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Pagina realizzata dal dott.
Salvatore
Cuccomarino |
Arma: d'azzurro alla banda
d'argento caricata da una stella azzurra, accompagnata
in punta da un cucco d'argento, in piedi sopra un colle di
verde.
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© Stemma Famiglia Cuccomarino |
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La
famiglia
Cuccomarino (o Cucco Marino, o Cuccomarini) è un' antica e nobile
Casa della Calabria
Ultra, che nel corso dei secoli ha contratto alleanze con alcune
delle più importanti famiglie della nobiltà del Regno di Napoli.
Le prime notizie documentali certe della famiglia
(atto di fondazione di giuspatronato sotto il titolo del Santissimo
Rosario, Serrata, 1 settembre 1724) ci dicono che alla fine del XVII
secolo sono presenti in Serrata (Reggio Calabria) quattro fratelli
Cuccomarino:
- Il
reverendo don Bruno, Notaio Apostolico e parroco della Chiesa di San
Pantaleone martire, ufficio che terrà dal 1707 al 1731
- L’U.J.D.
chierico don Domenico Francesco Antonio Cuccomarino
- Il
dottor fisico magnifico don Antonio Zaccaria Cuccomarino
- La
magnifica donna Elena Cuccomarino. |
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Dei
primi Cuccomarino molte sono le cose che ignoriamo, a causa del
deterioramento o addirittura della scomparsa, per incuria e per
opera del tempo, degli archivi delle nascite, dei matrimoni e dei
decessi nelle città di Dinami e Serrata. Così, non sappiamo le loro
date di nascita, che ci sembra tuttavia logico poter collocare nella
seconda metà del ‘600, né i nomi dei genitori, né la provenienza,
che tuttavia sembra essere Melicuccà di Soreto, per quanto viene
indicato nell’atto di istituzione del giuspatronato predetto. Ciò
che sappiamo al momento è che dei quattro fratelli, due erano
avviati alla carriera ecclesiale; di questi, don Bruno (o Brunone)
era parroco della parrocchia principale di Serrata, nonché notaio
apostolico “per totum orbem” (come riportato nella bolla di
istituzione del giuspatronato sotto il titolo del SSmo Rosario),
mentre don Domenico Francesco Antonio, Utriusque Juris Doctor,
era chierico. Dei due fratelli laici, il magnifico don Antonio
Zaccaria (spesso indicato col solo nome di Zaccaria) era dottor
fisico, ovvero medico, ed aveva sposato la magnifica donna
Eleonora, figlia del barone Prospero Protopapa. Don Zaccaria, che
con donna Eleonora abitava lo splendido palazzo Cuccomarino di
Serrata, di epoca rinascimentale e costituito da una cinquantina di
stanze, era inoltre Sindaco dei Nobili di Laureana di Borrello .
La sorella, donna Elena, era sposata con il fratello
di donna Eleonora, don Carlo Protopapa, con il quale viveva in
Melicuccà. |
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© Don Carlo Protopapa, nobili dei baroni
di Melicuccà e Suprà, marito della Magnifica donna Elena Cuccomarino. |
Nella chiesa arcipretale di Serrata, oltre la Cappella del
Santissimo Rosario, vi erano altre due cappelle di giuspatronato:
quella di S. Nicolò Vescovo, de jure patronatus gentilizia
della Casa Lo Giacco, e la Cappella di S. Maria del Carmine,
anch’essa de jure patronatus gentilizia, delle case
Cuccomarino e Macrì, istituita nel 1748 dal sacerdote don Domenico
Cuccomarino e da don Domenico Macrì.
Sempre don Domenico Cuccomarino risulta, nel 1767, fittuario del
Beneficio di libera collazione sotto il titolo di Santa Maria dell’Idria
eretto in proprio Altare del medesimo titolo dentro la Chiesa posta
nel casale di Serrata.
La Chiesa rurale con il titolo di Santa Maria dell’Idria
era sita nelle adiacenze dell’abitato di Serrata, nel feudo detto
Talaja (di cui la famiglia Galluccio e per successione la famiglia
Galluccio Protopapa risultavano feudatarie ab antiquo), ed
era stata voluta da don Domenico Gallucci Protopapa di Caridà, che
l’aveva dotata con atto notarile dell’1 novembre 1750. |
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Per il mantenimento
di detta chiesa
era stato assegnato un suo fondo dell’annua rendita di cinquanta
ducati. La curia vescovile di Mileto aveva emesso due decreti per
assenso per l’edificazione, dotazione di chiesa, con trasferimento
nella medesima del peso di due messe già gravanti alla chiesa
parrocchiale di Borrello, secondo quel suo atto di fondazione, che
soltanto vien citato nel primo dei due decreti. L’oratorio confinava
con i beni del rev. sac. Domenico Sarlo e quelli del sac. Bruno
Montorro e di Antonino Luca Zullo di Serrata .
Abbiamo quindi il ritratto di una famiglia
cospicua, con importanti alleanze familiari e titolare di almeno
due giuspatronati ed una cappellania.
Don Brunone Cuccomarino si ammalò “di febbre
maligna” il 25 dicembre 1735 e morì il 6 gennaio 1736. Venne
sepolto il giorno seguente “cum pompa solemni more maioris
in suo sepulcro … lapide posita” (“… con pompa solenne,
secondo l’uso dei suoi avi, nel suo sepolcro … dove venne posta
una lapide”). Queste informazioni sono riportate nel
registro dei defunti della parrocchia di Serrata, anni 1707 –
1777. Curiosa, per un sacerdote, la coincidenza di ammalarsi il
giorno di Natale e morire il giorno dell’Epifania. Peccato che i
cambiamenti occorsi a Serrata, tanto per opera della natura che
degli uomini, abbiano distrutto le antiche chiese, negandoci
così la conoscenza diretta della sepoltura di don Bruno e delle
varie cappelle di cui si è detto fin’ora.
Il magnifico don Zaccaria e la magnifica donna
Eleonora Protopapa ebbero numerosi figli.
Il
primogenito, don Carlantonio Mariano Domenico Gaspare Melchiorre
Baldassarre Marino, venne battezzato a Serrata il 9 settembre
1727 [Battesimi, Libro del 1707 (1707-1732) - padrini don Carlo
Protopapa e la sua consorte donna Elena Cuccomarino, sorella del
padre, di Melicuccà di Soreto]. Destinato ad avere una vita
splendida, fu invece protagonista di un’esistenza turbolenta e,
a volte, infelice .
Don Carlantonio risulta essere stato sacerdote
secolare in Melicuccà di Soreto nel 1775. Avverso di lui il 27
giugno 1776 venne inoltrata querela da parte di un tal Margiotta
Francesco; secondo costui, don Carlantonio avrebbe ingerito
illegittimamente nell'elezione del sindaco del tempo. La
cittadinanza di Melicuccà era infatti divisa in due fazioni, una
facente capo alla famiglia dei baroni Carnì (Charny) e l'altra
alle famiglie baronali dei cugini Cuccomarino – Protopapa; a
capo di quest'ultima fazione era don Carlantonio. Don
Carlantonio avrebbe, secondo l’accusa, utilizzato ogni mezzo,
fino alla distribuzione di regalie, al fine di far eleggere a
sindaco un uomo della sua fazione.
Nel processo che ne seguì don Carlantonio venne assolto.
Tuttavia, nel febbraio 1788, a seguito di un provvedimento
emesso dalla Giunta di Napoli, il Vescovo di Mileto invitava don
Carlantonio a ritirarsi in Serrata, sua città natale.
Carlantonio, già avanti con gli anni, si ritirò a Serrata e
sposò la ricchissima donna Rosalia Bagalà, figlia del magnifico
don Antonio Bagalà, banchiere, armatore ed industriale della
seta di Palmi, dalla quale ebbe un figlio, Domenico Pietro
Francesco Antonio, battezzato in Serrata il 24 ottobre 1789 e
ivi deceduto infante, il 4 gennaio 1791. La madre del bimbo,
donna Rosalia, moriva di parto lo stesso giorno 24 ottobre. Non
sappiamo la data di morte di don Carlantonio, ma crediamo che
non sia di molto posteriore.
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Il secondo figlio del magnifico don Zaccaria e della
magnifica donna Eleonora Protopapa, il magnifico don Domenico Carlo
Maria, ebbe una fortuna del tutto diversa. Aveva sposato prima del
1755 un’altra figlia del banchiere magnifico don Antonio Bagalà, ed
aveva ottenuto nel 1755 l’appalto fiscale dal marchese
Caracciolo d’Arena per Soreto e
San Nicola, ufficio che tenne fino al 1777. Trascorse una vita che
immaginiamo tranquilla ed agiata, nel palazzo avito, ed ebbe sette
figli:
Maria Antonia Eleonora Petronilla, battezzata
il 23 mar 1755, madrina D Petronilla Gioire “uxorata civitatis
Palma”, per procura della vedova Maria Cucco;
Francesco Antonio, battezzato il 3luglio 1757,
madrina Maria Cucco – f. 12;
Carloantonio Antonino Bruno, battezzato il 13 agosto
1759 – madrina Maria Cucco – f.32
Caterina, battezzata il 24 luglio 1762, madrina Maria
Cucco;
Antonio Maria Zaccaria Ferdinando, battezzato il 29
marzo 1765, madrina Maria Cucco;
Giuseppe Maria Ferdinando, battezzato il 26 settembre
1767, madrina donna Anna Cuccomarino;
Francesco Antonio Zaccaria, battezzato il 7 giugno
1770, madrina Angela Cordiano. |

Palazzo Cuccomarino a Serrata (Reggio
Calabria) |
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Delle figlie, donna Maria Antonia Eleonora Petronilla
sposò il 16 dicembre 1785 don Carlantonio De Gullo e morì a
Serrata, per quel che sappiamo senza figli, il 23 ottobre 1802,
all’età di 47 anni. Donna Caterina sposò il 3 maggio 1784 il nobile
don Gennaro Aloe, da Dipignano in provincia di Cosenza, figlio di
don Matteo e donna Felicia de Laurentiis.
Dei figli, don Francesco Antonio decise di intraprendere la carriera
ecclesiastica; ma morì giovane, nel marzo 1779, mentre era novizio
in Seminario a Napoli. Don Antonio Maria Zaccaria Ferdinando morì
celibe il 15 settembre 1793; e Giuseppe Maria Ferdinando e
Francesco Antonio Zaccaria probabilmente morirono in giovane età.
L’unico maschio ad avere discendenza fu il magnifico
don Carlantonio Antonino Bruno, che sposava il 24 Dicembre 1794 a
Laureana la magnifica donna Francesca Protospataro di Laureana di
Borrello, unica figlia del sindaco dei nobili di Laureana, il
barone U.J.D magnifico don Domenico Gregorio
Carlo Protospataro e della magnifica donna Maria Antonia
Melchi
.
L’antica e nobilissima famiglia Protospataro di
Laureana si estinse così nella famiglia Cuccomarino.
Qualche mese prima, l’1 luglio 1794, don
Carlantonio aveva costituito una società per l'arrendamento
delle sete dello stato di Soreto, del contado di Borrello e
della baronia di Caridà
.
Grazie a tale commercio, che probabilmente si appoggiava anche
all’aiuto della famiglia materna, don Carlantonio accrebbe
alquanto il già cospicuo capitale familiare; ed ulteriormente
arricchì la propria Casa acquistando terre dalla Cassa Sacra.
“[...] Dunque, anche l'esperimento della Cassa confortò la
trasformazione del territorio della Piana in quell'immenso
oliveto che noi conosciamo, grazie al passaggio di circa 1300
ettari dalla Chiesa ai privati; nel dodicennio 1784 - 1796 tutto
il comprensorio dovette assistere a una notevole attività di
investimenti fondiari, tanto è vero che spesso alti prezzi si
realizzarono proprio là dove gli acquirenti mirarono a
impadronirsi contemporaneamente di più fondi e dei più estesi
[...]. A Laureana su 18 compratori quattro si assicurarono i tre
quarti delle terre e del valore: Carlantonio Cuccomarino da
Serrata (6382 ducati), Giuseppe de Marco da Laureana (3233
ducati), Giovambattista Merigliano da Caridà (2977 ducati),
Geronimo Paparo da Laureana (2977 ducati); nel vicino distretto
di Radicena, Francesco Antonio Zerbi acquistò per 823 ducati sui
complessivi 2088 ripartiti tra undici compratori; a Polistena il
solo Domenico Antonio Lombardo acquistò per 8000 ducati [...]”
(Nota 37: Per il Cuccomarino, cfr i vari contratti per notar
Ammirà, 7 novembre 1791)
(elenco).
Don Carlantonio e donna Francesca ebbero 6
figli:
Primogenito fu don Domenico Nicola Francesco
Antonio Bruno, nato a Serrata il 13 aprile 1797, che fu
sindaco di Serrata nel 1828 e nel 1838, e che nel 1832 sposò
donna Michelina d’Antona di Acquaro, figlia del nobile don
Domenico e donna Anna Bardari. Don Domenico e donna
Michelina ebbero cinque figli:
- don Carlantonio, nato a Serrata il 7 aprile
1834 a Serrata, ed ivi morto l’1 maggio;
- don Francesco, nato a Serrata il 21 agosto
1835 ed ivi morto il 29 marzo 1853
- donna Maria Francesca, battezzata a Serrata
il 25 gennaio 1837, che il 20 gennaio 1867 sposò il cugino
don Carmelo Cuccomarino, figlio dello zio Carmelo e di donna
Gaetana Filaci
- don Domenico, battezzato a Serrata il 12
ottobre 1838 (Libro dei Battesimi del 1827 n. 464), che
sposò donna Giuseppa de Fazio, dalla quale ebbe come unico
figlio, nel 1862,
don
Pasquale, morto senza discendenza.
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© Il Magnifico Don Francesco Cuccomarino,
dottore in legge (civile e canonico). |
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La mancanza di discendenza dei figli maschi di don
Domenico Nicola Francesco Antonio Bruno trasferì la primogenitura ai
discendenti del secondogenito di don Carlantonio e donna Francesca,
l’U.J.D. magnifico don Francesco Antonio Maria Carmelo Antonino,
nato a Serrata il 6 gennaio 1800. Fu sindaco di Serrata nel 1824 e
di Dinami nel 1833 – 34. Sposò il 10 marzo 1832 la baronessa
magnifica donna Ippolita Galluccio, patrizia del
seggio di Nido in Napoli,
figlia del magnifico don Francesco Gallucci,
10° barone d’Abruzzo, e della magnifica donna Maria Giovanna
Magisano.
Don Francesco e Donna Ippolita, dopo il matrimonio, si stabilirono a
Melicuccà, andando ad abitare nel palazzo Cuccomarino, sito nella
piazza principale del paese, davanti la chiesa arcipretale, ed oggi
non più esistente,essendo stato sconsideratamente abbattuto in epoca
recente per edificare sul suo suolo alcune orribili case. Ebbero tre
figli: Maria Francesca e Giuseppe, entrambi morti infanti; e l’U.J.D.
magnifico don Carlo Antonio Maria, che sposerà la cugina baronessa
magnifica donna Raimonda Protopapa. Don Francesco morì a Dinami
qualche giorno prima di compiere i 35 anni, nella notte del 4
febbraio 1835.
Degli altri figli di don Carlantonio e donna Francesca, don Nicola
Giuseppe Maria Antonino, nato a Serrata il 29 gennaio 1804 e sindaco
dello stesso paese nel 1857, e don Carmelo Giuseppe Pasquale
Stefano, nato a Serrata il 7 aprile 1807 ed ivi deceduto, colpito da
un fulmine, il 25 settembre 1837, sposarono rispettivamente le due
sorelle donna Francesca e donna Gaetana Filaci, figlie di don Carlo
e donna Carmela Migliori.
L’ultima figlia di don Carlantonio e donna Francesca
fu Costanza, che morì a Serrata il 27 luglio 1824, all’età di 4
anni. |
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La discendenza primogenita |
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L’U.J.D. magnifico
don Carlo Antonio Maria Cuccomarino fu l’unico figlio con
discendenza di don Francesco e donna Ippolita. Nacque a Dinami il 10
agosto 1834 e sposò il 16 novembre 1854, ancora minorenne, la cugina
donna Raimonda Protopapa, figlia del magnifico don Giuseppe Antonio,
barone di Suprà (o Supplà) e Melicuccà, e della
magnifica donna Maria Antonia de Felice .
Il Casato ottenne anche i titoli di
barone di Infratarè e
Corticosa. |
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© Stemma Famiglia Cuccomarino |
Don Carlo Antonio e donna Raimonda ebbero cinque
figli:
- donna Maria Antonia, nata il 4 dicembre 1856 e
morta il 25 novembre 1862;
- don Francesco Cuccomarino, nato nel 1858 e morto
senza discendenza;
- don Giuseppe Antonio, nato il 2 ottobre 1858;
- donna Maria Teresa Ippolita, nata il 16 maggio
1861, che l’11 luglio 1887 sposò il nobile don Giuseppantonio
Morabito di Laureana. Il matrimonio fu senza figli.
Carlantonio morì all’età di 40 anni, il 17 ottobre 1874, a Dinami.
Il figlio don Giuseppe Antonio, l’unico con
discendenza, sposò donna Maria Gesuela Prostimo, di Caridà, ed ebbe
tre figli:
- don Francesco Saverio Maria, nato il 7 aprile 1896
a Dinami;
- Carlantonio, nato il 7 aprile 1897 e morto nel
1898, a Dinami;
- don Carlo Diego Maria, nato il 24 aprile 1898 a
Dinami. |
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Don Francesco sposò donna Bianca Maria Capodieci di
Patti, patrizia di Modica. Ebbero due figli. Il primo, l’avv. don
Giuseppe Antonio, nacque a Dinami il 18 febbraio 1830. Donna Bianca
Maria moriva due anni dopo, di parto, insieme con la figlioletta che
stava dando alla luce. Don Francesco morì il 15 giugno 1977.
Don Carlo sposò la cugina donna Maria Teresa
Protopapa, figlia del barone don Francesco Protopapa, a sua volta
figlio di don Vincenzo Protopapa, fratello di donna Raimonda, e
donna Carolina Mileto. Morì il 27 marzo 1980 a Dinami. La famiglia
Protopapa si estingueva così nella famiglia Cuccomarino.
L’attuale linea primogenita della famiglia è
costituita dall’avv. don Giuseppe Antonio Maria, che il 22 marzo
1958 sposò la nobile donna Giuseppina Eleonora Clara Matilde
Lombardi, dalla quale ha avuto il dr. don Salvatore Francesco Maria,
nato il 23 aprile 1966, medico chirurgo, sposato il 5 agosto 2004
con la d.ssa Mersedeh Valentina Djahandideh; e l’ing. donna Bianca
Maria, nata il 14 gennaio 1972, sposata con l’ing. Paolo Di
Giovanni. Dal matrimonio tra Salvatore e Mersedeh l’8 marzo 2008 è
nata, ultima di Casa Cuccomarino, la piccola donna Maia. |
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1. I Galluccio baroni d’Abruzzo, Saele e Fornelli, ramo calabrese
dei Patrizi di Napoli.
Padre Giovanni Fiore da Cropani, nel I volume della
“Calabria illustrata”, riferisce come a Crotone “vi sono
molte Famiglie Nobilissime di sangue”. Tra queste famiglie
enumera i Galluccio
. |
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Stemma Famiglia Galluccio |
Don
Ercole Galluccio,
nato nella seconda metà del secolo XV, patrizio di Napoli del
seggio di Nido, è il primo
Galluccio la cui presenza sia attestata documentalmente in forma
incontrovertibile in Calabria.
Non
è ancora chiaro come e perché egli vi giunse. L’ipotesi più
accreditata è che vi venne al seguito del padre, don Berardino
Galluccio, barone di Tora, marito di
donna Luigia d’Alagno, la quale era figlia
di don Ugo d’Alagno, gran cancelliere
del Regno di Napoli, conte di Borrello e Gioia
e signore di Somma e di Rocca Rainola, nonché nipote di donna
Lucrezia d’Alagno, amante del
re Alfonso d’Aragona.
Verosimilmente Berardino Galluccio si trasferì in Calabria su
mandato del suocero Ugo d’Alagno. Ercole sposò donna Caterinella
Lucifero, patrizia di Crotone, ed in seguito alla cosiddetta
“seconda”
congiura dei Baroni, nella quale i d’Alagno, partigiani del re
d’Aragona, risultarono sconfitti, si trasferì a Soreto, dove
possedeva le baronie di Abruzzo, Galluccio,
Marzano, Sant’Angelo e Fornelli. Ercole Gallucci
probabilmente morì esule in Francia, dove aveva seguito il re
aragonese . |
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Figlio del barone don Ercole Galluccio fu il barone don Berardino
Galluccio, che sposò una nobildonna di Casa Vetrò. Da tale unione
nacque don Berardino junior, che sposò donna Olimpia Palombini da
Mileto, ed ebbe come figli don Stefano, don Giacomo, deceduto senza
discendenza, e fra’ Girolamo, importante Cappuccino autore di una
“Divina Predestinatione” recentemente riscoperta nell’Archivio
Vaticano e ripubblicata dall’Avv. Giuseppe Cuccomarino Protopapa.
Il barone don Stefano
Galluccio sposò donna Fiore Bufalo da Arena; da loro nacque il
barone don Carlo Galluccio, che sposò donna Francesca
d’Afflitto, patrizia di Tropea. Essi
ebbero due figli: il primogenito, barone don Domenico, sposò una
nobildonna della casa Saldanieri di Serrata, mentre il
secondogenito, il dottor fisico don Lorenzo, sposò donna Elisabetta
Catambron, da Dinami (ma probabilmente la famiglia era originaria di
Isola Capo Rizzuto, nella cui cattedrale si trovavano le tombe dei
Catambron (http://www.laprovinciakr.it/Viaggiando/Provincia/Isola.htm).
È la discendenza di quest’ultimo che principalmente ci interessa.
Don
Lorenzo e donna Elisabetta ebbero vari figli; tra tutti, ebbero
discendenza solo l’U.J.D. don Francesco, donna Anna e donna Rosaria.
La famiglia Cuccomarino discende da tutti e tre i fratelli.
A)
L’U.J.D. don Francesco Galluccio, patrizio di Napoli e nobile dei
baroni di Abruzzo, Galluccio, Marzano, Sant’Angelo e Fornelli, sposò
donna Rosa Maria Melchi, figlia del magnifico don Nicola e della
magnifica
donna
Lucrezia Tutino . .
Da
don Francesco e donna Rosa Melchi nacque l’U.J.D. don Carlo
Francesco Rosario Pietro Pasquale Galluccio, che fu battezzato a
Laureana di Borrello il 14 febbraio 1719. Questi sposò la nobile
donna Ippolita Mauro da Palmi, ed ebbe come figlio, in data 19
febbraio 1758, il magnifico don Francesco Galluccio. Don Francesco
riacquistò il feudo di Abruzzo, divenendone così il
10° barone della famiglia Galluccio; fu
sindaco di Dinami; sposò la magnifica donna Maria Giovanna Magisano,
e da loro nacque, primogenita, donna Maria Ippolita Galluccio. Donna
Ippolita sposò l’U.J.D. magnifico don Francesco Antonio Maria
Carmelo Antonino Cuccomarino, nostro avo.
B)
Donna Anna Gallucci sposò il magnifico don Prospero Protopapa,
barone di Melicuccà e Suprà.
C)
Donna Rosaria Gallucci, terza ed ultima figlia con discendenza di
don Lorenzo e donna Elisabetta Catambron, sposò il barone U.J.D.
magnifico don Francesco Filippo Protospataro, nato l’1 gennaio 1692
a Laureana di Borrello, e sindaco dei nobili dello stesso paese nel
1742.
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2. I Protopapa, Signori di Pacuzzo o Rivello, baroni di Melicuccà e
Suprà.
La famiglia Protopapa, di origine bizantina, è
antichissima, e da tempi remoti stanziata nel vibonese. Si ha
notizia di un Leone Protopapa nel 1283 a Monteleone: “A 28 marzo
del 1283 Carlo II, primogenito di
Carlo I d'Angiò
dal campo della Piana di S. Martino ove allora si trovava ordinò a'
Secreti di Calabria che pagassero 40 tarì d'oro al presbitero Leone
Protopapa di Montelione, importo di un cavallo, che nel passaggio
del re suo genitore per detta terra, i Baiuli gli avevano preso, e
donato ad uno del seguito del Re medesimo, e non essendo stato
ubbidito per la penuria d'introiti, ripetè con più fervore gli
ordini medesimi a 2 novembre 1283 da Nicotera” . |
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Stemma Famiglia Protopapa |
Leone Protopapa nel 1313 ebbe il comando del castello
di Sant'Aniceto, durante la guerra tra Roberto d'Angiò e gli
Aragonesi, ma dovette cedere la rocca a Federico II.
(Cfr.
http://denatalesifola.altervista.org/index2.php#_ftnref62 ).
“La nobile famiglia Protopapa fiorì in Melicuccà e nell'Arenese.
Nel 1707 don Isidoro Protopapa era signore di Pacuzzo seu Rivello”.
(Von Lobstein “Settecento Calabres” vol III pag. 112 n. 8).
Lo stesso Von Lobstein, nel I volume del “Settecento Calabrese”,
riporta la baronia di Suprà dei Protopapa. “Arma: troncato di
azzurro e di oro. Nel 1° ad una colonna d'oro, sormontata da una
palla dello stesso, e sinistrata da una palma di verde. Nel 2° tre
palle nella punta: in quella di mezzo è fermo un uccello di rosso,
tenente nel becco un ramo di ulivo verde; nel canton destro del capo
una stella a sei raggi di oro”. (Carlo Padiglione, “Trenta
centurie di Armi Gentilizie”, Napoli, casa editrice Bideri,
1914). La stessa arma si può osservare nello sfondo del ritratto di
don Carlo Protopapa.
A noi interessa principalmente la discendenza del barone Prospero
Protopapa e di donna Anna Galluccio. |
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Figli di donna Anna e don Prosperò furono donna Eleonora, don
Francesco e don Carlo. Donna Eleonora Protopapa sposò, probabilmente
verso la fine del secondo decennio del secolo XVIII (dato che il
loro primo figlio venne battezzato nel 1727), il nostro avo dottor
fisico magnifico don Zaccaria Cuccomarino, sindaco dei nobili di
Laureana e trisavolo del già citato don Francesco.
Don
Carlo Protopapa
sposò la sorella di Zaccaria, la magnifica donna Elena Cuccomarino.
Di essi non ci è nota discendenza.
Don
Francesco Protopapa
sposò donna Raimonda Sciomà. Da essi nacque nel 1771 il magnifico
don Vincenzo Protopapa, barone di Melicuccà e Suprà, che si unì in
matrimonio con la magnifica donna Illuminata Berlingieri, patrizia
del seggio di San Dionigio in Crotone e figlia del magnifico don
Domenico e della magnifica donna Raffaella De Sena, nobile di
Cassano. Don Vincenzo e donna Illuminata ebbero come figlio il
barone magnifico don Giuseppe Antonio Protopapa, che sposò la
magnifica donna Maria Antonia De Felice da Galatro. Ebbero vari
figli, tra cui la magnifica donna Raimonda Protopapa, che andò in
sposa al cugino nostro avo U.J.D. magnifico don Carlo Antonio Maria
Cuccomarino, figlio dei già citati don Francesco e donna Ippolita
Gallucci.
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3. I Protospataro patrizi di Crotone, Castelvetere, Gerace e
Rossano, baroni di Rocca di Neto e di Croniti o La Sala, Signori di
Tor di Faro fino a Piedigrotta in Messina.
“La
famiglia de Protospatarii, antichissima tra' Greci, la passò in
Italia, per quanto ne scrive Ferrante la Marra, Zaccaria
protospatario, cioè principe della milizia, o ver capitano generale,
il quale Zaccaria fu dall'imperador Giustiniano II mandato a
condurgli prigione papa san Sergio circa il 698. Con tale occasione
stabilitasi in Italia nella Calabria, vi fiorì sempre con molto
splendore, per detto di d. Carlo Calà.” |
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È di nuovo padre Fiore da Cropani, nel III volume
della sua “Calabria Illustrata” (Rubettino 2001, pag. 406),
citato anche da Von Lobstein (“Nobiltà e città calabresi
infeudate”, ed. Frama Sud, pag. 151 n. 12) a darci la prima
notizia della famiglia Protospataro.
L’episodio citato fa riferimento ad un fatto storico che ha
protagonista Zaccaria, protospatario imperiale, potente nobile di
Bisanzio. Ma chi erano i protospatari? Una prima definizione la
ritroviamo in “Forastiero”, opera in dialoghi di Giulio
Cesare Capaccio, che ci dice che quello di protospataro era “...officio
preeminente nella corte degli imperadori greci, che con altro titolo
era detto primicerio della corte, overo gran principe. [...]”.
In effetti, ancora nell’epoca di Zaccaria (VII
secolo) il protospataro era un membro dell’alta nobiltà militare di
Bisanzio; vicinissimo all’imperatore, era a capo dell’esercito, e
nelle processioni imperiali era il principe che aveva l’alto onore
di portare la spada dell’imperatore.
Di
Zaccaria    
parla anche Paolo Diacono nella sua “Historia Longobardorum”
(VI, 11: |
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“Hic (sc. Giustiniano II) Sergium ponteficem, quia in
erroris illius synodo, quam Constantinopolim fecerat, favere et
subscribere noluit, misso Zacharia protospathario suo, iussit
Constantinopolim deportari. Sed militia Ravennae vicinarumque
partium iussa principis nefanda contemnens, eundem Zachariam cum
contumeliis ab urbe Roma et iniuriis pepulit”.
Nonostante la testimonianza di padre Fiore da Cropani,
avallata dall’autorevolissimo fra’ Franz Von Lobstein, oltre che
dalle tradizioni accettate di popolo e nobiltà di Crotone e delle
altre città dove fiorì la famiglia Protospataro (o Prothospatario, o
Prothospatarii) non abbiamo, come avviene pressoché sempre per i
personaggi storici altomedievali, nessun documento che ci consenta
di collegare inequivocabilmente il protospatario Zaccaria con la
famiglia Protospataro.
Per
trovare testimonianze storiche, documentate, della casa Protospataro,
dobbiamo arrivare a tempi più recenti. Di nuovo Giovanni Fiore da
Cropani riferisce come a Crotone “vi sono
molte Famiglie Nobilissime di sangue”. Tra queste
famiglie enumera i Protospataro .
Lo
stesso a pag. 182 cita i Protospataro “descendenti
da Gerace” tra le famiglie nobili di Castelvetere e (pag.
238) di Rossano, e nell'elenco, nel III volume dell'opera, delle
famiglie con feudi, annovera anche i Protospataro, con riferimento
alla baronia di Rocca di Neto (P. Fiore da Cropani, “Della
Calabria illustrata”, vol III pagg. 269 e 406). Un Giuseppe
Protospataro da Castelvetere fu Vescovo di Bovino circa il 1660 .
La famiglia
abitava a Crotone già nel sec. XV (Jo. Antonio de Prothospatariis de
Cotrone partecipa ai lavori di fortificazione della città ).
All'inizio del Seicento Perruccio Alfonso e Scipione Prothospatari
possedevano ancora una casa palaziata in parrocchia di S. Maria
Prothospatariis .
Nel 1631 Mutio Prothospatario comprò da Francesco Campitello la
baronia di Rocca di Neto .
Al
tempo del Nola Molisi risultavano tra le famiglie assenti dalla
città. I Protospataro edificarono in Crotone la badia regia di
Santa Maria de Prothospatariis nella Pescheria .
I
Protospataro, come detto, furono baroni di
Rocca di Neto
e di Croniti o La
Sala .
La famiglia da Crotone si diramerà in altre città calabresi,
in particolare Gerace, Castelvetere e Borrello, nelle cui
nobiltà verrà onorevolmente accolta .
In Borrello le prime notizie riguardano un Giulio Camillo
Protospataro, abate della chiesa parrocchiale di Laureana dal
1568 al 1602, ed uno Scipione Protospataro, forse suo fratello,
che partecipa, coprendosi d’onore, alla
battaglia
di Lepanto.
“Altra famiglia antica, ricca e potente, che possedette
suffeudi a Borrello, fu quella dei Protospataro, di cui un
certo Scipione combatté, come capitano, nella guerra contro
i Turchi durante la battaglia di Lepanto (1571); ed in
premio a tale servizio, espletato con fedeltà e coraggio,
ottenne dal re Tor di faro sino a Piedigrotta in Messina”. (Fedele Fonte, “Laureana di
Borrello”, Frama Sud 1983, pag. 144).
Il barone Scipione, fratello di una
Girolama Protospataro (che sposerà don Donato de Cardinis,
da cui avrà donna Vittoria de Cardinis, battezzata il 12
marzo 1606), sposerà donna Isabella Insardà ed avrà tre
figli: il barone dr. don Giovanni Antonio, donna Vittoria e
donna Isabella. Giovanni Antonio sposerà Anna della nobile
ed antica famiglia Saldanieri di Serrata, che gli darà
Scipione ed Antonella. Non ci è noto il nome della sposa di
Scipione; suo figlio sarà il barone don Francesco
Protospataro, il quale sposerà donna Francesca, figlia del
barone Gerolamo Santacroce di Barletta (famiglia della quale
si dirà più oltre) e di donna
Diana Schipani .
Donna Francesca Santacroce di Barletta
e don Francesco Protospataro avranno un figlio, il
barone don Carlo, che il 18 gennaio 1664 sposerà la
magnifica donna Clara Argirò – Lacquaniti, figlia del
dottor fisico don
Filippo Argirò![La famiglia Argirò apparteneva alla più antica ed illustre nobiltà bizantina. Fedele Fonte, nel suo libro su Laureana di Borrello (Frama Sud editrice, 1983), spiega come «[…] nel tardo 900… vennero creati, anzi divulgati, i “temi”, il cui capo era lo “stratega”, che veniva nominato direttamente dall'imperatore; esso era un militare che riuniva anche i poteri civili, nel sec. X lo stratega di Calabria era l'eunuco Eustachio. Esso, per la sua particolare importanza, era fornito di truppe speciali, i cui ufficiali in premio del servizio militare ricevevano estensioni di terre nelle quali, poi, si installavano con le proprie famiglie approfondendo così le radici del bizantinismo oltre l'impero. Così venne a stanziarsi da noi l'illustre famiglia Argirò, di origine greca». (“Laureana di Borrello”, pagg 64-65).](images/foto/C/CUCCOMARINO/NOTA.gif)
e di donna Giulia Maddalena Lacquaniti, dalla quale avrà
il barone magnifico don Francesco Filippo Protospataro.
Donna Giulia Maddalena Lacquaniti,
battezzata il 10 febbraio 1670, era figlia dell’U.J.D.
don Antonino Lacquaniti e di donna Vittoria Teotino
(cfr nota 13).
Don Francesco Filippo Protospataro,
battezzato l’1 gennaio 1692 a Laureana di Borrello,
sarà sindaco dei nobili della stessa città nel 1742,
e sposerà la magnifica donna Rosaria Galluccio,
figlia del dottor fisico magnifico don Lorenzo e
della magnifica donna Elisabetta Catambron (v.
Galluccio). Da don Francesco Filippo e donna Rosaria
nasceranno otto figli; il primogenito, il barone don
Nicola Giuseppe, battezzato a Laureana il 20 marzo
1708, sarà sindaco dei nobili di Laureana nel 1763 e
sposerà donna Rosaria Godano, patrizia di Tropea. Da
loro nasceranno vari figli: Maria Teresa, Marianna,
Domenico Gregorio Carlo, Carlo Bruno Agapito e
Concetta. Il barone U.J.D. magnifico don Domenico
Gregorio Carlo, primo dei due figli maschi,
battezzato a Laureana il 6 novembre 1736, sposerà,
il 13 aprile 1775, a Laureana di Borrello, la
magnifica donna Maria Antonia Melchi, figlia dell’U.J.D.
magnifico don Giuseppe Antonio e della magnifica
donna
Francesca Contestabile  .
Don Domenico Protospataro sarà
sindaco dei nobili di Laureana nel 1786 – 87;
dalla moglie avrà, per quanto ne sappiamo,
un’unica figlia, la
baronessa magnifica donna Francesca, che
andrà in sposa al nostro
avo magnifico don Carlantonio Antonino Bruno
Cuccomarino. Morirà il nella sua città
natale il 18 maggio 1800, estinguendo così il
ramo primogenito dei Protospataro nella nostra
famiglia.
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4. I
Santacroce di Barletta
Consideriamo un alto onore appartenere alla discendenza del ramo
primogenito dell’antica e nobilissima famiglia dei Santacroce di
Barletta, e riteniamo di doverle tributare un sia pur piccolo
omaggio riportandone in queste pagine la genealogia.
Il primo di cui abbiamo notizia è il
barone don Nicola Santacroce di Barletta,
cavaliere dell’Ordine della Stella, deceduto il 17 giugno 1385.
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Stemma Famiglia Santacroce di Barletta |
«In
Calabria, essa [la famiglia Barletta] è antichissima e trae origine
da un certo Raone Santacroce di Barletta; i suoi membri si diffusero
ed ebbero fortuna sotto gli Angioini; Filippo fu Cavaliere di Carlo
I d'Angiò, Guglielmo fu vicerè in Abruzzo, Giovanni Filippo nel 1338
fu creato capitano generale da Roberto d'Angiò» .
«Per lungo tempo
durò anche la potenza di Nicolò Santacroce di Barletta, fautore e
simpatizzante degli Angioini, che sposò D. Caterina Fazzari, e che
morì a Borrello nel 1385. Egli era Cavaliere dell'Ordine della
Stella, istituito in Sicilia nel secolo XIII. I suoi discendenti
vengono così elencati: a Nicolò successe il figlio Masetto, a questi
suo figlio Lottario Tommaso, a questi Gaspare, a questi Agazio, a
questi Bernardo ed a questi un altro Bernardo. Costoro ebbero altri
suffeudi fuori del territorio di Borrello, come a Castelmonardo,
Rocca di Montoro, Panaja, ecc., che tennero sino al 1535 ».
«Il corpo del Santacroce [Nicolò] venne sepolto in
una cappella della chiesa parrocchiale, su cui i familiari deposero
una pregevole lapide di marmo bianco, che raffigura un guerriero
armato di corazza e lancia.
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Questa lapide, dopo
il terremoto del 1783, venne trasferita a Laureana. [...]
[Domenico] Martire era riuscito a rovistare tra i documenti della
famiglia Santacroce, e questi documenti li riporta nel libro
“Calabria sacra e profana” [...] da tale manoscritto, restituito
all'Archivio di Stato di Cosenza, noi possiamo rilevare che: “in
Borrello... recane meraviglia certa statua [lapide]... d'un tale
Nicolò Barletta con tale iscrizione: Hic jacet corpus nobilis
viri Nicolai de Castello Barulo, vir D. Catherinae Fazzari, Anno
D.ni 1385 die 17 mensis Junii - Cuius anima requiescat in pace. Amen”
(D. Martire, Calabria Sacra e Profana, II-I-f. 274» .
«A
proposito del nome della famiglia, G.B. Marzano in “Intorno a un
monumento sepolcrale” ovvero “Notizie sulla famiglia
Santacroce di Barletta” (Giornale Araldico Genealogico, Pisa
1888) così si esprimeva: “...non dobbiamo passare sotto silenzio che
i signori di questa famiglia sono nominati nelle storie e nelle
antiche scritture, or col solo cognome di Santacroce, ora con quello
di Barletta, ora in fine con quello di Santacroce di Barletta...”.
In realtà per il ramo di Borrello... il 18 novembre 1757 Nicola
Barletta ottenne decreto della
Gran Corte vicaria per la
riassunzione del cognome originario, da tempo dismesso dalla
famiglia. Stipite antico della famiglia si vuole sia stato un Raone,
signore di un castello detto Santa Croce e di Casalbarico in
Terra di Lavoro: da
lui trarrebbero origine i Santacroce di Napoli, di Roma e di
Sicilia. Non si sa esattamente quando costoro si stanziarono in
Calabria e chi di loro per primo si stabilì in San Marco Argentario,
ma furon certamente presenti in Borrello già nei primi anni del
secolo XIV dove ebbero ab antiquo cospicuo palazzo e fin dal tempo
di Roberto d'Angiò
furono signori del feudo Ammirato sito in territorio di Roccangitola
cui dal maggio del 1512 si aggiunse il feudo di Strofolia o Donna
Cecilia, e da Borrello si diffusero in Monteleone, in Tropea in
Gerace, e da qui in Gioiosa - dove possedettero in territorio di
Grotteria e Siderno il feudo Pirgo e Melonghi - in Candidoni, in
Laureana e in Pizzo, città e cittadine tutte ove godettero gli onori
della nobiltà. [...] La indiscussa antica nobiltà dei Santacroce
trovò formale conferma nell'iscrizione della famiglia al Registro
detto dei Feudatari disposta il 23 agosto del 1802 dal Supremo
Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno, su richiesta di
Gerolamo Santacroce di Barletta...
Arma: partito,
inchiavato d'oro e d'azzurro »
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