Napoli - Chiostro chiesa di  S. Pietro Martire

Stemma MacedonioStemma Macedonio de Maione

Arme dei Macedonio: vaiato d'azzurro e d'argento al leoneLa coda del leone, nei testi e negli scudi marmorei più antichi, è controrivoltata. Nel Libro d'oro napoletano e negli scudi marmorei più recenti la coda è rivolta verso l'esterno. d'oro.
Arme dei Macedonio di Maione:
vaiato d'argento e d'azzurro alla banda d'oro attraversante, caricata di un leone rosso.

Napoli - Stemma dei Macedonio
© Napoli - Stemma della Famiglia Macedonio, marchesi di Oliveto.

Le origini della famiglia Macedonio non sono certe, due le ipotesi formulate:
1) famiglia originaria di Napoli;
2) casato proveniente dalla MacedoniaRegione a nord-est della Grecia., risalente alla dinastia Macedone e, più precisamente, discendente di Tessalonica, figlia di Filippo II di Macedonia382 † 336 a. C. e di Nicesipoli di Farete, moglie di Cassandro350? † 297 a. C. re di Macedonia, sorellastra di Alessandro Magno356 † 323,
figlio di detto Filippo II e di Olimpia.
I Macedonio, insieme ai de Dura, ai di Gennaro, ai Pappacoda, ai Venato e agli Strambone, possedevano lo iuspatronato sulla chiesa di San Pietro a FusarielloErroneamente fu attribuita la costruzione della chiesa nel 1293 a Pietro Proculo; di certo fu restaurata dalle sei famiglie “Aquarie” agli inizi del XIV secolo. ubicata nella contrada del Fusario, chiamata così perchè si immergeva la canapa nelle acque correnti che in quel luogo confluivano in abbondanza.

© Napoli - Fontana Spinacorona
© Napoli - Fontana Spinacorona

Le sei famiglie amministravano il seggio detto “AquarioI Seggi a Napoli erano in totale 29, 6 "Maggiori" e 23 "Minori", così chiamato per la presenza di numerose fonti d’acqua, alcune delle quali anche curative. Con la riforma angioina iniziata da re Roberto e proseguita nel 1420 dalla regina Giovanna II si abolirono i sedili minori e i nobili appartenenti ai seggi “Aquario” e “dei Griffi” furono d'autorità aggregati al sedile di Porto, la cui sede si trovava nei pressi della chiesa di S. Giovanni Maggiore, non lontana dalla fontana Spinacoronadetta delle "Zizze", esistente dal 1139 e abbellita nel 1354 da alcuni nobili dei sedili di "Nilo" e "Aquario". Poi fatta ricostruire in toto dal vicerè Pietro de Toledo nel XVI secolo., dove si lavoravano le trine dei tessuti con l'acqua che sgorgava limpida dai seni della sirena PartenopePosta sul Vesuvio intenta a spegnere le fiamme; sulle falde del vulcano sono scolpiti i fiumi di lava e un violino., proveniente da una grotta posta al di sotto di casa d'Afflitto.
Tra i personaggi della famiglia si ricorda:
Bartolomeo Macedonio che insieme ad altri nobiliPappacoda, Coppola, Carmignani, Poderico, Liguori, Frezza, Afflitto, Venato, Origlia, Rossi, Costanzo, Ievoli, Galeota, ecc  finanziò la guerra di Carlo I d'Angiò contro Corradino di Svevia.
Teseo fu Cameriere e Consigliere di Carlo I e poi di Carlo II ed ebbe in dono le terre di Mola e Faggiano.

Galeotto Macedonio fu governatore della provincia di Principato ultra.
Pietro Macedonio, insieme a Giovanni de Dura, Antonio Origlia, Leonetti Pappacoda e Benedetto Sirignano, aiutò con mezzi e uomini Carlo di Durazzo a spodestare  la zia Giovanna I, cingere la corona di re di Napoli con il nome di Carlo III di Durazzo.

Leone Macedonio fu sindaco di Napoli e in seguito nominato viceré delle Calabrie dal re Alfonso I d'Aragona e da questi discendono i rami calabresi, i cui membri a partire dal XV secolo furono cavalieri di Malta.
Marcello Macedonio (Napoli, 1582 † 1620), patrizio napoletano, gesuita, fu poeta e scrittore in Napoli
.Scrisse Le nove Muse. Raccolte e date alle stampe da Pietro Macedonio suo fratello. Napoli, Gio. Rivardo, 1614.
Nella chiesa di S. Pietro Martire di Napoli vi è la cappella gentilizia dei Macedonio con il  monumento sepolcrale di Pietro Macedonio, morto nel 1437, vestito da guerriero, con le braccia incrociate sul petto. Egli fu, tra l’altro,  governatore degli Abruzzi, ambasciatore di re Ladislao in Cipro ed in Armenia, Siniscalco del Regno di Napoli.

Napoli - Chiesa di S. Pietro Martire
Napoli - Chiesa di S. Pietro Martire - oggi Cappella delle Università di Napoli

Nella cappella vi è anche la lastra tombale di Antonio e Padovano del 1516, voluta da Luigi Macedonio; altra lapide ricorda Alessandro Macedonio, morto nel 1777. Sulla tomba di detto Pietro e di Leone Macedonio, Vicario delle Calabrie, si legge l'epitaffio, a fianco riportato:

Hic requiescit corpus Magnif.
Domini Petri Macedonij de Neap.
militis Regis Ladislai et Regine Ioanne II
Senescalli. ob. 1432. 20 Januarij.
Hoc est sepulcrum Magnif.
Militis Domini Leonis Macedoni.
1464

© Napoli - Stemma dei Macedonio di Maione dei duchi di Campora
© Napoli - Stemma dei Macedonio di Maione dei duchi di Campora

Un ramo dei Macedonio, che ebbe il ducato di Campora adottò il cognome di MACEDONIO DE MAIONO o DE MAIONE volendo così evocare la leggendaria discendenza del casato da Alessandro Magno (MAGNO-MAIOR-MAIONO).

Napoli - Chiesa Santa Maria la Nova
Napoli - Chiesa Santa Maria la Nova - il soffitto dorato impreziosito da 46 dipinti - una delle tante mete del turismo d'arte.

Giovanni Vincenzo è considerato il capostipe di questa linea; sposò donna Antonia Venato figlia di Giovan Battista, Patrizio Napoletano,  e di Lucrezia Torres. Dal matrimonio nacque:
1) donna Elena Macedonio de Maiono;
2) don Andrea Macedonio, Patrizio Napoletano, che nel 1604 comprò la terra di Campora  e sposò
donna Andreana Miroballo.
In Napoli nella chiesa di S. Maria la Nova vi è il sepolcro di detto Giovanni Vincenzo Macedonio, ove si legge il seguente epitaffio:
 

IOANNI VINCENTIO MACEDONIO
VIRO PATRICIO
IURE CONSULTO ET PATRONO INSIGNI
REGIO LIBIT.DIIUDICANDIS CONSILIARIO
ANTONIA VENATO
PERPETUIS OBRUTA LACRYMIS
CONIUGI CONCORDISS ET INCOMPARABILI
VIX ANN XLII OBIT M DLXV
HIC DIEM PERDIDISSE AIEBAT
IN QUO ALIQUEM NON IVVASET

Gli eletti del popolo don Pietro Macedonio,  don Scipione Dentice, don Fabrizio Caracciolo, don Marc'Antonio Muscettola, don Orazio Sanfelice e Don Carlo Grimaldi, in nome della città di Napoli, si recarono nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, ristrutturata nel 1735, per portare ricchi doni a Maria Vergine Consolatrice degli Afflitti, la cui immagine nel giorno della SS. Trinità del 1620 comparve dopo la caduta della tonica di un muro della bottega di un falegname. Nello stesso giorno, la figlia del falegname acquistò miracolosamente la vista; seguirono altri numerosi miracoli.

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© Napoli - Chiesa di S. Giovanni a Carbonara


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