|
Arma: d’argento alla
fascia sormontata da un lambello a cinque pendenti, il tutto di
rosso.
Cimiero: un drago
Dimora: Napoli |
|

© Napoli - Stemma Famiglia Sambiase |
|
La
famiglia Sambiase è una diramazione dell'illustrissima famiglia
Sanseverino che prese il nome da un feudo che possedeva in Terra
di Calabria. Godette di nobiltà in Cosenza, Lecce e Napoli ove
fu ascritta al Patriziato napoletano del
Seggio di Portanova.
Vestì l'abito di Malta sin dal 1595 come quarto della famiglia
Rocco e nel 1615 come quarto della
famiglia
del Giudice.
Fu decorata, nei suoi vari rami, da numerosi titoli tra i quali:
Principi di: Bonifati (per
successione Telesio e de Gregorio - anzianità 1640), Campana.
Duchi di: Crosia, Malvito
(concessione 21.12.1695), San
Donato (per successione Ametrano anzianità 1668 -
riconosciuto R. Rescr. 16.3.1833)
Conti di: Bocchigliero
Capostipite fu RUGGIERO Sanseverino, Signore di Martorano e
Sambiase. |
|

© Napoli - Ingresso Palazzo Sambiase
Sanseverino |
|
Il
titolo di duca di Crosia passò in
Casa Sambiase nel 1625 a seguito di matrimonio tra donna
Vittoria Mandatoricci e GIUSEPPE Sambiase.
Dalla famiglia Ametrano pervenne nel 1636 il titolo di
duca di San Donato.
PAOLO Sambiase nel 1695 fu insignito del titolo di
duca di Malvito (Calabria).
FELICE NICOLA Sambiase, principe di Campana,
duca di Crosia e
conte di Bocchigliero, nel 1718 ottenne il grandato di Spagna di
prima classe.
Il titolo di principe di Bonifati
passò in Casa Sambiase nel 1732 a seguito di matrimonio tra
donna Giulia
Telesio e SAVERINO Sambiase, duca di Malvito.
Don Paolo
Maria
(1781 † 1841), duca di Malvito e di San Donato, principe di
Bonifati, nipote del principe Domenico
Capece Zurlo, nel 1809 sposò
donna Beatrice Perrelli
dei duchi di Monasterace; sostenitore della
Repubblica Napoli del 1799,
fu perseguitato dopo la Restaurazione.
In un manoscritto conservato dal conte
Ladislao Sambiase
Sanseverino, nato a Napoli nel 1881,
tra
i tanti episodi, è scritto che detto don Paolo Maria riuscì a
mettere in salvo 18 patrioti tra i quali figurano: il fratello
Gennaro, il cugino Ferdinando Sambiase principe di Campagna, il
duca Marotta, il
principe di Sirignano,
Agostino
Colonna fratello del principe
di Stigliano, il duca
Albertini di
Cimitile, e Onorati
Gaetani duca di
Laurenzana.
Li radunò sotto Port’Alba
e li condusse al monastero della Sapienza dove era priora una
sua zia, donna Maria Carmela Sambiase,
che li nascose nei
sotterranei della chiesa del monastero sito in via
Costantinopoli. |
|

© Napoli - Port'Alba, il luogo
dell'incontro |

© Napoli - Chiesa di S. Maria della
Sapienza |
|
Il giovane
Marino marchese di Genzano, appena
sedicenne, arrivò tardi all’appuntamento e, riconosciuto dalle
guardie, fu arrestato e condannato a morte.
I Sanfedisti, venuti a conoscenza che in detto monastero si
erano rifugiati molti giacobini, assediarono l’immobile
minacciando cose terribili qualora non fossero stati
immediatamente consegnati i rifugiati.
A questo punto, le coraggiose suore provenienti quasi tutte da
famiglie aristocratiche quali i
Pignatelli, i Pignone del Carretto, i
del Balzo, i Perelli, i
Tomacelli, gli
Orsini di Gravina, decisero di opporsi alla richiesta dei
Sanfedisti; spalancarono le porte del sacro edificio, posero la
statua della Madonna della Misericordia sulla balaustra e, a
nome di tutti, donna Maria Carmela gridò: “Si, o signori, ho
ricoverati e nascosti dei bravi e buoni giovinotti mettendoli
sotto la protezione di Maria Santissima. Se ne avete il
coraggio, venite ora a prenderli.”
I Sanfedisti, intimoriti dall’energica reazione delle monache,
tolsero l’assedio.
Il Sambiase, grazie all’intervento del cardinale
Ruffo, parente della priora, si rifugiò
a Roma ove fu ospitato da Marcello Ottoboni, duca di Fiano e
marito di Giustiniana Sambiase, sorella del principe di Campana.
Ripararono a Roma anche Gennaro, Giuseppe e Mario
Spinelli, figli del marchese di
Fuscaldo; il primo era stato aiutante di bandiera
dell’ammiraglio
Caracciolo ed
in seguito fu decorato col titolo di principe di Cariati e nel
1848 fu presidente dei ministri.
Don
Gennaro
(Napoli, 1783 † Danzica, 1813), fratello del duca Paolo Maria,
nel 1807, appena ventenne, sfidò a duello ed uccise al primo
colpo di pistola un certo Dachino, tenente colonnello della
truppa Cisalpina, reo di aver usato un linguaggio oltraggioso
nei riguardi dei suoi compaesani; gli fu padrino il duca Diego
Pignatelli di Monteleone (†1873).
Alcuni anni dopo, raggiunto il grado di capitano delle guardie
d’onore a cavallo nel contingente napoletano dell’esercito
napoleonico partecipò alle campagne di Russia e di Germania;
ferito a morte durante l’assedio di Danzica, rese l’anima a Dio
confortato dalla presenza di suo cugino il principe di Campana.
Don
GENNARO Sambiase Sanseverino (Sala
Consilina, 8 settembre 1821 † Napoli, 27 ottobre 1901),
figlio di Paolo Maria duca di Malvito e di San Donato,
principe di Bonifati,
e
di Beatrice Perrelli dei duchi di Monasterace, per i suoi ideali politici conobbe il
carcere, l'esilio e la guerra, fu sindaco di Napoli e inaugurò
la bonifica generale della grande metropoli. |
|

© Napoli - Gennaro Sambiase
Sanseverino, duca di San Donato (1821†1901) |
|
Il 23 novembre 1847
partecipò ad una delle tante manifestazioni che raggiunse Largo
di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione,
viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto
l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di
disperdere la folla, lungo via Toledo. Tra i manifestanti vi
erano il duca Proto di Maddaloni, il marchese Caracciolo di
Bella, figlio del principe di Torella, Maurizio
Barracco col fratello Giovanni, il
duchino
Morbilli, Andrea Colonna di
Stigliano, Gioacchino
Saluzzo di
Lequille ,
Luigi Caracciolo di S. Teodora, Ferdinando de Petruccelli,
Pasquale de Virgiliis, Alfonso de Caro.
I manifestanti, giunti presso il Palazzo del
Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari cavallo
comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni
dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi
furono arrestati. |
|

© Napoli - epitaffio in ricordo
del duca Gennaro Sambiase Sanseverino |
|
Il Casato risulta iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana con LADISLAO Sambiase (nato a Napoli il 14 gennaio
1866) coi titoli di principe di Bonifati, duca di San Donato e
di Malvito.
Il titolo di conte di Vadi passò in
Casa Petriccione nel 1898, per maritali nomine, a seguito di
matrimonio tra la contessa di Vadi VITTORIA BEATRICE Sambiase
Sanseverino (n. Napoli, 1874) e
Luigi
Petriccione.
|
|
Chianche (AV) - 11 settembre 2010 - Discorso
in memoria del Duca di San Donato |
|
Chianche è uno splendido
paesino in provincia di Avellino; il borgo
fu
feudo dei
Caracciolo, dei
Carafa, dei
Filomarino, degli Zunica e dei
Sanseverino.
Il castello di Chianche fu nel
1593 acquistato da
Giovan
Battista
Manso,
marchese de Villa Lago nel 1621, che vi ospitò i suoi amici:
Torquato Tasso, Milton e Marini.
Gennaro
Sambiase Sanseverino, duca di San Donato e feudatario di
Chianche, amava trascorrere periodi di riposo nel Castello,
trasformato in residenza nobiliare. |
|

Chianche (AV) - Fontana San Donato
© Per gentile concessione di
Federica Minaci Sambiase Sanseverino |
|
Federica Minaci
Sambiase Sanseverino, nipote del duca, l'11 settembre 2010 in
Chianche ha così ricordato la figura del Duca di San Donato:
"Il
Duca di San Donato, Don Gennaro, il mio bisnonno, è sempre stato
una figura imponente nella storia della famiglia.
Il fisico e il modo di vestire, con una predilezione per
cappelli molto grandi, come una tuba bianca, che
potete vedere anche in qualche foto, di certo lo aiutarono molto
a diventare un'icona a Napoli.
Anima
ardente di patriota, uomo di idee e di azione volle e seppe
dare se stesso al Paese che amava.
Fu
appunto il carattere, la decisione e la risolutezza che ha
sempre avuto, ad averne fatto un punto fermo e un grande
esempio.
|
|
©
Ritratti di
Gennaro
Sambiase Sanseverino, Duca di San Donato e della moglie Donna
Maria d'Alessandro. |
|
C'è da
dire che nella storia della famiglia c'è sempre stata una
certa irrequietezza di carattere e gran patriottismo.
Basti
pensare che un suo prozio, omonimo, partecipò alla
campagna di Russia come comandante di tre squadroni delle
Guardie d'Onore del Regno delle Due Sicilie insieme a
Gioacchino Murat e morì nell'assedio di Danzica.
La
partecipazione di Don Gennaro alla lotta per l’indipendenza,
l’unità d’Italia e le libere Istituzioni fu aperta e coraggiosa,
pagata a prezzo di grandi sacrifici. Ebbe per effetto per lui,
come per altri non solo di allargare la cerchia delle sue
amicizie personali (Rattazzi, Imbriani, Crispi, De Pretis, Carlo
Poerio, Guglielmo Pepe, Giovanni Nicotera solo per citarne
alcuni), ma anche la sua cultura politica.
Lettere inedite a Lui dirette da illustri contemporanei danno
ampia prova dell’importanza che Lui ebbe nel risorgimento.
Unì
alla lotta sul terreno dei principi l’azione sul campo di
battaglia.
Nato
nel 1823, di profonde idee liberali, già a 24 anni, fu
arrestato per esseri messo a capo di una dimostrazione
di piazza, al grido di “Viva la Costituzione!”.
Questo
episodio lo rivelò politicamente in modo clamoroso e non
equivoco.
Dopo
il secondo arresto, “Il Duchino” com'era schernito dai
poliziotti che lo arrestarono, fu liberato nel 1848 e fuggì a
Parigi
(imbarcandosi sull’Aryel travestito da cameriere
dell’Ambasciata francese in possesso di un salvacondotto) dove
divenne redattore per il quotidiano La Presse di
Émile de Girardin.
Poco dopo il suo arrivo a Parigi un altro
pubblicista francese scriverà di lui: “a patto che non si lasci
ammazzare per la strada, questo giovanotto farà molto cammino”.
Don Gennaro infatti dopo 2 mesi era già al suo quinto duello.
Dopo il colpo di stato in Francia fuggì in
Inghilterra continuando a scrivere del malcontento italiano
sotto i Borbone e lì attese fino al '59, quando tornò a
Torino e si arruolò come aiutante di campo di Garibaldi nei
Cacciatori delle Alpi, partecipando alla campagna di
liberazione della Lombardia: “ov'ebbe contegno da
prode” secondo le parole di Garibaldi stesso.
Con Lui figurano nei moti, nell’esilio, in guerra
moltissimi nomi della più illustre nobiltà delle due Sicilie
aperta a idee nuove.
Comunque quale genere d'uomo sia stato è
deducibile dalle parole che ebbero per lui, Garibaldi e lo
stesso re Vittorio Emanuele II, che scrisse testualmente nella
lettera che gli mandò dopo l'attentato camorristico “Se io le
fossi stato vicino in quel momento non le avrebbero fatto un
così brutto giuoco, li avrei scannati tutti” e “mi
conservi la sua cara amicizia”
|
|
 |
 |
|
Lettera inviata dal
Duca a re Vittorio Emanuele II datata 31/12/1860 e la risposta
del 14/3/1861, giorno in cui il Parlamento proclamò Vittorio
Emanuele II Re d'Italia.
© Archivio Casa Minaci Sambiase
Sanseverino |
|
Dopo l’Unità d’Italia tornò a Napoli.
Sappiamo poi che divenne sovrintendente dei
teatri a Napoli, fu pugnalato alla schiena fuori dal San
Carlo dalla camorra, fu eletto Sindaco e soprannominato “'O
Duca nuosto” e “il simpatico Pappone” dai napoletani
e “Re di Napoli” da Vittorio Emanuele II stesso, che in
visita alla città gli disse “Entriamo nel vostro regno”
Visse per il popolo : iniziò il risanamento igienico-sanitario-edilizio di Napoli, l’espropriazione delle
acque del Serino e l’incanalamento, la direttissima Napoli Roma,
I’illuminazione, cassa armonica, Via Tasso e via Caracciolo.
Durante i quarant’anni di carriera parlamentare
la sua forza e la sua debolezza fu sempre la preminenza data
alle esigenze del mezzogiorno, la volontà di combattere la
disparità di condizioni tra nord e sud, il desiderio di
predisporre un migliore avvenire per il mezzogiorno.
Bocconi amari ….. spesso da ministri e ministeri
“amici”
Le idee e gli atti da Lui compiuti sono il solo
ed unico retaggio lasciato ai figli dopo 50 anni di vita
politica ed amministrativa. " |
|
 |
 |
|
Napoli - processione
funebre del Duca di San Donato
©
Archivio Casa Minaci Sambiase Sanseverino |
|
Don Gennaro Sambiase Sanseverino rese l'anima a Dio in Napoli il
27 ottobre 1901, con grande rimpianto dei suoi concittadini
accorsi numerosissimi al suo funerale; la presenza di tanti
Frati è la prova lampante che il Duca non appartenne mai alla
massoneria, mettendo a tacere per sempre le illazioni di "oscure
frequentazioni". |
|

© Napoli - Arma della Famiglia
Sambiase |
|

Copyright © 2007 www.nobili-napoletani.it
-
All rights reserved
|
|
|