Caserta - Basilica di Sant'Angelo in Formis - sorta sul Tempio di Diana, di cui conserva ancora il pavimento   - sec. VI -  Fu oggetto di scambio con la chiesa di S. Giovanni di Capua tra l'arcivescovo Ildebrando, figlio di Pandolfo IV, e il normanno Riccardo I principoe di Aversa, nipote di Rainulfo Drengot. La basilica di Sant'Angelo in Formis, grazie alla ricchezza tematica ed estetica del suggestivo ciclio di pittura, è sicuramente uno dei più eloquenti capolavori della pittura mediovale campana. E' un itinerario turistico culturale da non perdere; all'interno l'appassionato di araldica troverà anche le insegne dei Carafa, principi di Capua.

I NORMANNI

Lo stemma dei Normanni

Il patrizio Giovanni Antonio Summonte così descrive l'arme dei normanni: "una duplica banda, ripartita in cinque parti, cioè cinque rosse, e cinque d'argento, la qual cala dalla parte destra alla parte sinistra per traverso, posta in campo azzurro, come portarono tutti i Normanni ".


I RE NORMANNI (1140-1194):

Ruggiero I re di Napoli detto il Normanno, II come re di Sicilia - ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.
©Ruggiero I detto il Normanno II come re di Sicilia (1140-1153)

Guglielmo I detto il Malo - Re di Napoli - ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.
©Gugliemo I detto il Malo
(1154-1165)

Guglielmo II detto il Buono - re di Napoli - ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.
©Guglielmo II detto il Buono (1166-1189)

Tancredi d'Altavilla - re di Napoli - ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.
©Tancredi d'Altavilla
(1190-1193)

Guglielmo III - re di Napoli - ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.
©Guglielmo III
(1194)

Nota: le immagini dei re di Napoli sono di ©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi, che si ringrazia per la gentile concessione.

Guerriero normanno

Discendenti dei vichinghi, erano abili e spietati guerrieri, armati con spada e lancia, indossavano una complessa maglia di ferro, proteggevano la testa con un elmo conico col davanti una lamina discendente; il caratteristico scudo a forma di mandorla completava l'armamento.
 La tecnica di combattimento, chiamata "alla normanna", consisteva nell'attaccare, con piccoli gruppi, alcuni punti prestabiliti della linea nemica per sfondarla e poi procedere ad un avvolgimento alle spalle dei restanti avversari. In realtà i normanni, ai grandi scontri campali, preferivano la tattica del logoramento, devastando le campagne coltivate intorno alla città, depredando il bestiame, rapinando commercianti e agricoltori, con una ferocia sino allora mai vista.

Verso l'anno mille il ducato di Napoli, nato quattro secoli prima con Belisario e Stefano II, manteneva formali legami con Bisanzio, destreggiandosi abilmente tra Bizantini, Arabi e Longobardi per mantenere la propria autonomia. Autonomia acquisita pienamente nell'anno 849 quando il duca Sergio, discendente di una antica e nobile famiglia, ordinò al figlio Cesario di debellare la piaga delle incursioni dei saraceni che imperversavano lungo le coste meridionali sino ad arrivare nel golfo di Napoli e sul litorale romano. 
Lo scontro navale avvenne al largo di Gaeta e la flotta saracena subì una umiliante sconfitta. 
I bisantini riconobbero l'abilità di Cesario e il coraggio dei marinai napoletani e non misero più in discussione l'autonomia della città partenopea.

 

Napoli - Campanile di epoca normanna
©Napoli, piazzetta Pietrasanta, campanile in laterizi di epoca normanna - sec. XII  

Ruggiero II detto il Normanno
    © Napoli, piazza del Plebiscito
   Ruggiero II come re di Napoli, II come re di Sicilia detto il Normanno

Il primo gruppo di normanni, di stirpe nordica e di lingua francese, giunto in Campania, era capeggiata da Rainulfo Drengot alla ricerca di laute ricompense e di ricchi bottini.
Nel 1029 Sergio IV, duca di Napoli, assoldò il Rainulfo con i suoi avventurieri, per combattere contro il longobardo Pandolfo, principe di Capua. Fu un successo per le armate napoletane e normanne; il duca ricompensò gli alleati nominando il loro capo conte di Aversa. Correva l'anno 1030, il villaggio fu ampliato e circondato da fossati e mura; iniziò il processo migratorio di un numero elevatissimo di normanni.
Nel frattempo, comparvero i primi rappresentanti degli Altavilla che successivamente conquisteranno tutta l'Italia meridionale. Roberto detto il Guiscardo si accordò con Riccardo di Aversa, succeduto al Rainulfo, per la conquista delle due città della Campania ancora autonome: Salerno e Napoli.
Salerno cadde dopo sette mesi di eroica resistenza da parte degli abitanti guidati dal principe Gisulfo.

Nel 1077 Napoli venne assalita da mare e da terra. La forte resistenza dei napoletani impedì ai normanni di espugnare alcuna torre o parte delle mura della città, anzi, con audace mossa, le navi partenopee sbaragliarono e misero in fuga la flotta normanna, mentre un manipolo di cavalieri  travolse le linee nemiche, distruggendo una sorta di castello in legno costruito dagli assediatori. Nel 1078 con la morte di Riccardo di Aversa, avvenuta sotto le mura di Napoli, si pose fine all'assedio.
Napoli resta così ancora libera e diventa uno dei principali centri della resistenza antinormanna.
La pressione della potenza normanna, guidati da Ruggiero II incoronato re di Sicilia nel 1130, sul ducato di Napoli aumentò e la città subì altri due assedi; il primo nel 1134 dal mare, ma la flotta normanna fu costretta alla ritirata, la seconda dalla terra ferma.
I normanni misero a fuoco i sobborghi di Napoli mentre i raccolti furono saccheggiati e, quindi, una dura carestia si abbattè sulla popolazione; il numero dei difensori si assottigliò a poche centinaia ma, nè il duca Sergio VII nè i suoi militi, vollero arrendersi.

Napoli, le mura di ciò che resta del castello dello Sperone
© Napoli - le mura sotto le quali 
morì Riccardo di Aversa

Nel 1137 il duca morì e il suo successore l'arcivescovo Marino, due anni dopo, decise di porre fine alle sofferenze dei suoi concittadini. 

Napoli - Castel dell'Ovo
© Napoli, Castel dell'Ovo prima
   residenza di Ruggiero II

Nel 1140, a seguito di accordo sancito a Benevento, Ruggiero II (I come re di Napoli) entrò in Napoli accolto dai cavalieri napoletani e dai rappresentanti del clero. Termina così la storia del ducato autonomo e comincia quella del regno. 
Il re normanno scelse Castel dell'Ovo come residenza provvisoria e, per prima cosa, ordinò la misurazione delle mura e delle torri che avevano impedito la conquista della città con le armi. Dopo, convocò i membri dell'aristocrazia, garantì loro la funzione amministrativa e donò a ciascun cavaliere cinque moggi di terra: ha inizio il feudalesimo a Napoli.

Tutti i poteri erano sottoposti al sovrano che istituì un suo rappresentante chiamato compolazzo o conte palatino, al quale erano devolute la giurisdizione sugli affari civili e penali, la gestione delle terre demaniali e l'incameramento dei tributi. Ruggiero II, primo re di Napoli della dinastia degli Altavilla, nominò duca della città partenopea suo figlio Alfonso. 

Il 26 febbraio 1154 morì Ruggiero è il trono fu ereditato dal figlio Guglielmo I detto, non a caso, il Malo. La personalità del nuovo sovrano fu quella di un individuo privo di uno stabile equilibrio, compiva atti ai altissima ferocia alternati da altri di estrema tolleranza. Furono anni difficili, funestati da una latente, crescente e minacciosa opposizione da parte dei "mediani" (il ceto medio comprendente i mercanti, gli artigiani e il clero) e dei baroni.  La pressione fiscale divenne insostenibile mentre il potere sovrano, esercito dal campolazzo Maiano da Bari, era eccessivamente forte e oppressivo. Le rivolte armate scoppiarono nel 1155 e nel 1160, entrambe domate, ma la guerra civile arrecò non pochi danni al Reame.
A Guglielmo I si deve la costruzione di Castel Capuano.

Napoli - Castel Capuano  - la sala dei busti
© Napoli - Castel Capuano
la sala dei busti

Agli inizi del 1166 il re si ammalò e due mesi dopo morì; la corona passava sul capo di un fanciullo di 13 anni, Guglielmo II ricordato come il "Buono".  Fu nominata reggente, in attesa della maggiore età del ragazzo avvenuta nel 1172, Margherita di Navarra, sua madre. Nel 1177 Guglielmo II sposò Giovanna, figlia di Enrico II d'Inghilterra.

Tancredi d'Altavilla
        Re Tancredi d'Altavilla
©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.

Nel 1186 vi furono le nozze tra la zia del re, Costanza, e il figlio ed erede dell’imperatore Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI. Nozze destinate a pesare molto sul futuro del reame. Pochi anni dopo, mentre Gerusalemme cadeva di nuovo in mano ai mussulmani, Gugliemo II moriva giovanissimo, senza lasciare figli.
Il Reame veniva ereditato dalla zia Costanza, la quale, come prima evidenziato, aveva sposato Enrico VI.
L’esercito dell’Hohernstaufer si mosse dalla Germania per prendere possesso dei territori del Meridione. La nobiltà normanna si divise in due schieramenti: il primo, favorevole al passaggio del reame agli Svevi, era capeggiato da Ruggero, conte di Andria, il secondo, contrario, capeggiato da Tancredi di Lecce che nel 1184 aveva sposato Sibilla d'Aquino.

Prevalse Tancredi e nel 1190 fu nominato re.
Le truppe di Enrico VI erano, intanto, giunte ai confini del reame. Nonostante i malumori dei Napoletani, in quanto gran parte delle loro ricchezze erano state dirottare a Monreale per la costruzione della cattedrale, la città partenopea assunse il ruolo di  prima e inviolabile roccaforte a difesa dell’intero reame, sotto la guida di Riccardo di Acerra.

L’esercito di Enrico VI, nonostante una manifesta superiorità numerica,  non riesce ad espugnare Napoli e per ben due volte deve ritirarsi, nell’agosto del 1191 e nel luglio del 1193.
L’anno successivo re Tancredi muore lasciando erede un fanciullo di pochi anni: Guglielmo III, con la reggenza della madre.
Il piccolo Guglielmo III e la madre Sibilla, all’arrivo - questa volta quasi incontrastato – di Enrico VI, privati del potere, vengono esiliati in Germania.







 

 

Guglielmo III - Re di Napoli
Re Guglielmo III
©Proprietà Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi.

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