Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.

Casole o Tirelli

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d'azzurro e d'argento con la fascia arcuata d'oro in divisa (1).
Titoli: nobili patrizi di Cosenza.
Patrona: l'Immacolata Concezione.
Dimore: Casole Bruzio, Cosenza e Napoli.


© Casole Bruzio (Cosenza), stemma Casole  (2)

La famiglia Casole originaria della Britannia, come scrisse Fabrizio Castiglione Morelli, giunse nel Regno di Napoli con Jacobo Casole, capitano di cavalleria. Orazio (Doranzio o Durazzo) Casole fu il primo che venne in Calabria Citra e si radicarono a Casole, regio Casale di Cosenza, facente parte della bagliva di Spezzano Piccolo (poi comune di Casole Bruzio, oggi entrambi sono parte integrante del nuovo comune Casali del Manco). Orazio fu nominato pubblico e regio notaio, nel 1364, erogò un contratto tra il monastero di Santa Maria della Motta e quello di Santa Chiara di Cosenza.


© Casole Bruzio (Cosenza), in primo piano Villa Casole

Casole Bruzio, Palazzo Casole, veduta frontale e laterale


Palazzo Casole, lato sud

Filippo Jacovo o Giacomo Casole, appellato nobile e suo familiare da Luigi III d'Angiò-Valois (1403 Cosenza, 15 novembre 1434), re titolare di Sicilia e successore designato della regina di Napoli Giovanna II d'Angiò-Durazzo che lo aveva investito del titolo di erede al trono, 9° duca di Calabria, alla quale premorì (Fabrizio Castiglione Morelli scrisse Ludovico). Filippo Jacovo ottenne da Luigi otto once d'oro sopra i pagamenti di Scigliano, Motta Santa Lucia, Grimaldi ed Altilia, questo privilegio fu confermato nel 1435 dalla regina Isabella di Lorena, moglie di re Renato d'Angiò, e nel 1444 da re Alfonso I d'Aragona.
Filippo Jacovo partecipò ai giochi cavallereschi per i festeggiamenti in occasione della visita a Cosenza di Luigi e di sua moglie Margherita di Savoia, avvenuta nel 1433, altri Cavalieri partecipanti furono: Francesco Spiriti, Aurelio Vena, e Vincardino Beccuti, Consigliere di Luigi.
Tirello, figlio del citato Filippo Jacovo e di Onorata, di probabile casa Carolei, sposato a donna del medesimo casato dei Carolei, usò il nome Tirello come cognome (3) .
Bernardino, nel 1524 fece sposare sua nipote Laura con Alfonso Russo.
Tescio o Teseo, figlio di Bernardino, si unì in matrimonio con Bernardina di Donato, figlia del notaio Vincenzo, la cui dote era di ducati 350 come da rogito per notaio Giovanni Arnone del 1525 (4).
Angelo, si distinse per le imprese militari e fu colonnello della città di Lucca.
Nicolò,  fu Sindaco dei Nobili di Cosenza nel 1473.
Aloise Casole, nel 1498 fu deputato all'Esazione degli Spagnoli.
Giovanni Andrea, esercitò la professione di notaio a Cosenza, come risulta da un atto rogato nel 1580. Di seguito presentiamo “signum”.


Notaio Giovanni Andrea Casole

Sila Grande, Contrada Casolesi, Villa Casole. A destra: ila Grande, Contrada Casolesi, Cappella di Villa Casole

Sila Grande, Contrada Casolesi, Lago Ariamacina. A destra: Sila Grande, Contrada Casolesi, ricadente nel comune
di Casali del Manco (CS), Lago Ariamacina a 1350 mt. s.l.m
.

Dianora Tirelli, vissuta nel Cinquecento, sposò Tebaldo de Simone di Longobucco.
Achille Tirelli sposò Serafina Dattilo, ebbe per sorella Agata.
Lorenzo Tirello Casole fu capitano di compagnia;
da un atto dell'11 maggio 1624, notaio Francesco Maria Scavello da Cosenza, giudice Giuseppe Scavello da Cosenza, Lorenzo vende al Capitolo Cosentino, rappresentato dai canonici don Antonino Donati e don Orazio Ferrari e dal canonico camerario don Pietro Citino, un annuo censo di ducati quindici, per il prezzo di ducati centocinquanta, garantendolo su certe sue case in Cosenza al Ponte dei Pignatari e su vari censi attivi e rendite da lui posseduti. In un altro atto del 13 ottobre 1629, redatto dallo stesso notaio e giudice, il reverendo Muzio Dattilo da Cosenza, quale procuratore del capitano Lorenzo Tirelli, vende al Capitolo Cosentino, rappresentato dal canonico camerario don Antonio Quattromani e dai canonici don Giuseppe Russo e don Fulvio Quattromani, un annuo censo attivo di ducati tredici, per il capitale di ducati centocinquanta, a detto capitano dovuto da Muzio Calendino da Cosenza, per il prezzo di ducati centotrenta, che il Capitolo si obbliga di far pagare nel termine di sei giorni dal Monte di Pietà di Cosenza, sul deposito ivi fatto da Ginevra Tosti e da Clarice Arnoni per le messe funebri legate al Capitolo dai furono don Muzio Miceli e Cola Toscani (5).
Lorenzo, nel 1648, dopo la caduta dei rivoltosi capeggiati da Giuseppe Gervasi, fu inviato da Francesco Capecelatro, Preside e Governatore delle armi di Calabria Citra, a liberare la marchesa di Fuscaldo ancora assediata in Paola, la quale aveva chiesto di essere liberata ed aveva inviato al Preside 2.000 ducati; a capo di un battaglione di fanti assoldati nei Casali di Cosenza giunti sulle montagne questi si ammutinarono in quanto non volevano andare contro i paolitani, Lorenzo non potè che tornare indietro.
Ludovico, fratello del citato Lorenzo fu canonico della cattedrale di Cosenza.
Bernardino, fratello dei precedenti, sposò Dianora Arnone con la  quale ebbero per figlio Orazio che sposò con donna appartenente alla nobile famiglia Amantea ed ebbero per figli: Antonio, celibe; Francesco, canonico della cattedrale di Cosenza; e Carmine ( 1762) fu avvocato dei poveri nella Regia Udienza e successivamente nominato da re Carlo di Borbone uditore del tribunale ed avvocato fiscale, sposò donna appartenente alla nobile famiglia Bombini ed ebbero per figlio Orazio.
Antonino Tirelli Casole, vissuto nel Seicento, poeta latino, fu socio dell'Accademia Cosentina.
Francesco Tirelli Casole, visse tra il Seicento e Settecento, autore di versi latini, fu socio dell'Accademia Cosentina.
Albino, nato a Casole, sacerdote, nel mentre era residente a Pallagorio (oggi comune omonimo in provincia di Crotone), come Prefetto degli Ospizi, prese parte al Sinodo indetto dal Vescovo di Umbriatico (diocesi nella quale ricadeva Pallagorio ed oggi soppressa) Francesco Maria Loyero in carica dal 1720 al 1731 quando venne nominato Vescovo di Nicastro.
Giacinto, fu medico.
Lalla Tirelli sposò Ludovico Lupinacci di Casole.


Due
dei tanti elogi scritti come ringraziamento dai nobili le cui famiglie  furono inserite nell’opera del Castiglione Morelli
 

Cosenza, Chiostro di S. Francesco di Paola, affresco stemma Casole o Tirelli. A destra: Casole Bruzio, Palazzo Casole, Portale

A metà Ottocento, la famiglia, nelle persone di: Domenico, Tiberio (Camerlengo presso la Corte Pontificia, fece restaurare la Cappella di famiglia), Filippo, Serafina, e Pasquale erano occupatori di una difesa nella Sila Badiale in contrada Macchia di Pietra Prima (6).
Nel 1888, fu richiesta una perizia per la valutazione della difesa Colle dei Neri o Laghicello in Regia Sila, per una causa tra il Regio Subeconomo Francesco Saverio De Chiara di Cosenza e Benedetto De Filippis, parroco della parrocchia di Santa Maria Assunta in cielo di Spezzano Piccolo, contro Luigi Casole da Casole Bruzio.
Nel 1917, venne effettuata una misurazione della difesa Macchia di Pietra in Regia Sila, per una causa tra il Ministero dell'Agricoltura contro Isabella
Abenante, Carlo, Francesco, Filippo, e Vincenzo Casole da Casole Bruzio. Archivio di Stato di Cosenza, perizie giudiziarie: anno 1834, B. 23, perizia 11; anno 1888, B. 50, perizia 29; anno 1917, B. 86, perizia 39.
Il citato Filippo, aveva sposato Rosa Giudicessa di Spezzano Grande, che gli portò in dote la difesa di Casolesi, hanno avuto per figli, tra gli altri, Michele, morto di colera a Napoli nel mentre era studente universitario, e Luigi, sposato ad Isabella Abenante di Corigliano Calabro hanno avuto per figli: Filippo, celibe; Micheluccio (14 aprile 1874 † 26 gennaio 1879); Francesco, sposato a Michelina Feraudo di Acri, hanno avuto per figli Luigi, eroe di Cefalonia, Filippo, ha ereditato le difese di Casolesi, della quale fa parte Colle dei Neri, e Laghicello, sposato a Lidia
Rende di Cosenza hanno per figlia Michela, Isabella, sposata ad Innocenzo Materi di Rogliano, e Gabriella sposata a Giacomo Funari; Carlo, sposato a Luisa Garzi di Siena hanno avuto per figlio Giuseppe (n. 1900), sposato a Maria Caruso di Dipignano da cui Carlo (1925 † 2004), sposato a Rossana Ialongo di Roma, hanno avuto per figli Mauro (n. 1956), deceduto da giovane, e Paola, sposata con Gianni Milani di Acuto (Roma); Vincenzo, sposato a Fortunata Lupinacci, esattore a Pedace, hanno avuto per figli Ester, sposata a Leopoldo Massimilla di Casole, e Stanislao (1916 † 1994), sposato ad Amalia Barrese (1925 † 2019), degli antichi duchi di Castrovillari, di Spezzano Piccolo, figlia di Ernesto
(7), e di Delfina Venditti di Carsoli (L'Aquila), hanno avuto per figli: Maria Fortunata, sposata ad Antonio Scura, Anna, sposata a Pasquale Guaragnella di Bari, Maria Luisa, sposata ad Antonio Cavalcanti di Cosenza, Patrizia, nubile; e Vincenzo Ernesto (n. 1955), sposato a Roberta Palumbo di Roma, hanno per figli Luigi (n. 30 agosto 1994) e Francesco (n. 20 settembre 1995). Questo ramo è proprietario della difesa Macchia di Pietra.

Ramo di Spezzano Grande

Non sappiamo in quale periodo la famiglia, originaria di Casole, si sia radicata in Spezzano Grande (oggi comune di Spezzano della Sila), dal catasto onciario del 1743, relativo al comune di Spezzano Grande, risulta che la famiglia del nobile vivente Giovan Battista Casole abitava nel quartiere San Salvatore, in una casa palazziata. Contribuiva, come persona fisica, alle entrate tributarie per once 493. Il nucleo familiare comprendeva nove persone, più altre quattro a vario titolo. Nello stesso catasto, risulta che la famiglia Tirelli-Casole possedeva nella Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo, una Cappella sotto il titolo “La Pietà”.
Nel 1781, Antonio od Antonino Casole, risultava Prefetto dell'Arciconfraternita della Pace di Spezzano Grande.
Nel 1790, lo stesso Antonio possedeva nella Regia Sila una vasta difesa denominata  Capolagarò, dal nome di un rigagnolo che l'attraversava, ed in più, un quarto, quinto, e sesto, della difesa Malarotta Sottana.
Dal catasto dei tereni del 1813, relativo al comune di Spezzano Grande, Giovan Battista, Giuseppe, e Luigi Casole, risultavano possessori di diversi appezzamenti di terreno, coltivati a vigneto, oliveto, gelseto, e castagneto, in varie contrade nei pressi dell'abitato. Dal catasto dello stesso anno, relativo ai fabbricati, risultava che Giuseppe Casole possedeva un fabbricato di 4^ categoria con annesso giardino nel quartiere San Salvatore; e che Luigi Casole era proprietario di un fabbricato di 3^ categoria, ubicato nello stesso rione.
Pasquale Tirelli-Casole,  nel 1799 risultò coinvolto nelle vicende della Repubblica Napoletana.
Nel 1810 fu componenete del collegio elettorale dei possidenti e commercianti. Nel registro delle anime della Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo, compilato nel 1833, il nucleo familiare di don Pasquale, proprietario, risultava di nove persone, uno di loro, don Luca, era proprietario di una quota di terreno della difesa Campo San Lorenzo, altre due persone erano sacerdoti. La difesa di Campo San Lorenzo, a valle di Camigliatello, nella vasta pianura di Cecita ora invasa per la maggior parte dalle acque del lago Mucone o Cecita, deve il suo nome, all'esistenza nella stessa zona, di una Chiesa dedicata a San Lorenzo.
Luigi, dal 4 gennaio 1820 al 20 dicembre 1822, ricoprì incarichi amministrativi nel comune di Spezzano Grande.
Con istrumenti del 14 dicembre 1832, dell'8 novembre 1833, e del 23 gennaio 1835 Luca, Michele ed Antonio vendettero parte della difesa Agarò a Stanislao e Pasquale Lupinacci; con istrumenti del 7 e dell'8 gennaio 1835 Giacomo e Pasquale vendettero le altre porzioni della difesa a Michele ed a suo figlio Vincenzo Cosentini.
Da una perizia giudiziaria del 1836, per la valutazione e divisione dei beni appartenuti al defunto Luigi Casole, proprietario delle difesa Agarò, con fabbricati siti in Regia Sila, per una causa tra Stanislao Lupinacci di Cosenza e Giovanbattista Casole, Pasquale, Antonino, Giacomo, Luca, Michele Casole di Spezzano Grande, i coniugi Attanasio Monaco e Francesca Casole, Elena Casole di Cosenza,
sposata a Giuseppe Cavalcanti, Bernardo Vocaturo di Ajello, vedovo della compianta Maria Casole.
Il citato Giacomo, nel 1821 fece restaurare la Chiesetta di Santa Maria delle Grazie, come risulta dall'iscrizione su una pietra tufacea posta sulla porticina laterale.
Il citato Michele aveva ricoperto incarichi amministrativi dal 31 gennaio 1842 all'otto gennaio 1847, nel 1861 ricoprì la carica di Priore della Chiesa di San Francesco di Paola.
Nel 1890, Luigi Casole fu Sindaco di Spezzano Grande, successivamente svolse le funzioni di Segretario dell'Assemblea dei proprietari silani per la ricostruzione delle strade silane. Peppino Via, Luigi Palmieri, “Spezzano Grande, storia, folklore e nobiltà”, Edizioni Orizzonti Meridionali 1994, pagg. 50, 67,143-145. Peppino Via,“Camigliatello e la Sila”, Casa del Libro Editrice 1983, pag. 153. Archivio di Stato di Cosenza, anno 1836, B. 4, perizia 4.

Casole Bruzio, Cappella gentilizia della famiglia dedicata all'Immacolata Concezione, restaurata nel 1847 da Tiberio

La famiglia Tirelli, già Casole, risulta ascritta all'Elenco Regionale Napolitano e spetta il titolo di nobile patrizio di Cosenza (m.) ai maschi discendenti per linea maschile dal cavaliere Orazio Maria Tirelli; e spetta il titolo di nobile (pers.) alle femmine della stessa discendenza.


Stemma tratto dall'opera di Fabrizio Castiglione Morelli

Per eventuali approfondimenti si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

__________________________
Note:
(1) - Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Famiglie nobili e titolate del Napolitano", Arnaldo Forni Editore, 2005.
(2) - L'arma quanto più semplice è più denota l'antichità della famiglia.
(3) -
Il Sambiasi in riferimento al cambio del cognome usa la locuzione “si crede”.
(4) - Mario Putaturo Donati Viscido di Nocera, “Profili di storia dell'ordinamento amministrativo della città di Cosenza e delle istituzioni pubbliche dal XII al XIX secolo - Le carte degli archivi gentilizi dei Barracco e dei Donati”, Rubbettino Editore 2000, pag. 29.
(5) - Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza” a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000, pagg. 89 e 106.
(6) - Cavaliere Pasquale Barletta "Statistica Silana", Stamperia Governativa - Napoli 1870.
(7)
    - La famiglia Barrese, di origine Normanna, era già fiorente in Sicilia con il titolo di baroni, poi marchesi di Pietraperzia, il cui capostipite fu Abbo, che costruì il Castello Normanno di Pietraperzia (oggi comune omonimo in provincia di Enna). I fratelli Tommaso o Maso e Giovanni, giunsero in Calabria al seguito dell'esercito spagnolo nel 1461 combattendo con gli Aragonesi contro gli Angioini (lotta che si svolse tra il 1459 ed il 1464, che si concluse a favore degli Aragonesi); Maso fu incaricato dal re dell'alto comando delle truppe Aragonesi, revocando da questa carica Luca Sanseverino e Roberto Orsini, un suo capitano fu Luigi Gentile; suo fratello Giovanni cadde trucidato a Cosenza, che venne vendicato da Maso uccidendo gli assassini. Mandato ad espugnare Acri, si rese tristemente famoso per la crudeltà con la quale trattò il difensore, dopo che per fellonìa, gli lasciò prendere la cittadina, facendolo squartare vivo in piazza, era il giovane acrese Clancioffo. Successivamente accorse in Sila, ove sulla Serra della Tavolara (l'attuale zona di Fago del Soldato), mise in fuga il marchese di Crotone Antonio Centelles che con un agguato era riuscito a sbaragliare la cavalleria di Luca Sanseverino, duca di San Marco.
Sconfitto il Centelles, per intervento di Giovanni Ventimiglia, zio di Antonio Centelles, fu trattata una pace e stabilito che sua figlia, Giovanna Centelles, sposasse Tommaso Barrese, in quest'occasione, nel 1462, re
Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante (1458-1493), lo ricompensò con la Terra di Castrovillari in Calabria Citra, che comprendeva anche Porcile (oggi comune di Frascineto), con il titolo di duca. Trasferitosi a Napoli, dopo la fine della guerra, nel 1464 in un accesso d'ira uccise un vecchio nemico, Giovanni Spatafora
, davanti alle porte del Castel Nuovo, il re Ferrante lo fece mettere in prigione dove morì poco tempo dopo.
La famiglia si è diramata in altri centri di Calabria Citra, tra di essi a Macchisi di Spezzano Piccolo (oggi comune di Casali del Manco) dove hanno il loro palazzo e difese in Sila, e da quì, nella seconda metà del Settecento a Bocchigliero presente con Carlo, il quale possedeva in Regia Sila la difesa Castagna, già posseduta nel 1721 da Carlo seniore di Macchisi, difesa che con quella di Camigliati tra il 1687 ed il 1688 erano state oggetto di transazione con la Regia Corte per ducati nove e grana sessanta per essere state occupate da Giambattista Barrese.
Nel 1687 Giuseppe e Tommaso possedevano la difesa Campo, e quella di Rijo Soprano in Regia Sila, nel 1782 era posseduta da Pietro Barrese.
Riportiamo un atto del 1739 rogato a Spezzano Grande: “Costituiti personalmente il magnifico Reverendo Padre Giuseppe Antonio
Mollo dell'Ordine dei Minimi, correttore del venerabile Convento di San Francesco di Paola di Spezzano Grande, e li signori Reverendo Don Tomaso e Francesco Saverio Barrese, fratelli, entrambi congiunti del Casale delli Macchisi...”. Notaio S. Ranieri di Spezzano Grande.
Nel 1765 Virginia Barrese, vedova di Giuseppe Turano, fu sepolta nella Cappella della famiglia Cugino, posta nella Chiesa Parrocchiale di Celico.
Nell'Ottocento la famiglia era fiorente con Giovanni, sposato a Maria Antonia Mollo,
ha avuto come figli: Adolfo; Francesco; Tommaso; Emilio, funzionario di prefettura; Ernesto Maria (Spezzano Piccolo, 4 dicembre 1869 † Cosenza, 8 dicembre 1938), laureato in ingegneria, svolse attività professionale in Siracusa, e si occupò di lavori pubblici in Libia. Chiamato alle armi nel 1915, quale capitano del genio ferrovieri, passò volontario nel genio zappatori. Rientrato dalla guerra nel 1919, con Carlo Manes e Luigi Siciliani capeggiò in Calabria, la lista dei Combattenti, dei quali era delegato regionale, per l'elezione della della XXV legislatura del Regno d'Italia, risultato eletto aderì al gruppo Rinnovamento, ebbe tra gli altri incarichi, il mandato della Camera a trattare con Gabriele D'Annunzio per porre fine all'occupazione di Fiume. Portò l'elettrificazione in Sila, essendo stato proprietario della Società Luce (con i soci, Ingegnere Vincenzo De Filippis ed Emanuele Gallo), nel luglio del 1934 entrò in funzione una centralina idroelettrica che sfruttava la caduta delle acque della fiumarella Curcio. Progettò e donò due padiglioni in legno (il secondo nel 1912 a due piani denominato la Ginestra) alla Colonia Silana destinata a sanatorio antimalarico ubicata a Federici, presso Camigliatello, nella Sila Grande;


Colonia Silana, padiglione la Ginestra

Filomena (Spezzano Piccolo, 1° ottobre 1855 † Belmonte Calabro, 16 settembre 1928), sposata in casa dei baroni del Giudice di Belmonte Calabro; Giovanni Pietro o Pietro (Spezzano della Sila, 22 gennaio 1865 † Belmonte Calabro, 5 settembre 1949), sposato in casa dei baroni del Giudice di Belmonte Calabro, fu Podestà del comune di Spezzano Grande dal 1929 al 1938;
Maria Amalia Filomena, sposata in casa Giudicessa di Spezzano Grande; Vincenzo Italo Maria (1872 † 1948), laureato in scienze naturali, si dedicò all'insegnamento, fu vice preside del liceo di San Demetrio Corone, fu Podestà del comune di Spezzano Grande dal 1940 al 1943, sposato a Maria Tocci (1884 † 1974), ha avuto nove figli, tra gli altri, Benita Giovanna, Alfredo, ed Italo Carlo, quest'ultimo ha avuto come figlio Vincenzo;
Salvatore, laureato all'Università di Napoli in medicina e specializzato in ostetricia e ginecologia, iniziò ad esercitare la sua professione a Paterno Calabro, dove sposò la nobildonna paternese Teresa Spada detta Sciscina, figlia di don Fraschitto e di donna Costanza Perciavalle, nobile di Amantea, devotissimo di San Francesco di Paola, costruì la sua casa vicino al Convento del Santo, nel 1936 fu Podestà di Paterno, ma il suo incarico fu breve, hanno avuto come figli Maria, e Giovanni, laureato all'Università di Napoli in giurisprudenza e filosofia, suonava il violino, la chitarra ed il mandolino, sposato a Gina hanno avuto come figlia Maria Teresa che morì a soli 29 anni assieme al suo primo bambino.
Arma Barrese di Spezzano: d'oro, a dodici plinti di rosso ordinati quattro, quattro e quattro.
Giovanni Curcio-Luigi Zaccaro,“Beni storico-architettonici della Presila Cosentina”, Rotary Club Presila-Cosenza Est, pag. 73. Mario Pellicano Castagna, “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.III, Editrice C.B.C. 1999, pag. 62. Maria Carmela
Lamanna-Franco Gagliardi, “La seconda casa di San Francesco, Paterno Calabro tra passato e presente”, Satem-Edizioni Mediterranee pagg. 116-117.Umberto Ferrari, “Armerista Calabrese, La Remondiana”, Bassano del Grappa 1971, pag. 15. La Colonia Silana di Federici (dalle origini ai nostri giorni ), Colonia Silana. Gustavo Valente “Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria”, Vol.II, Frama Sud 1989, pagg.65-66. Scipione Ammirato,“Delle famiglie nobili napoletane”, Parte I, Firenze 1580. Enciclopedia Treccani. Peppino Via,“Camigliatello e la Sila”, Casa del Libro Editrice 1983, pagg. 32-33. Peppino Via, Luigi Palmieri, “Spezzano Grande, storia, folklore e nobiltà”, Edizioni Orizzonti Meridionali 1994, pagg. 139-140. Stato della Regia Sila, sotto la delegazione dell'Illustre giudice della Gran Corte della Vicaria Giuseppe Zurlo, compilato dal Giureconsulto Carlo Romeo direttore dello stato del sacro patrimonio nell'anno 1790, Volume I, Napoli, stamperia governativa 1866, pagg. 33, 222, 729-730, 944.

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Bibliografia:

- Girolamo Sambiasi - Ragguaglio di Cosenza e di trent'una sue nobili famiglie- Napoli MDCXXXIX
-
Giovanni Fiore da Cropani - Della Calabria Illustrata, tomo III.
- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”,  Venezia 1713.
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Francesco Paolo Dodaro, Dallo stemma alla Storia: stralci di vita di alcune famiglie nobili cosentine in “Colligite fragmenta, il lapidario di Cosenza fra storia, arte e restauro”, a cura di Mario Panarello e Murat Cura, conSenso publishing 2019.
- Luigi Palmieri, “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, Pellegrini Editore 1999.
- Gustavo Valente “Storia della Calabria nell'età moderna”, Vol.II, Frama Sud, 1980.
- Gustavo Valente “Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria” Vol.III, Frama Sud 1989; Vol.VI, Ferrari editore 2017.
- Domenico Puntillo, Cinzia Citraro “Historia Brutiorum - Bernardino
Bombini”, Edizioni Prometeo, Castrovillari 2015.
- Vincenzo Maria Egidi “SIGNA TABELLIONUM EX ARCHIVIO PUBLICO COSENTINO, TESTO-TAVOLE-INDICI, FONTI E STUDI DEL Corpus membranarum italicarum”, vol.V, Direttore Antonino
 Lombardo, Il Centro di Ricerca Editore, Roma-1970.


Continua nel sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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