti a Napoli nel 1547 per
causa dell’Inquisizione, Giovanni Andrea, insieme a suo
figlio Mario che diventerà confessore di Filippo
II, dovettero rifugiarsi in un convento.
Nel
1614 i confratelli della Congregazione dei Nobili
acquistarono per ducati 17.000 la casa con giardino che
apparteneva a Don Giovan Andrea de Curtis per
erigere il Monte dè Poveri Vergognosi, istituzione
creata per aiutare tutti coloro che trovandosi in
difficoltà economiche non si davano all'accattonaggio
per vergogna.
Giovanni Andrea fu seppellito nella cappella di
famiglia, allora esistente in Napoli, nella chiesa dei
SS. Severino e Sossio; sulla sua lapide si leggeva: "A
Giovanni Andrea figlio di Modesto de Curte, illustre non
meno per lo stemma gentilizio che per santità della
vita, insigne giureconsulto sin da Carlo V, aggiunto tra
i consiglieri dal figlio Filippo quale presidente Sacro
Consiglio e sempre primo del suo ordine nel ruolo di
grande
protonotario,
chiamato a cose piu’ grandi di quanto avesse ricevuto, i
figli, Mario, esegeta della letteratura sacra e
predicatore presso il re di Spagna, Camillo,
reggente del Supremo Consiglio d’Italia, Scipione,
consigliere regio, successore del fratello Francesco
morto prematuramente, frate Tommaso cavaliere di
Gerusalemme, Lelio, cappellano regio, Paolo,
vescovo di Isernia posero con infinita devozione
all’ottimo padre per i meriti paterni.” |
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Margherita
de Curtis, sorella di Giovanni Andrea, sposò Giovanni
Nicola
Staibano. |
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Donna Giulia de Curtis (n. dopo il 1592), figlia
di Camillo e di Caterina Carafa della Spina, portava il
nome della sua ava materna, Giulia
Ruffo,
sposò il 19 gennaio 1610 don Antonio
de Guevara,
figlio di Carlo e di Cornelia
Caracciolo.
I coniugi ebbero i seguenti figli:
Pietro, marito di Elena
Turbolo
dei marchesi di Peschici, Tommaso, Paolo,
Vittoria, donna Livia maritata con don Vincenzo Arcuccio, donna Giulia Jr., Lucrezia e
donna Giovanna sposa di Ottavio
di Palma,
figlio di Giovan Vincenzo, nobile di Palma e Nola, e di
Giovanna Mariconda.
Del ramo di Vibonati, che probabilmente viveva a Napoli
già da tempo, Giovan Tommaso (†
1631) cavaliere di Malta, figlio naturale di Angelo,
ma figlio poi adottivo del citato Giovan Andrea,
nel testamento di suo padre fu giustamente saltato a
favore di suo figlio Leonardo Antonio che era un
militare, il famoso comandante della flotta spagnola.
Sempre del ramo di Vibonati, in provincia di Salerno,
si ricorda Michele de Curtis decorato col titolo
di marchese il 30-12-1733, di cui si parlerà piu'
avanti. |
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Il 23 aprile 1648 Lucantonio senior fu
dichiarato erede universale di Leonardo Antonio, morto
senza testamento; gli successe Leonetto il 14
gennaio 1668, fratello di Caterina.
Lucantonio junior, procuratore fiscale della
Regia Camera della Summaria, nel 1694, ebbe l’incarico
da suo padre Leonetto, di liquidare le case avite di
Vibonati che, lontano dagli occhi dei padroni, andavano
a deteriorarsi. Il 23 ottobre del 1691 Lucantonio Jr.
acquistò da don Andrea
Guerrero de Torres,
cavaliere dell’Ordine d’Alcantara, vicario di don Felice
de Cordova, il castello di Somma, costruito dagli
aragonesi per l’amante di Alfonso I d’Aragona , Lucrezia
d’Alagno. |
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Somma Vesuviana (Napoli) - il castello di Lucrezia d'Alagna
(1440) poi passato ai de Curtis |
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Dei figli di Lucantonio e della moglie donna Maddalena
Leboffe, sposata nel 1706, si ricorda:
- Michele de Curtis (n. dicembre 1706,
probabilmente nato da un precedente matrimonio †
Roma, 1756), dichiarato erede universale del padre in
data 2 ottobre 1727), entrò in magistratura e, durante
il periodo austriaco, fece parte della giunta, composta
dal reggente don Ferdinando Emanuele
Alvarez
con funzioni di presidente, e da don Giuseppe
Moles ed appunto da Michele de Curtis,
entrambi giudici amministrativi; detta giunta era un
comitato di gestione che doveva procedere all’acquisto
ed alla vendita degli appalti al nuovo tasso di profitto
del 4%.
Michele, dall’Imperatore Carlo VI, con privilegio del 20
ottobre 1733 emesso a Vienna, ottenne:
- il titolo di marchese sul cognome e sul feudo che
eventualmente avrebbe acquistato;
inoltre, ottenne i seguenti riconoscimenti:
- Patente originale emessa nel 1737 da Mannheim,
capitale del Palatino, dall’Elettore imperiale Carlo
Filippo con la nomina di Ministro residente
Plenipotenziario presso S.M. del Regno delle due Sicilie;
. Patente originale spedita da Berlino dal re di Prussia
con nomina a gentiluomo di camera e chiave d’oro;
- Patente originale emessa Mannheim nel 1739
dall’Elettore Carlo Filippo con nomina a Ministro intimo
di Stato;
- Patente originale del Margravio di Bareith con la
concessione delle insegne dell’Ordine dell’Aquila rossa
di Brandeburgo; |
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Stemma marchionale dei de
Curtis di Somma
Concessione del 1733 |
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Lo scudetto con il cavaliere sovrapposto allo stemma
inquartato dei de Curtis compare nel diploma del 20
ottobre 1733 concesso dall’imperatore
d’Austria (Archivio di Stato di Napoli,
pandetta corrente, busta 714, fascicolo 3385). |
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- Gaspare (†
06/02/1799), scrittore, alla morte di Michele, ereditò
il titolo di marchese mentre il patrimonio fu ripartito
tra tutti gli eredi, essendo morti entrambi i genitori
senza testamento. In pochi anni, Gaspare, avendo
accumulato molti debiti, fallì; tra i suoi creditori
ricordiamo il marchese Giovanni Rocca, il monte della
duchessa di S. Isidoro donna Teresa Santamaria, Vincenzo
Carafa della Stadera
dei duchi di Andria, Giovanna
Ruffo
principessa di Campagna, il principe Giuseppe
Sambiase,
il duca e la duchessa di Baranello Letterino Ruffo e
Giustiniana
Barile Colonna.
I de Curtis possedevano in Napoli alla via Chiaia ben tre
palazzi adiacenti che il liquidatore valutò 38.067
ducati mentre il castello di Somma e i terreni limitrofi
furono valutati rispettivamente 1766 e 1557 ducati. |
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© Napoli - palazzo
appartenuto a Don Giovan Andrea de Curtis, oggi di
proprietà della Rinascente |
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- Federico (1721 †
1786, prima del fallimento di suo fratello di Gaspare),
ufficiale della Guardia del Corpo Reale, sposò Marianna
d’Alessandro
(†
4 ottobre 1793). Da questo Federico sarebbe disceso
l’attore Antonio de Curtis, di cui si parlerà piu'
avanti. |
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Michele,
figlio di Federico, magistrato, ebbe un ruolo
fondamentale nell’ambito della restaurazione borbonica,
a seguito della
Repubblica
Napoletana del 1799. Egli era governatore di
Procida ed ebbe da don Luigi Veleno 150.000 ducati del
Re per fomentare la rivolta antirepubblicana e
facilitare l’arrivo a Napoli del cardinale
Ruffo.
Un decreto di
Ferdinando IV di
Borbone del 24 agosto 1800 lo dichiara Miles,
regio Consigliere, Commissario generale della campagna
generale contro i pubblici delinquenti. |
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Decreto di
Ferdinando IV di
Borbone del 24 agosto 1800 |
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A Napoli i de Curtis sopravvissero solo per un secolo
estinguendosi senza discendenza mascolina, degni di nota
sono : Domenico (1800 †
1872), nipote di Federico, guardia del Corpo Reale, che
sposò Giulia Vera d’Aragona e Marianna
(18/04/1799 †
08/11/1874) che sposò il principe Settimino
Caracciolo di
Torchiarolo, antico feudatario di Pollena e
di Somma. |
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Il ramo marchionale si stabilì a Somma nel 1691 e
proveniva da Cava e da Vibonati.
Somma cessò di appartenere alla
Terra di Lavoro
per passare nel I distretto di Napoli. Uno dei primi
sindaci del nuovo parlamento cittadino, detto
decurionato, fu il marchese Camillo de Curtis (†
dopo 6/4/1841), a partire dal 6 gennaio del 1811.
Camillo, sposato con Lucia Ruggiero, nel 1817 in qualità
di vicario del sindaco di Somma, insieme ad Andrea de
Felice amministratore del patrimonio dei
Filangieri
in Somma, gestiva la beneficenza dei poveri. |
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I coniugi ebbero nove figli, tra cui Pasquale
(22/01/1787 †
1870) che ereditò il titolo di marchese; fu commerciante
di cavalli e sposò nel 1843 la nobile Rosa Procaccini
dei marchesi di Montescaglioso, figlia di Francesco
appartenente al ramo napoletano dei Procaccini nobili
bolognesi. Nel 1848 il marchese Pasquale fu nominato
secondo capitano della Guardia nazionale. Pasquale ebbe
cinque figli, il primogenito Camillo (23/02/1845
†
1932) (vedi foto) ereditò il titolo di marchese, sposò
nel 1874 Maria Olga Guerber, figlia del nobile polacco
Costantino. |
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Il marchese Camillo de
Curtis
(23/02/1845
†
1932)
Sindaco di Somma Vesuviana (Napoli) a cavallo dei secoli
XIX e XX |
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Il marchese Camillo fu sindaco di Somma e viveva
prevalentemente nel castello di Somma, d’inverno si
spostava a Napoli nella villa che aveva a Capodimonte;
i de Curtis, fin dal 1837, avevano alcuni bellissimi
palazzi come quello posto al lato di quello
Mormile
duchi di Campochiaro. |
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Erede di Camillo fu l’unico figlio Gaspare
(01/03/1887 †
1938), avvocato. Il marchese Gaspare, durante uno sei
suoi viaggi a New York, nel 1909 conobbe una bellissima
donna svizzera, Ida Pfeuti, che sposò alcuni anni dopo.
Durante la prima guerra mondiale fu ufficiale di
fanteria e rischiò di morire nelle trincee del Carso per
gli assalti alla baionetta; grazie alla sua conoscenza
delle lingue, parlando correttamente l’inglese, il
francese e il tedesco, fu chiamato al Comando supremo. |
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Il marchese
Gaspare de Curtis (1887
†
1938) |
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Terminata la guerra, il marchese Gaspare si trasferì a
Livorno dove erano le cugine Carolina e Giulia
maritata con il conte
Giusso.
Nel 1925 morì la moglie e il marchese si diede alla vita
mondana, tra feste, teatro, ballerine e cantanti; iniziò
ad alienare tutte le proprietà di cui aveva la
titolarità, sperperando il patrimonio ereditato dalla
madre, il suo, quello legato ai figli, e quello dello
zio Alfonso, ricchissimo avvocato. |
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Tra gli altri personaggi si ricorda
Claudio,
Vescovo di Crotone dal 1592 al 1595. |
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Crotone, stemma
del Vescovo Claudio de Curtis |
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Montecorvino Pugliano,
chiostro ex convento francescano, stemma de Curtis |
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Antonio de Curtis, in arte Totò,
famosissimo attore comico, nacque a Napoli, nel
quartiere Sanità, il 15 febbraio 1898, da Giuseppe e
Anna Clemente; sposò nel 1935 Diana Rogliani Serena di
S. Giorgio, dalla quale ebbe Liliana che nel 1951 sposò
Giovanni Buffardi. |
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Napoli, quartiere Sanità,
il luogo dove nacque Totò |
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Antonio era convinto di discendere da una nobile
famiglia caduta in disgrazia, ed iniziò le ricerche
genealogiche dando l’incarico a diversi araldisti.
Si recò piu’ volte al castello di Somma Vesuviana,
ospitato dal citato marchese Gaspare de Curtis (1887
†
1938) e acquistò, per la somma di 2.000 lire, una tela
raffigurante il marchese Gaspare de Curtis (1715 †
1799) in divisa e con un tricorno. Tra Totò e il
marchese Gaspare si instaurarono buoni rapporti, tanto è
vero che quest’ultimo fu nominato amministratore della
compagnia teatrale dell’attore con uno stipendio di
tremila lire mensili. |
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Cominciarono le prime tournes e il marchese Gaspare,
raggiunto successivamente dai figli Camillo e
Rodolfo, lasciati provvisoriamente alle cure della
sorella maggiore Maria, seguì l’attore nei teatri
principali delle città. Come tutte le cose, alla fine
anche quella bella vita finì, nel 1937 , quando il
marchese ospitò nel castello di Somma Totò, sua moglie
Diana Rogliani e sua figlia Liliana; in detta occasione
il marchese comunicò la decisione di abbandonare la
compagnia dimettendosi dall’incarico di amministratore.
Antonio de Curtis cercò piu’ volte di acquistare invano
il castello di Somma
Nel 1933 Antonio fu adottato dal marchese Francesco
Maria
Gagliardi. |
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Con D.M. del 6 maggio 1941 e sentenze del tribunale di
Napoli del 18 luglio 1945, del 7 agosto 1946 e del 1
marzo 1950 il nome e cognome di Antonio de Curtis furono
rettificati in Antonio Vincenzo Stefano Focas Flavio
Angelo Ducas Commeno de Curtis di Bisanzio Gagliardi
e che allo stesso spettano i titoli di Cavaliere del
S.R.I., Principe, Conte Palatino, nobile, trattamento di
Altezza Imperiale. |
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L’attore morì a Roma il 15 aprile 1967 e fu sepolto in
Napoli. |
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Napoli, cappella del
principe Antonio e stemma
Focas Flavio Angelo Ducas Commeno de Curtis di Bisanzio
Gagliardi |
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Si
ringrazia don Rodolfo de Curtis per aver fornito notizie
e immagini. |
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Bibliografia:
- Camillo de Curtis, "Storia della famiglia de Curtis", Ed.
Summana, Napoli 2005
-
Manoscritti conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli
nn. 4269 e 325804.
-
Codex Diplomaticus Cavensis, Vol. 8
-
Lorenzo Giustiziani, Dizionario geografico-ragionato del Regno
di Napoli - Tomo III.
-
Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle
Province Meridionali d’Italia”, Napoli, 1875.
- P.
Serafino Leonardo Buondonno, San Francesco al Borgo Scacciaventi
in Cava dè Tirreni.
-
Aurelio De Rose, “I palazzi di Napoli”, Newton & Compton
Editori, 2001.
- Francesco Bonazzi di
Sannicandro, “Elenco dei Cavalieri del S.M. Ordine di S.
Giovanni di Gerusalemme”, Napoli 1897.
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare Italiana”,
Arnaldo Forni Editore, 1978.
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