Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Dattilo

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: spaccato, nel 1° d'azzurro a due stelle d'oro; nel 2° d'argento alla palma al naturale.

Altra: d'azzurro alla palma da datteri d'oro accostata da due stelle del medesimo.

Titoli: patrizi di Cosenza, baroni, marchesi di Santa Caterina.

Dimore: Cosenza, Santa Caterina.


Stemma famiglia Dattilo

Le origini della famiglia Dattilo non ci sono note ancorchè antichissima nel regno di Napoli al servizio dei Normanni.

In un diploma di Urbano II, stipulato in Castel Sant'Angelo del 1094, Achille ed Ottone Dattilo vennero insigniti del titolo di cavaliere di Cristo.

Ottone fu vicario generale di Ruggero, lo seguì in Terra Santa, come ricompensa ottenne i feudi di: Candida, Carcabottaccia, Rovere, Petramala, Consa, S. Teodoro, Belmonte, Santa Paola.

Pietro Angelo, figlio di Ottone vestì l'abito gerosolimitano.

Boemondo, fratello di Pietro Angelo, sposò Caterina Coscia.

Guglielmo, figlio di Boemondo e Caterina, fu vicario generale di Guglielmo II; sposò Jiulia Azzia di Capua con la quale ebbe undici figli i quali si diramarono in tutta l'Italia ed in Francia; un ramo giunse nella Calabria Citra non lontano da Cosenza.

Giovanni Dattilo, nel 1270 possedette dei feudi nel circondario di Altomonte (in provincia di Cosenza) e fu annoverato tra i baroni del regno.

Gregorio, dell'ordine di San Giovanni gerosolimitano fu priore di Capua nel 1313.

Nicola Maria Dattilo fu arcivescovo di Rossano dal 1386 al 1394 quando fu nominato vescovo di Tricarico; per la seconda volta nominato arcivescovo di Rossano dal 1399 al 1403 quando fu deposto per ordine papa Bonifacio IX. Autorizzò l'edificazione in terra di Spezzano (oggi Spezzano Albanese) del monastero di San Giacomo dell'ordine degli eremiti di Sant'Agostino, il cui fondatore fu Nicola Grimaldi di Tarsia.

Andrea Dattilo fu il primo che si stabilì in Cosenza, fu regio giudice, da un atto del 1448, stipulato dal notaio Lauro Sisca, si evince che: originario del regio casale di Spezzano (oggi Spezzano della Sila già Spezzano Grande) ricoprì l'ufficio di sindaco e di mastrogiurato nel 1497 con Girolamo Dattilo.

Vincenzo Dattilo, figlio di Andrea, fu pubblico e regio notaio; nel 1490, con suo padre Andrea furono aggregati tra i nobili del sedile; sposò Richetta Migliarese come risulta nei capitoli matrimoniali redatti dal notaio Vincenzo Donato; con Minicuccio Dattilo partecipò al parlamento che gli Aragonesi e gli Angioini fecero nel 1501, di esser tutti di un governo uniti per servizio del re.

Giovanni, fratello di Vincenzo, nel 1553 fu sindaco di Cosenza; fu inviato dalla città come ambasciatore presso re Alfonso e il Pontefice.
Altro Vincenzo, da un atto del 26 gennaio 1589 risulta essere sposato con Isabella di Donato.
Clarice Dattilo sposò Fabio Sambiase, patrizio di Cosenza.

Eliadora sposò Antonio Sambiase, patrizio di Cosenza.
Il Mgnifico Ascanio, in un atto del 1° ottobre 1553 vende a Nicola Giudicendrea da Cosenza una casa con cortile, stalla e orto avanti la casa e una bottega, site in Cosenza, località Vallone ad una annua rendita di carlini venti in favore del Monastero delle Vergini di Cosenza, per il prezzo di ducati cento ottanta. Notaio Angelo Desideri, Giudice Giuseppe Abate, entrambi di Cosenza.
Il Magnifico Pietro Francesco da Cosenza, in un atto del 30 settembre 1557, cessionario del Magnifico Ascanio Dattilo, si riceve da Nicola Giudiceandrea da Cosenza la somma di ducati ottantadue a saldo del prezzo della casa, bottega ed orto vendutigli da detto Magnifico Ascanio, con precedente atto per mano dello stesso notaro.
Nell'elenco delle persone che sottoscrissero l'istrumento per la venuta in Cosenza dei PP. Minori Osservanti di San Francesco d'Assisi figurano Andrea e Giovanni da Spezzano.


Cosenza, Convento di San Francesco di Paola


Stemma famiglia Dattilo

Pietro Paolo, nel 1555, incantò le gabelle dei Dazi e del Maldanaro grosso e minuto come risulta dal notaio Francesco Sergio.
Fabrizio, esercitò la professione di avvocato, nel 1558 fece parte del parlamento di Cosenza.
Giulia, sposata a Cesare Ferrari da Cosenza, il quale lascia erede universale sua moglie. Atto del 26 giugno 1576, Notaio Pietro Plantedi da Cosenza, Giudice Marco Gatti, entrambi da Cosenza.
Da un atto del 23 marzo 1623, Elisabetta de Massarijs vedova del fu Rocco
Morelli da Cosenza, vende al Capitolo Cosentino, rappresentato, tra gli altri, dal Canonico e Camerario, don Pietro Antonio Vennere, un anno censo di ducati cinque, per il prezzo di ducati cinquanta, affiggendolo sopra una sua bottega con casa, sita in Cosenza alla Piazza di San Tommaso. Detto prezzo di ducati cinquanta viene pagato ad essa Elisabetta da don Muzio Dattilo da Cosenza, agente in nome e per parte di Serafina Dattilo sua sorella, vedova del fu Achille Tirelli.... .
Da un atto del 13 ottobre 1629, il Reverendo don Muzio Dattilo da Cosenza, quale procuratore del Capitano Lorenzo Tirelli, vende al Capitolo Cosentino, rappresentato, tra gli altri, dal Canonico Camerario don Antonio
Quattromani, un anno censo attivo di ducati tredici, per il capitale di ducati centocinquanta, a detto Capitano dovuto da Muzio Calendino da Cosenza, per il prezzo di ducati centotrenta, che il Capitolo si obbliga a far pagare nel termine di sei giorni dal Monte di Pietà di Cosenza, sul deposito ivi fatto da Ginevra Tosti e da Clarice Arnoni per le messe funebri legate al Capitolo dai furono don Muzio Miceli e Cola Toscani. Notaio Francesco Maria Scavello, Giudice Giuseppe Scavello, entrambi di Cosenza.
Ippolito Dattilo proveniente anch'esso dalla Presila, da Pedace, dopo aver dimorato in Rovito si stabilì a Cosenza ove fu aggregato alla seconda piazza delle famiglie nobili con le famiglie: Bombini, Spiriti, Poeta, Caputo ed altre.

Raimondo Dattilo, capitano, discendente da Ippolito, gratificato da Carlo I, possedette la terra di Brugale in Sicilia e la castellania di San Giorgio in Calabria.

Alfonso Dattilo, capitano di fanteria in Francia e nelle Fiandre,  gli venne concesso dal re un vitalizio di 40 ducati al mese, per aver conquistato in battaglia sette bandiere nemiche e gli fu accordato di poterle usare nelle sue imprese(1).

Roberto Dattilo, figlio di Alfonso; seguì il padre come maestro d'armi, fu capitano di molte compagnie, per i servigi prestati ottenne per sé e per i suoi successori da sua Maestà Cattolica Filippo IV il feudo di Santa Caterina col titolo di marchese; fu maestro di campo del duca d'Alba; fu Preside della città di Cosenza nel 1639 e nel 1642, e di Catanzaro nel 1640 e nel 1647; fu nominato dalla Repubblica di Genova Capitano Generale nella guerra col Duca di Savoia per il Marchesato di Zuccarello. Sposò Ippolita Barbiero di Torano, vedova di Giovanni Dattilo; ebbero per figli: Giulia, la quale fondò il monastero di Gesù e Maria in Cosenza ed inaugurato il 18 aprile 1621 facendovi nominare abbadessa suor Margherita Nardi, stabilì la dote per ciascuna claustrale di ducati 250, il monastero fu soppresso nel 1809; fu educata alle lettere da Anselmo Stocco, noto per essere stato implicato nella congiura ordita da Tommaso Campanella, si salvò per intercessione di Giulia e di suo padre Roberto presso Carlo Spinelli inviato del viceré (2); ebbe per fratelli, Alfonso Junior e Francesco Antonio, marchese di Santa Caterina, il quale fu anch'esso maestro di campo; nel 1704 vendette il feudo di Santa Caterina per 18.000 ducati a Paolo Sambiase, duca di Malvito (3).


Santa Caterina Albanese (Cosenza)

La famiglia ha posseduto il feudo di Cavallerizzo (oggi frazione del comune di Cerzeto) e  di Mongrassano; nel 1676, il citato Alfonso junior, fratello del marchese di Santa Caterina, fu barone di Cavallerizzo e Mongrassano.

Giuseppe Dattilo, dei marchesi di Santa Caterina, sposò Clara Lucifero, unica figlia di Francesco, del ramo di Milazzo, mastro giurato della città nel 1654 e 1655 ed acclamato “Padre della Patria”, e di donna Antonia Cappone (4).

Carlo Dattilo sposò Maria Cherubino di Rossano.

Mario Dattilo; da un inventario del 1640 risultano registrati: “un paramento di damasco rosso e amariglio (giallo) in quarantacinque pezzi, quattordici quadri di paesaggi, due quadri con la figure di Venere e gioielli”.
Flavia, vedova del fu Giuseppe Pesco da Cosenza, tutrice e curatrice di Gaetano e Dianora Pesco, vende al Convento di San Francesco di Paola di Cosenza, dell'Ordine dei Minimi, rappresentato da Procuratore frà Tommaso da Zumpano, la Cappella con diritto di sepoltura sotto il titolo di San Giovanni Battista, sita nella Chiesa di detto Convento, tra la Cappella del SS. Crocifisso e quella di Santa Maria del Carmine, per il prezzo di ducati dodici e mezzo. Atto del 16 aprile 1683, Notaio Giuseppe Mazziotta da Cosenza, Giudice Francesco Morelli da Cosenza.
Maria Dattilo; dall'inventario della quadreria del 1764, vi erano registrati: “otto quadri di imperatori senza cornice, quattro quadri di imperatori romani senza cornice, un ritratto della stessa Maria Dattilo, diciannove quadri con diverse immagini e molti altri”(5).

Il marchese Francesco Dattilo sposò donna Maria Rosa Catalano Gonzaga, figlia di don Giuseppe, duca di Maierà, portando una dote di 5000 ducati, come risulta dai capitoli matrimoniali redatti dal notaio di Mongrassano Domenico Capparelli il 27 novembre del 1774.

Saverio Dattilo fu delegato della Sila nel mentre era Preside di Cosenza Finetti, è di questo periodo la pubblicazione del controverso bando col quale si vietava di dissodare per seminare per permettere la crescita del bosco; il bando provocò la reazione degli abitanti dei Casali di Cosenza; sposò  Anna Cavalcanti di Roberto, patrizio di Cosenza, e di Saveria Cavalcanti.
Rosa Dattilo sposò Pasquale Monaco figlio del barone Giuseppe Antonio.

Enrichetta Dattilo, nel 1833, sposò Francesco Guzzolino barone di Cervicati.
Mariantonia, sorella di Enrichetta, sposò Luigi Cosentini, figlio del barone Girolamo.

I Dattilo e il feudo di Gazzella

Il feudo rustico di Gazzella era situato nei territori limitrofi alla città di Cosenza e per questo motivo molto ambito dalle famiglie nobili sin dal 1200 e posseduto prima dei Dattilo dai Cavalcanti e dai Firrao; la sua collocazione per alcuni storici è da identificarsi negli attuali comuni di Carolei e Mendicino, per altri è da collocare nell'attuale comune di Castrolibero (già Castelfranco), in quest'ultimo comune vi è la contrada Andreotti, il territorio fu posseduto dalla nobile famiglia cosentina degli Andreotti in quanto un esponente sposò Cleria Dattilo, ultima intestataria del feudo; altro indizio è costituito dal fatto che nello stesso comune vi è la contrada Cavalcanti (6).


Stemma Andreotti


Stemma famiglia Dattilo di Cosenza

Arma Andreotti: d'oro al leone al naturale rampante lampassato di rosso impugnante con la branca anteriore destra una spada, accompagnato da una torre d'argento merlata alla guelfa; il tutto abbassato sotto il capo dell'impero.

Antonio Cavalcanti, ereditò il feudo di Gazzella da suo cugino, barone Francesco, non presentò rilevio nè prese intestazione in quanto il feudo era sotto sequestro ad istanza dei creditori del fu barone Francesco, nel 1651, acquistò all'asta il feudo di Caccuri e ne divenne il 1° barone; il feudo di Gazzella subì la stessa sorte, venne venduto all'asta dalla Regia Camera nel 1654, ad aggiudicarselo fu Raimondo Dattilo (1601 † 1678) per ducati 8.118, figlio di Ippolito e di Laudomia Barracco; sposò Ortensia Monaco.
Marzio (1652 † 1692), barone di Gazzella per successione a suo padre, barone Raimondo.
Gaetano († improle 1703), barone di Gazzella per successione a suo padre, barone Marzio.
Giuseppe († 1729), barone di Gazzella per successione al barone Gaetano suo fratello, sposato a Margherita Piniglia ebbero per figli: Maria, sposata a Fabrizio Castiglione Morelli; Tenza, sposata a Carlo Ciaccio; Ippolito; ed il primogenito
Marzio juniore († 1744), barone di Gazzella per successione a suo padre, barone Giuseppe; sposò Teresa Cortese, figlia di Leonardo, 2° duca di Verzino.
Pasquale, figlio di Marzio juniore, successe di diritto a suo padre, non prese intestazione in quanto morì in tenera età, il 15 maggio 1745.
Vincenzo, successe a suo fratello Pasquale, non prese intestazione in quanto morì il 19 novembre 1745. 
Andrea, successe di diritto a suo fratello Vincenzo come terzogenito del barone Marzio juniore, non prese intestazione in quanto morì anch'esso in tenera età, nel 1753.
Cleria Dattilo (n. 1737), baronessa di Gazzella, per successione a suo fratello Andrea, ebbe intestazione il 31 marzo 1658, sposando Pasquale Andreotti (1715 † 1761), patrizio di Cosenza, porta il feudo in questa casata.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:

(1) - Il termine “impresa” indica un simbolo scelto come emblema personale, può essere costituita da figure accompagnata da parole, in questo caso la figura è denominata “corpo dell’impresa”, mentre le parole sono dette “anima dell’impresa”, a significare che è quello che dà vita al corpo.
(2) -
Davide Andreotti in “Storia dei Cosentini”, Vol.II pagg.360-361,1869 ristampa anastatica a cura di Walter Brenner 1987.

(3) - Luca Covino “Governare il feudo.Quadri territoriali, amministrazione, giustizia, Calabria Citra (1650-1800); pag. 93.

(4) - Avvocato Francesco San Martino de Spucches, Cavaliere d’Onore e Devozione del S.O.M. in “La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni”,Vol.Nono 1940; pag. 145.

(5) - Amedeo Miceli di Serradileo, pagg.104 e137 in”Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria” a cura di Alessandra Anselmi – Gangemi Editore.

(6) - È' ragionevole supporre che: essendo il feudo denominato Castelfranco e Cerisano era compreso negli attuali comuni di Cerisano, Marano Principato e Castrolibero; il contiguo feudo di Gazzella con molta probabilità comprendeva anche parte degli attuali comuni di Carolei e soprattutto Mendicino e parte del comune di Castrolibero; di seguito la mappa degli attuali comuni.


Provincia di Cosenza, cartina.

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Bibliografia:

- Mario Pellicano Castagna “Le ultime intestazioni feudali in Calabria”; Effe Emme, 1978.

- Cav. barone Luca de Rosis “Cenno storico della città di Rossano e delle sue nobili famiglie” - Napoli, 1838.

- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti" Tomo II; Pellegrini Editore, 1999.

- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713.

- Giovanni Fiore da Cropani “Della Calabria Illustrata”.
- Franz von Lobstein “Settecento Calabrese”, vol. II, Napoli 1978
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza”, a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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