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Arma:
inquartato,
nel 1°e 4° di rosso a tre fasce d'argento, col leone di nero
attraversante sul tutto; nel 2° e 3°d'argento a tre fasce di rosso; sul
tutto, uno scudetto azzurro a tre gigli doro, al bastone di rosso posto
in banda. |
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Napoli
- Piazza dei Martiri - A destra (sinistra per
chi guarda) lo stemma della famiglia Tuttavilla, principi di Conca di
Mignano e duchi di Calabritto; a sinistra lo stemma gentilizio con le
insegne delle famiglie Nunziante, Grimaldi e Tuttavilla.
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Famiglia di origini francese, il cui nome Estouteville fu
italianizzato in Tuttavilla, venuta a Napoli durante il
Regno Aragonese,
aggregata al Patriziato napoletano nel
Seggio di Porto e, dopo la
soppressione dei sedili (1800) fu iscritta nel Libro d'Oro napoletano.
Decorata
coi titoli di principe di Conca e
duca di Calabritto, ha
ricoperto importanti cariche pubbliche.
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© Napoli - Palazzo Calabritto |
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© Napoli - particolare palazzo Calabritto |
Nel
1675 i Tuttavilla acquistarono dalla famiglia
Pignatelli del ramo di
Spinazzola il feudo di Minervino.
Il
duca Vincenzo Altavilla, agli inizi del 1700, fece costruire un
sontuoso palazzo in Napoli che attirò l’attenzione di
re Carlo III di Borbone
che lo acquistò per una ingente somma; nel 1754 Don Francesco,
figlio di Vincenzo, riuscì a riacquistarlo per la stessa somma
pagata dal sovrano.
In questo palazzo dimorò nel 1802
Gioacchino Murat,
cognato di Napoleone.
Nel 1861 una parte dell'immobile ospitò la sede del "Circolo
Nazionale" fondato da alcuni nobili liberali in contrapposizione
al Circolo del Whist" inneggiante al vecchio regime. Una lapide
posta accanto all'ingresso di piazza dei Martiri ci
ricorda che qui visse e morì il celebre giurista Alberto
Marghieri. Eredi dei Tuttavilla furono i Caracciolo di
Castagneto e i Piscicelli.
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© Calabritto - il feudo della
Famiglia Tuttavilla |
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Don Nicola
Pappacoda
(† 1741), principe
di Triggiano, di Mesagne e di Bitetto, sposò
Donna Porzia Tuttavilla,
figlia di Don Orazio II, duca di Calabritto. |
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