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Ovvero delle Famiglie
nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili
di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti
alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate
chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che
abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.
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Arma: di
rosso alla colonna d'argento con base e capitello d'oro, coronata
dello stesso.
Per cimiero una sirena bicauda.
Residenza:
ramo di Stigliano: Napoli.
ramo di Paliano: Roma e Napoli. |
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© Napoli, stemma di Fabrizio Colonna - inizio secolo XVI
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L'illustrissima famiglia Colonna godette di grande nobiltà in
Roma e Napoli ove fu aggregata al
Seggi di Porto e
Capuana e, dopo
l'abolizione dei sedili (1800), fu iscritta nel Libro d'Oro
napoletano nella persona di MARCO ANTONIO (†1853), maresciallo di
campo dell’esercito napoletano.
Fabrizio
Colonna
(1455-1520), duca di Marsi e
di Paliano, marchese di Manopello e
gran conestabile del Regno di Napoli, per le
sue valorose imprese, destò la fantasia di artisti e scrittori, fu
l'eroe nel dialogo "dell'Arte della Guerra" di Niccolò Machiavelli.
Nel 1512, insieme a
Ferrante d'Avalos, al
quale aveva dato in moglie la propria figlia
Vittoria, partecipò alla battaglia di
Ravenna, guidando le truppe napoletane, unitamente alle truppe
spagnole-pontificie dell'imperatore
Carlo V
d'Asburgo-Spagna, contro l'esercito francese
di re Luigi XII.
Prospero e Fabrizio
Colonna informarono Ettore Fieramosca della sfida lanciata dai
francesi che si concluderà nel 1503 con la vittoriosa
Disfida di Barletta. |
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© Napoli - stemma con le insegne delle
Famiglie Colonna dei principi di Stigliano e
Vandeneynden
Lo
scudo è posto sul portale d'ingresso del palazzo fatto costruire dal nobile
Giovanni Zevalos
(sec. XVII). |
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Don Lorenzo Onofrio Colonna (1637†1689),
duca di Paliano e
Tagliacozzo,
principe di Castiglione e di Avella,
Gran Conestabile del Regno di Napoli
sposò nel 1661 Maria
Mancini
(1640†1715) primo amore del Re Sole.
Nel 1661
Lorenzo Onofrio Colonna, principe di
Paliano e duca di Tagliacozzo, figlio di Marcantonio V,
sposò Maria
Mancini del ramo
di Nevers (Roma, 1640
†
Pisa, 1715),
nobildonna romana.
GIULIANO (1671†1732), figlio di
Filippo (1642†1686) e nipote di Marcantonio
(†1659), fu insignito del titolo di
principe di Galatro cambiato in
principe di Aliano da
Carlo VI d'Asburgo-Austria
nel 1715; fu decorato nel 1716 col titolo di
principe di Stigliano, titolo
appartenuto Nicola Filippo Maria
de Guzman, morto
senza lasciare eredi.
Detto Giuliano sposò nel 1668 sposò Giovanna Vandeneynden (†1716),
figlia di Ferdinando e di Olimpia
Piccolomini, ed
acquisì per maritali nomine il titolo di
marchese di Castelnuovo.
MARCANTONIO ricoprì l’incarico di vicerè di Sicilia ed ottenne
nel 1764 l’onorificenza il grande di Spagna di 1^ classe.
ANDREA (†1820) fu Gran Ciambellano.
PROSPERO (†1743) e NICCOLO’ (†1796) furono Cardinali.
GIULIANO Colonna (1769†1799)
dei principi di Aliano partecipò attivamente alla costituzione
della
Repubblica Napoletana
del 1799; fu condannato e decapitato, appena trentenne, il
20 agosto 1799. |
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© Marisa Luisa Colonna
di Stigliano |

© Stemma con le
insegne dei Pignatelli e dei Colonna |
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Donna Maria Luisa,
figlia del principe Andrea
Colonna di Stigliano (1796†1.1.1855), sposò il
principe Diego
Pignatelli di Monteleone.
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I Colonna di Stigliano furono anche nobili
di Giugliano in Campania.
In precedenza, una parte del feudo fu proprietà dei d'Aquino,
successivamente passò a Ettore Pignatelli, conte di Fondi.
Nel 1495 Carlo VIII di Francia, dopo aver conquistato il Regno
di Napoli, lo donò al conte Michele
Riccio, cui venne
tolto con la disfatta dei francesi.
Nel 1542 i Carafa vendettero una quota del feudo a Cosimo
Pinelli, la cui famiglia amministrò Giugliano per circa un
secolo.
Nel 1545 Cosmo Pinelli, duca di Acerenza, edificò a Giugliano un
maestoso palazzo-fortezza con torri per la difesa.
Il
palazzo subì nel corso dei secoli numerose trasformazioni.
Nel 1631
Galeazzo Francesco Pinelli chiamò Giovan Battista
Basile (Giugliano
in Campania, 1566 † ivi, 1632) a
ricoprire la carica di governatore di Giugliano. |
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© Giugliano in Campania - Palazzo Pinelli
di Acerenza |
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Nel 1639 Galeazzo Pinelli vendette a Cesare
d'Aquino le quote a
lui spettanti. In seguito la famiglia
Mancini fu
investita della baronia di Giugliano con Domenico Nicola II,
marchese di Fusignano e Vice Gran Cancelliere del Regno di
Napoli nel 1626; suoi eredi furono:
Giovanni Battista,
Domenico Nicola III, Pasquale, Francesco Saverio, Pasquale
Stanislao Mancini, sino al 1888.
Nel 1691 il Feudo passò a Francesco Grillo.
Nel 1775
Marcantonio Colonna, principe di Stigliano, acquistò il
palazzo appartenuto ai Pinelli e nel 1778 il feudo di Giugliano. |
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© Giugliano in Campania - Affresco arma
dei Colonna
di Stigliano |
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© Giugliano in Campania - piano nobile
del palazzo
appartenuto ai Colonna di Stigliano
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I Colonna di Stigliano, in detto palazzo, fecero erigere
una cappella privata, dove si trovano le spoglie di
San Feliciano Martire,
un teatrino, un giardino monumentale e un museo delle
cere. |
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Da vari anni al
piano nobile dell'immobile, oggi conosciuto come Palazzo Palumbo, dove
detto Giovan Battista
Basile scrisse “Lo cunto
de li cunti” definito da Benedetto Croce “il più bel libro italiano
barocco”, una raccolta di racconti dai cui gli autori Perrault
e i fratelli Grimm trassero l’ispirazione per le famosissime fiabe
Cenerentola, Il gatto con gli stivali, La
bella addormentata nel bosco,
si
svolge la manifestazione dell'importante "Premio Letterario Minerva -
Letteratura di Impegno Civile".
Giovan Battista Basile fu uno degli
intellettuali dell' Accademia degli Oziosi fondata nel 1611 dal
marchese Giambattista
Manso. |
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Continua sul terzo
volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO
GLI SCUDI"
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