Napoli - Università Federico II

Stemma Famiglia Quaranta

Pagina realizzata dal dott. Gianpaolo Quaranta di Fusara
( http://www.youtube.com/user/shadow75sa )
"Affinché la gloria di quelli che fecero grande il lustro di casa Quaranta non si perda sempre più col passare di questi tristi tempi, vuolsi qui brevemente illustrare la storia di questa nobile famiglia per la quale il pregio delle lettere superò il valore delle armi."

Arma: d' oro alla fascia rossa caricata da quattro X nere, accompagnata da tre stelle d'argento, due nel capo ed una nella punta con un monte a tre cime verdi movente dalla punta e sormontato da una vipera verde posta in fascia; lo scudo in cuore dell'aquila imperiale austriaca.
Motto:
PER QUADRAGINTA PUGNAT ET VINCITCon quaranta combatte e vince.

© Immagine proprietà www.nobili-napoletani.it
©Napoli - 4^ Municipalità - Stemma Famiglia Quaranta

"Lo studio delle patrie cose mette innanzi agli occhi le memorie,
 le gesta e le peripezie dei nostri avi, che prima di noi abitarono
 questa terra, ove sulla loro polvere germogliano i fiori
 che abbelliscono la vita presente"

(cav. uff. Raffaele Quaranta di Fusara)  

L'origine del cognome

Nel 1016 era Guaimaro IV Signore di Salerno, città che trovasi in quel temposecondo il Lupo Protospada, per mare e per terra assediata dai Saraceni.
Leone Ostiense e Guglielmo il Pugliese dicono che questi furono cacciati da una mano di prodi normanni i quali reduci da Terra Santa si dirigevano in pellegrinaggio al monte Gargano per venerare la grotta del Santo Arcangelo. L'Amato, il Leone Ostiense, il Summonte, il Polverino, il Muratori, il Vertot, il Ventimiglia ed in fine il Camera affermano che questi Normanni fossero stati nel numero di quaranta.

© Barone Bernardo Quaranta da giovane accademico.
Barone Bernardo Quaranta
di Sanseverino (Napoli 1796†1867)
© Proprietà Casa Quaranta di Fusara

Capo della fazione che liberò Salerno dall'assedio dei Saraceni, secondo alcuni storici, fu uno degli stessi Normanni, secondo altri fu un nobile Salernitano; comunque certo è che il Principe Guaimaro IV, al seguito di tal glorioso fatto si rivolse a questo valoroso condottiero con parole grate dicendogli: "MILES QUADRAGINTA SALVE". Tutti gli storici che parlano di questo avvenimento sono concordi nel ritenere che dal prode cavaliere, di cui sopra, discese la famiglia Quaranta. 
Il barone Bernardo Quaranta di Sanseverino nacque a Napoli nel 1796, fu un grande studioso della civiltà greca nonchè archeologo, tanto è vero che poco più che ventenne, già insegnava all'università.
Il Doria, grande suo ammiratore, scrisse: " E se come dicea taluno, Quranta avea quaranta impieghi, ben lo meritava, perchè Quaranta lavorava per quaranta e avea l'impegno per quaranta".
Se dunque l'origine dell'agnome Quaranta è certa e si inserisce in un contesto storico ben delineato nel suo complesso, non di facile risoluzione appare invece la disputa che vi è tra gli storici in relazione alla nazionalità del capostipite della nobile casa de' Quaranta.

Il primo cavaliere

Le ipotesi al riguardo sono le seguenti:
1) che il cavaliere fosse un Normanno anch'egli,
2) che il cavaliere fosse un nobile Salernitano,
3) che il cavaliere fosse un nobile Longobardo.
1=DELL'ORIGINE NORMANNA
Le cronache medioevali che vanno dall'IX all'XII secolo, sono piene del nome e dell'imprese di un popolo "i Normanni".
Questi uomini violenti e bellicosi discendenti dei vichinghi, insediatisi nell'Europa settentrionale periodicamente risalivano le valli per depredare città e monasteri.
Nel 911 il Re Carlo riconobbe ufficialmente il primo insediamento stabile dei Normanni a Saint Clair sur Epte e concesse agli invasori in feudo tutto quel territorio che poi sarebbe divenuto il ducato di Normandia.  Il Re tuttavia per non correre ulteriori rischi di invasioni e per frenare la loro aggressività diede sua figlia in sposa al capo di questi conquistatori, egli si chiamava Rollone e prima di sposarsi secondo il rito di Santa Romana Chiesa fu anche battezzato dall'Arcivescovo di Rouen città quest'ultima dove ebbe la sua residenza.
Da questa stessa stirpe si ebbe poi quel manipolo di avventurieri che invasero l'Italia meridionale e la cui ascesa culminò nella creazione di un regno che comprendeva l'Italia meridionale e la Sicilia con capitale Palermo nel 1130.
I Normanni che ben presto si convertirono al cristianesimo e abbandonarono la loro lingua germanica per il francese pur non dimenticando le loro origini, parteciparono attivamente alle Crociate, e fondarono in Inghilterra ed in Sicilia i primi stati dell'Europa medioevale con moderne forme di governo.

Comunque i cavalieri Normanni che agli inizi del secolo XI invasero l'Italia meridionale erano molto diversi dai loro antenati che meno di un secolo prima avevano invaso la Normandia.
Si trattava infatti di un popolo che aveva perso, in un certo senso, la sua barbara natura e si era modellato sull'esempio della società francese o di quelle altre società civili con le quali era venuto a contatto.  Nell'XI secolo la vita politica e spirituale dell'Italia meridionale era regolata dal Papato, dall'impero d'Occidente e da quello d'Oriente, in quei tempi il Principato di Salerno vedeva l'ascesa di Guaimario IV e versava in uno stato di tranquillità dal momento che non vi erano contrasti con nessuna delle tre potenze sopra citate, ed anche perché, a causa delle lotte interne dei capi in Sicilia, le quali avevano condotto quasi l'isola alla completa anarchia, le incursioni dei Saraceni sulle terre salernitane erano venute meno.
I Bizantini tra l'altro, ripristinato il loro dominio sulle coste pugliesi e calabresi cercavano di armare le popolazioni locali contro i predoni saraceni.  In Puglia, però le cose non andavano molto bene, infatti il cattivo e opprimente governo dei funzionari bizantini, esasperava la popolazione locale, già ridotta alla miseria dalle continue guerre e dalle frequenti e rovinose carestie.
Fu così che nel maggio del 1009 la città di Bari insorse contro i bizantini capeggiata da un certo Melo, il quale probabilmente era un nobile longobardo acerrimo nemico dei bizantini.
La rivolta si estese in tutta la Puglia cosicché l'Imperatore Basilio II dovette inviare un forte e numeroso contingente di soldati per sedarla.
A capo del contingente fu posto lo stratego Argiro, il quale ottenne la resa di Bari soltanto dopo due mesi di duro assedio.

Melo capo dei ribelli, riuscì a fuggire e si recò a Roma per appellarsi al Pontefice Benedetto VIII; alcuni storici ritengono che Melo durante il suo viaggio abbia incontrato sul Gargano un manipolo di pellegrini normanni reduci da un pellegrinaggio in Terra Santa i quali allettati dalla promessa che sarebbero divenuti padroni di tutte le terre strappate ai Bizantini, fattagli da Melo, decisero di perorare la causa di quest'ultimo.
Forse furono questi stessi uomini che nel 1016 salvarono Salerno dall'assedio dei Saraceni; infatti in quei tempi dei pellegrini normanni si trovavano a Roma per venerare la tomba di San Pietro e al Pontefice Benedetto VIII, avverso alla potenza bizantina, conveniva che Salerno fosse salva dal pericolo dei Saraceni e che il Principe Guaimaro IV rinforzasse le proprie milizie, in vista di futuri scontri coi Bizantini, con prodi e forti guerrieri quali i normanni, per questo non è improbabile che i normanni fossero stati mandati nel 1016 a Salerno dallo stesso Papa.

Papa Benedetto VIII - Immagine di pubblico dominio tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Benedetto_VIII
Papa Benedetto VIII

Purtroppo il 1016 è un anno nel quale le vicende si tingono di leggenda e poche sono le notizie storiche tramandateci.
Salerno, fu salva ma nel giugno del 1018 Melo e i normanni  furono definitivamente sconfitti dalle milizie bizantine capitanate da Basilio Boioannes sulla riva destra dell'Ofanto, nella pianura di Canne.  Melo riuscì a fuggire ancora una volta ma, morì poco dopo; mentre invece il fratello di Melo, di nome Datto castellano nella valle del Garigliano fu fatto prigioniero e condotto a Bari fu gettato in mare chiuso in un sacco.  Secondo un'altra versione e precisamente quella di Leone Ostiense, i normanni non discesero nel meridione per aiutare Melo ma piuttosto perché il capo di questo manipolo di normanni Rodolfo II de Tosny era incorso nelle ire del conte Riccardo II di Normandia ed era venuto a Roma per esporre il fatto al Papa Benedetto VIII, il quale avrebbe incoraggiato Rodolfo a partire per la difesa di Salerno e la conquista della Puglia.  Sicuramente i normanni discesero nel meridione istigati dal Papa che voleva scacciare i bizantini, ed una volta giunti in queste terre si misero al servizio, pronti com'erano a cambiar sempre partito, dei Principi di Salerno, Capua, Napoli, Amalfi e Gaeta.
Altri normanni, come Rodolfo de Tosny, scesero in Italia capeggiati da un certo Rainulfo Drengot e si misero al servizio di Sergio IV di Napoli che nel 1027 era stato attaccato da Pandolfo III di Capua, grazie ai normanni Sergio IV nel 1029 riconquistò Napoli e titolò Rainulfo Signore di Aversa nel 1030 per ringraziarlo dell'aiuto prestatogli.
Rainulfo morì' nel 1045; dopo essere stato titolato conte di Aversa e duca di Gaeta, poco dopo, Riccardo nipote di Rainulfo sarebbe stato elevato alla dignità di Principe di Capua.
Dunque certo è che Salerno nel 1016 fu liberata dall'assedio dei Saraceni da una quarantina di normanni sicuramente inviati dal Papa Benedetto VIII, è difficile pensare che questi uomini non avessero un capo, quale che egli sia stato, Melo o Rodolfo o un altro, e per tanto non è del tutto infondato ritenere che Guaimaro IV appellasse:
"MILES QUADRAGINTA" proprio il condottiero normanno il quale al pari degli altri prodi condottieri delle sue terre era in cerca di fortuna che meglio si identificava con la conquista di nuove terre e con un nome memore d'una impresa gloriosa, piuttosto che con compensi in oro od altro. Del resto Guaimaro IV concesse al prode condottiero il feudo di Fossalopara a metà strada fra il castello di Sant'Adjutore in Cava e il castello oggi detto di Arechi residenza dei Principi Salernitani, il qual feudo proprio per la posizione in cui trovavasi era roccaforte fondamentale per la difesa del principato e dunque è probabile che piacesse al Principe affidarlo ad uomini valorosi come i normanni i quali da quel posto privilegiato sarebbero potuti accorrere in qualsiasi momento a difesa del Principe stesso e delle sue terre.
Vi è da notare ancora che il primo blasone usato dalla famiglia Quaranta Signori di Fossalopara, riprende le bande che venivano usate dalla più antica ed illustre nobiltà normanna infatti esso era:
Bandato di oro e di rosso con una fascia in divisa di azzurro sopra il tutto attraversante caricata da tre sproni d'oro.
Un'altra osservazione che è da farsi è che i primi discendenti, in linea diretta, dal Cavaliere delli Quaranta Signore di Fossalopara ebbero nomi cari alla tradizione della nobiltà normanna, infatti essi furono: Osmondo, Rainulfo, Grazio e Rollone.

2=DELL'ORIGINE SALERNITANA
Da un antico manoscritto araldico del S.Carlo de Lellis, come per sua fede notamenti del P.M.Prignano REG.foglio 254 a t.o 1, attestato in fede da don Giovan Battista d'Afflitto, leggiamo che la famiglia Quaranta discese intorno all'anno mille da un nobile salernitano molto caro al Principe Guaimaro IV di Salerno il quale ultimo pose il nobile amico alla guardia di una porta della città assediata dai Saraceni.
Al salernitano un giorno si presentarono quaranta pellegrini reduci da Terra Santa, chiedendogli di essere ammessi nella città, per poter trovare armi e cavalli onde combattere contro i perfidi Saraceni.  Certo nelle circostanze in cui versava la città non poteva sembrar sicura cosa far entrare degli stranieri tra le mura, tuttavia il nobile salernitano si convinse anzitutto che quegli uomini erano Cristiani, prova gli fu che quegli discorrevano in latino, poi capì che erano normanni dall'aspetto fisico e dall'abigliamento loro, ed infine ebbe fiducia in loro perché li vide senza armi e di poco numero.
Cosicché avvertito il Principe li fece entrare in città e condotti nella propria casa gli offrì albergo.
Frattanto Guaimaro IV fece apprestare armi e cavalli ed il giorno seguente i pellegrini cavalieri normanni sortirono con tal bravura che posero in rotta i Saraceni fra lo stupore e la contentezza dei salernitani.  Il Principe Guaimaro IV oltre modo lieto per tale evento, offrì grandi doni ai cavalieri e li invitò a rimanere a difesa del suo Principato promettendogli grandiosi stipendi e altre cose meravigliose per l'avvenire; tuttavia i Normanni ringraziato il Principe per le sue offerte, rifiutarono ogni ricompensa dicendo che loro avevano combattuto in nome di Dio a difesa della sua santa fede, e subito ripartirono lasciando sconsolato il Principe che comunque li pose nel cuore. Tuttavia Guaimaro IV riconobbe che principale artefice della liberazione di Salerno, fosse stato il suo nobile amico salernitano, dal momento che egli aveva introdotto quei valorosi cavalieri in città, e fu cosi' che non appena vide il nobile nel cortile del castello lo chiamò Cavaliere delli Quaranta, da allora in poi tutti appellarono, sull'esempio del Principe, in tal modo il nobile salernitano e i suoi discendenti. Tesi questa avvalorata anche dal Mabillon in "de re diplomatica", libro II capitolo VII, e dal Muratori nella dissertazione XLI sopra le antichità italiane T. IV. pag. 134 edizione milanese del 1836.

Il Magnifico Don Diego Quaranta di Fusara
Magnifico Don Diego Quranta di Fusara
© Proprietà Casa Quaranta di Fusara

Il Principe visto poi che non aveva potuto ricompensare anche i normanni rivolse le sue attenzioni tutte sul nobile amico e gli donò il feudo di Fossalopara situato fra la città e il castello di Sant'Adjutore in Cava.  In quelle zone poi, il nobile delli Quaranta, si fece costruire uno splendido castello, (ancor esistente seppure completamente e più volte rimaneggiato nei secoli, purtroppo oggi non più proprietà Quaranta e completamente abbandonato), per abitarvi d'estate, che denominò castello delli Quaranta come era in uso nella nobiltà salernitana.
Infatti i nobili salernitani, edificavano nei loro poderi di campagna sontuosi castelli per potervi abitare d'estate e sfuggire cosi' al caldo opprimente della città. Alla morte di Guaimaro IV ucciso da alcuni amalfitani in accordo con altri salernitani, suo figlio Gisolfo divenne uno spietato tiranno che oltre ad odiare gli amalfitani odiava anche i salernitani, fu così che il cavaliere delli Quaranta ben presto si allontanò dalla corte e dalla città ritirandosi presso il suo castello di campagna intorno al quale frattanto erano sorte altre case dando dunque origine a quello che sarà nominato Casale delli Quaranta.

Nel 1073 il duca Roberto detto "il Guiscardo" (ovvero l'astuto), assediò Salerno pur avendo sposato nel 1058 la Principessa Sighelgaita sorella del Principe Gisolfo, la città aprì le porte al Guiscardo il 13 dicembre 1076, che conquistato il Principato se l'intitolò dopo averne spogliato il cognato al quale però non fu fatto altro male.
Roberto il Guiscardo era il primo figlio di Tancredi d'Altavilla e giunto dalle sue terre nel meridione al pari degli altri normanni, prima si mise al servizio di Pandolfo IV; poi incominciò a compiere razzie, furti, saccheggi e ricatti fino a raggiungere un enorme potere attraverso l'inganno e la violenza.

Fu proprio l'ascesa del duca Roberto a segnare la fine del Principato Longobardo.
A questo valoroso condottiero sarebbe riuscito di unificare tutte le popolazioni dell'Italia meridionale sotto un'unica corona, cosa che invece non era riuscita nè a Guaimaro IV nè al Basileus di Costantinopoli.  Estintosi così il Principato Longobardo, la corte da Salerno si trasferì in Sicilia, e decadde così anche la potenza della nobiltà salernitana i cui rappresentanti si ritirarono nelle proprie ville di campagna dando origine ai casali che quasi sempre prendevano il nome della nobile famiglia che vi abitava.
Naturalmente a ciò non mancarono i Quaranta che si stabilirono nell'omonimo casale amati e riveriti da tutti per essere stati i primi ad abitare in quei luoghi e per riguardo alla loro antica e magnifica nobiltà.  Secondo la tesi ora esposta, il Cavaliere delli Quaranta 1°Signore di Fossalopara sarebbe stato un nobile salernitano.
Di questa idea è anche l'autore di un antico stampato araldico conservato dal dr. Luciano Quaranta di Fusara, secondo l'anonimo autore, il nobile salernitano guidò personalmente i normanni alla vittoria, infatti dice testualmente :

Tancredi d'Altavilla
Re Tancredi d'Altavilla
©Proprietà Fondazione Biblioteca
Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.

<< Il capo dei normanni non poteva essere in niun modo della stessa stirpe de' suoi guerrieri poiché giammai uno straniero avrebbe potuto guidare degli stranieri alla vittoria in terra sconosciuta ignorando i siti e le vie per evitare imboscate ed altre operazioni strategiche; ne era in niun modo possibile che fosse un normanno perché non avrebbe egli certo posposto alla dimora in terra sconosciuta, lo splendore e gli agi della sua casa in Normandia, l'amore della patria che vince qualsiasi altro amore, quello della famiglia e degli amici, non dimeno le memorie ed i ricordi legati ai luoghi natii e alla propria gente.
Se i primi di casa Quaranta tennero a blasone le bande dei principi normanni e si nominarono con nomi cari alla tradizione della nobiltà di quella gente fu solo perchè essi vollero erroneamente seguire la tradizione di portare ossequio a quello che era il governo ai loro tempi vigente appunto quello normanno.

La tradizione dell'uso delle bande fu presto tolta e ciò lo dimostra l'antichità dello stemma con le quattro XXXX e la conferma che di questo abbiamo nei privilegi sovrani
>>.
Bisogna osservare comunque che il mutare del blasone di casa Quaranta è cosa frequente nei secoli, nondimeno le bande normanne dei Quaranta cessarono di essere simbolo della casa quando cessò la fortuna normanna ed ugualmente è da dirsi per i nomi usati dai primi della casa che furono normanni finchè normanna fu Salerno.
Però fino a che punto si può credere che un prode condottiero salernitano già appartenente ad una nobile e illustre famiglia del Principato rinunciasse al suo nome e alla sua tradizione per adottare l'agnome Quaranta?  Se poi si pensa che nessuno seppe mai, o almeno tramandò il nome originario del condottiero 1°Signore di Fossalopara e capostipite delli Quaranta allora non è improbabile ritenere che la nobiltà di questo iniziò col glorioso fatto di cui fu protagonista, e che proprio perché alle spalle il Cavaliere non aveva un illustre passato, nè gli storici dei suoi tempi nè tantomeno lui si preoccuparono di salvare dall'oblio l'originaria identità. 

Naturalmente questo era più facile che avvenisse per un avventuriero normanno in cerca di un'identità e di una patria che non per un già nobile salernitano, che per essere tale doveva avere alle spalle un certo passato al quale difficilmente avrebbe rinunciato a tal punto da farlo precipitare nella più completa oscurità. Si potrebbe tuttavia obiettare che rappresentanti di illustri famiglie abbiano mutato per qualche ragione il loro nome come ad esempio Roberto Sanseverino che si appellò Lauro rinunciando così al suo nobile e illustre agnome ma comunque, non si potrà non riconoscere che coloro che così fecero sicuramente si impegnarono, chi più, chi meno, a tramandare direttamente o indirettamente alla storia e ai loro posteri l'originaria identità. 
Per quel che concerne poi l'ulteriore prova addotta, dell'origine salernitana, per la quale un normanno non avrebbe rinunciato alla sua casa in Normandia, alla sua terra alla sua gente ecc...

© Proprietà Casa Quaranta di Fusara
Magnifico Notaro Don Giovan Luca
Quaranta di Fusara
© Proprietà Casa Quaranta di Fusara

Bisogna dire che probabilmente è vero: nessuno vi avrebbe rinunciato, ma sempre ammesso che vi fosse stata una casa e una famiglia dalla quale tornare.
Invero i normanni che si trovavano da queste parti in quei tempi erano degli avventurieri che cercavano fama e ricchezza e che non avevano fondamentalmente nessun interesse nelle proprie terre del nord o anche se lo avevano, vi avevano voluto o dovuto rinunciare, altrimenti sarebbero rimasti lì e non avrebbero affrontato mille pericoli per cercare altrove una fortuna che già possedevano.

3=DELL'ORIGINE LONGOBARDA
A
lcuni storici ritengono che il Cavaliere delli Quaranta fosse stato un nobile Longobardo, il quale avrebbe dapprima accolto nella propria casa i quaranta pellegrini normanni, e poi li avrebbe condotti personalmente alla vittoria contro i Saraceni che assediavano Salerno.
Naturalmente le circostanze in cui si sarebbero svolti i fatti sono quelle già precedentemente esposte.
Vi è da dire in questa sede che l'ipotesi dell'origine longobarda la si ritrova solo in qualche scritto sulla famiglia Quaranta, documenti che il più delle volte narrano della casa in maniera superficiale e poco valida storiograficamente.
Comunque nessuno potrà mai negare che nel 1016 Salerno era un Principato del regno Longobardo e che già una volta un nobile longobardo, Melo per la precisione, aveva capeggiato in battaglia un manipolo di normanni.
I Longobardi discesi in Italia nella prima metà del VI secolo avevano creato un proprio regno con capitale Pavia e vari ducati nel sud della penisola, quando però Carlo Magno conquistò Pavia i Longobardi si ritirarono nel meridione, formando delle vere e proprie città Stato basti pensare a Napoli, Amalfi o Gaeta, le quali pur nella piena autonomia risentivano fortemente dell'influenza Bizantina.

L'imperatore Enrico II -  immagine di pubblico dominio tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Kronung_Heinrich_II.jpg
L'Imperatore Federico II

Salerno era un Principato molto importante in quegli anni non solo per la posizione geografica che consentiva il dominio di un ampio golfo ma anche e soprattutto per la personalità del suo Principe Guaimaro IV che insieme a Melo al Pontefice Benedetto VIII e all'Imperatore Enrico II fu protagonista di un tormentato e confuso decennio che vide l'inizio dell'ascesa normanna e della decadenza longobarda; Guaimaro IV era figlio del conte di palazzo Giovanni di Lamberto elevato per acclamazione popolare alla dignità di Principe di Salerno, era di carattere astuto e spregiudicato al punto tale da schierarsi contro l'Imperatore Enrico II al quale tuttavia dovette sottomettersi.
Sposò in seconde nozze la Principessa Gaitelgrima dalla quale ebbe fra gli altri Guaimaro V.

Questo grande personaggio nobilitò il prode che difese Salerno nel 1016 dall'assedio saraceno intitolandolo Signore di Fossalopara, come già detto, ma che il prode fosse un nobile longobardo certo non lo si può dimostrare al pari delle altre ipotesi sopra esposte.
 

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