Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Castiglione, poi Castiglione Morelli
- Parte prima -

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: di rosso, al leone coronato sostenente con la zampa anteriore destra un castello di tre torri, il tutto d’oro.
Altra: di rosso, al leone d'argento coronato d'oro, sostenente con la zampa anteriore destra un castello di tre torri del terzo.
Altra:  di rosso, al leone d'argento sostenente un castello d'oro.
Altra: partito, nel 1° di rosso al leone sostenente un castello, il tutto d’oro (Castiglione); nel 2° di verde al castello d’oro addestrato da un leone del medesimo (Morelli).
Altra: di rosso, al leone d’argento sostenente un castello d’oro, sormontati in capo da sei stelle d’oro male ordinate.
Cimiero: il cavallo morello nascente dalla corona marchionale.
Titoli: patrizi di Cosenza, patrizi di Milano, nobili di Napoli fuori seggio, baroni di Chiaravalle, baroni di Gagliato, marchesi di Vallelonga, San Nicola e Nicastrello, principi di Antiochia.
Patrona: L'Immacolata Concezione.


Vallelonga, palazzo Castiglione Morelli, stemma sulla volta dell'androne

La famiglia Castiglione, originaria della Borgogna, giunse in Italia a Milano, ha goduto nobiltà anche nelle città di: Como, Genova, Mantova, Messina e Cosenza.
Da Cosenza, si diramò a: Rogliano, Fiumefreddo Bruzio,Vallelonga, Crotone e Napoli.

Padre Giovanni Fiore da Cropani scrisse, riportando frà Girolamo Sambiasi, che il primo ad approdare in Calabria, nel 1239, fu
Tomaso Castiglione, milanese, sotto il regno di Carlo I d'Angiò fu Giustiziere della Val di Crati e Terra Giordana (in epoca normanno-sveva costituivano due delle tre regioni geografico-amministrative della Calabria, e successivamente denominata Calabria Citra, la terza regione era la Calabria propriamente detta, poi Calabria Ultra) il quale si stabilì a Cosenza. Suoi discendenti furono: Nicolò, Guglielmo e Pietro.
Nicolò II Castiglione, ricco possidente in Sila, nel 1312, cavalcando con re Roberto II d'Angiò su di un cavallo morello, nel guadare un fiume in acque profonde il cavallo fu forte e destro nel farlo che il re, avendo visto la scena, avrebbe esclamato “Viva, viva il morello!”, e da questo episodio Nicolò aggiunse al cognome Morello o Maurello (altri storici sostengono che l'episodio sia avvenuto con Bernardo Castiglione, che prestò servizio militare per la regina Giovanna I d'Angiò a Gaeta, durante un torneo a  cavallo si dimostrò cavaliere valoroso tanto da far gridare la regina “Viva il morello!”, da questa circostanza Bernardo aggiunse al proprio cognome Morello e, successivamente, detti anche Morelli. Altri storici sostengono che il doppio cognome Castiglione Morelli fu adottato a seguito di alleanza matrimoniale). Nicolò, nel 1331 aveva realizzato a proprie spese la condotta dell'acqua che dal duomo raggiungeva il ponte in prossimità del quartiere oggi chiamato dei  Rivocati. Per questa sua opera fu fatto franco di ogni peso (esente dalle tasse) per sé e per i suoi discendenti in perpetuo; ebbe per figli: Filippo, decano della cattedrale di Cosenza dal 1342, dal 1354 al 1364 fu arcivescovo di Reggio Calabria; Alessandro , fu abate dell'ordine Florense; ed Odoardo che, con i suoi quattro figli, viventi nel 1367, furono ciambellani di Roberto († Napoli, 10 settembre 1364), della dinastia angioina, pretendente all'impero di Costantinopoli, principe di Taranto, re di Albania e principe di Acaia.


Reggio Calabria, stemma dell'arcivescovo Filippo

Nicolò III, figlio primogenito di Odoardo, con privilegio di re Ladislao del 13 settembre 1400, veniva confermato nel possesso del feudo Thomasia de Formusis ricadente nei territori di Rende, Mendicino, e Rose, fu segretario di Luigi III d'Angiò-Valois (1403  Cosenza, 15 novembre 1434), re titolare di Sicilia e successore designato della regina di Napoli Giovanna II d'Angiò-Durazzo che lo aveva investito del titolo di erede al trono, 9° duca di Calabria, alla quale premorì; Carlo, fratello di Nicolò, fu consigliere dello stesso re a Cosenza.
Francesco Castiglione Morello, nipote dei precedenti, capitano di Cosenza nel 1496, fu Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'oro.
Antonio, nel 1448, fu ambasciatore al re Alfonso I d'Aragona.

© Cosenza, Chiesa di San Domenico, dipinto commissionato dalla famiglia Castiglione Morelli;
si noti in basso a destra lo stemma del casato

Ruccia , sposò Nuccio de Matera.
Caterina , sposò Pietro Contestabile Ciaccio.
Persio, fu canonico nel 1430.
Martino, nel 1442, era signore del feudo di Scucchi e Stefanizzi (come riporta frà Girolamo Sambiasi; in territorio di Rende).
Ruccia, sorella del citato Martino, nel 1444, sposò Tommaso (detto Masello) di Gaeta.
Nel 1490, sotto il regno di re Ferdinando I d'Aragona vennero nominati nobili dal consiglio supremo tra gli altri: Berardino Caracciolo da Cosenza, Antonio Carolei di Cosenza,
Carlo Castiglione detto Morello di Cosenza, Antonio Tilesio di Cosenza, Ruggiero Quattromani di Cosenza.
Bernardino
Castiglione Morelli fu nominato da re Federico d'Aragona suo Segretario.
Rocco Maurelli, botanico e poeta, sposò Porzia di Gaeta, ebbero per figlio Cosma o Cosimo (Cosenza, 1556 1620), studiò la geometria la cosmografia e l'astrologia, fu anche poeta, le sue opere furono pubblicate dai suoi figli, sposò Vittoria Barone e generarono: Ascanio e Paolo Nereo, ammesso nei cavalieri di Malta nel 1591.
Il citato Cosma, con i fratelli
Antonio, Ascanio e Persio parteciparono alla rinascita dell'Accademia Cosentina voluta da Bernardino Telesio vent'anni dopo la morte del fondatore Aulo Giano Parrasio, avvenuta nel 1521. Giovanni Castiglione Morello, nel 1506, prese con Nicola Cavalcanti, Jacopo Spirito e Francesco Tebaldo, da Ferrante Monaco, in fitto, per quattro anni per ducati 214, la bagliva di Cosenza, come risulta da atto del notaio Vincenzo Donato di Cosenza; nel 1522 il feudo fu ereditato dal figlio di Ferrante, Giovanloise.
Giovanni, Giovan Francesco, Giovan Pietro, Pietro Cola, e Vincenzo de Castilione alias Maurello con privilegio del Gran Capitano dell'11 agosto 1506 confermava l'immunità fiscale già concessa al loro antenato Cola Castiglione.
Leonso od Alonso o Leoncino Maurelli († 27 gennaio 1565) U.J.D., patrizio di Cosenza, acquistò il feudo di Botricello, in Calabria Ultra sito nel territorio della baronia di Belcastro (originariamente disabitato, iniziò a popolarsi alla fine del Settecento, fu frazione di Andali e dal 1954 comune in provincia di Catanzaro) per vendita fattagli da Giacomo Nomicisio, patrizio di Tropea, con Regio Assenso del 3 maggio 1535.
Isabella Maurelli, figlia del barone Leonso, il 10 maggio 1565 ebbe significatoria di relevio per il feudo di Botricello, come erede per la morte di suo padre. Sposò in casa Piterà, nobili di Catanzaro; Alfonso Piterà, nel gennaio del 1616 ebbe significatoria di relevio per il feudo di Botricello, come erede per la morte di sua madre, baronessa Isabella. Mario Pellicano Castagna, “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”, Vol.I 1984, pag. 265; ipotizziamo che il nome del barone Leonso possa essere Alfonso, poi mal trascritto, ipotesi confortata dalla genealogia, ovvero di imporre il nome del primogenito come l'avo materno, è il caso di Alfonso Piterà.
Giovanni Vittorio (1541), cavaliere di Malta, capitano di 300 fanti e della galea San Michele.
Cesare, figlio del citato Giovan Pietro , sposò Laura Ferrari d'Antonello.
Tiberio Castiglione Morelli sposò Laudomia Ferrari figlia di Francesco Maria ( 1564), barone di Macchia e Pianorotondo, e di Vincenza Spadafora.
Rocco Morelli († ante 1623), sposato ad Elisabetta Massarijs, rimasta vedova, con atto del 23 marzo 1623 vende al Capitolo Cosentino, rappresentato dal canonico camerario don Pietro Antonio Vennere e dai canonici don Orazio Ferrari e don Francesco Antonio Cappa, un annuo censo di ducati cinque, per il prezzo di ducati cinquanta, affingendolo sopra una sua bottega con casa, sita in Cosenza alla Piazza di S. Tommaso. Detto prezzo di ducati cinquanta viene pagato ad essa Elisabetta da don Muzio Dattilo da Cosenza, agente in nome e per parte di Serafina Dattilo sua sorella, vedova del fu Achille Tirelli, in soddisfazione del lascito di egual somma fatto in favore del Capitolo dal detto fu Achille Tirelli, con peso della celebrazione in perpetuo di una messa cantata di requie ogni anno nel giorno della sua morte. Notaio Francesco Maria Scavello da Cosenza, giudice Giuseppe Scavello da Cosenza.
In un altro atto abbiamo notizia di Matteo Morelli il quale fa un lascito al Capitolo Cosentino: Nicola Pizzuti e suo fratello Antonio, Santo Aversa e Giuseppe Aloe da Cosenza, in solido, vendono al Capitolo Cosentino, rappresentato dal canonico Camerario D. Marzio Pugliano e dai Canonici D. Marcello Quintieri e D. Francesco Antonio Cappa, un annuo censo redimibile di ducati centocinque, sopra vari loro beni siti nel casale di S. Benedetto, nella Sila e in Cosenza. Il Capitolo effettua la compera con denaro proveniente dal lascito fatto dal fu Matteo Morelli da Cosenza per la celebrazione di una messa cantata di requie ogni anno nel giorno di S. Matteo... .
Notaio Francesco Maria Scavello da Cosenza, giudice Giovan Matteo Catanzaro da Cosenza. Vincenzo Maria Egidi, op.cit. in bigliografia, pag. 80, pag. 87.


Stemma Aloe


Casale di San Benedetto, oggi frazione del comune di San Pietro in Guarano

Giovanni Alfonso od Alfonso Castiglione Morelli nacque a Cosenza, si trasferì a Roma, servì Carlo V, accompagnò sua figlia Margherita data in sposa ad Ottavio Farnese, 2° duca di Parma, Piacenza e Castro, quest'ultimo lo fece suo cameriero facendolo sposare con Anna Oldofreda dei marchesi d'Ise ed ebbero per figli: Odoardo, capitano di fanteria, morì nelle Fiandre nella presa d'Hus; ed Alessandro, nato a Parma, passato a Roma al servizio del cardinale Farnese, fratello del duca Ottavio, sposò Vincenza Annibaldi della Molara ed ebbero per figli: Francesco, s'impiegò negli eserciti militari, partecipò alle guerre nelle Fiandre, Germania, Milano ed in Catalogna, al suo ritorno a Roma, nel 1639 fu nominato dal cardinale Antonio Barberini Commissario generale della Cavalleria di tutto lo Stato Pontificio, e nel 1642 Governatore dei Cavalleri, nel 1643 Luogotenente generale  da Taddeo Barberini, Prefetto di Roma. Su ordine di papa Innocenzo X fu dichiarato da don Francesco, duca Savelli, Tenente Generale di Santa Chiesa; ed il primogenito Alfonso, arcivescovo di Cosenza dal 31 agosto 1643 al 22 febbraio 1649.


Cosenza, Biblioteca Civica, Raccolta Salfi, 2641/3


Cosenza, museo diocesano, stemma del vescovo Alfonso


Rogliano, stemma attribuibile al vescovo Alfonso
Catiglione Morelli

Mario Castiglione Morelli, patrizio di Cosenza, sposò una figlia di Filippo Garritano, famiglia appartenente alla seconda piazza degli onorati cittadini, e di Lucrezia Rossi, nobile del sedile, ebbe per figli: Diego (n. 1610), vescovo di Mileto dal 1662 al 1680, anno della sua morte; Giuseppe; Muzio; Curzio; una figlia, sposata a Francesco Antonio Rinaldo, patrizio di Cosenza, figlio di Manilio, (sposato in prime nozze con donna di casa Vennere) ed ebbero per figli: Giuseppe, Muzio e Curzio; e, Lelio (1612 1694), sindaco dei nobili di Cosenza nel 1656 anno in cui in tutto il Regno di Napoli vi fu una grave epidemia di peste che non risparmiò la città di Cosenza, l'8 dicembre vi fu il solenne "Voto di sangue" ovvero giurarono nella cappella dell'Immacolata Concezione della chiesa di San Francesco d'Assisi dei frati Minori Osservanti,  non solo di ritenere ferma ed inconcussa la dottrina dell'Immacolata Concezione, ma anche di tenere, difendere e custodire questa santa verità con le lettere e con le armi, con la penna e con la spada, in pubblico ed in segreto, col cuore e con la lingua, nella vita e nella morte, fino allo spasimo dei più crudeli tormenti, fino allo spargimento del sangue; i sindaci inoltre dichiararono di voler rinnovare tale voto e giuramento ogni anno l'8 dicembre, estendendone l'obbligo in perpetuum anche ai loro successori e stabilendo che i magistrati della città, in futuro, dopo l'atto della loro elezione e prima dell'esercizio della loro dignità, rinnovassero il voto medesimo. Si stabilì altresì  di celebrare sempre la festa nella cappella dell'Immacolata Concezione (si anticipò di duecento anni il dogma dell'Immacolata Concezione dichiarato l'8 dicembre del 1854 da papa Pio IX); questo giuramento fu fatto alla presenza delle autorità: Lelio, in qualità di sindaco dei nobili, il barone della Scala, Maurizio Coscinelli, in qualità di sindaco degli onorati cittadini e, di don Francesco Velasquez de Cuellar, preside e governatore delle armi di Calabria Citra.



Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, il Voto di sangue

Lelio, nel 1671, acquistò dalla Regia Corte, per ducati 14.408, il feudo di Vallelonga, terra in Calabria Ultra in diocesi di Mileto (1); Carlo II d'Asburgo-Spagna gli concesse il titolo di Marchese di Vallelonga con privilegio dato in Madrid il 14 dicembre dello stesso anno ed esecutoriato il 10 aprile 1672, registrato nel Quinternione 128, f. 224. Sposò Laudomia di Gaeta ed ebbero per figli: Fulvia, sposò Orazio Marincola, ebbero per figlio, tra gli altri, Francesco Saverio o Saverio (1681 1724) che sposando Gerolama Politi diede origine al ramo Marincola Politi; Curzio, Gaetano e Didaco (Diego), 2° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, sposò Livia di Gaeta, e generarono Francesco Maria.
Anna, sposò Antonio Guzzolino, figlio di Francesco.
Laura, sposò Francesco Maria de Majo, figlio di Flavio.
Mario, patrizio di Cosenza (contemporaneo del marchese Lelio), ebbe per figli Nicola e Lelio.
Giuseppe, patrizio di Cosenza (contemporaneo del marchese Lelio), sposò Vittoria Castiglione Morelli, ebbe per figli Nereo e Scipione (Cosenza, 1638) che sposò, a Cosenza il 4 giugno 1673, Laudomia Dattilo di Raimondo ed Ortenzia Monaco ed ebbero per figlia Isabella (Cosenza, 1674) che sposò Gaetano Parisio di Guglielmo e Giovanna Quattromani.
Vittoria, probabile sorella di Isabella, alla quale venne imposto il nome di sua nonna, sposò Francesco di Tarsia, ebbero per figlio Giacomo Maria (1710), entrò nell'ordine dei minimi e fu vescovo di Martirano.
Antonio, patrizio di Cosenza, fratello di Giuseppe, generò Abbondio e Gregorio.
Francesco, patrizio di Cosenza, fratello dei citati Giuseppe ed Antonio, sposato ad Urania Caputo, ebbero per figli Antonio, e Fabrizio, autore dell'opera “De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, stampata a Venezia nel 1713. Nel 1719 fu eletto presidente dell'Accademia Cosentina, successe a Muzio Caselli, prese il nome di Menalca la sua presidenza ebbe un carattere prettamente letterario, tralasciando quello scientifico, durante il suo mandato fu pubblicata la raccolta dei componimenti degli accademici formata in morte della contessa d'Althan, stampata a Firenze nel 1724.
Teodora Castiglion Morelli, fu abbadessa del monastero di Santa Chiara di Cosenza; da un atto redatto dal notaio Filippo Scilla del 17 febbraio 1731 il monastero di Santa Chiara rappresentato da Teodora e dalle consorelle: Maria Agnese Dattilo, Benedetta Cavalcanti, Caterina Tarsia, Maria Dattilo, Maria Caterina Aquino,  Maria Innocenza Spadafora, Teresa Cavalcanti, Maria Francesca Telesio, Maria Saveria Sersale, e Chiara Dattilo, con l'assistenza del cappellano e confessore don Ignazio Guarasci, canonico cosentino, comprò dal chierico coniugato don Fabrizio Castiglion Morelli, patrizio di Cosenza, un annuo censo redimibile di ducati quarantadue, per il prezzo di ducati settecento, garantito su di una proprietà con due case coloniche, vigna, fichi ed altri alberi fruttiferi, sita in territorio di Cosenza in contrada Moio, su di un palazzo in più membri ed appartamenti e con giardino, sito in Cosenza alla Reginella avanti S. Leonardo e sul Pio Monte della Famiglia Morelli.


Vallelonga, Palazzo Castiglione Morelli, bassorilievo
raffigurante Didaco, 2° marchese di Vallelonga


Vallelonga, Palazzo Castiglione Morelli, bassorilievo
raffigurante Lelio, 1° marchese di Vallelonga ?


Didaco Castiglione Morelli, marchese di Vallelonga
Si noti sullo scudo il cimiero: un cavallo


Fabrizio Castiglione Morelli, patrizio cosentino
Si noti sullo scudo il cimiero: la Vergine Immacolata

La Famiglia risiedeva anche a Napoli in un Palazzo di via Chiaja n. 216, nel 1672 Lelio, 1° marchese di Vallelonga, con suo fratello Curzio acquistarono il fondo di Torre del Greco con annessa casa agricola che fu trasformata in una splendida villa con giardini e fontane che giungevano sino al mare, alla morte di Curzio Lelio rimase unico proprietario.
Oggi palazzo Vallelonga appartiene ad una banca che l'ha ristrutturato dopo anni di abbandono. Il casato fu ascritto alla nobiltà napoletana fuori Piazza e possedeva nella Chiesa di Santa Chiara una cappella che fu distrutta, come quella della famiglia Marincola, durante la seconda guerra mondiale; la chiesa fu colpita dalle bombe e bruciò per ben tre giorni.


Napoli, stemma Castiglione Morelli inquartato con le insegne delle famiglie imparenate


Torre del Greco (NA), Palazzo Vallelonga
 

Torre del Greco (NA), Palazzo Vallelonga, sala
con l'affresco dell'Ercole che abbatte l'Idra

Il citato Francesco Maria (1690 1774), 3° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, acquistò la terra di Chiaravalle, in Calabria Ultra, da Scipione Parisio del Cardinale, patrizio di Cosenza, con Regio Assenso del 9 luglio 1721. Inoltre acquistò il feudo di Gagliato, in Calabria Ultra, da don Giovanni Battista Sanchez de Luna, con le seconde cause, portulanìa e zecca per la somma di ducati 45.000, con Regio Assenso del 31 gennaio 1740; dallo stesso don Giovanni Battista Sanchez de Luna, nel 1741, acquistò il feudo nobile di Burgorusso, in territorio di Stilo; il 6 maggio del 1746, lo vendette, per ducati 10.400, a Francesco Ruffo, 6° duca di Bagnara, seguì il Regio Assenso del 29 ottobre dello stesso anno. Dall'Archivio Storico del Banco di Napoli risulta che il Palazzo di Torre del Greco fu fatto abbellire tra il 1750-1752, tra gli altri vi lavorò il pittore ornamentista Giuseppe Funaro, su commissione del marchese Francesco Maria, di Lelio e Domenico Castiglione Morelli.
Sposò, nel 1716, Teresa Sersale, per figli ebbero: Maria Celeste, Margherita, Agata, Livia, Giacinta, Diego, Michele, Raffaele e Lelio (
1773), sposato a Girolama de Majo.


Gagliato (Catanzaro), feudo portato in dote da Camilla Morana nel 1627 a suo marito
Gio. Sanchez, che fu elevato a dignità di marchesato. Il feudo passò poi ai Castiglione Morelli

Lelio Castiglione Morelli (1773 † 1842), figlio postumo del fu Lelio e di Girolama de Majo, 4° marchese di Vallelonga, barone di Chiaravalle e di Gagliato, patrizio di Cosenza, come erede per la morte del fu marchese Francesco Maria suo avo paterno; Cavaliere di Malta, membro del Governo del Real Monte di Manso; fu l'ultimo intestatario dei feudi di Vallelonga, Chiaravalle e Gagliato fino all'eversione (abolizione) della feudalità nel 1806. Sposò, il 7 maggio del 1797, Artemisia Tuttavilla dei duchi di Calabritto (1774 † 1821) con la quale ebbero numerosa prole: Maria Girolama (1798 1863), sposata nel 1817 a  Carlo Vicuna, comandante della fregata Minerva dell'esercito del Regno delle Due Sicilie, ebbero nove figli, Teresa, Maria Giacinta, Giovanna, Raffaele, Nicola, Michele, Giulio, Domenico,Vincenzo Maria (1800 1860), 5° marchese di Vallelonga, nel 1835 fece rifare in marmo l'Altare della Chiesa dell'Immacolata Concezione del Convento dei Padri Cappucini di Cosenza risalente al 1557, alla base della statua lignea dell'Immacolata vi era lo stemma dei Castiglione Morelli e le iniziali M.V., inoltre, come riporta Onofrio Melvetti, sulla parete sinistra del presbiterio vi era la riproduzione della pala di Luca Giordano dell'Immacolata, poi portata nella Cappella del Pilerio nella Cattedrale, vi era dipinto lo stemma dei Castiglione Morelli, sulla stessa parete fu apposta una lapide in marmo con lo stemma di famiglia e la seguente iscrizione: "Nel restauramento del cenobio l'anno 1835 Vincenzo Maria Castiglione Morelli Marchese di Vallelonga ispirato dalla religione di Gesù Cristo", il Convento fu soppresso nel 1866, sposato a Violante Gammella ebbero per figli: Giovan Giuseppe (n. 1850) sposato ad Anna Carmela Ruggero, Anna e Luisa; il primogenito in linea maschile fu Francesco, 6° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza; sposato a Dorotea de Sanctis, ebbero per figli: Maria (n. 1856), Vincenzo ( 1923), Artemisia, Raffaele ( 1912), Girolama e


Vallelonga, Cappella Castiglione Morelli

Lelio ( 1925), 7° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, sposato con la nobile Giuseppina Pelaia, ebbero per figli: Francesco (1868 1935), 8° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, sposato a Giuseppina Salerno; Pasquale (Vallelonga 1870 † ivi 1955), nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, fratello secondogenito del marchese Francesco, chirurgo all'ospedale degli Incurabili e Cardarelli a Napoli, ebbe una clinica a Vallelonga con grande affluenza di malati, dato che, ai primi del Novecento, in Calabria, vi erano pochissimi ospedali pubblici, sposato con la nobile Vincenzina Montaltoebbero per figli: il primogenito Lelio (1908 † 1974), 9° marchese di Vallelonga per successione a suo zio, marchese Francesco, agronomo, sposò la nobile casertana Maria Antonietta de Franciscis; Pietro, medico chirurgo, libero docente a Napoli, croce di guerra, attivo fino alla morte alla clinica di Vallelonga e già negli ospedali degli Incurabili e Cardarelli di Napoli, sposato ad Elisa Bazzi; FrancescoVincenzo, Sostituto Avvocato generale dello Stato, sposato a Rosalia Rocco dei principi di Torrepadula; Osvaldo, Prefetto della Repubblica, sposato a Maria Pia Castiglioni di Botontano; Renato, disperso in guerra, morto forse in Jugoslavia; Emilia, dottoressa in lettere, sposata al barone Antonio Carelli; Giuseppina, sposata al medico Giovanni Mannacio; Elisa, sposata a Pasquale Morelli; e Vittorio, sposato alla nobile Filomena del Giudice di Belmonte Calabro hanno avuto per figli: Francesco, nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, designer; Adele, nobile dei marchesi di Vallelonga; ed il primogenito Pasquale (n. 1959), 10° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza per successione a suo zio, marchese Lelio, sposato a Miriam Canta hanno avuto per figli Giacomo, nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, e Marta, nobile dei marchesi di Vallelonga.

Pizzo Calabro, Palazzo Montalto, portale, stemma, androne


Vallelonga, Basilica Santuario Santa Maria di Monserrato, l'originario Altare Maggiore fu fatto costruire dalla Famiglia


Vallelonga, Cappella Gentilizia della Famiglia


Cappella Castiglione Morelli, Statua S.Francesco di Paola

Del ramo che ha continuato a fiorire in Cosenza ricordiamo Giuseppe, del quale venne redatto l'inventario dei suoi beni nel dicembre 1780 dal notaio Bruno Sicilia di Cosenza nel palazzo “Sopra il Sedile dei Nobili”, e comprendeva: 15 quadri grandi, un quadro con l'albero genealogico della famiglia Castiglione Morelli, una spada ed altri beni.
Altro
Giuseppe, fece parte di quei trecento che coadiuvò Luigi Gervasi, sindaco di Cosenza, il quale nel 1813 deplorava la condotta dei Carbonari della Calabria Citeriore in quanto la conseguenza fu di un maggior rigore del governo di Gioacchino Murat tanto da ricadere sulle classi più deboli. In questa situazione di pericolo creata dai Carbonari, il sindaco si pose a capo de' 300 che formavano quella guardia improvvisata che cercò di tutelare la sicurezza pubblica, tra gli altri, ne facevano parte: Carmine Dattilo, Nicola Maria Greco, Vincenzo Monaco, Bernardino Telesio, Filippo Mollo.
Ferdinando (1761 1836), studiò nel Real Collegio di Catanzaro, si adoperò molto per contrastare i ribelli di Cosenza contro la casa Borbone, partecipò all'attacco di Crotone, a Mirto eseguì un'operazione di polizia, avuti i gradi di cadetto venne mandato in avanguardia a Matera, mandato in Puglia a Mirabella, con soli cinque uomini granatieri, svelse l'albero della libertà, si distinse nell'assedio di Capua ed in giugno 1800 ebbe la nomina di alfiere (1bis), sposato a Maria Isabella Sorgente ebbero per figlio Francesco (n. 1821), i suoi discendenti furono iscritti nell’Elenco Ufficiale Italiano del 1922 col titolo di patrizio di Cosenza (m.), riconosciuto ammissibile delle RR. Guardie del Corpo; nel 1842 sposò Isabella Furgiuele ed ebbero come figli: Ferdinando (n. 1843), Emilio (n. 1847), Eugenio (n. 1849), sindaco di Cosenza dal 3 giugno 1890 al 12 agosto 1893, fondò e diresse il periodico "La Lotta", sposò Caterina dei marchesi Ferrari d’Epaminonda; Anna Maria, sposata l'11 maggio 1872 a Pietro Duche; Elvira e Clotilde.
Elisabetta, fu sorella del citato Francesco, sposata il 15 luglio 1832 a Michele Ricciardi.

La Lotta, numero speciale del 28 novembre 1893 in occasione della visita a Cosenza del critico letterario Bonaventura Zumbini

La nobiltà generosa dei Castiglione Morelli fu riconosciuta nel 1834 in occasione delle Prove nelle RR. Guardie del Corpo del nobile di Cosenza Giuseppe Contestabile Ciacco (Verbali della Regia Commissione per i Titoli di Nobiltà Vol. I, foglio 4 e, nel 1838 Vol. I, foglio 146; Regio Archivio di Napoli).
Un altro ramo è pure iscritto genericamente col titolo di patrizio di Cosenza (m.) in persona dei discendenti da Giuseppe, Giovanni, Michele e Filippo, viventi nel 1814.
Francesco Castiglione Morelli (n. Catanzaro, 10-11-1932), magistrato, presidente di sezione della Corte dei Conti, è ascritto come confratello dell’Augustissima Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini.

Via Giov. Pal.
Napoli, altra variante dello stemma Castiglione o Castiglione Scarpati

Famiglie Morelli e Castiglione, origine del doppio cognome.

Nei testi antichi e a volta anche moderni, gli storici hanno creato gran confusione: gli stessi personaggi a volte vengono appellati Morello o Morelli, altre volte Castiglione e, più spesso, Castiglione Morelli.
Per meglio indagare o chiarire le idee occorre recarsi in uno dei più caratteristici borghi della Calabria: Fiumefreddo Bruzio in provincia di Cosenza; all'epoca era un paese di pescatori, sebbene il borgo si trova a circa 1000 metri sul livello del mare. Gli abitanti erano costretti a trascinare sui ripidi pendii le loro barche per difendersi dalle continue escursioni dei Saraceni. Nel 1500 la famiglia Morelli possedeva un maestoso palazzo e il diritto di sepoltura nella Chiesa Madre sino ai primi anni dell'800.

Fiume Freddo
Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Morelli

Fiume Freddo
Fiumefreddo Bruzio, Chiesa Madre, lastra in ricordo di Ettore Morelli


Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Morelli, stemma


Fiumefreddo Bruzio, Chiesa Madre, stemma Morelli

A pochi metri di distanza, abitavano i Castiglione nel palazzo di famiglia; si può ipotizzare che qui si sia celebrato un matrimonio tra due o più componenti dei casati Castiglione e Morelli.


Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Castiglione


 

Fiumefreddo Bruzio, portale Palazzo
Castiglione, poi Castiglione Morelli.

 


Fiumefreddo Bruzio, altro Palazzo Castiglione Morelli


Fiumefreddo Bruzio, Cappella famiglia Morelli

Nella città di Crotone si stabilirono due ceppi Morelli.

Crotone - Giungata

Crotone - Giungata

Crotone, Cappella gentilizia Morelli  portale e stemma scultoreo dei marchesi Morelli di Crotone
Per gentile concessione del Nobile Don Francesco Giungata

Crotone, cappella con armi di altro ramo Morelli

Domenico Morelli (Cutro, 1714 Napoli, 1804) figlio del barone Gregorio e di Vincenza Di Bona, vescovo di Strongoli dal 1743 al 1792 quando si dimise per sopraggiunta malattia, si ritirò a Napoli; ristrutturò la cattedrale e commissionò il nuovo Altare maggiore.


Domenico Morelli vescovo di Strongoli


Strongoli, Cattedrale, epigrafe del vescovo Domenico Morelli

Fratello del vescovo Domenico fu il barone Niccolò (Cutro, 1710 1778) sposò Teresa dei marchesi Mayda ed ebbero ventiquattro figli, tra di essi Gregorio (Cutro, 1761 † Napoli, 1843), mortogli il padre in giovane età suo zio Domenico lo inviò a Napoli per studiare, a 23 anni si laureò, nel 1793 re Ferdinando lo nominò giudice e governatore della città di Teramo, successivamente lo fu di Lucera, fu creato uditore presso la Regia Udienza di Matera, Lecce e L'Aquila, eletto fiscale presso la Regia Udienza di Cosenza, poi nominato assessore  politico e militare presso il governatore di Reggio; sotto il governo francese, Giuseppe Bonaparte avendolo notato in Reggio lo nominò alla carica di Consigliere di Stato e a prefetto di polizia. Con la restaurazione i Borbone lo nominarono Giudice della Gran Corte Criminale di Napoli, poi segretario generale del Supremo Consiglio di Cancelleria e di consigliere della Gran Corte dei Conti, per questi servigi fu creato cavaliere del Real Ordine Costantiniano, inoltre fu destinato a presiedere l' Accademia di Giurisprudenza ed elevato a consigliere della Corte Suprema di Giustizia; sposò Luisa Tabassi Aldana che gli diede per figli due femmine e due maschi, uno dei quali, Niccolò ( 1853) seguì le orme di suo padre riuscendo a ricoprire alte cariche, tra le altre, fu giudice di Gran Corte Civile e Sostituto Procuratore Generale del Re presso la Gran Corte Criminale in Terra di Lavoro, fu vice segretario dell' Accademia Reale di Mergellina, socio dell' Accademia Delfica, corrispondente della Florimontana, socio dell' Accademia dei Pericolanti di Messina e dell' Accademia Cosentina.
Maria Aloisia, clarissa nel monastero di Santa Chiara di Cutro come risulta dal Catasto Onciario del 1744; godeva di un vitalizio di cinque ducati da don Gregorio
(2).
Maria, figlia di Gaetano, sposò Cesare Berlingieri, 4° marchese di Valle Perrotta.
Gregorio, di Gaetano, di Antonio, ebbe concesso il titolo di marchese (m.pr.) con Regie Lettere Patenti del 13 dicembre 1925, ebbe per fratelli: Antonio, Emilio, Attilio, Quintino e Sesto.
A Quintino gli venne riconosciuto il titolo di nobile con Decreto Ministeriale del 9 maggio 1911, sposò Maria de Mayda ed ebbero per figli: Gregorio; Adriana; Gemma; Pia; Vittoria; Enrico (1903
1969) sposato ad Immacolata Messina hanno avuto per figli: Giovanni, Ermanno; Quintino (1932) sposato a Linda Acri hanno generato Enrico (1962) e Paolo Nereo (1957); ed il primogenito Francesco (Crotone, 1901 1978) al quale venne concesso il titolo di marchese da re Umberto II con Regie Lettere Patenti dell'11 novembre 1976, sposato a Mercedes Moraca ebbero per figlio Attilio (Crotone, 1927 Verona, 1997), sposato a Hildegard Schaffler hanno avuto per figlie Francesca (1968), sposata ad Enrico Barracco, e Mercedes (1966).


Stemma de Mayda di Crotone

Arma de Mayda di Crotone: d'azzurro, alla fascia dello zodiaco al naturale, sormontata dall'ermellino passante d'argento e seguita in punta dal destrocherio impugnante un fascio di tre gigli fioriti, col monte di tre cime movente dalla punta: il tutto al naturale (2bis).
Motto: MALO MORO QUAM FOEDARI

Emilio, fratello di Quintino, sposando Clementina Berlingieri hanno avuto per figli: Mario (Crotone, 1901 Roma, 1984), sposato ad Aurora Avriti hanno generato Giulio, Maria, Clementina ed Emilio (Roma, 1944 ivi, 1996); ed il primogenito Gaetano (Crotone 1900 Roma, 1989), laureato in legge, insegnò diritto internazionale nell'Università di Roma, fu Presidente dell'Istituto di Diritto Internazionale, Componenete della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, socio dell' Accademia dei Lincei, sposò Giuseppina Sciacca (1912 1999) figlia di Crisostomo, nobile dei baroni della Scala, nobile di Galteri e Vigliatore, e di Caterina de Lieto.

I Morelli a Rogliano

Arma: d'azzurro, alla sbarra d'oro accompagnata in capo da tre stelle dello stesso di sei raggi, ed in punta da un cavallo morello inalberato.


Rogliano, palazzo Morelli, stemma

Berardino, capostipite di questo ramo ed appartenente al ceppo dei Castiglione Morelli di Cosenza, nel 1498 c.a si trasferì a Rogliano, fu segretario del re Federico d'Aragona in carica dal 1496 al 1501.
Giansarro, figlio di Berardino, capitano di cavalleria nelle milizie aragonesi; alla sua morte dispose di voler esser sepolto nella chiesa di San Girolamo in Cosenza.
Giovanbattista, filosofo, teologo, scrisse il trattato In doctrinam Thom. Campanellae, Disertatio.
Angelo, nel 1644 e 1645 fu luogotenente del granduca di Toscana ed amministrò la giustizia nei Casali di Cosenza che gli aveva venduto il re di Spagna.
Mario, fu capitano di cavalleria e militò in Fiandra e si accasò in Ath.
Bruno, fu giudice regio di 3^ classe nel circondario di Bisignano.
Tommaso, sacerdote, fu autore di una cronistoria intorno alla città di Rogliano e di altri opuscoli sull'agricoltura, industria e commercio. In occasione della visita a Rogliano delle LL. MM. re Ferdinando II e della regina Maria Teresa Isabella d'Austria, avvenuta il 10 settembre 1844, furono ospitati nel Palazzo Morelli, Tommaso ed i suoi fratelli Ferrante e Giovanni e due sue nipoti Clelia ed Anna, furono degnati di essere ammessi alla mensa dei reali. A seguito della visita il re disponeva:
Sua Maestà il Re (N. S.) si è degnata ordinare che la famiglia Morelli di Rogliano, la quale ha avuto l'onore di alloggiare la Maestà sua, una coll'augusta Sovrana nel giro fatto delle Calabrie, possa apporre una lapide che ricordi tutto ciò, e che ove lo voglia possa anche mettere la catena di ferro al portone di sua casa (2ter).



Rogliano, Palazzo Morelli



 

Francesco, figlio di Vincenzo e di Anna Funari, nel 1788, sposò Maria de Gemmis di Terlizzi con la quale ebbero per figli: Vincenzo, ufficiale della guardia civica di Rogliano durante il governo francese, nel 1809, fu trucidato da alcuni reazionari, e Rosalbo (Rogliano, 18 gennaio 1792 † Napoli, 20 marzo 1842), all'età di 13 anni fu inviato a Napoli sotto la guida del sacerdote don Francesco Labriola da Altamura, fatto venire precedentemente a Rogliano dai genitori, nel 1805 entrò nel collegio dei nobili diretto dai gesuiti, apprese le lingue francese, inglese, spagnola, greca e latina, matematica, fisica, diritto etc., morto il padre rientrò in patria, fu socio onorario della Società Economica di Calabria Citra, consigliere provinciale di Calabria Citra; sposò Serafina Giuranna di Umbriatico con la quale ebbero numerosa prole: Francesco (1820 1842) il primogenito, letterato e patriota; Vincenzo Giuseppe Raffaele (1822 1871) e Donato Carlo Alessandro (1824 1902), anch'essi patrioti, tutti e tre furono chiusi dapprima nel collegio di Cosenza e successivamente inviati a Napoli presso il loro zio Luca Cagnazzi; Carlo Giuseppe Federico (n. 1826) e Luigi Alberto Felice (n. 1829) andarono direttamente a Napoli presso il collegio dei nobili; Paolo Pietro Antonio (n. 1834); Clelia Anna Maria (n. 1818); Anna Vincenza Maria Giuseppina (n. 1821); Maria Giuseppe Annunciata (n. 1831); Fortunata Maria Celestina (n. 1837) e Francesca Saveria Olimpia (n. 1838).


Rogliano, Palazzo Morelli

Rogliano, Palazzo Morelli, stemma

Vincenzo e Donato parteciparono all'insurrezione del 1848, furono indagati e poi condannati per cospirazione; Vincenzo scontò otto anni di carcere a Cosenza, uscito nel 1859 preparò con suo fratello e molti altri l'insurrezione del 1860, su consiglio del vecchio colonnello Saverio Altimari, sbarrò la strada al generale Ghio per dar tempo a Garibaldi e al generale garibaldino Francesco Stocco di prenderlo alle spalle, questo causò la memorabile resa di Soveria Mannelli, successivamente fu nominato dal Dittatore Garibaldi colonnello della Guardia nazionale di Cosenza; Donato, fu membro del comitato insurrezionale della Calabria Citra; con l'impresa dei mille, il Dittatore Garibaldi, ospite nel palazzo Morelli di Rogliano, il 31 agosto 1860 lo nominò Governatore Generale della Calabria Citra; costituito il Regno d'Italia, ebbe l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, deputato dal 1861 al 1889 quando, su proposta del ministro Miceli, fu nominato senatore; fu sindaco di Rogliano. Sposò Teresina Baroni con la quale ebbero Caterina (1882 1926), unica figlia.


Particolare dell'incontro con Garibaldi


Di lato: Rogliano, monumento a Donato Morelli

Donato ebbe un'amicizia ventennale con Raffaele de Cesare il quale gli chiese di poter tramandare ai posteri le sue imprese di cospiratore, gli inviò tutto l'archivio dal 1856 al 1860 nonchè i processi verso di lui e suo fratello Vincenzo del 1848, il risultato fu l'opera citata in bibliografia.

I Morelli di Rogliano s'imparentarono con le famiglie: Barbati Caracciolo, Melina, Berlingieri, Magdalone, Sambiase, Toscano, Quintieri, Funari, Cagnazzi e de Gemmis di Puglia; si estinsero in essi le famiglie Sicilia e De Piro del Fosso.

La famiglia fu ricevuta più volte nel S.M.O. di Malta nel 1541 con Giovanni Vittorio Murello o Castiglion Morello di Cosenza (3), nel 1591 con Paolo Nereo Castiglione Morelli di Cosenza ricevuto nel Priorato di Capua, nel 1710 con Pasquale Maria Morelli di Cosenza; nel 1719 come quarto della famiglia di Majo e come quarto materno del commendatore Francesco Saverio Parisio di Cosenza.

I Morelli a Monteleone

Arma: partito, nel 1° di verde, al leone d'oro rampante ad una torre del medesimo; nel 2°, di ...? al cavallo inalberato di...?

I Morelli di Monteleane (oggi Vibo Valentia) appartengono allo stesso ceppo dei Castiglione, poi Castiglione Morelli che si diramarono da Cosenza in altre località di Calabria Citra ed in Calabria Ultra.
Giovanni Andrea, nel 1591 era rettore della chiesa di San Michele.
Michele (
1615), agostiniano.
Marc'Antonio, filosofo, medico e matematico ebbe per figli: Caterina (
1611 infante); Andrea ( 1616 infante); Giulia ( 1618 infante); Domenico, parroco di Pizzoni e poi di Sant'Onofrio; Cesare, U.J.D. fu parroco di Zungri; Francesco, medico; Giovanni (1624 1704), medico, professore di Filosofia a Messina, fu aggregato alla nobiltà di Monteleone, sposato ad Elisabetta Ferrari (1653 1713) di Pizzo ebbero per figlio Francesco Antonio, U.J.D. sindaco dei nobili di Monteleone nel 1703 e 1705, sposato a Matilde de Vita generarono: Anna (1686); Rosa (1693); Giuseppe (1697); e Giovanni Battista (1695) sposato a donna Rosa Nicastri generarono: Fortunata (1729); Francesco Antonio (1730); Domenico Antonio (1739) e Giuseppe (1735), sposato il 2 giugno 1768 a donna Orsola Ceniti di Antonio e Francesca Paparatti.
I Morelli erano già dal luglio 1699 giuspatroni del beneficio dedicato a San Carlo nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, fondato da don Carlo Morelli; nel 1747 risultava esserne patrona la magnifica Teodora Morelli.

Per la genealogia delle famiglie Castiglione, Castiglione Morelli, Castiglione Scarpati e Morelli si consiglia di consultare le Tavole genealogiche di Serra di Gerace e per Carmelo Morelli il Registro degli Affari della "Real Commissione dei Titoli di Nobiltà".

Ch. S.M.la N.
Napoli, stemma partito Tagliaferri e Castiglione Morelli

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Note:
(1) - Vallellonga è  un comune ricadente nella provincia di Vibo Valentia,  il suo feudo si estendeva nei territori degli attuali comuni di: San Nicola da Crissa, Torre di Ruggiero e Nicastrello; così riporta Vincenzo Naymo in  "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria" a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore, nella tavola a pag. 67.
In realtà non trattasi del comune di Nicastrello in quanto è una frazione del comune di Capistrano; Nicastrello oggi non è più abitata, è conservata integra solo la piccola chiesa il resto sono ruderi.

(1bis) - Umberto Caldora "Per la storia della spedizione sanfedista del Ruffo (1799) in CN, a XIX, 1965, n. 49. 50, 33.

(2) - Luigi Camposano ed Andrea Pesavento in "Archivio Storico di Crotone".
(2bis) - Umberto Ferrari in "Armerista Calabrese", La Remondiana; Bassano del Grappa 1971, pag.40.
(2ter) - La catena fu installata, è tuttora visibile varcando il portone, chi riusciva a toccarla godeva dell'immunità. Al seguito dei reali vi erano: S.E. il principe di Comitini don Michele Gravina; Requesenz, ministro segretario di stato senza portafoglio; S.E. il principe di Satriano, don Carlo Filangieri, tenente generale, direttore generale dei corpi facoltativi; conte don Luigi Gaetani dei duchi di Laurenzana, maresciallo di campo, presidente della giunta di rimonta, ed aiutante generale di S.M.; duca di Furnari, don Gaetano Imbert, capitano di vascello ed aiutante reale di S.M.; don Federico de Roberti, capitano di vascello, comandante il corpo dei RR. marinari cannonieri; il principe di Cellamare don Giuseppe Caracciolo, cavaliere di onore di S.M. la Regina; il commendatore don Carlo Afan de Rivera, tenente colonnello dei RR. eserciti, direttore generale di ponti e strade, acque, foreste e caccia; il capitano dello stato maggiore, don Tommaso de Angelis; il commendatore don Leopoldo Corsi, segretario particolare di S.M. e del consiglio di stato; don Paolo Dalbono, ispettore generale delle poste, e dei procacci nei reali domini, al di quà e al di là del Faro; S.E. la marchesa del Vasto, e Pescara donna Giulia Gaetani dei duchi di Laurenzana, dama di compagnia di S.M. la Regina.
(3) - Si distinse nell’impresa di Gerba al comando di una compagnia di fanteria; fu nominato capitano di galera e morì durante il viaggio da Marsiglia a Malta.

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Fonti bibliografiche:
- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", Pellegrini Editore, 1999.
- Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza", Edizioni Orizzonti Meridionali.
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”, Voll. 2 e 6, Arnaldo Forni editore.
- Lorenzo Giustiniani, "Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli", Napoli 1797-1816.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Famiglie nobili e titotale del Napolitano", 1902.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme", Napoli 1897.
- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”,  Venezia 1713.
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Tommaso Morelli "Descrizione topografica della città di Rogliano, in provincia di Calabria Citeriore"; Guttemberg Napoli 1845.
- Raffaele de Cesare "Una famiglia di patrioti. Ricordi di due rivoluzionari in Calabria"; Forzani e C. Tipografi del Senato Roma 1889.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”, Vol.II; Editrice C.B.C. 1996.
- Davide Andreotti “Storia dei Cosentini”, Vol.II; Stabilimento Tipografico di Salvatore Marchese, Napoli 1869.
- Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza” a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000.

- Franz von Lobstein, “Settecento Calabrese”, Volume III, Edizioni Frama Sud, Chiaravalle Centrale (CZ), 1990.
- Gustavo Valente "Storia della Calabria nell'età moderna", Voll. I-II, Frama Sud, 1980.

- Amedeo Miceli di Serradileo in “Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria” a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.
- Giovanni Fiore da Cropani  “Della Calabria Illustrata, tomo III”, a cura di Ulderico Nisticò, Rubbettino Editore 2001.
- Domenico Puntillo, Cinzia Citraro "Historia Brutiorum - Bernardino Bombini", Edizioni Prometeo, Castrovillari 2015.
 - Onofrio Melvetti "I Castiglione Morelli Marchesi di Vallelonga", 2014.

Continua: De Patricia Cosentina…


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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