|
NOTE:
[80]
Attualmente nel territorio di Cortale detto anche Casale
Augusto.
[81]
Laureatosi in scienze matematiche e fisiche, conseguì una
seconda laurea in lettere e filosofia. Frequentò l’accademia di
Belle Arti in Napoli e strinse amicizia e collaborazione con i
giovani pittori del tempo quali il Morelli, Lenzi, Cefaly,
Martelli, Cammarano e Tedeschi. Liberale, si arruolò con i
garibaldini partecipando alle campagne risorgimentali sotto il
comando del Gen. F. Stocco. Per lungo tempo sindaco di
Girifalco, non abbandonò mai la pittura, lasciando pregevoli
opere artistiche.
[81bis]
Archivio di Stato di Napoli -
sez. Militare, estratto dai Libretti di Vita e Costumi, 1°
serie, volume 314, fol.8 (Regg. di Fanteria, 3° Estero).
[82]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Dottori.
[83]
Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare, “ Libretto di
vita e costumi “ n° 324-1° serie, stato di servizio Dicembre
1814, capitano don Antonio Migliaccio, nato a Girifalco il 1774.
Arruolato nel Regg. Fant. Regina il 23 Febbraio 1788. E’ stato
negli accantonamenti in Atri nel 1796. Partecipa alla campagna
di Siena; partecipa al comando del Col. Carbone alla presa del
Castello di Reggio e Scilla; partecipa alla seconda spedizione
al comando del M.llo Acton con il Regg. Reali Sanniti il 28
Maggio 1807. Partecipa alla battaglia di Mileto. Nel 1809 è
distaccato a Ponza e poi ad Ischia; parteciperà alla campagna di
Genova nel 1814.
[84]
Gli fu varie volte proposta la carica di Priore che respinse per
umiltà, per il merito di suoi numerosi interventi presso la
Santa Sede a favore del Sodalizio, costituendosi parte attrice a
difesa di soprusi e abusi da parte di nuovi congregati. Da
inizio ‘800 i suoi ascendenti furono aggregati
all’Arciconfraternita ininterrottamente.
[85]
Russo F., Regesto Vaticano, Op. Cit., Innocenzo X, regesto n°
34864.
Supplica rivolta a
S.S. Innocenzo X sottoscritta il 6 marzo 1646 dal Sindaco di
Catanzaro Pietro Rocca e dagli eletti della città, che chiedono
come Vescovo il 40'enne Agazio Migliaccio.
[86]
Maggiori note identificative saranno esposte nella parte i
Migliaccio napoletani.
[86bis]
L. De Luca, Nomi di famiglie
in Calabria, oltre 500 cognomi di Coriglianesi nel medio evo,
1995. L'autore indica la famiglia di distinta civiltà dando
notizia anche della cappella gentilizia ottocentesca, sita nel
cimitero storico dove fa mostra lo stemma dei Migliacci del
luogo: la pianta di miglio.
[87]
Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare, Artiglieria, fasc.
32/28 AA. 1850-1854.
[88]
Rimasto vedovo il 24 Luglio 1853.
[89]
Ministeriale della Guerra e Marina del 19 Ottobre 1844.
[90]
Ammogliato.
[91]
Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare, Artiglieria, fasc.
42, A. 1857.
[92]
La Gendarmeria Reale, svolgeva compiti di ordine pubblico e
polizia militare, per essere ammessi bisognava non essere
inferiori a mt. 1,70 di altezza e saper leggere e scrivere.
[92bis]
Archivio di Stato di Napoli -
sez. Militare, Ministero della Guerra - Libretti di Vita e
Costumi, fascio 32, anno 1853, fol.6.
[93]
Da questi la linea nell’isola di Ponza, v. Trigoli G.,
Monografia per le isole del gruppo ponziano, Napoli, 1855.
[94]
Universitas demaniali e non feudali.
[95]
Tipico di altre città, nell’uso antico, numerose persone
raggiunta una posizione ragguardevole chiedevano la cittadinanza
partenopea per usufruire di tutti quei privilegi che la
capitale, la grande città poteva offrire.
[96]
Su questi trattamenti è utile soffermarsi riproponendo la Prof.
A. M. Rao: sull’attributo, a volte riferito a nobili, ma più
spesso a detentori di incarichi amministrativi e, soprattutto,
al mercante, quasi come espressione di ricchezza mobile recente,
ai notai e alle professioni liberali, mentre il magnifico don
rappresentava qualcosa in più, che va cercato nel decoro, nello
stile di vita, che li avvicinava e li mescolava ai viventi more
nobilium; Rao A.M., Editoria e cultura a Napoli nel XVIII
secolo, Napoli, 1996, nota pag. 182, cfr. Pellizzari M. R.,
“Ritratto di gruppi in un interno: l’immaginario nel Mezzogiorno
urbano del Settecento”, in Il Mezzogiorno settecentesco
attraverso i catasti onciari, voll. 2, II, Territorio e
Società, Atti del Convegno di Studi, Salerno 10-12 aprile
1984, a cura di M. Mafrici, Napoli, 1986, pagg. 645 a 656
[97]
Gravina F., “Genealogia Migliaccio”, (Monografia) Sguardo di
corografia, storia ed araldica d'Italia, (Rivista annuale
illustrata di finissime tavole cromolitografiche, fondata nel
1865) del prof. Federico Gravina Direttore ed Editore, (1900),
supplemento perenne alla p. III, pag. 1.
[98]
La mastrodattia era l’ufficio di redigere e confezionare atti di
natura amministrativa, una sorta di privilegio a vita conferito
dal Sovrano o che si poteva acquistare su autorizzazione del
Presidente del Regio Sacro Consiglio quale vice Protonotaro del
Regno.
[99]
Doc. n° 3929, f. 403v – 405r, dai registri della cancelleria
dell’Imperatore Carlo V, Archivio della Corona d’Aragona in
Barcellona, privilegio del 4 Dicembre 1518.
[100]
Mantelli R. Burocrazia e finanze pubbliche nel Regno di
Napoli a metà del ‘500, Napoli, 1981, pag. 106.
[101]
Trinchera F., Codice Aragonese, o sia lettere regie,
ordinamenti ed altri atti governativi, Napoli, Vol. I, 1866,
vol. II, p. I, 1868, vol. II, p. II, 1870, vol. III, 1874; vol.
III pag. 350.
[102]
Deputato dell’Universitas di Forio.
[103]
Nativo di Forio, figlio di Giovannangelo e Beatrice Coppola.
Laureato in Sacra Teologia, Dottore in Utroque Jure,
Penitenziere Maggiore, parroco di S. Barbara e S. Nicola,
direttore spirituale delle monache del Monastero di S. Maria
della Consolazione di Ischia. Oratore di Sacra eloquenza fu
molto stimato da S. Giovan Giuseppe della Croce.
[104]
Di Lustro A, “Il Canonico Penitenziere Francesco Migliaccio”, in
In Cammino Insieme, Bollettino Ufficiale perla Diocesi,
1, (1989), Ischia, pagg.37 a 41; cfr. D’Aloisio G.A.,
L’Inferno Istruito, Napoli, 1757; d’Ascia G., Storia
dell’Isola d’Ischia, Napoli, 1867; Buonocore O., La
Diocesi di Ischia dall’origine ad oggi, Napoli, 1948.
[105]
D.O.M. Rev.mum Canonicum Cathedralis Isclanae, utriusque juris
doctorem ac laureatum theologum, sacrae eloquentiae oratorem,
penitentiarium majorem missionis, valde pium, justum, humilem ac
singulari pietate, magno zelo animarum, caeterisque virtutibus
imbutum et praesertim in profetiis comprobatum Franciscum
Antonium Caietanum Migliaccio a Forigio Huis Civitatis, hic
Isclae, immatura mors abstulit, cum totius insulae luctu, die IX
mensis Januariii, aetatis suae LIII anno reperatae salutis
MDCCXVI, in signum observantiae amoris sui et summi doloris,
ejusdem Cathedralis Ecclesiae Archipresbiter eius nepos Angelus
Antonius Caruso, transferi, et hunc lapidem collocari curavit.
[106]
Per l’evento, su ordine del Vescovo, furono effettuate
ricognizioni sul corpo e redatto un instrumentum, atto in
Archivio di Stato di Napoli, Notai sec. XVII, scheda n. 1314 del
not. Gaetano Sorrentino di Forio prot. n. 31, anno 1717, ff.
9v-10r.
[107]
Archivio di Stato di Napoli, vol. 2093, famiglie
nobili nel catasto onciario di Sorrento, distretto di
Castellammare (Na), 1754.
[108]
Archivio di Stato di Napoli, notai per Napoli e provincia, sec.
XVII, scheda n. 390-1649-1696.
[109]
Archivio di Stato di Napoli, notai per Napoli e provincia, sec.
XVII, scheda n. 721-1693-1731.
[110]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Dottori, 1664-1665, f.
n. 1113.
[111]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Dottori, 1617.
[112]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Dottori, 1680.
[113]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Dottori, 1811.
[114]
Ms in Società Napoletana di Storia Patria, segnato S D IV 13 17
(c14, dal titolo: Memorie in difesa di D. Cristoforo
Camargo, D. Francesco Colucci, D. Giovan Battista Garofalo, D.
Giuseppe Migliaccio, Officiali della Ruota dè Conti, 1780.
[115]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Notai, sec. XVII,
vivente nel 1624, prot. 16 (1624-1650).
[116]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Notai, sec. XVII,
vivente nel 1693, scheda n. 721 (1693-1741).
[117]
Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei Notai, sec. XVII,
vivente nel 1627, prot. 2 (1623-1627).
[118]
La figlia Donna Gaetana, unitamente alla sorella Donna Vincenza
ed il cognato D. Domenico Brancaccio, eredi, chiesero la
riduzione delle messe, ricevendo parere favorevole dalla R.
Camera di S. Chiara. V. Consulte di Stato della R. Camera di S.
Chiara, vol. 196-206 (21 maggio 1784-2 giugno 1787), vol. 19,
cc27-29v.
[119]
Riceveva una pensione di circa 500 ducati l’anno, cfr. Archivio
di Stato di Napoli, notai XVIII sec. Domenico Venettozzi, 82/22
cc. 384v-389, 506-515v, 584v-589; Sommaria, dipendenze, f. 395-
850-852.
[120]
Mugnano è creduto erroneamente il ceppo di origine dei
Migliaccio Campani, ma è solo un centro dove ebbero numerosa
presenza, così come Casandrino e Giugliano. E’ da menzionare
tra magnifici e popolani un cavaliere di questa famiglia in
Mugnano, il messere Giovanni Antonio Migliaccio (fonte,
Libro dei Battezzati della Parrocchia di S. Biagio in Mugnano,
anno 1589, vol. I, f. 23v.). Come cita il Camillo Tutini, titolo
dato a gentiluomini che avevano ricevuto l’investitura del
cingolo cavalleresco: Tutini C., Dell’origine e fundazione
de Seggi di Napoli, Napoli, 1644, pag. 148.
[121]
Anche se con errate identificazioni e notizie storiche, per
tutti: Granito A., Storia della Congiura del Principe di
Macchia e della occupazione fatta dalle armi Austriache del
Regno di Napoli nel 1707, Napoli, 1861.
[122]
Rao A. M., Editoria e cultura a Napoli nel XVIII sec.,
Napoli, 1996.
[123]
Sono identificate le linee che hanno origine nei noti stampatori
napoletani, di cui alcuni passeranno a Salerno e Catanzaro. Dal
‘700 al ‘900 furono impresse circa 1500 opere di vario genere.
Si originano con Niccolò, Aniello e Cristoforo, da questi
Francesco e Gaetano. Gaetano sarà il promotore della stamperia
di Cosenza continuata poi dal figlio Davide. Da Francesco
abbiamo Raffaello che si stanzierà in Salerno, da lui Egidio e i
fratelli Ernesto (padre del Gen. Teodorico), Isidoro, Raffaele e
Giulia; da Egidio, Alfredo (medico condotto), Umberto e Amedeo
più nove sorelle; da Alfredo, Carlo, Ottavio, Vittorio, Clara, e
Anita; da Carlo, Fernando, Alfredo e Maria Luisa.
[124]
Di fatto furono presenti in Napoli, Salerno e Catanzaro. Lo
Stabilimento Migliaccio fu il fornitore ufficiale della
Prefettura del Principato Citra. Da ricordi di famiglia,
Raffaello ed il figlio furono in strettissimo contatto con il
principe Ignazio Migliaccio Firmaturi e Douglas, tanto che si
cercò di stringere parentela, avendo quest’ultimo una sola
figliola, Almerinda.
[125]
Nacque a Cava dei Tirreni (Sa) e morì per un incidente stradale
a Bologna.
[126]
Parlando di eroismo per questa famiglia, una nota è tracciata da
D’Ayala M., Napoli Militare, Napoli, 1847, pag. 44.
[127]
Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare, fasc. 117, a. 1832
III. Nato a Napoli il 24 marzo 1773 (…libraio, ammogliato con 4
figli) Si arruolò il 13 febbraio 1791 nel Regg. Artiglieria
Regina, passando poi nella Gendarmeria Reale dal 1806 al 1815
con il grado di sergente a decorrere dal 16 gennaio 1815.
Divenne in seguito Guardiano del Corpo Politico dal 1° Luglio
1827, prestò servizio nella precedente armata di occupazione a
Napoli, prese parte alla difesa di Gaeta nel 1799 e fu fatto
prigioniero dai francesi.; si distinse durante l’assedio di
Forte S. Eramo.
[128]
Il sergente Pasquale M. della Compagnia di D. Mario Settimo
(Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare, 1771, Fanteria,
Libretto di vita e costumi n. 34-1° s.); nella R. Marina
Borbonica, (Archivio di Stato di Napoli, sez. Militare,
Intendenza di Marina dal 1819 al 1861) troviamo: D. Camillo M.
uff. di III cl. (222bis/108); D. Ferdinando M., ufficiale di
Ripartimento (141/90); D. Gennaro Migliaccio, farmacista
(54/69-63bis/13-74/340); D. Francesco M., guardiamarina (1844);
D. Giuseppe M., tenente di Vascello (101/8-18); D. Nicola M.,
maestro bottaro, (Stati di servizio fasc. 4 a. 1820, n. 70.
[129]
Fu istituita nel 1861 come sorta di polizia oggi diremmo
municipale, militarmente organizzata per reprimere gli ultimi
nostalgici borbonici. Si distinse comunque, anche in occasioni
di epidemia per il soccorso civile.
[130]
Di D. Raffaele e donna Luisa del Pezzo. La linea dei Migliaccio
in Giugliano è già presente dal ‘500 elencando una nutrita
schiera di sacerdoti e possidenti, contraendo cospicue alleanze
matrimoniali come i Pignatelli oltre i del Pezzo. Per ampi
possedimenti in Qualiano Don Raffaele, fu chiamato ad esserne
Sindaco nel 1888.
[131]
Vitale R., La Congregazione delle Discepole di S. Teresa del
Bambino Gesù ed il suo fondatore Can. Antonio Migliaccio,
Aversa, 1955; Germani F., Una quercia annosa, Qualiano (Na),
1983.
[132]
Nacque in Somma Vesuviana nello storico Palazzo Migliaccio, già
dell’A.G.P., ricevuto come liquidazione dal padre cav. D.
Giovanni (napolitano) perché facente parte del ceto dei
creditori della R. SS. Casa dell’Annunziata di Napoli. Ebbe
studio ed abitazione in Napoli, in Vico Scassacocchi ai
Tribunali.
[133]
Le armi di questa famiglia sono: arma di origine: d'Azzurro ad
una pianta di miglio di oro, nodrito su di una zolla di verde.
Ramo Lombardo: partito, nel 1° d’argento
all’aquila imperiale di rosso, uscente dalla partizione; nel 2°
di rosso a tre piante di miglio d’oro, nodrite su di una zolla
di verde.
Ramo Napolitano: d’azzurro ad una pianta di
miglio d’oro, sostenuta da due leoni lampassati di rosso, contro
rampanti e affrontati di oro, poggianti su una zolla di verde
(Napoli, Casandrino, Giugliano).
Altra: d’azzurro ad una pianta di miglio d’oro,
sostenuta da due leoni lampassati di rosso, contro rampanti e
affrontati di oro, poggianti su tre monti all’italiana di verde
(Napoli, Felitto (Sa), Giugliano, Mugnano).
Altra: d’argento ad una pianta di miglio d’oro,
sostenuta da due leoni lampassati di rosso, contro rampanti e
affrontati di oro, poggianti su tre monti all’italiana di oro.
Altra: d’azzurro a cinque piante di miglio d’oro,
sostenute da due leoni d’oro contro rampanti e lampassati di
rosso, poggianti su una zolla di verde (Orta di Atella)
Altra: d’azzurro ad una pianta di miglio di oro,
nodrito su di una zolla di verde, accompagnata nel cantone
sinistro del capo da un lambello di tre pendenti, cucito di
rosso (Giugliano, Napoli, Roma)
Altra: d’azzurro ad una pianta di miglio d’oro,
sostenuta da due leoni lampassati di rosso, contro rampanti e
affrontati di oro, sostenuti su una campagna di verde caricata
da tre bastoni scorciati in banda cuciti di rosso.
[134]
Una sorella del prof. Raffaele M. di Mugnano sposò un Malaspina
(ufficiale dell’aereonautica), molto vicino al Duce.
[135]
Bertone G., Felitto tra Storia e Tradizione, 1984.
[136]
Nonostante alcune notizie popolari ci portano ad una data
anteriore al ‘600, questa famiglia non si rileva nello stato
delle anime del 1689.
[137]
Bamonte R. Ianniello E., Felitto. Appunti e documenti,
Felitto, 2003, pag. 197-198.
[138]
Schierandosi in un ben distinto gruppo di famiglie (Migliaccio,
de Augustinis e Sabatella) con un orientamento abbastanza
critico verso i Borboni, contrapposti ai Giardino e agli Ivone,
i primi più volte alla carica di sindaco, i secondi
amministratori sul posto dei feudatari Carafa.
[139]
Cfr. Ebner P., Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, vol.
I, Roma, 1982, pag. 19.
[140]
Dottore in legge, 45’enne, coniugato con Maria Corrado di Massa,
da cui il figlio Gabriele nato nel 1781, studente di filosofia e
matematica, giustiziato 18’enne.
[141]
Si vuole particolarmente ringraziare per le notizie ricevute le
Felittesi: Dott. Giuseppina Di Stasi, la Dott. Emilia Ianniello
e la Signorina Mariangela Cerullo.
[142]
della Monica N., Le grandi famiglie napoletane, ed.
Newton e Compton, 1998, p.316.
[143]
Campanile F., L’armi, ovvero insegne dè nobili, Napoli
1610, p.151.
[144]
dè Lellis C., Discorsi delle famiglie nobili del Regno di
Napoli, Napoli, 1654-1671, vol. I p.311 e 325.
[145]
Bigotti P., San Felice in provincia di terra di lavoro,
dattiloscritto, 1979; cfr. Angelone G., Note storiche su San
Felice Pietravairano, dattiloscritto, 1999.
[146]
Archivio di Stato di Napoli, feudo di San Felice, Regia Camera
della Sommaria, cedolari, vol I, f. 121v per il 1618 e f. 281v
per il 1645.
[147]
Archivio Storico del Banco di Napoli, registri del Banco Ave
Grazia Plena (A.G.P.) f. 131.
[148]
I Grimaldi di questa linea sono di origine genovese, passati nel
napoletano a seguito delle egemonie Liguri nel Regno di Napoli e
Sicilia nel XVI sec. Il primo ad acquistare il feudo di
Pietravairano fu Ansaldo Grimaldi nel 1596, trasferendo sul
feudo di Pietravairano il titolo di marchese, già concesso sul
feudo di Modugno nel 1581.
[149]
“Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” , ed.Collegio Araldico
Romano, Roma, (I), 1910.
[150]
Il feudo di San Felice ebbe dei passaggi giuridicamente non
validi, all’interno della stessa famiglia Grimaldi. Il marchese
di Pietravairano Agostino Grimaldi, possessore della baronia di
San felice, coniugato con Grimalda Settimio, generò cinque
figli: Agostino, Nicola, Ansaldo, Silvestra e Giovan Battista.
Il primogenito Agostino sposò Brigida Spinola, da cui una
figlia, Settimia. Al terzogenito, Ansaldo, fu assegnata la
baronia di San Felice, questi sposerà Teresa Cattaneo, improle.
Giovan Battista avrà Francesco. Pertanto dal legittimo
primogenito Agostino la baronia passa ad Ansaldo, improle, che
la trasmette al figlio di Giovan Battista, Francesco, al fine di
non far confluire tutti i titoli Grimaldi nelle case Spinola e
Cattaneo.
[151]
Archivio Parrocchiale della Chiesa di Maria SS. Assunta di
Casandrino, Registro dei Matrimoni, vol. I.
[152]
Ebbero cappellania di Juspatronato nella Chiesa Parrocchiale di
Maria SS. Assunta di Casandrino, dove è tutt’ora visibile una
bella lastra tombale degli avi di questa famiglia.
[153]
Un Prauss ebbe come compare di battesimo un Borbone.
[154]
Dalle Sante visite dei Vescovi di Aversa, Vescovo Pietro Ursino
del 18 ottobre 1597.
[155]
Il cav. Antonio fu nel 1940 nominato confratello
della R. Arc. dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista dei cav.
di Malta ad honorem di Catanzaro, aggr. all’Arcibasilica
Lateranense. Il figlio l’avv. Rosario Salvatore M., unitamente
al padre, ha perfezionato lo status familiare, registrando
presso il Cronista Rey dè Armas del Regno di Spagna la propria
arma, vistata dal Ministero di Giustizia Spagnolo, dandone
notizia nella pubblicazione sul Foglio Annunzi Legali della
Prefettura di Napoli il 1° luglio 1995. Arma: d’azzurro ad una
pianta di miglio di oro, nodrito su di una zolla di verde,
accompagnata nel cantone sinistro del capo da un lambello di tre
pendenti, cucito di rosso. Motto: Honestas et labor omnia
vincunt. Successivamente è stato autenticato il filo genealogico
da GiovanVincenzo (1579) a Rosario Salvatore, con Decreto
del Tribunale Ecclesiastico Diocesano di Aversa in data 15
febbraio 2002 e con ulteriore sentenza del Tribunale di
Civitavecchia-Tarquinia in data 28 Giugno 2005 fu rettificato il
cognome per gli atti ecclesiastici da Migliaccio in Migliaccio
di San Felice. Il 30 Novembre 2008 la famiglia è stata ammessa
nella Union de la Nobleza de Espana.
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