|
Arme dei Macedonio:
vaiato d'azzurro e d'argento al leone d'oro.
Arme dei Macedonio di Maione:
vaiato d'argento e
d'azzurro alla banda d'oro attraversante, caricata di un leone rosso.
|
|

© Napoli - Stemma della Famiglia Macedonio,
marchesi di Oliveto. |
|
Le origini della famiglia Macedonio non sono certe, due le ipotesi formulate:
1) famiglia originaria di Napoli;
2) casato proveniente dalla Macedonia ,
risalente alla dinastia Macedone e, più precisamente, discendente di
Tessalonica, figlia di Filippo II di Macedonia
e di Nicesipoli di Farete, moglie di Cassandro
re di Macedonia, sorellastra di Alessandro Magno ,
figlio di detto Filippo II e di Olimpia.
I Macedonio, insieme ai de Dura, ai
di Gennaro, ai Pappacoda, ai Venato e agli Strambone, possedevano lo iuspatronato
sulla chiesa di San Pietro a Fusariello
ubicata nella contrada del Fusario, chiamata così perchè si
immergeva la canapa nelle acque correnti che in quel luogo
confluivano in abbondanza. |
|
Galeotto Macedonio fu governatore della provincia di
Principato ultra.
Pietro
Macedonio, insieme a Giovanni de Dura, Antonio Origlia, Leonetti
Pappacoda e Benedetto Sirignano, aiutò con mezzi e uomini Carlo
di Durazzo a spodestare la zia Giovanna I, cingere la corona di re di
Napoli con il nome di
Carlo III di Durazzo. |
|
Leone
Macedonio fu sindaco di Napoli e in seguito nominato viceré delle
Calabrie dal re
Alfonso I d'Aragona e da questi discendono i rami calabresi, i cui
membri a partire dal XV secolo furono cavalieri di Malta.
Marcello Macedonio (Napoli, 1582 † 1620), patrizio napoletano, gesuita,
fu poeta e scrittore in Napoli.
Nella chiesa di S. Pietro Martire di Napoli vi è la
cappella gentilizia dei Macedonio con il monumento sepolcrale di Pietro
Macedonio, morto nel 1437, vestito da guerriero, con le braccia
incrociate sul petto. Egli fu, tra l’altro, governatore degli Abruzzi,
ambasciatore di re Ladislao in Cipro ed in Armenia,
Siniscalco del Regno di Napoli. |

Napoli - Chiesa di S. Pietro Martire - oggi
Cappella delle Università di Napoli |
|
Nella cappella vi è anche la lastra tombale di Antonio e Padovano del
1516, voluta da Luigi Macedonio; altra lapide ricorda Alessandro
Macedonio, morto nel 1777. Sulla tomba di detto Pietro e di
Leone Macedonio, Vicario delle
Calabrie,
si legge l'epitaffio, a fianco riportato: |
|
Hic requiescit corpus Magnif.
Domini Petri Macedonij de Neap.
militis Regis Ladislai et Regine Ioanne II
Senescalli. ob. 1432. 20 Januarij.
Hoc est sepulcrum Magnif.
Militis Domini Leonis Macedoni.
1464 |
|
|

© Napoli - Stemma dei Macedonio
di Maione dei duchi di Campora |
|
Un ramo dei Macedonio, che ebbe il
ducato di Campora adottò il
cognome di MACEDONIO DE MAIONO o DE MAIONE volendo così
evocare la leggendaria discendenza del casato da Alessandro
Magno (MAGNO-MAIOR-MAIONO). |
|

Napoli - Chiesa Santa Maria la Nova
- il soffitto dorato impreziosito da 46 dipinti - una delle
tante mete del turismo d'arte. |
Giovanni Vincenzo è considerato il capostipe
di questa linea; sposò donna Antonia Venato figlia di Giovan
Battista, Patrizio Napoletano, e di Lucrezia Torres.
Dal matrimonio nacque:
1) donna Elena
Macedonio de Maiono;
2) don Andrea Macedonio, Patrizio Napoletano, che nel 1604
comprò la terra di Campora e sposò
donna Andreana
Miroballo.
In Napoli nella chiesa di S. Maria la
Nova vi è il sepolcro di detto Giovanni Vincenzo
Macedonio, ove si legge il seguente epitaffio:
|
IOANNI VINCENTIO
MACEDONIO
VIRO PATRICIO
IURE CONSULTO ET PATRONO INSIGNI
REGIO LIBIT.DIIUDICANDIS CONSILIARIO
ANTONIA VENATO
PERPETUIS OBRUTA LACRYMIS
CONIUGI CONCORDISS ET INCOMPARABILI
VIX ANN XLII OBIT M DLXV
HIC DIEM PERDIDISSE AIEBAT
IN QUO ALIQUEM NON IVVASET |
|
|
Gli eletti del popolo don Pietro Macedonio,
don Scipione Dentice, don Fabrizio
Caracciolo, don
Marc'Antonio Muscettola, don
Orazio Sanfelice e Don Carlo
Grimaldi, in nome della città di
Napoli, si recarono nella chiesa di San Giovanni a
Carbonara, ristrutturata nel 1735, per portare ricchi doni a
Maria Vergine Consolatrice degli Afflitti, la cui immagine
nel giorno della SS. Trinità del 1620 comparve dopo la
caduta della tonica di un muro della bottega di un
falegname. Nello stesso giorno, la figlia del falegname
acquistò miracolosamente la vista; seguirono altri numerosi
miracoli. |
|

© Napoli - Chiesa di S. Giovanni a
Carbonara |
|

Copyright © 2007 www.nobili-napoletani.it
-
All rights reserved
|
|