Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.   

Stemma Sanseverino  

Armi:
la più antica: d’argento
poi: d’argento alla fascia rossa
(1).
ramo dei principi di Salerno: inquartata, nel primo e nel quarto d’argento alla fascia rossa, nel secondo e nel terzo d’oro a quattro pali rossi (d’Aragona)

ramo dei conti di Tricarico: d’argento alla fascia rossa con la bordura di azzurro intorno allo scudo.
Motto: Nec morsus timebo.
Dimora: Marcellinara e Napoli

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© Napoli -  Stemma Famiglia Sanseverino principi di Bisignano

L’antica e illustrissima famiglia Sanseverino, annoverata tra le Serenissime Sette Grandi Case del Regno con i d’Aquino, gli Acquaviva, i del Balzo, i Ruffo, i Celano e i de Moliso, arrivò a possedere oltre trecento feudi, tra cui Padula ove nel 1306 Tommaso II Sanseverino fondò la Certosa dedicata a San Lorenzo, dieci principati, dodici ducati, nove marchesati e quaranta contee.
I suoi rappresentanti ricoprirono cinque dei sette Grandi Uffici del Regno: Gran Conestabile, Grande Ammiraglio, Gran Camerlengo, Gran Protonotario e Gran Giustiziere.
Vestì più volte l’abito di Malta.
Fu insignita delle più alte onorificenze: Grandato di Spagna di 1^ classe, dell’Ordine del Toson d’oro, dell’Ordine dell’Ermellino, dell’Ordine del Nodo, della Gran Croce dell’Ordine di S. Ferdinando e del Merito, del Real Ordine di S. Gennaro e di molti altri.
Arrigo Sanseverino, conte di Mileto, nel 1381 fu cavaliere dell'Ordine della Nave.
Godette di nobiltà in Genova, Venezia, Milano, Piacenza, Modena, Capua, Salerno e Napoli ove fu aggregata al Patriziato Napoletano del Seggio di Nido e, dopo l’abolizione dei sedili (1800), fu iscritta al Libro d’Oro Napoletano nelle sue linee dei principi di Bisignano, principi di Paceco e conti di Saponara.
Capostipite fu TURGISIO, discendente dei duchi di Normandia, il quale passò nel Napoletano nel 1045 per seguire Roberto il Guiscardo. Ottenne la contea di Sanseverino,  in Principato Citra, oggi Mercato Sanseverino, dalla quale prese il nome il Casato.
Roberto, feudatario di Lauro, fu il capostipite della famiglia de Lauro.
San Tommaso d'Aquino ebbe l’ultima visione nel castello di Sanseverino ove si recò in visita alla sorella Teodora d’Aquino, nipote di Papa Innocenzo IV e moglie di RUGGIERO II, conte di Sanseverino; quest’ultimo sfuggito alla persecuzione di Federico II di Svevia.


Mercato Sanseverino (SA) col suo castello
 


Padula (SA) la Certosa
 

TITOLI NOBILIARI


Il Casato si divise in varie linee e rami che ottennero vari titoli, tra i quali:
Baroni di:
Domanico, Marcellinara (1445), Malvito, Mendicino, Rocca Augitola, S. Fele
Conti di: Aliano, Altavilla, Altomonte, Anglone, Belcastro (1376), Biccari, Caiazzo (1461), Capaccio, Caserta (1166), Chiaromonte, Chiavenna, Colorno, Corigliano (1346), Lauria (1465), Loseto (1346, Marsico (1266), Matera, Mileto, Montescaglioso (1373), Montuoro, Potenza, Ruvo (1346), Sanseverino (1045), Saponara, Soleto, Terlizzi, Terranova, Tricarico (1380)      
Marchesi di: Casalbora,
Rojano, San Lorenzo, Valenza,

Duchi di: Amalfi, Corigliano, Erchie, Jelsi, Venosa (1391), San Marco (1449), S. Pietro in Galatina(1539), Scalea, Somma (1521), Villermosa

Principi di: Bisignano (1465), Luzzi, Pietralcina, Salerno (1463), Paceco, della Riccia, Sant’Agata, San Giorgio, Torrenova, Primo Principe del Regno di Napoli (1662).
 

I PRINCIPALI RAPPRESENTANTI DEL CASATO


I Sanseverino furono acerrimi nemici degli Svevi e sostennero la venuta di Carlo I d’Angiò; nel 1266 RUGGIERO Sanseverino, col suo esercito, partecipò valorosamente alla battaglia di Benevento. Per incoraggiare i suoi militi e terrorizzare gli avversari legò alla sua arma una maglia nemica grondante di sangue; per tale motivo il sovrano gli concesse di inserire nello scudo d’argento la fascia rossa.

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©  Rappresentazione di Ruggiero Sanseverino alla Battaglia di Benevento

Nel 1276 il citato Ruggiero si recò alla conquista di Gerusalemme e Cipro con la sua flotta, sotto le insegne angioine; fu nominato vicario generale a Gerusalemme.
ROBERTO, conte di Corigliano, gran ciambellano di re Roberto II d’Angiò e gran giustiziere della Terra di Otranto, partecipò alla guerra di Sicilia del 1335. La figlia MARGHERITA sposò Luigi di Durazzo e fu la madre di re Carlo III di Durazzo.
Nel 1400 BARNABO’, valoroso comandante, sconfisse a Galatina Raimondo del Balzo Orsini, principe di Taranto.
TOMMASO, decorato col titolo di conte di Montescoglioso nel 1373, con i suoi militi liberò papa Urbano IV,
al secolo Bartolomeo Prignani (Napoli,1318†1389), assediato a Nocera dall’esercito di Carlo III di Durazzo.

ROBERTO (1418 † 1488),  valoroso combattente, fu alle dipendenze dello zio Francesco Sforza; divenne primo capitano d’Italia e governatore di Milano. Per aver aiutato re Ferrante I d’Aragona, nel 1461 ottenne il titolo di conte di Caiazzo e il privilegio di aggiungere il cognome d’Aragona al suo e di inquartarne le armi. Sposò Elisabetta, figlia di Federico da Montefeltro duca di Urbino.

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© Caiazzo col suo castello - il feudo di Roberto Sanseverino

La linea primogenita dei conti di Caiazzo si estinse con MADDALENA che sposò Giulio de Rossi di San Secondo.
Nel 1445 NICCOLO’ I, valoroso condottiero, con le sue milizie conquistò Catanzaro ed ottenne per ricompensa la baronia di Marcellinara da Alfonso I d’Aragona.
Nel 1463 ROBERTO (†1474), conte di Marsico, fu insignito del titolo di principe di Salerno ed ottenne il privilegio di battere moneta e nominare feudatari i suoi vassalli; sposò Raimondina del Balzo e divenne il più importante personaggio del Regno. Fu nominato grande ammiraglio e, al comando della sua flotta, le cui navi innalzavano le insegne degli Aragonesi e dei Sanseverino, fu il vincitore della battaglia di Ischia (1464) contro Giovanni d'Angiò che aveva occupato l'isola, su invito di Giovanni Torella, genero di Lucrezia d'Alagno

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© Napoli - Tavola Strozzi - la flotta con i gonfaloni degli Aragonesi e dei Sanseverino rientra a Napoli
dopo la vittoriosa battaglia di Ischia del 1464.

Il figlio di Roberto, ANTONELLO (1499), conte di Marsico e principe di Salerno, sposò Costanza di Montefeltro, figlia del duca di Urbino. Abitò nel sontuoso palazzo di piazza del Gesù in Napoli, di cui oggi resta sola la facciata facente parte della Chiesa del Gesù, fatto costruire dal padre e terminata nel 1470. Nel 1486 fu il promotore della Congiura dei Baroni, fece imprigionare Federico d’Aragona, secondogenito del re, durante la sua visita a Salerno, il quale riuscì miracolosamente a fuggire. Il Sanseverino dovette, quindi, espatriare e gli furono confiscati tutti i beni. Ritornò in Italia con Carlo VIII, re di Francia, che, conquistata Napoli, costrinse re Ferrante II a rifugiarsi ad Ischia.
Alla Congiura dei Baroni partecipò anche GIROLAMO Sanseverino (
1487), figlio di don LUCA ( 1470), secondo principe di Bisignano, duca di S. Marco, conte di Tricarico e Chiromonte, fu arrestato  rinchiuso nelle carceri di Castel Nuovo ove morì nel 1487. Egli favorì lo stanziamento degli Albanesi nelle sue terre, accordando loro esenzioni tributarie e lo sfruttamento gratuito delle terre. Sposò Mandella Gaetani dell’Aquila d’Aragona, figlia di Baldassarre conte di Morcone; la moglie dovette fuggire con i figli a Terracina ove conobbe Francesco Gonzaga, nacque Carlo che diede origine al ramo dei Gonzaga in Cosenza, grazie alle donazioni dei feudi fatte da BERARDINO († 1517), figlio del citato Girolamo (1487), terzo principe di Bisignano e duca di San Marco, Grande Almirante del Regno e sposo di Eleonora Piccolomini, figlia di  Antonio duca di Amalfi.

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© Napoli - Palazzo Filomarino di Rocca d'Aspide

I coniugi abitavano, come i genitori, in Napoli nel palazzo di loro proprietà oggi noto come palazzo Filomarino di Rocca d'Aspide. Il citato Berardino, dopo essersi rifugiato presso re Luigi XII, ritornò a Napoli nel 1507. I cronisti dell'epoca narrano che la moglie, in assenza del marito, conduceva una vita libertina ed era l'amante del cardinale Pier Luigi Borja, figlio naturale di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.
La duchessa di Amalfi morì, forse avvelenata dal marito per vendetta, che mal sopportava i continui tradimenti.
Successivamente vi abitò il principe
PIETRANTONIO († 1568), di cui si parlerà in avanti, con la seconda moglie Giulia Orsini, figlia di Gian Giordano Signore di Bracciano.
Anche la Orsini conduceva una vita a dir poco "allegra" e, pur di soddisfare i suoi desideri amorosi, ricompensava i suoi occasionali amanti con grosse somme di danaro.
Il principe, dopo aver partecipato con un suo proprio esercito alla battaglia di Tunisi insieme all'Imperatore Carlo V d'Asburgo-Spagna, tornò a Napoli e si vendicò della moglie infedele facendola uccidere.
Prima che il palazzo passasse alla famiglia Filomarino, vi abitò il principe Nicola Berardino († 1606) con la moglie Isabella Feltre della Rovere, più avanti citati.

STEFANO, conte di Matera, fratello di VENCESLAO, conte di Tricarico e duca di Venosa, partecipò come i suoi parenti alla Congiura dei Baroni, fu condannato ed ucciso e il palazzo in Napoli venne da re Ladislao di Durazzo confiscato e regalato alla Repubblica di Venezia per farne sede dell'Ambasciata. In seguito il palazzo fu acquistato dalla famiglia Capone.

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© Napoli - Palazzo appartenuto ai Sanseverino di Matera

FERRANTE Sanseverino (Napoli, 1507 † Avignone, 1568), principe di Salerno, conte di Marsico  e duca di Villermosa, ebbe per segretario il padre di Torquato Tasso; sposò Isabella Villamarina, contessa di Capaccio. Nel 1535 comandò le truppe napoletane all'assalto di Tunisi.
Nel 1537 fu sfidato a duello da Vincenzo Toraldo, marchese di Polignano; il principe lo fece arrestare per aver il Toraldo violato una severa prammatica che proibiva i duelli (B.Croce - Duelli nel Seicento, in Curiosità storiche - pagg. 153-157). Ferrante, non ancora soddisfatto, ritenendo la sfida giunta da un titolato inferiore, fece uccidere il marchese da un suo uomo appostato con l'archibugio dinanzi al carcere della Vicaria.

Fu perseguitato dal vicerè Alvarez de Toledo per avergli impedito di istituire il famigerato Tribunale dell’Inquisizione. Accusato ingiustamente di tradimento dall’imperatore Carlo V, rinunciò a tutti i suoi feudi e titoli, si trasferì in Francia ove fu accolto con grandi onori. Si estinse così il ramo primogenito dei principi di Salerno.


Napoli - Targa in memoria del popolo Napoletano che impedì l'istituzione del famigerato Tribunale dell'Inquisizione

Il Palazzo di piazza del Gesù, anch'esso confiscato, fu acquistato nel 1584 da Niccolò Grimaldi e rivenduto ai Padri della Compagnia di Gesù, fu trasformato in Chiesa, consacrata nel 1601 dal vescovo Alfonso Gesualdo, grazie alle cospicue donazioni fatte da Isabella Feltria della Rovere, principessa di Bisignano. 

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© Napoli - lo stemma con le insegne dei Sanseverino,
principi di Bisignano, e Isabella Feltria della Rovere
A sinistra: Napoli - Piazza del Gesù, con l'omonima
chiesa già Palazzo dei Sanseverino principi di Salerno

PIETRANTONIO († 1568), grande di Spagna, principe di Bisignano,  duca di San Marco e di Corigliano, conte di Tricarico, Chiaromonte e Altomonte, barone di Rocca Augitola, Mendicino, Domanico e San Fele,  sposò in terze nozze nel 1539 Irene  Castriota Scanderbeg, figlia ed erede di Ferdinando, duca di San Pietro in Galatina e Conte di Soleto.
Alla morte del suocero e per maritali nomine divenne duca di San Pietro in Galatina e conte di Soleto; fu il primo nel Napoletano ad ottenere l’Ordine del Toson d’Oro.
Nel 1527 Fagnano e Joggi erano casali e pertinenze della baronia di Malvito. Il principe di Bisignano gli smembrò e li vendette ai Falangola.
NICCOLO’ BERARDINO († Napoli, 1606), principe di Bisignano e duca di Corigliano, sposò a Napoli  nel 1565 la già citata Isabella Feltria della Rovere (Urbino, 1554 † Napoli,1619) principessa di Urbino, figlia del duca Guidobaldo II e di Vittoria Farnese principessa di Parma e Piacenza.
LUIGI (Saponara,1587†1669), conte di Saponara, di Tricarico e Chiaromonte, barone di Rocca Augitola, Domanico, Mendicino, Carole e San Fele, nel 1607 sposò Margherita Tagliavia d’Aragona, figlia di Carlo duca di Terranova  e di Giovanna Pignatelli dei duchi di Monteleone; nel 1662 ottenne da re Filippo IV d'Asburgo-Spagna  i titoli di principe di Bisignano col Grandato di Spagna, e primo principe del Regno di Napoli, ereditò il ducato di San Marco alla morte di  Michele Antonio Orsini, duca di Gravina.
Don Carlo (?, 1590 † Napoli, 1677), principe di Bisignano, primo principe del Regno di Napoli, Grande di Spagna di prima classe alla morte del fratello Luigi, sposò, in prime nozze, nel 1617 Orsola Montalto, figlia di Bernardino marchese di San Giuliano; in seconde nozze a Napoli nel 1620 Cecilia Orefice, figlia di Francesco principe di Sanza e della nobildonna Imara de Mendoza.

V. A.
© Napoli, altra variante dell'arma dei Sanseverino ascritti al Seggio di Nido e conti di Aliano, terra in Provincia di Basilicata

GIUSEPPE LEOPOLDO ( 1727), principe di Bisignano, Grande di Spagna di prima classe e primo barone del Regno, nel 1717 fu nominato da Carlo VI gran giustiziere del Regno, sposò Stefania Pignatelli, figlia di Nicola duca di Monteleone e di Giovanna Pignatelli dei principi di Noia.
LUIGI (Napoli,1705
Acri, 1772), patrizio napoletano, principe di Bisignano, Primo Principe del Regno di Napoli, conte di Tricarico e Chiaramonte, ecc., Grande di Spagna di prima classe, cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro, sposò in prime nozze a Napoli nel 1723  Ippolita Spinelli dei Principi di San Giorgio (Napoli, 1734);  in seconde nozze nel 1734  Cornelia Capece Galeota duchessa di Sant’Angelo ( 1793).
FRANCESCO (1745
1787), conte di Saponara, figlio secondogenito di NICOLO’ (†  1793) principe di Paceco e marchese di S. Lorenzo, nel 1771 sposò a Napoli Maria Saveria Pescara dei duchi di Calvizzano ( 1822); succedette a Bartolomeo di Capua, principe della Ricca, gran conte di Altavilla e conte di Montuoro e Biccari. Assunse il doppio cognome di CAPUA SANSEVERINO, inquartando le armi.

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© Napoli - Cappella dei Sanseverino con le tombe dei  dei tre figli di UGO, Conte di Saponara, fatti
avvelenare da un parente che sperava di ereditare (sec. XVI)

TOMMASO (Napoli, 1759 † ivi, 1814), fratello di Luigi, patrizio napoletano, principe di Bisignano e di Terranova, Primo Principe del Regno di Napoli, duca di San Marco e di Erchie, marchese di Casalbore, conte di Tricarico, Chiaramonte e  Altomonte, Grande di Spagna di prima classe,  fu ministro di stato napoletano, Gran Cancelliere dell’Ordine Reale delle Due Sicilie e socio onorario della Reale Accademia di Storia e Belle Lettere. Sposò nel 1789  Livia Firrao, figlia ed erede di Tommaso principe di Sant’Agata, principe di Luzzi, principe di Pietralcina e duca di Jelzi.
PIETRO ANTONIO (Napoli, 1790 † Roma, 1865), principe di Bisignano, Sant’Agata, Luzzi, Pietralcina e San Giorgio,  Primo Principe del Regno di Napoli , duca di Jelzi, conte di Tricarico e Chiaramonte, ecc., insignito dei maggiori Ordini equestri napoletani ed esteri,  fu  Intendente Generale della Casa Reale di Napoli fino al 1859; sposò nel 1807 Maria Antonia Serra (Napoli,1790 † Roma, 1864), figlia di Luigi duca di Cassano e di Giulia Carafa della Spina dei principi di Roccella.
Alla caduta del Regno delle Due Sicilie seguì Francesco II di Borbone nel suo esilio romano.
Giulia Sanseverino, figlia dei predetti Pietro e Maria Antonia Serra, impalmò Michele
Imperiali d’Afflitto di Villafranca (1793 † 1867); ebbero Maria Antonia che il 20.05.1850 sposò il conte Antonio Coppola (1824 † 1888).
FRANCESCO di Capua Sanseverino (Napoli,1803 † ivi,1870), conte di Saponara, figlio del conte
Luigi (Ruggiano,1776 ivi,1828),sposò a Roma nel 1831 la principessa Costanza Capece Zurlo († 1872), figlia di Giovanni Antonio e Teresa Imperiali dei principi di Francavilla.

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© Napoli - Epitaffio su monumento funebre di Francesco Sanseverino e della moglie Costanza Capece Zurlo

LUIGI (Napoli, 1823 † ivi, 1888), figlio di detto Pietro Antonio (1790 † 1865), patrizio napoletano, primo principe del Regno di Napoli, principe di Bisignano, ecc., cavaliere del S.M.O. di Malta, cavaliere del Real Ordine di San Gennaro e di numerosissime altre onorificenze, nel 1841 sposò Giulia Imperiali de principi di Villafranca (†1851).

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© Napoli - Villa Bisignano

Fece apporre nell'androne del palazzo, acquistato nel 1765 dal conte PIETRO ANTONIO Sanseverino dalla famiglia Pignatelli, una scritta in ricordo del centenario del primo restauro della villa fatto eseguire ALOISIO nel 1776. TOMMASO, principe di Bisignano, trasformò il giardino della villa ad orto botanico con piante rarissime.

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© Napoli - interno Villa Bisignano

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© Napoli -  targa commemorativa

Dal matrimonio nacquero sei figlie femmine e i titoli passarono in Casa Costa per successione, a seguito di matrimonio celebrato in Napoli nel 1864 tra la primogenita MARIA ANTONIETTA (Napoli,1843 † Foggia,1875), contessa di Tricarico e Chiaromonte,  e il cugino Francesco Costa dei marchesi di Arielli (Napoli,1835 † ivi,1899); il loro figlio primogenito LUIGI Costa (Napoli, 1870 † ivi, 1939) nel 1897 acquisì il doppio cognome COSTA SANSEVERINO.

La linea secondogenita maschile di Capua Sanseverino si estinse con FRANCESCA SAVERIA (Napoli, 1832 † 1892), contessa di Saponara e marchesa di Rojano, figlia del conte Francesco Saverio e della principessa Costanza Capece Zurlo, precedentemente citati,  andata in sposa a Napoli nel 1851 al patrizio napoletano Luigi Bianchi de Dottula, marchese di Montrone.

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© Napoli - Stemma di Capua Sanseverino

La linea di Marcellinara, ancora fiorente, risulta iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana col titolo di barone di Marcellinara, nella persona di PATRIZIO Sanseverino (n. Catanzaro, 1879), discendente di CARLO (Marcellinara, 1847 † ivi,1917), barone di Marcellinara e Senatore del Regno d'Italia nel 1913.

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© Napoli - Stemma Famiglia Sanseverino

Giovan Francesco Rodinò (1838 1913), barone di Miglione e gentiluomo di camera di Re Ferdinando II nel 1859, seguì re Francesco II a Roma dove sposò Maria Giuseppa Sanseverino, marchesa di Sangineto, figlia del principe di Bisignano Luigi; con il suocero si impegnò nel movimento cattolico napoletano e fu tra i componenti del Comitato napoletano dell’Opera dei congressi e comitati cattolici, costituitosi a Napoli il 28 luglio 1879.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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1) - Libro d'Oro Napoletano - Archivio di Stato di Napoli - Sezione Diplomatica.


Casato inserito nel 1° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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