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Don
Nicola Campofreda nacque a Portocannone (CB) il 14 dicembre 1794 |
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Ancora
molto giovane, entrò nell’Esercito e vi fece una rapida carriera;
all’età di 18 anni era sergente nella Legione Provinciale, ammesso
il 1° febbraio 1812, per la durata di 3 anni 2 mesi e 18 giorni. |
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I Vardarelli, erano una delle più note bande
brigantesche che scorazzavano nel Regno, specialmente in Molise,
Capitanata e nelle Calabrie. Il Governo non riusciva ad eliminare
questi malfattori che imponevano taglie ai proprietari, e se non
venivano accontentati si vendicavano bruciando le messi ed uccidendo
il bestiame. |
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Don Nicola, con i suoi fidi albanesi, dedicò tutte le sue energie per la ricerca e la cattura dei Vardelli, come dimostrano alcune lettere conservate nell'archivio di casa Campofreda: |
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Del Cartes era il Colonnello D.Emanuele Cav. Del Real Ordine di S. Gennaro e del Merito, Comandante la 2nda Legione della Guardia Reale, Commissario di Sua Maestà il RE (N.S.) nella Provincia di Capitanata, Terra di Bari, Basilicata, Molise e nell’altre limitrofe, rivestito dei poteri dell’Alter Ego. |
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Il Principe Monteroduni Pignatelli ordinò ai sindaci della provincia di Capitanata di esaudire le richieste del tenente Nicola: |
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La caccia ai briganti non fu facile perchè i Vardelli, conoscendo bene i territori e gli impervi nascondigli tra monti e boschi, si spostavano rapidamente da una provincia all'altra. |
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Il Tenente Campofreda, nel
novembre del 1816 con la sua squadriglia albanese, a causa di
un'improvvisa malattia |
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Il Principe di Leporano inviò altre due missive da Altamura in data 4 gennaio 1817 e da Gravina di Puglia (BA) il 6 successivo: |
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"Signor
Tenente, |
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La banda, assalì le industrie dei Norante, a
difenderle, accorse D.Nicola che riuscì a salvarle. I Vardarelli, il
6 giugno del 1817, si vendicarono del Campofreda, scannandogli nella
masseria bovi, giumente e pecore, per un valore di ducati settemila,
oltre ad incendiargli i campi. |
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La lettera doveva essere consegnata a Tanasso; ma
il pastore a cui venne dato tale incarico, la consegnò invece a
Nicola Campofreda.Vi manca la data, molto probabilmente fu scritta
nel mese di giugno del 1817, dopo l’ avvenuta incursione nelle
proprietà terriere di Nicola del 6 giugno di detto anno. |
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L’occasione si presentò quando la “Squadriglia” si
recò in Ururi, dove i Vardarelli avevano amici e compari. Nel paese
vi era una famiglia, di proprietari ,Grimani, i quali ebbero a
patire diversi danni dai Vardarelli, e furono gravemente offesi
nell’onore, per aver usato violenza ad una loro parente. Dopo
l’arrivo in paese di questo “squadrone”, i Grimani mandarono ad
avvertire D.Nicola Campofreda di Portocannone, il quale con una
squadriglia si portò in Ururi, dove fece sistemare i suoi militi,
una parte nel palazzo Grimani, ed una parte nel palazzo Vescovile.
La mattina del 18 aprile 1818, la banda Vardarelli fu distrutta.
L'anno successivo fu nominato Capitano nel Reggimento delle Milizie del Molise |
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"Napoli
26 dicembre 1827 |
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Grande amico di Don Nicola fu
il Barone Poerio; insieme a lui cominciò a frequentare ambienti
politici che inneggiavano alle idee risorgimentali. |
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Don Nicola sguainò la spada e urlò
in albanse "Gridate viva il Re. Gridate
viva il Re in gonnella(la Regina)". La folla fece largo
alla carrozza e il corteo potè proseguire il viaggio. |
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Nel 1860 Don Nicola fu sollecitato dal Leopardi e dallo Spaventa a sollevare le popolazioni del Molise all'insurrezione. Lo stesso Garibaldi invitò Don Nicola alla lotta per l'unità d'Italia. |
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Don Nicola Campofreda, convinto
assertore della necessità di unire l'Italia e non immaginando che
Garibaldi dopo pochi mesi si sarebbe rimangiato il giuramento:"Roma
o morte!", gridato in tutte le città del Meridione, per poi
consegnare il Sud ad un nuovo sovrano, accettò l'invito e, con i
suoi figli Achille e Luigi, valenti tiratori a cavallo, mosse con
una colonna da Portocannone dirigendosi verso Campobasso. |
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