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Armi:
Filangieri:
d'argento alla
croce azzurra.
Carlo I d’Angiò concesse ai Filangieri di aggiungere
nel proprio stemma un labello rosso a tre pendenti.
Lo scudo, con privilegio di Carlo VI del 1720, fu accollato all'aquila con
due teste dell'impero d'Asburgo-Austria.
Filangieri de Candida Gonzaga:
inquartato, nel 1° e 4° d'argento alla sirena di carnagione
coronata d'oro nuotante sopra un mare un mare verde; nel 2°
e 3° d'azzurro alla croce d'argento. |
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© Stemma Filangieri |
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Secondo alcuni autori la famiglia Filangieri discende dai
normanni; il capostipite fu Angerio, milite normanno, giunto in Italia
al seguito di Roberto I il Guiscardo(1015†1085), duca di Puglia. I suoi
figli, chiamati “Filii Angerii”, acquisirono il nome Filangieri.
Il ramo napoletano era noto come Filangieri di Candida, o
solamente Candida e dal 1859 Filangieri di Candida Gonzaga; fu aggregato
al
Patriziato napoletano dei Seggi di
Capuana
e
Nido
e nel 1800
iscritto nel Libro d’Oro napoletano.
Riccardo (†1243),
signore di Pozzuoli, nel 1228 partecipò, con i suoi 500 cavalieri, alla
Crociata voluta dall’imperatore
Federico II di Svevia e fu nominato nell’anno successivo Governatore
di Gerusalemme; nel 1235 fu Balì del Regno di Gerusalemme.
Riccardo
I Filangieri, Signore di Gragnano, Nocera, Nusco, Satriano e Lettere,
nel 1253 fu Podestà del
Ducato di Napoli; nel 1254 partecipò valorosamente alla difesa della
città, assediata da Corrado IV;
nel 1266 partecipò alla battaglia di
Benevento sotto le insegne di re Manfredi di Svevia.
Riccardo II, conte di Marsico, tradì
re Carlo I d’Angiò e partecipò alla
congiura di
Giovanni da Procida per favorire la venuta di
Corradino di
Svevia; dopo la battaglia di Tagliacozzo (1268) gli furono
confiscati tutti i beni. |
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©Napoli
- Stemma di Gaetano Filangieri, principe
di Satriano |
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La
contea di Avellino (già signoria dei
del Balzo) pervenne alla
famiglia Filangieri, nella persona di Giacomo I,
nominato conte di Avellino nel
1382, sposo di
Donna Giovanna Minutolo.
Successore fu Giacomo Nicola I, sposo di Donna Ceccarella
Sanframondi, che dovette resistere alle pretese sui
territori di
re Ladislao
di Durazzo, sostenendo un lungo ed estenuante assedio al
castello di Avellino.
Nel 1418, grazie alla promulgazione della
Prammatica Filangeria,
emessa a Napoli in
Castelnuovo di Napoli il 19.1.1418 dalla
Regia Commissione, presieduta dal
Gran Cancelliere del Regno Marino Boffa e dai giudici
della Gran Corte
della Vicaria, tra cui Carlo
Gaeta, recante anche la firma della regina
Giovanna II, la contea
ritornò ai Filangieri de Candida, nella persona di Caterina
(1399 † 1433), moglie del potente
Sergianni Caracciolo.
Quest'ultimo fu ucciso a tradimento nel 1432 con la
complicità della sua amante la Regina Giovanna II, che sfogò
la sua rabbia confiscando tutti i beni della moglie del suo
ex amante e imprigionando il figlio Triano Caracciolo. |
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Avellino - ciò che resta del
castello abitato da Caterina Filangieri de Candida
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La contessa di
Avellino si rifugiò nel suo castello di Caivano e, solo
grazie all’intervento del Principe di Taranto, del Balzo
Orsini, le fu restituita la Contea di Avellino;
successivamente, il 29 agosto 1432, Troiano fu liberato in
cambio della consegna dell’immenso tesoro accumulato da
Sergianni a Melfi. Si pattuì anche la restituzione delle
terre, dei castelli e degli altri beni del defunto; per
garanzia, Donna Caterina dovette offrirsi in ostaggio alla
Regina.
Nel 1436 Troiano Caracciolo del Sole fu reintegrato dalla
regina Isabella, madre di
Roberto
d’Angiò, nella contea di Avellino e nel 1441 nel ducato
di Melfi.
Caterina Filangieri di Candida morì a Napoli
nel 1447 e riposa in pace nel monumento funebre posto nel
santuario benedettino di Montevergine.
Nel 1638
Tommaso Filangieri, fu uno
dei fondatori,
insieme ad altri 37 cavalieri Napoletani, tra cui
Carlo Onero Cavaniglia, Scipione
Filomarino,
Carlo
Dentice delle Stelle,
Goffredo Morra, Placido Dentice del Pesce
e altri, del MONTE GRANDE DE’ MARITAGGI
di Napoli,
istituzione benefica con lo scopo di assicurare una
cospicua dote alle fanciulle aristocratiche che si sposavano.
Giovan Gaetano Filangieri (Lapio,1676
†
San Sebastiano al Vesuvio, 1750), Signore di Lapio, Rogliano
e Arianello, Patrizio Napoletano aggregato al Seggio di
Capuana nel 1685, fu decorato nel 1724, con diploma
imperiale di
Carlo VI d’Asburgo, col titolo di
principe di Arianello, uno dei tre Casali che
formavano l’avito feudo di Lapio,
ove i Filangieri erano baroni
da più generazioni, qui esercitavano il mero e misto
imperio, cioè la giurisdizione civile e criminale con
annessa mastrodottia. |
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© Napoli - uno
dei palazzi dei Filangieri |


In questa dimora, luogo di incontro
di illustri personaggi, nacque Gaetano Filangieri |
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Nel palazzo baronale di Lapio trascorrevano
brevi periodi in quanto la dimora abituale dei Filangieri era a
Napoli, all’angolo tra via Atri e via dei Tribunali. Detto Don
Giovan Gaetano sposò nel 1700 Donna Anna Maria
de Ponte, figlia ed erede di Don
Cesare dei Duchi di Flumeri e di Giovanna Severino.
Don Cesare Filangieri, secondo principe di
Arianiello sposò nel 1740 Donna Marianna
Montalto dei duchi di Frignano. |
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Il terzogenito di Don
Cesare e Donna Marianna fu Don Gaetano Filangieri (Cercola 1752
†
Vico Equense 1788); fu
avviato sin da giovane alla carriera militare e divenne prima
Tenente di fanteria e poi
Ufficiale del Regio Corpo di volontari di marina.
Si dedicò soprattutto agli studi e nel 1775 si laureò in legge,
fu degno contemporaneo di
Giambattista Vico, amico
e corrispondente di Goethe.
Scrisse numerose opere tra cui Le norme generali nel
1780, Il diritto e la procedura penale nel 1783,
Sull'educazione nel 1785.
La Scienza della Legislazione,
scritta a soli 28 anni, gli diede fama internazionale, in
materia di filosofia del diritto e teoria della giurisprudenza.
Il testo venne tradotto in inglese, in francese, in tedesco, in
spagnolo e diviene uno dei modelli ispiratori di Beniamino
Franklin per la stesura della Costituzione
Americana e punto di riferimento per gli intellettuali
illuministi, fautori della
Repubblica Napoletana del 1799.
Nel 1782 fu Commendatore del Priorato di Sant’Antonio
di Sarno per l’Ordine Costantiniano di San Giorgio; nel 1787
Ferdinando IV di
Borbone lo nominò Consigliere del Supremo Consiglio delle
Finanze. |

© Gaetano
Filangieri (1752†1788) |
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Nel
1783 sposò Carolina Contessa Frendel, figlia del Conte Giorgio
Cornelio, damigella della Regina di Napoli e in seguito tutrice
di Maria Luisa di Borbone, principessa di Napoli e Sicilia. |
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© Carlo
Filangieri (1784†1867),
principe di Satriano |
Carlo, ultimo figlio del
giurista Gaetano,
nacque
a Cava dei Tirreni il 10 maggio 1784. Si arruolò nell'esercito
napoleonico e combatté valorosamente ad Austerlitz riportando
numerose ferite. Nel 1806 partecipò all'assedio di Gaeta col
grado di capitano agli ordini di fu chiamato da Giuseppe
Buonaparte. Nel 1808, durante la conquista della Spagna, si
distinse nella presa di Burgos. Fu nominato da
Gioacchino Murat
colonnello e poi generale, dopo la sua eroica condotta nella
campagna di Russia. Sempre con Murat combatté in Italia contro
gli Austriaci e sul Po fu gravemente ferito. Nel 1810,
per difendere l’onore delle truppe napoletane,
sfidò e uccise in duello
il generale francese François Franceschi.
Subito dopo l'avvenuta restaurazione borbonica, si ritirò
dall'esercito.
Nel 1817 fu dichiarato erede dallo zio Filippo
Ravaschieri Fieschi
e re Ferdinando I°, nel 1819
lo decorò coi
titoli di
principe di Satriano
e duca di Cardinale,
conservandogli il grado di Generale. Assunse il comando della
Guardia Cittadina di Napoli, durante i moti del 1820-21.
Successivamente, si ritirò a vita privata ma, nel 1848, fu
reintegrato da re Ferdinando II
di Borbone, il quale lo inviò in Sicilia per debellare l'insurrezione siciliana,
col grado di Luogotenente. |
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Sposò Donna Maria Agata Moncada, figlia di Don Giovanni Luigi,
principe di Paternò e di Donna Giovanna del Bosco dei duchi di
Belvedere. |
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Nel
1849 fu insignito del titolo di
duca di Taormina
e
nel 1859 Presidente dei Ministri a Napoli.
Il
principe trascorse parte degli ultimi anni, assistito dalla
figlia Teresa, nella sua villa di Pozzuoli.
Stimato
da tutti, avversari ed amici,
morì a S. Giorgio a Cremano nel 1867,
alla venerabile età di ottantatrè anni; le sue ossa riposano in
pace nell'imponente
monumento funebre eretto nella chiesa di S. Maria di Piedigrotta
a Napoli.
Alla morte di Carlo, il figlio Gaetano Filangieri
(Napoli, 1824
†
ivi, 1892), ereditò i titoli di principe di Satriano e duca di
Taormina.
Si dedicò completamente agli studi, alla raccolta, catalogazione
e conservazione di opere artistiche e storiche.
Fondò in Napoli il Museo Civico Filangieri nel palazzo
rinascimentale della famiglia Como, che
donò alla città.
Fu
vice Presidente della Società di Storia
Patria, Consigliere della Consulta Araldica e
Presidente del Museo
da lui fondato.
La sua opera fu egregiamente proseguita dal nipote Riccardo
Filangieri dè Candida Gonzaga (1845†1920), figlio di Bernardo e
di Maria Masola dei marchesi Trentola.
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Napoli - ingresso Museo Filangieri
Per info: www.inaples.it
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