Napoli - Villa Comunale

stemma dei Caracciolo Pisquizi

Arma: d' oro al leone d’azzurro lampassato  e armato di rosso, con la coda contro rivoltata.
Dimora: Napoli

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© Napoli - Stemma in ferro di Giovan Antonio Caracciolo, principe di Santobuono
sull'ingresso dell'omonimo palazzo - sec. XVI.

L'altra grande linea,come già detto nella precedente pagina, della  Famiglia Caracciolo è quella dei Pisquizi, detta anche degli Svizzeri, anch'essa aggregata al Patriziato napoletano del Seggio di Capuana e, dopo la soppressione dei sedili (1806), fu ascritta nel Libro d’Oro napoletano. Il capostipite fu FILIPPO, altro figlio di Landolfo vissuto agli inizi del XII secolo; discendenti furono i fratelli MATTEO, LIGORIO, BATOLOMEO e FRANCESCO, quest’ultimo capostipite dei Caracciolo del Sole.

Numerosi furono i feudi posseduti dai Caracciolo Rossi che furono insigniti di prestigiosi titoli, tra i quali:
barone di: Parete (1387), Vallemorto (1387), Bellosguardo.      

conte diOppido (1530, Burgenza (1428), Nicastro (1496), Trivento, Loreto, sul cognome (1813), Buccino (1472)

marchese di: Casaldalbore (1569), Gioiosa (1594), S. Eramo (1639), Barisciano (1628), Castellaneta(1544), Binetto (1592), Arena (1699), Macchiagodena, Volturara (1589), Cervinara (1629), Mottola (1600), Amorosi (1673), Villamaini, Capriglia (1626), Bucchianico (1518)

duca di: Feroleto (1589), Celenza, Montesardo (1539), Resigliano (1746), Martina (1507), Sicignano (1581), Atella, d’Orta, Girifalco, Soreto(1686), Melito, Castelluccio (1755), Barrea, Parete (per successione Famiglia Moles), S. Teodoro (successione famiglia Venato), S. Arpino (successione famiglia Sanchez de Luna), Casal di Principe (successione famiglia Rossi), Castel di Sangro (1611)   principe di: Torrenuova (1647), Castagneto (1724), Melissano (1724), Pettoranello (1731), Santobuono (1590), Marsicovetere (1646), Marano, Cellamare (1787), Cursi, Villa (1649), sul cognome (1717), Scanno (successione famiglia d’Afflitto).
Il ramo dei principi di Cellamare anteposero al loro cognome quello di Giudice (vedi Famiglia Giudice Caracciolo)

© Foto: dott. Carlo Longo de Bellis.

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Santeramo in Colle (Ba) - Palazzo marchesale Caracciolo di Sant'Eramo, uno dei molti rami dei Caracciolo Pisquizi.
© Foto: dott. Carlo Longo de Bellis.

Appunti:
Ai tempi della regina Giovanna I d'Angiò quasi
tutti i rappresentanti di Casa Caracciolo Pisquizi erano cavalieri dell'Ordine del Nodo.
GIACOMO Capece Galeota (1617
†1680), duca della Regina, fu reggente del Tribunale della Vicaria; sposò Cornelia Caracciolo Pisquizi, baronessa di Bellosguardo, del ramo dei Marchesi di Barisciano.
Caterina Caracciolo Pisquizi, figlia di Salvatore principe di Marsicovetere, sposò Giovan Battista Cigala (16581741), patrizio napoletano,  principe di Tiriolo, conte del S.R.I. e duca di Gimigliano.
Al ramo dei principi di Santobuono appartenne San Francesco Caracciolo(
1563†1608), il quale decise di rinunciare a tutti i suoi beni e titoli nobiliari per consacrarsi al servizio di Dio; fu dichiarato beato nel 1769 e santificato da Pio VII nel 1807; le sue spoglie riposano in Napoli nella cappella gentilizia di famiglia.

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© Napoli - Cappella Caracciolo e San Francesco Caracciolo, patrono dei cuochi italiani

Al di fuori delle mura di Napoli, nell'attuale via S. Giovanni a Carbonara, poco distante dall'ingresso principale di porta Capuana, si svolgevano giostre e tornei tra gli ardimentosi cavalieri; memorabile fu la sfida lanciata nel 1412 dal cavaliere Arnolt ai nobili napoletani del Seggio di Capuana. Nel 1584 don Giovanni Antonio Caracciolo, principe di Santobuono, fece costruire un sontuoso palazzo, sulle rovine di un vecchio castello fatto erigere dal re Carlo II d'Angiò. La proprietà, comprendente anche un vasto giardino, era delimitata da due file di pietre bianche e, chiunque le oltrepassava, non poteva essere "toccato" perchè passava sotto la giurisdizione del principe (oggi si direbbe asilo politico).

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Il monumentale palazzo fu saccheggiato nel 1647 dagli uomini di Masaniello; nel 1706 vi fu ospite Emmanuele Maurizio di Lorena, principe d’Elboeuf, generale, nipote dell’imperatore Giuseppe I, comandante di un reggimento austriaco, sino a quando costruì una splendida villa al Granatiello per sè e sua moglie, un'affascinante figliola del principe di Salsa, impalmata nel 1713. 
Nel 1799 ospitò il generale francese Championnet giunto a Napoli per instaurare la Repubblica Napoletana.

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Durante il periodo francese vi dimorò il re Napoli Gioacchino Murat. Il Palazzo oggi è uno dei più eleganti e raffinati alberghi di Napoli.
Per info: http://www.accorhotels.com/it/hotel-5565-palazzo-caracciolo-napoli/index.shtml

 

Pagina in costruzione

Caracciolo Rossi

Caracciolo di Oppido

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