Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Giannuzzi Savelli

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Le Armi:
Ramo di Pietramala: d'azzurro, a tre fasce d'oro, sormontate in capo da tre rose del medesimo male ordinate.
Ramo di Cerenzia: partito: nel 1° d'azzurro a tre fasce d'oro sormontate in capo da tre rose del medesimo male ordinate; nel 2° d'azzurro alla ruota di otto raggi d'oro.
Motto: MODO JUPITER ADSIT
Dimore: Amantea, Aiello Calabro, Cosenza, Pietramala, Rogliano, Napoli.
Titoli:
 patrizio di Cosenza, barone di Pietramala, principe di Cerenzia.
Patroni: Santa Maria, San Giuseppe.


Cosenza, Palazzo Giannuzzi Savelli, stemma sul portale


Rogliano (Cosenza), Palazzo Giannuzi Savelli, stemma con maschera apotropaica

L'origine di questa famiglia è romana, dai tempi più remoti. Numerosi storici del medioevo, quando la famiglia raggiunse il suo massimo splendore, la fanno discendere dalla Gens Flavia, a cui particolare lustro dette l'imperatore Traiano.
La genealogia documentata ha inizio nel secolo IX con Almerico od Aimerico de Sabello dal nome del feudo da lui posseduto. Da Almerico nacquero Luca e Cencio († 1227) eletto pontefice il 2 agosto 1216 col nome di Onorio III. Altro pontefice fu Giacomo Savelli (1210 † 1287), eletto papa il 2 aprile 1285, prese il nome di Onorio IV, era figlio di Luca e di Vanna Aldobrandeschi dei conti di Santa Fiora.
Oltre ai pontefici dettero alla chiesa molti cardinali, tra i quali: Tommaso Beltrando († 1250); Giovan Battista († 1498), protonotario apostolico; Silvio († 1599); Giacomo († 1587) protonotario apostolico, delegato apostolico a Nicastro in
Calabria Ultra (oggi Lamezia Terme); Mariano, fratello del cardinale Giacomo, delegato apostolico di Nicastro, poi vescovo di Gubbio; Fabrizio, arcivescovo di Salerno († 1659); Giulio, legato delle bolle papali († 1644); Paolo († 1685).
I Savelli si divisero in vari rami, tra i quali: quello di Rignano, quello di Ariccia, quello di Albano, ed il cadetto dei Giannuzzi Savelli, originato da Giannuzzo di Antonello Savelli che si stabilì in Calabria Citra. I Savelli principi romani nel tronco principale si estinsero con Giulio, nel 1721 ebbe un figlio Bernardino, morto prematuramente prima del padre, e da allora la custodia del conclave passò alla famiglia Chigi.
Col passare del tempo anche gli altri rami si estinsero, è tuttora fiorente quello cadetto dei Giannuzzi Savelli.

Roma, Basilica di Santa Maria in Aracoeli, monumento funebre di Luca Savelli (di Arnolfo di Cambio).
A destra: monumento funebre di papa Onorio IV

Del citato Antonello (1399 † 1428), padre di Giannuzzo, da cui nascerà la linea cadetta dei Giannuzzi Savelli, in quanto i discendenti patromizzeranno il nome paterno, abbiamo notizie relative alle sue imprese per il re di Napoli Ladislao di Durazzo in qualità di capitano di molte lance. Egli si era dovuto allontanare dai feudi nei Castelli romani perchè scomunicato da papa Innocenzo VII e condannato alla confisca dei beni. Giunse in Calabria Citra nella Città Regia di Amantea come combattente, dove lasciò il figlio Giannuzzo minore emancipato (atto del notaio Fiscardino) facendo ritorno a Roma dove morì, aveva sposato Antonia de Conti.
Giannuzzo (n. 1414), sposò Laudonia Baldacchini dei patrizi di Amantea ed ebbero come figlio Ercole (n. 1435), sposato a Giuliana Tores hanno generato Nicola (n. 1472), sposato a Perna Sersale dei patrizi di Cosenza, ha avuto come figlio Giovan Vincenzo (n. Amantea, 1508), nel 1538 venne eletto alla carica di mastrogiurato della Città Regia di Amantea, sposato a Beatrice Cavallo dei patrizi di Amantea, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 10 luglio 1536 dal notaio Gaspare Alfano di Amantea, ha avuto come figli: Lelio, Orazio, e Giovan Francesco (n. 1544), il quale aveva ipotecato in suo favore il feudo di Pietramala (oggi comune di Cleto), sposato a Stratonica Gracco dei patrizi di Amantea, figlia di Giacomo e di Geronima Paracalzo ha avuto come figli: Muzio, Odoardo, ed Ercole I (Amantea, 18 maggio 1572 † Pietramala, 26 dicembre 1637), U.J.D., 1° barone di Pietramala, in quanto formalizzò l'acquisto di Pietramala da Carlo d'Aquino, principe di Castiglione, fidejussore suo fratello Odoardo, il quale aveva acquistato con suo fratello possedimenti nei territori di Aiello ed Amantea (notaio Francesco De Lauro del 29 ottobre 1615), con Regio Assenso del 1616; a sue spese aggiunse nuovi corpi ai resti dell'antico castello medioevale che diverrà la residenza di famiglia. Sposò in prime nozze Candida Morano, ed in seconde nozze Virginia de Mutiis, vedova di Bernardino Telesio, ha avuto come figli: Anna, sposata in prime nozze a Francesco de Matera, patrizio di Cosenza, ed in seconde nozze a Domenico Cavalcanti, Emilio, sposato in prime nozze a Nonna Caputo, ed in seconde nozze ad Eleonora dei marchesi de Riso, Giuseppe, sacerdote, fonderà la Cappellania di Juspatronato di San Giuseppe nel castello di Pietramala con un notevole patrimonio in dote e che passerà in dote ai principi di Cerenzia, ed il primogenito Odoardo I.


Amantea, Oratorio dei Nobili, stemma Gracco

Arma Gracco: d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento accompagnato in punta dal fiume al naturale ed in capo dal destrochiero impugnante una spada, con la punta in alto, in atto di percuotere una catena spezzata posta in sbarra: il tutto d'oro.
Motto:
SOLA CATENA DOMAT (1).


Cleto, già Pietramala


Aiello Calabro (Cosenza)


Aiello Calabro, Palazzo Giannuzzi Savelli (2)


Aiello Calabro, stemma Giannuzzi Savelli

Odoardo I (1626 † 1703), 2° barone di Pietramala, figlio di Ercole I e di Virginia de Mutiis, restò orfano del padre all'età di quattro anni, sposò in prime nozze Isabella Cavallo dei patrizi di Amantea, ed in seconde nozze Violante Firrao dei patrizi di Cosenza, ha avuto come figli: Isabella, sposata a Filippo Mirabelli, patrizio di Amantea, Emanuela, monaca professa nel monastero di Santa Chiara di Cosenza, Francesco, Marcello, abate, Antonio, Ercole, sposato a Lucrezia Rota, sorella di Tommaso, principe di Cerenzia (questo ramo sarà descritto di seguito), ed il primogenito Filippo (Pietramala, 26 maggio  1681 † San Pietro in Amantea, 26 settembre 1719), 3° barone di Pietramala, sposò Teresa Cavallo dei patrizi di Amantea, sorella i frà Francesco, Commendatore di Giustizia del S. M. O. di Malta, ha avuto come figli: Michelina, Lodovica, monache professe nel monastero di Santa Chiara di Cosenza, Anna, sposata al marchese Salvatore Spiriti, patrizio di Cosenza, ed Odoardo II (Pietramala, 9 giugno 1715 † ivi, 31 marzo 1781), 4° barone di Pietramala, rimase orfano di padre e di madre all'età di quattro anni, venne affidato alla tutela degli zii Emilio Giannuzzi Savelli e di Filippo Mirabelli fino alla maggiore età. Insieme al nipote Ercole, principe di Cerenzia, ottenne l'ascrizione al patriziato di Cosenza, seggio chiuso a nuove famiglie dal 1694, con real cedola del 1759.
Trascorse la sua vita tra Cosenza, nel palazzo di famiglia, da lui parzialmente acquistato, e, principalmente nel castello di Pietramala, fervente cristiano a lui si deve la sistemazione all'interno del castello di una seconda piccola cappella adiacente alla galleria ed intitolata a San Giuseppe.
Il 22 dicembre 1734 aveva sposato Chiara Telesio, figlia di del regio tesoriere Antonio, patrizio di Cosenza, ed ha avuto come figli: Maria Candida e Violante, monache professe nel monastero di Santa Chiara di Cosenza; Teresa, sposata in prime nozze ad Alfonso
Alimena, marchese di San Martino, rimasta vedova in giovane età, sposò in seconde nozze Lelio Castiglione Morelli dei marchesi di Vallelonga, patrizio di Cosenza; Filippo (1736 † 1746); Giuseppe (n. Pietramala, 30 marzo 1750), Cavaliere di Giustizia del S.M.O. di Malta, sposato il 18 gennaio 1804 a Chiara Giannuzzi Savelli, figlia di suo fratello Domenico (Pietramala, 3 dicembre 1740 † ivi, 16 luglio 1816), 5° barone di Pietramala, fu ascritto col titolo di barone nel Registro dei Cavalieri di Malta di Giustizia ed i suoi discendenti furono iscritti nell'elenco regionale col titolo di patrizi di Cosenza ed il predicato di Pietramala. Sposato il 13 marzo 1762 a Reggio Calabria a Maria Parisio, figlia del barone di San Cono, dei patrizi di Cosenza, ha avuto come figli, oltre la citata Chiara: Michele (15 ottobre 1765 † Pietramala, 26 marzo 1810); Giacinto, real guardia del corpo, sposato ad Isabella CaraccioloNicola (Cosenza, 16 gennaio 1764 † Tropea, in naufragio, 30 giugno 1791), Cavaliere di Giustizia del S.M.O. di Malta; Giovanni, tenente colonnello della legione co. dis. di Paola, sposato nel mese di ottobre del 1816 alla sua congiunta Teresa Giannuzzi Savelli, figlia di Tommaso, principe di Cerenzia; ed Odoardo III (Pietramala, 27 febbraio 1763 † ivi, 16 agosto 1822), 6° barone di Pietramala.


Abate Marcello Giannuzzi Savelli, cappellano professo dell'Ordine di Malta

Vedi Bilotti
Odoardo II Giannuzzi Savelli (1715 † 1781)


Albero Genealogico della famiglia Giannuzzi Savelli. Il paesaggio rappresenta la costa tirrenica di Calabria Citra

Odoardo III sposò una sua congiunta, Giuseppa Giannuzzi Savelli, figlia del principe di Cerenzia Ercole, ed ha avuto come figli: Filippo ed Antonio, monaci Olivetani nel monastero di Monteoliveto in Napoli, Tommaso, chierico juspatrono della Cappella di San Giuseppe, Ercole e Francesco, ufficiali dei veliti a cavallo sotto Gioacchino Napoleone, Vincenzo, e Domenico II (Cosenza, 24 giugno 1783 † ivi, 14 settembre 1846), 7° barone di Pietramala, ricevitore generale di Calabria Citra, nel 1804 sposò Rosa Mollo figlia di Saverio, patrizio di Cosenza, ricevitore generale, e di Maria Vittoria Brunetti, baronessa di Brunetto, ha avuto come figli: Baldassarre (Cosenza, 29 luglio 1827 †  Napoli, 12 febbraio 1911), Bernardino (Cosenza, 1822 † Roma, 1887), celibe, conseguì la laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli, fu giudice in vari uffici giudiziari (Salerno, Napoli, Santa Maria Capua Vetere), consigliere comunale di Napoli nel 1860, senatore del Regno d'Italia nel 1881, ministro di Grazia e Giustizia dal 1883, vice presidente del senato del Regno dal 1886, Maria Antonia (n. Cosenza 1° febbraio 1820), sposata il 24 novembre 1844 ad Anselmo di Caria, Luigi, Pasquale, vice intendente di Calabria Citra, Stanislao, guardia d'onore di re Ferdinando II di Borbone, Francesco Saverio (Cosenza, 12 gennaio 1810 † Giovinazzo, 14 agosto 1851), vescovo di Gravina e Montepeloso, teologo, letterato, membro dell'Accademia Cosentina e della Reale Società Economica di Cosenza, fu nominato arcidiacono della chiesa cosentina, apparteneva alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, lasciò diversi scritti, tra di essi “Cenno storico della Chiesa Arcivescovile di Cosenza” , il 24 febbraio 1851 fu consacrato vescovo a Roma dal cardinale Francesco Antonio Orioli, insediatosi nella sua diocesi il mese successivo, il 14 agosto “ volava dalla valle delle amarezze al premio dé giusti” , così scrisse il prof. Eugenio Arnoni, ed Odoardo IV [Cosenza, 1° aprile 1807 † Gragnano (Napoli) 31 ottobre 1870)], 8° barone di Pietramala, ingrandì il patrimonio di famiglia con l'acquisto di ingenti latifondi dal Demanio Pubblico a Castellammare, Gragnano, e Lettere in provincia di Napoli, a Pietramala, e nella Regia Sila in Calabria; sposato l'8 novembre 1835 a Corigliano Calabro con Rosa Antonia Compagna, dama di corte, figlia del barone Giuseppe e di Isabella Cavalcanti, hanno avuto come figli: Saverio (Cosenza, 3 maggio 1853 Roma, 1938), celibe, capitano d'artiglieria, Raffaele (Cosenza, 7 maggio 1848 Napoli, 13 gennaio 1892), tenente del reggimento Guide di cavalleria, prese parte alla storica battaglia di Custoza, nella 3^ Guerra d'Indipendenza, combattuta il 24 giugno 1866, Vittorio (Cosenza, 10 aprile 1844 † Napoli, 19 novembre 1902), sposato il 13 marzo 1873 con la nobile Maria Caterina Avitabile diede vita al ramo tuttora fiorente in Napoli, Alfonso (Cosenza, 18 aprile 1841 ivi, 11 febbraio 1911), procuratore del re presso il tribunale civile e correzionale di Catanzaro, sposato ad Antonietta Passalacqua, nobile dei baroni di Pittarella e patrizi di Cosenza, Isabella (n. Cosenza, 22 settembre 1837), il 9 giugno 1870 sposò il marchese Federico Andreotti Loria patrizio di Cosenza, Giuseppe (Cosenza, 5 maggio 1839 † Napoli, 26 maggio 1886), ed il primogenito Domenico III (Cosenza, 10 settembre 1836 † Napoli, 8 marzo 1882) erede nelle prerogative nobiliari, il 10 marzo 1860 sposò Maria Filomena Berlingieri dei marchesi di Valle Perrotta, non ebbero prole.
Gli successe nelle prerogative nobiliari suo fratello Giuseppe (Cosenza, 5 maggio 1839 † Napoli, 26 maggio 1886), il 6 marzo 1871 aveva sposato Anna Maria Valboa d'Andrea, baronessa di Sessano (oggi comune di Sessano del Molise in provincia d'Isernia), figlia del barone Gaetano, hanno avuto come figli: Domenico Vincenzo Antonio Alfonso Maria del Pilerio e dell'Arco (fede di battesimo, Napoli, 3 gennaio 1884), Maria Elisabetta (n. Napoli, 19 novembre 1882), sposata il 30 dicembre del 1905 ad Ettore La Piccerella, Bernardo (n. Portici, 27 maggio 1881), Gaetano (Celico, 11 agosto 1876 † Napoli, 28 febbraio 1906), Chiara (n. Napoli, 17 maggio 1873), sposata il 20 luglio 1906 a Luigi Ferraro, Rosa (n. Cosenza, 12 febbraio 1872), sposata il 27 novembre del 1890 ad Enrico Palazzi, ed Odoardo V (Sessano, 17 ottobre 1874 † 27 febbraio 1937), nel 1909 sposò Concetta Boscarelli di nobile famiglia di Bisignano, figlia di Luigi e della nobile Nicoletta Zagarese, hanno avuto come figlio Alfonso Savelli Passalacqua (Napoli, 22 novembre 1911 † 2 febbraio 1999), erede di sua zia Antonietta Passalacqua, in suo onore assunse il doppio cognome, sposato a Maria Callegari hanno avuto per figlie: Ombretta (n. 1946), sposata ad Antonio Rizzuti, Accademico Cosentino, e la primogenita Ornella (n. 1943), sposata a Cesare Piccinno.
Il citato Domenico
(fede di battesimo, Napoli, 3 gennaio 1884), sposato a Treviso il 30 giugno 1915 con Margherita Cappelletto hanno avuto come figli: Raffaele (n. 12 maggio 1926), ufficiale della regia aviazione, cavaliere della corona d'Italia, medaglia d'argento al valor militare, morì in azione di guerra, nei cieli di Bir Hacheim (Africa Orientale) a soli 26 anni, e Giovanni (n. Treviso, 5 settembre 1919), magistrato, iscritto nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana con il titolo di patrizio di Cosenza ed il predicato di Pietramala, sposato ad Elena Van Den Borre hanno avuto come figli: Lelia (n. Treviso, 20 gennaio 1947), dama d'onore e devozione del S.M.O.M., sposata il 14 luglio 1979 a Piero Passi, e Domenico (Treviso, 1948 † ivi, 31 dicembre 1999), sposato alla baronessa Anna Ciani Bassetti, il 21 dicembre 1983 hanno avuto per figlia Elena.


Ritratto di Raffaele Giannuzzi Savelli, Tenente del Reggimento di Cavalleria Guide

Stemma Giannuzzi Savelli con le insegne ecclesiastiche. A destra: Ritratto di Francesco Saverio Giannuzzi Savelli
da "Sua Eccellenza Francesco Saverio Giannuzzi Saveli (1).pdf


Cosenza, Palazzo Giannuzzi Savelli

 


Cosenza, Palazzo Giannuzzi Savelli, portale


Cosenza, Palazzo Giannuzzi Savelli


Stemma Giannuzzi Savelli con la croce melitense


Stemma Giannuzzi Savelli (2bis)

Ramo di Napoli

Vittorio (Cosenza, 10 aprile 1844 † Napoli, 19 novembre 1902), figlio del barone di Pietramala Odoardo IV e di Rosa Antonia Compagna, sposato il 13 marzo 1873 con la nobile Maria Caterina Avitabile ha avuto come figli: Domenico (n. 25 novembre 1882), Rosa, sposata il 6 settembre 1906 a Gennaro Formisano, Odoardo (n. 1874), e Luigi (Napoli, 16 marzo 1876  † 1952), sposato il 2 marzo 1902 a Beatrice Fienga ha avuto come figli Bernardo (Napoli, 6 gennaio 1906 † ivi, 29 gennaio 1964), giurista, eletto nel 1962 dal Parlamento Nazionale, riunito in seduta comune, a giudice costituzionale, sposato il 4 dicembre 1937 a Vincenza Mansi ha avuto come figlio Luigi (n. 30 marzo 1938), sposato a Luciana Nania ha avuto come figli  Bernardo (n. 25 luglio 1972), e Vinca (n. 21 dicembre 1977), avvocato; ed il primogenito Vittorio (Napoli, 1° gennaio 1904 † ivi, 26 novembre 1985), sposato il 26 novembre 1941 ad Anna Campoli ha avuto come figli: Saverio, Beatrice, Vanda, Luigi (n. 15 agosto 1948), ha per figlio Fabrizio (n. 15 maggio 1979), e Giuseppe (n. 14 settembre 1946), cavaliere d'onore e devozione in obbedienza al S.M.O. di Malta, curatore della monografia sulla famiglia riportata in bibliografia, sposato il 4 ottobre 1973 a Camilla Ausilio, dama S. M e L., ha avuto come figli Edoardo (n. 11 ottobre 1974), ed Isabella (n. 4 febbraio 1979).

Lastra apposta sulla facciata della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo che grazie al cospicuo contributo di Bernardo (1906   1964) ed a quello del Sodalizio Madonna dell'Arco fu ristrutturata (i lavori terminarono dopo la sua morte nel 1965). Bernardo era un ammiratore del tenore Enrico Caruso, che abitava nel palazzo attiguo alla chiesa; in quest'ultima Caruso lanciò i primi acuti nel coro

Ramo dei Principi di Cerenzia

Ercole, figlio di Odoardo I (1626 † 1703), 2° barone di Pietramala, sposò Lucrezia Rota, sorella di Tommaso († 26 febbraio 1726), principe di Cerenzia, sposato a Maria Telesio.

Ippolita Rota († Napoli, 27 ottobre 1785), 3^ principessa di Cerenzia per successione a suo fratello Vincenzo († 8 aprile 1742), 2° principe di Cerenzia, e per rinuncia dello zio Scipione Rota, che si ritirò nel feudo di Cerenzia  a vita semimonastica, riservando per sé due piccoli fondi Gianola e San Biagio, sposata in prime nozze (3) a suo cugino Vincenzo Giannuzzi Savelli, figlio di Ercole e di Lucrezia Rota, hanno avuto l'unico figlio Ercole (5 luglio 1736 † 29 aprile 1791), 4° principe di Cerenzia per successione a sua madre, la quale, il 29 aprile 1769, con regio assenso del 24 agosto dello stesso anno, per atto del notaio Eustachio di Napoli, gli donò l'intero Stato ed il Vicariato generale del Principato di Cerenzia, ed i feudi di Casino Montespinello, Zinga (poi venduto al barone Nicola Barberio Toscano di San Giovanni in Fiore con Regio Assenso del 1802), Belvedere Malapezza, Polligrone e Marri, ed il suffeudo di Gipso, ne prese formale intestazione l'8 marzo 1786, dopo la morte di sua madre. Il 20 luglio 1756 ottenne l'aggregazione della sua famiglia al patriziato di Cosenza. Il 4 luglio 1759, nella cattedrale di Cosenza, sposò Giovanna Telesio, figlia di Valerio, patrizio di Cosenza, hanno avuto come figli: Carolina (1786 13 marzo 1865), Luigi (n. 1781), Giuseppa (12 ottobre 1761 Cosenza, 29 giugno 1822), sposata il 24 maggio 1780 ad Odoardo III (Pietramala, 27 febbraio 1763 † ivi, 16 agosto 1822), 6° barone di Pietramala, Antonio, Maria Teresa, Maria Francesca, sposata al barone di Monasterace Barnaba Abenante, nobile di Rossano, patrizio di Cosenza (dopo la vittoriosa azione giudiziaria avanti la Real Camera di Santa Chiara onde essere reintegrato in quel Seggio), Nicoletta, sposata a Carlo Amalfitani, 8° marchese di Crucoli (titolo ereditato da suo fratello, marchese Giulio, morto improle il 18 marzo 1815), Emilio, e Tommaso (1770 † 1835), 5° principe di Cerenzia. Con il nipote Domenico, figlio del barone di Pietramala, chiese ed ottenne la ricevitoria generale di Calabria Citra; sposato l'8 aprile del 1790 ad Anna Suriano, di Raffaele, patrizio di Crotone, hanno avuto come figli: Colomba e Maria Immacolata, monache professe nel convento di Santa Chiara di Cosenza, Giovannina, sposata l'11 giugno del 1810 a Carlo Contestabile Ciaccio, patrizio di Cosenza, real guardia del corpo, Teresa, sposata a Giovanni Giannuzzi Savelli dei baroni di Pietramala, tenente colonnello della legione del distretto di Paola, Maria Giuseppa, sposata al barone Stefano Mollo, di Vincenzo Maria e di Maria Carmela Cavalcanti, Vincenzo, ricevitore del distretto di Paola, Bernardino ( Napoli, 17 luglio 1861), cavaliere dell'Ordine di Francesco I, Ercole (1805 † 1876), capo plotone della guardia d'onore di re Ferdinando II, sposato a Teresa Amalfitano dei marchesi di Crucoli ha avuto come figlia Marianna ( 1907), sposata nel 1863 a Salvatore Grisolia, ed il primogenito Raffaele (Crotone, 13 marzo 1793 † 2 febbraio 1874), 6° principe di Cerenzia, sposò Maria Antonia Lucifero dei marchesi di Apriglianello, hanno avuto come figli Giovanni (Crotone, 23 gennaio 1831 15 ottobre 1910), capitano d'artiglieria, ed Emilio (Santa Maria Capua a Vetere, 16 agosto 1826 27 gennaio 1911), 7° principe di Cerenzia, sposato ad Angela Lucifero dei marchesi di Apriglianello, figlia di Giuseppe e di Maria Barracco, abitavano a Napoli in via Genarale Parisi, 13, hanno avuto come figli: Fabrizio (n. 14 marzo 1873), Mari Antonia (12 luglio 1862 † 18 gennaio 1878), Bernardo (6 gennaio 1859 † 16 luglio 1871), Giuseppe (n. 26 dicembre 1856), ed il primogenito Raffaele (Napoli, 12 marzo 1855 † 19 ottobre 1929), 8° principe di Cerenzia, sposato il 24 agosto 1884 a Giulia Mastrilli figlia del duca di Marigliano Giulio, hanno avuto come figli: Maria (Napoli, 23 agosto 1889 † 25 dicembre 1960), sposata a Napoli il 16 aprile 1912 ad Alfonso Paternò dei duchi di San Nicola e conte di Montecupo, Giulio (Napoli, 29 gennaio 1891 † 16 agosto 1968), cavaliere d'onore e devozione del S.M.O. di Malta, getiluomo di corte della duchessa d'Aosta, ed il primogenito Emilio (Napoli, 17 dicembre 1886 † 16 giugno 1955), 9° principe di Cerenzia, non avendo avuto prole gli successe suo fratello Giulio, 10° principe di Cerenzia, sposato a Bianca Capasso dei conti della Pastene, non ebbero prole.
Roberto Paternò, 11° principe di Cerenzia per successione allo zio materno Giulio Giannuzzi Savelli, col quale si estinse questo ramo.


Napoli, 5 novembre 1927, piazza del Plebiscito, nozze di Amedeo di Savoia-Aosta ed Anna d'Orlean di Francia, lo strascico della sposa, all'uscita dalla Basilica di San Francesco di Paola, venne sorretto da Giulio Giannuzzi Savelli, poi principe di Cerenzia, quale gentiluomo d'onore della duchessa delle Puglie, S.A.R. di Savoia-Aosta

Ruderi dell'antico abitato di Akerentia, abbandonato a metà Ottocento dagli abitanti a causa della malaria ma anche per
la precaria stabilità del terreno, l'attuale Cerenzia (KR) fu costruita più ad ovest;un tempo fu sede diocesana, nelle foto si
possono ammirare i resti del duomo.

Cosenza, Chiesa di San Domenico, "Deposizione dalla Croce", dipinto commissionato dai Giannuzzi Savelli, e particolare stemma.

Giulio Giannuzzi Savelli di Cerenzia e il barone Luigi Giannuzzi Savelli risultano ascritti, rispettivamente nel 1951 e nel 1987, confratelli dell’ Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce, prima arciconfraternita laicale sorta a Napoli nel 1290 con il silenzioso auspicio del Pontefice Nicolò III, al secolo Giovanni Gaetano Orsini (1216 1280), ricordato anche da Dante (Inferno, XIX, 70-72). L’ istituzione che fin dalle origini ha operato per il bene della collettività, assistendo i più bisognosi, vanta tra i suoi membri i Papi Clemente XIV, Pio IX, Leone XIII, Pio X e il fior fiore della nobiltà, con innumerevoli  togati, uomini d'arme, pubblici reggitori, esponenti delle lettere e delle arti, tra i quali spiccano Jacopo Sannazaro (1455 1530),  i Cardinali Rinaldo Brancaccio (nel 1384 fece erigere la prima navata della chiesa) e Astorgio Agnese, e il duca di Maddaloni  Domenico Marzio Carafa, Priore dell’arciconfraternita nel 1724.
Nell’oratorio
vi sono le insegne delle famiglie aggregate alla Compagnia della S. Croce decorate nel pavimento in piastrelle di ceramica e sugli scudi ovali in legno inseriti nel fregio del cassettone ligneo del soffitto.


Napoli - stemma Giannuzzi Savelli

Napoli - Arma dei Giannuzzi Savelli dipinta su piastrella maiolicata. Napoli - Particolare del Chiostro della Augustissima
Compagnia della Santa Croce

Stemma del Comune di Cerenzia con le insegne degli ultimi feudatari: Rota e Giannuzzi Savelli. A destra: Cosenza, Palazzo Giannuzzi Savelli, stemma sulla facciata laterale, scalinata di via del Seggio; gli elementi erano in metallo

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1) - Umberto Ferrari in “Armerista Calabrese”, La Remondiana; Bassano del Grappa, 1971, pag.36.
(2) - Marco Giannuzzi, nel 1589 acquistò il suffeudo di Donna Guglielmina in territorio di Aiello, come risulta da un atto del notaio Giulio Guercio di Aiello, tra le altre proprietà acquistò un Palazzo situato nell'abitato di Aiello in “loco ditto in pede la Piaza” che sin dal 1504 apparteneva ai de Amato; per cui si può affermare con certezza che l'attribuzione ai Cybo Malaspina non è corretta, i Giannuzzi ne restarono proprietari sino a tutto il Settecento, poi venduto alla famiglia Viola. Marcello Cammera in “ Un presidio di civiltà - Dimore storiche vincolate in Calabria - ”, a cura di Giorgio Ceraudo, Rubbettino editore, 1998, pagg. 105-112.
(2bis) - Immagine tratta da “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.IV, di Mario Pellicano Castagna e curato da Umberto Ferrari.
(3) - Rimasta vedova in giovane età si trasferì a Napoli dove in seconde nozze sposò Giovan Battista Vitilio, marchese di Auletta, ma dopo meno di due anni si separò per le ingenti somme che aveva dilapidato, dopo poco tempo rimase vedova per la seconda volta.
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Bibliografia:
-
Ivan Pucci "Gli stemmi araldici nel contesto urbano di Cosenza e dei suoi casali", pag.45. Edizioni Orizzonti meridionali 2011.
- Mario Pellicano Castagna “La storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol. II pagg. 94-96,Vol. IV pagg.72-75; Editrice C.B.C. 1996-2002.
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Giuseppe Giannuzzi Savelli “Aspetti storici della Calabria Citra dal feudalesimo al Risorgimento, dall'esame dei documenti d'archivio e dalla storia della famiglia Giannuzzi Savelli”, Arte Tipografica Editrice, Napoli MMIV.
- L'Araldo “Almanacco Nobiliare del Napoletano 1913”, Enrico Detken, libraio editore, Napoli 1912.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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